Categoria: Corte d’Assise

Recensione di Corte d’assise di Georges Simenon

Era stato un bambino qualsiasi, trascurato, sempre coperto di croste, cosa irrilevante, visto che nessuno si sognava di baciarlo.

Petit Louis, si trovava a Le Lavandou quell'estate, un luogo di villeggiatura. Alle persone che lo circondavano mostrava solo il suo lato sicuro di sé e beffardo, ed è così che aveva fatto innamorare la signora Constance. Per dare l'impressione che sapesse il fatto suo, le aveva fatto credere di aver preso parte ad un colpo grosso avvenuto il giorno stesso all'ufficio postale. Ma Petit Louis aveva tralasciato che il suo ruolo era solamente quello del “palo” della malavita marsigliese. Lo fece per impressionare la donna, e lei ormai innamorata persa lo ascoltava senza giudicarlo. Così Petit Louis diventerà il suo amante e si trasferirà a Nizza, nella casa di lei: qui Petit Louis capirà cosa voglia dire non aver problemi finanziari, rimarrà incantato dalla voce di Niuta, la giovane vicina di casa e cercherà di salvare la sua amante Lulù portandola con sé a Nizza. Pur di sembrare sempre sicuro di sé, Petit Louis si costruiva intorno vere e proprie mura fatte di bugie, ma la sua vita passata tornava a tormentarlo cercando una resa dei conti: i marsigliesi erano quasi stati scoperti per una svista di Petit Louis nel rivelare dei particolari del colpo a Le Lavandou. Così Petit Louis si ritrova in pochi giorni senza più nulla di tutto quello che aveva costruito e ottenuto con tanta cura. E da qui inizia la vera presa di coscienza del protagonista, sull'ovvia verità che lo circonda senza poter far nulla a riguardo.

Corte d'Assise è un libro a tratti riflessivo, a tratti psicologico e lascia una sensazione di amara tristezza. La commistione di toni è in grado di soddisfare qualsiasi tipo di lettore, che molto probabilmente potrà trovarci più di un aspetto su cui riflettere. Petit Louis è un po' come tanti di noi, è colui che cerca di cambiare e scappare dal passato ma provando dalla via più semplice. Lui ci fa capire che anche la persona più sicura di sé, posta davanti a una verità collettiva piano piano prenderà coscienza dell'amara realtà che lo circonda. Ci insegna che non si può scappare dal passato ma si deve trovare il coraggio di affrontarlo.

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Approfondimento

È curioso che il soprannome di Louis sia "Petit" che significa "piccolo", perché rappresenta il desiderio opposto del protagonista. L'aggettivo Petit ci rimanda anche alla sua infanzia, caratterizzata dalla povertà ma anche dallo squallore in cui è cresciuto, dalla madre sempre troppo dura con lui, al signore da cui vivevano che aveva provato a molestare la sorella di Louis quando erano piccoli, alla mancanza del padre. Tutti questi eventi hanno influito sulla crescita di Petit Louis. Lui voleva essere come i marsigliesi, voleva sentirsi potente e grande, voleva avere i soldi in maniera facile, non voleva lavorare come ebanista, ma per tutti era semplicemente "l'artista" o il "piccolo Louis" che non avrebbe mai concluso nulla di buono nella sua vita.

Il personaggio di Petit Louis è sicuramente uno dei più profondi che ho incontrato in Corte d'assise. È stato struggente leggere gli ultimi capitoli, quando Louis capisce che nessuno aveva mai tenuto a lui veramente, da Lulù che aveva solo approfittato della sua volontà di aiutarla, alla madre che aveva costantemente paura di lui, fino ai marsigliesi che non lo avevano mai ritenuto all'altezza di essere uno di loro. Lui ha svolto solamente il ruolo di capro espiatorio, mentre tutte le persone intorno a lui venivano giudicati santi e onorevoli persone. L'apparenza è l'elemento cardine della società francese del '900, e purtroppo Louis Bert non era mai stato all'altezza di quelle aspettative così elevate.

Chissà perché, alla fine, Petit Louis assisteva a quella commedia come se fosse stato un semplice spettatore...

A volte tutti ci sentiamo come Petit Louis, ammettiamolo: tutti almeno una volta ci siamo sentiti dei semplici spettatori della nostra vita, ci siamo sentiti giudicati oppure non all'altezza di tutto ciò che ci circondava.

Jessica Pittaro

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