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Recensione di Voglio una vita a forma di me di Julie Murphie

Sedici anni e un corpo grasso, fuori da ogni stereotipo che la società ci propina di continuo: questa è Willodean, una ragazza che, nonostante questo, si piace e si accetta; certo non è sempre facile non lasciarsi turbare dai nomignoli o dai pettegolezzi, ma la consapevolezza di sé, di star bene nel proprio corpo, la fa vivere serenamente, senza provare vergogna o imbarazzo.

Del resto la sua miglior amica e confidente, Ellen, è bella come una star del cinema e con lei Willowdean condivide gioie e tristezze senza provare il minimo sentimento d’invidia;

Le unisce la passione per la cantante Dolly Parton, tramessa loro dalla mamma di Ellen e dalla zia di Wollowdean, Lucy. Ed è proprio la figura di Lucy, nonostante la sua assenza, che fa da cardine alla vita della ragazza: Lucy che a causa della sua obesità poteva capirla e consigliarla, Lucy che non aveva paura di vivere nel modo che più le compiaceva, Lucy che ha lasciato un vuoto incolmabile che ancora la giovane non riesce a riempire ma che anzi accentua la distanza tra lei e la madre, ex reginetta di bellezza e ora organizzatrice del concorso più importante della città: Miss Teenager Bluebonnet.

Proprio in questo periodo di fragilità e nostalgia, fa la sua comparsa Bo, ragazzo introverso e affascinante; egli prova da subito un forte interesse nei confronti di Willodean, a modo suo la corteggia, le dà attenzioni e per la prima volta la ragazza sente che il suo corpo le è d’ostacolo, la fa sentire inadeguata, insicura; le premure di Bo la esaltano, ma al tempo stesso la confondono e la mettono a disagio.

Ricambiare il suo amore sarebbe così facile eppure il suo corpo goffo e imperfetto le impedisce di godere questo momento magico e tutte le sue certezze cadono.

Il ritrarsi da Bo è un ritrarsi dal mondo, è un incedere lento verso una vita di dubbi e di solitudine: Willowdean sa che non potrà mai avere una relazione serena se non rivaluterà la percezione che ha di sé. Decide di sfidare se stessa e gli altri: infrangendo i soliti canoni, si iscrive al concorso di bellezza. La disapprovazione è generale ma nulla la ferisce di più dell’atteggiamento della madre e della mancanza di supporto dell’amica Ellen, anch’essa iscritta al concorso.

Willowdean è comunque determinata a “imporsi”, a dimostrare che nulla vieta di mettersi in gioco e confrontarsi pur non rispecchiando i modelli imposti e grazie al suo gesto sarà da esempio ad altre ragazze, spronandole a mostrarsi semplicemente per quello che si è, senza finzioni e senza vergogna.

La lettura delle vicissitudini di Willodean in Voglio una vita a forma di me è leggera, semplice e diretta: la protagonista narra in prima persona la sua storia coinvolgendoci, i personaggi sono ben caratterizzati, peculiari e non prevedibili, e non mancano i dialoghi ad alleggerire quello che sarebbe stato solo un lungo monologo.

Purtroppo però, soprattutto nella prima parte, il romanzo risulta ripetitivo, piatto, rendendo la narrazione lenta e poco scorrevole; il ritmo è pressoché costante, privo di un crescendo vero e proprio, manca di trasporto, di colpi di scena e ci si avvia al finale senza troppe aspettative, anche se non sarà scontato.

In definitiva la lettura è consigliata soprattutto per i temi trattati, sicuramente spunto di riflessione per il pubblico giovane a cui è rivolto, per i messaggi positivi che trasmette anche se non raggiunge l’intensità che ci si aspetterebbe.

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Approfondimento

Il più gran pregio di Voglio una vita a forma di me è sicuramente l’argomento trattato: imparare ad accettarci nonostante i difetti, amarsi e farsi rispettare a prescindere dall’esteriorità.

Un tema delicato soprattutto se rivolto a un pubblico giovane, sempre più influenzato dall’estetica perfetta: l’adolescente che non si sente mai abbastanza, che insegue un modello spesso irraggiungibile, che ricerca in sé stesso un immagine diversa pensando che il suo valore è dato non da quello che è ma da quello che appare.

Ma non sono solo i giovani a sentirsi “non nel ruolo”: il messaggio può essere rivolto a tutti noi che ci facciamo condizionare nella vita quotidiana e nei rapporti sociali, sentendoci fuori posto e inadeguati.

La storia di Willodean è un invito a essere se stessi, a fare qualsiasi cosa possa sembrare eccezionale al resto del mondo ma normale per noi; forse l’argomento poteva essere meglio approfondito e sviluppato, ma l’insegnamento tocca comunque il lettore: ognuno di noi, con difetti fisici più o meno evidenti, merita di essere amato, rispettato e di vivere la propria vita nella “forma” che gli è più congeniale.

Sabrina Bizzarra Rambelli

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