Categoria: cremona books

Recensione di Gli Annarumma. Curcuma, sandracca, mastice in lacrime di Ciro Caliendo

Gli Annarumma. Curcuma, sandracca, mastice in lacrime, con testo inglese a fronte, si apre con un’ampia e bella prefazione di Salvatore Accardo. Il maestro racconta dei suoi primi violini acquistati dal padre a Napoli, dei liutai conosciuti e frequentati nei pressi del Conservatorio di San Pietro a Maiella dove incontrò, la prima volta, Vincenzo Annarumma che invitò lui e il padre a visitare il laboratorio di Salerno. Più volte, ragazzino, è stato in quella bottega, non solo per farsi riparare il violino ma soprattutto per il fascino di poter suonare strumenti ancora bianchi, non verniciati, e assistere alla “ nascita” di un violino. Emozioni ancora vive nella sua memoria.

Accardo elogia l’autore Ciro Caliendo per aver, con rigore, acceso un fascio di luce su una famiglia di liutai salernitani, conosciuti e apprezzati all’estero, ma poco considerati in Italia. È una prima ricerca e il maestro si augura che l’autore continui con ulteriori studi, approfonditi e sistematici, a far conoscere eccellenti liutai della scuola napoletana e del Mezzogiorno, Contino, Altavilla, Pistucci, Galliani, Ventapane, Jorio, Postiglione, Bellarosa, Sannino.

Il libro ha per protagonisti due salernitani, grandi artisti della musica, Vincenzo e Mariano Annarumma.

Vincenzo Annarumma è un uomo misterioso, collezionista di francobolli, di monete antiche, esperto di pietre preziose, liutaio, allievo del grande Postiglione. Il suo laboratorio, inizialmente situato su metà del tavolo della sala da pranzo, era suddiviso e riposto in innumerevoli scatole di latta. Ha costruito 71 violini e 11 violoncelli. Quando l’età non glielo ha più consentito, si è dedicato, insieme al figlio, al restauro. Durante il fascismo, due gerarchi si sono presentati da lui, che allora lavorava a Roma, con il violino di Mussolini, uno strumento di buona fattura, e sono stati lì, nella sua stanzetta, finché Vincenzo non l’ha messo a posto. Se ne deduce che fosse considerato il più bravo liutaio del tempo. Un suo violino è stato battuto all’asta da Sotheby’s, tempo fa.

Mariano Annarumma era un genio del restauro. Ha costruito solo sei violini e sei archetti. Ma, certosinamente, ha restaurato strumenti musicali di ogni tipo: violini, viole, violoncelli, chitarre, mandolini, contrabassi, oltre a moltissimi archetti. Per farlo costruiva strumenti e attrezzi adattando oggetti di uso comune: una siringa, un contenitore per smalto da unghie e la sfera di una punta di penna bic, assemblati pazientemente, diventavano uno spruzzatore per vernici. Moltissimi gli strumenti di lavoro meticolosamente inventati da lui e usati per ricostruire pezzi mancanti, utilizzando una moltitudine di legni che catalogava e custodiva religiosamente.

Ciro Caliendo ricorda che una volta, insieme a Mariano, hanno ricostruito una chitarra finita in una miriade di pezzi sotto un’automobile : il pezzo più grande era di trenta centimetri. Eppure la chitarra è rinata anche musicalmente. “Fermarsi è vittoria” era il suo motto.

Foto di documenti, cartoline, lettere, sono fonti certe, utilizzate dall’autore per questa trattazione sulla liuteria napoletana a Salerno. Foto di appunti contenuti in cinque quadernetti dove, prima Vincenzo e poi Mariano, hanno annotato misure, forme, calcoli, procedimenti di lavorazione, formule di vernici, legni, numeri, parole, ricette che l’autore riporta fedelmente affermando, con malizia sorniona, che sono segreti decifrabili e applicabili solo da chi, come lui, ha frequentato per anni i due maestri liutai salernitani, ed è stato testimone di una abile prassi di miscele, dosaggi e profumi .

Approfondimento

li Annarumma. Curcuma, sandracca, mastice in lacrime è un saggio, ma ha la forma e la cadenza del racconto.

Ciro Caliendo prende per mano il lettore e lo accompagna lungo le strade pazienti dell’arte liutaria, della musica di strumenti che sono capolavori estetici e musicali. Parla di vernici, sandracca, mastice in lacrime, lacca, benzoino, e il lettore si apre a parole profondamente musicali, che lo avvolgono con visioni magiche e suadenti. Una varietà infinita di legni, tagliati, scomposti e ricomposti, immortalati in foto stupende,che raccontano l’eleganza, la perfezione, i colori di strumenti che sono pura arte. La documentazione fotografica sottolinea il rigore scientifico e storico del testo.

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