Categoria: Credevo bastasse amare

Recensione di Credevo bastasse amare di Alessio Masciulli

“La storia comincia qua, su una piazza di questa città ai confini del mare. Pescara. Una sera di giugno 2006”

“La vita è perdono, la vita è bontà, io credevo che bastasse solo amare, invece bisogna manifestarlo sempre (…) “.

Sono il prologo e l’epilogo di Credevo bastasse amare. In mezzo un bacio che non si nega mai. Ad Alessio Masciulli, emergente scrittore trentacinquenne nato a Pescara e residente a Catignano un piccolo paese abruzzese, nella sua introduzione piace definire così il suo primo romanzo, scritto in maniera fluida e semplice, sotto certi versi anche troppo terra- terra e mi spiace dirlo ma di scarso livello qualitativo. Edito dalla Falco Editore, è maturato nel 2008 da un forte dolore, la morte improvvisa a causa di un incidente automobilistico di Silvia una vitale ventiquattrenne, sua fidanzata da undici anni. Sarebbe potuto essere uno scritto tragico e tedioso, che avrebbe magari indotto i lettori alla piètas con commiserazione di tutti i parenti, compreso l’autore e la giovane vittima e sarebbe stato anche peggio.

Magari i più accidiosi o romantici avrebbero maledetto il Fato o Destino che dir si voglia, privo di scrupoli, ingiusto e incurante dell’Amore che stava maturando. Già, sarebbe potuto andar così, ma per fortuna Silvia era una studentessa di Psicologia in procinto di tesi di laurea sull’Ottimismo e sarebbe stato un controsenso, quasi un ossimoro descrivere con i termini come dolore, strazio e rabbia, la sua vita e ciò che lasciava continuando ancora a sopravvivere nei suoi amici, nei suoi parenti e soprattutto nella sua dolce metà Ale. Veramente un fallimento e senza senso il tutto. Il ciclo di compimento della sua breve esistenza, non si sarebbe completato con l’anello della vita per cui era stata designata.

No, lei non meritava questo, per cui con fatica Alessio Masciulli, dopo buio, vuoto, lacrime ossia concluse le fasi di rielaborazione del lutto in maniera naturale e sana, trasforma le emozioni, pensieri e ricordi che gli hanno lasciato un segno indelebile nell’anima, in accettazione che produce il pensiero positivo, anche troppo positivo -sembra quasi in fase ottimismo alla Pollyanna -. Ricomincia a mettersi in cammino anche con il supporto di amici per vivere l’attimo che è il segreto di ogni sorriso ed esaspera la personalità della defunta quasi rendendola Santa. La Silvia essendo stata esperta nel settore, lo avrebbe definito con un solo termine, resilienza o arte di adattarsi, ma quando è troppo, è troppo. Per noi gente cialtrona è semplicemente un resistere a prescindere, accontentarsi e sopravvivere nel miglior modo possibile. Alternativa non c’è se non la depressione ma non serve a niente. Definirei Credevo bastasse amare una lettura non impegnativa, un po’ prolissa e certi episodi troppo ripetitivi e superflui al fine del racconto in quanto talmente ovvi che non rivelano nulla di nuovo che non abbia toccato con mano chi abbia perso una persona significativa nella propria vita. Per questo motivo lo catalogo tra le biografie che aiutano di più chi le scrive che chi le legge, perché ogni persona ha i suoi tempi, i suoi spazi e i suoi strumenti per tirarsi fuori. Basta volerlo e se la scrittura è uno strumento valido per qualcuno, ben venga, rispettiamolo e se ne abbiamo voglia, condividiamo una sorpresa, un percorso, un’esperienza. L’empatia non nuoce gravemente alla salute.

 abc
INSTAGRAM
In lettura...
Un nuovo libro al giorno sui social: seguici!