Categoria: judo

Recensione di L’ oro di Scampia di Gianni Maddaloni

Se c´è una cosa che adoro, come lettore, questo è l’effetto sorpresa. L´Oro di Scampia è un libro che sorprende, almeno chi, come me, non ha mai visto in Tv o dal vivo la Star Judo Club, la palestra di Judo più celebre d´Italia. Quella del maestro Gianni Maddaloni, allenatore del figlio Pino, primo oro olimpico di questo sport a Sidney 2000 e di tanti altri ragazzi e talenti ai vertici del judo italiano e internazionale. Gianni appare dal racconto un uomo sincero, schietto, forte. Abituato alle vittorie e anche alle sconfitte. La più grande sconfitta per lui è il sistema di illegalità del tessuto sociale di Scampia, uno dei quartieri più “difficili” nel nostro Paese e più conosciuti al mondo per l’elevato tasso di delinquenza. E Gianni non ci sta. Perché se alla base del suo sport ci sono le regole, il rispetto, il sacrificio, e l´ottenimento di risultati solo grazie a metodi corretti e meriti sportivi, anche alla base della società devono esserci gli stessi valori. Lì, dove si nasce senza scelte, le scelte bisognerebbe offrirle. Così, negli anni, l´educazione insita nei principi sportivi diventa di più. Diventa un Percorso, un sistema non infallibile ma positivo per riabilitare ex carcerati o carcerati in affido, per offrire un futuro migliore ai ragazzi soli, con i padri in carcere destinati altrimenti a far parte della criminalità organizzata.

Colpisce la comprensione di quest’uomo, che a Scampia ci vive e i meccanismi del territorio li conosce bene e da osservatore diventa parte attiva del cambiamento. Il segreto di Maddaloni è voler tirare fuori il meglio da tutti: come atleta e come persona, con la speranza che alla fine del percorso, degli allenamenti, delle chiacchierate, degli esempi, sia proprio questo “buono” a prevalere.

Dalla strada al tatami, il materasso dove si combatte, sono tantissime le testimonianze in questo libro che raccontano come questo modello di sport e di formazione sociale sia divenuto fondamentale in una “terra di nessuno”. Maddaloni ha portato alcuni di questi atleti ad altissimi livelli, altri non ce l’hanno fatta. Ma tutti hanno dovuto fare il loro per cambiare mentalità, amicizie, scopo nella vita.

Maddaloni in una critica tutt’altro che velata denuncia l´assenteismo delle istituzioni che non offrono ai cittadini delle vere scelte, delle prospettive. Un vecchio ritornello del sud italiano. Il “mae” gli appoggi però li trova da solo, aiutando le persone, vincendo. Portando le sue storie in Francia, in Spagna, pagando le bollette con le donazioni del Rotary, di associazioni, di politici e figure di spicco dello sport italiano nonché di cittadini volenterosi che hanno preso a cuore la sua causa, i suoi sacrifici. Il bene genera altro bene. Il bene è capace di entusiasmare.

Gianni Maddaloni non è uno scrittore e L´oro di Scampia non è un libro da leggere per lo stile, o per la sua forza narrativa. No, questo libro è da leggere per non ignorare quello che forse non vediamo, le belle storie di sport capaci di emergere in un territorio duro, difficile, ingiusto. Capaci di sopraffare l´illegalità, di dare speranza, all´Italia intera e ai padri carcerati che vedono i figli cavarsela senza fare i loro stessi errori. Capace di cambiare chi si lascia cambiare, di coinvolgere una popolazione che spesso si sente abbandonata ma anche che si aiuta. Gianni Maddaloni è un collante, è un affronto alla mafia, perché si propone come valida alternativa, proprio a casa sua. Una deviazione che porta a un futuro diverso, che dura di più. E basta guardarlo un pochino per crederci.

 

Approfondimento

L´esperienza di quest´uomo, che accetta di allenare ragazzi gratuitamente e si paga le spese di viaggio quando è invitato a parlare del suo piccolo grande miracolo è quella di un uomo che non si ferma mai, che pensa in grande, che ama le persone e dalle persone è amato. La sua è una sfida immane: cambiare Scampia. È sincero Gianni Maddaloni quando dice che lui ci sarà fino alla fine. In questo cambiamento, in questa crescita civile che ci riempie di orgoglio, e sul tatami a insegnare a tutti che si vince e si perde.

“Ma cadere è fondamentale, perché ti insegna cosa significa toccare il fondo e provare a risalire. È dalle sconfitte che si costruiscono le più grandi vittorie”.

Come la sua.

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