Categoria: Jung- myung Lee

Eravamo al premio Bancarellla e vi raccontiamo i sei finalisti

Venerdì 10 Marzo all'Auditorium del conservatorio Guido Cantelli di Novara è stata presentata la prima nazionale del Premio Bancarella, storico premio letterario formato dall'unione dei librari pontremolesi e dalla fondazione Città del Libro. In questa fase, che chiamerei semifinale, sono stati presentati i sei finalisti, ovvero i vincitori del Premio Selezione Bancarella. Questi autori provengono da un'ampia scrematura compiuta da una giuria di critici e non tra le decine di libri presentati.

[caption id="attachment_63464" align="aligncenter" width="800"] L'esterno del conservatorio[/caption]

La serata è stata moderata da Marco Cubeddu autore e caporedattore web della storica rivista Nuovi Argomenti e introdotta da un'esibizione musicale da parte di alcuni studenti del conservatorio.  Il presidente di giuria quest'anno è stato Marcello Simoni, ex bibliotecario e autore già noto agli organizzatori del premio Bancarella per averlo vinto nel 2012 e noto ai lettori soprattutto per le due trilogie thriller/storico pubblicate con Newton Compton.

Come si è svolta la premiazione

Ogni finalista, svelato al pubblico solo all'ultimo, è stato introdotto da un tutor, generalmente l'editor che segue l'autore in casa editrice il quale ha in pochi minuti decantato il libro come se fosse un vino. Sì, esatto. L'accostamento tra i libri e il prodotto naturale dell'uva ha certamente stimolato l'interesse degli ascoltatori anche se, obiettivamente, non è sempre stato facile adattare le caratteristiche letterarie a quelle dell'uva fermentata. Bianco, rosso o rosato, corposo, o delicato. A ognuno il suo. Sul palco del Bancarella abbiamo sentito diversi suggerimenti di lettura, piccoli incoraggiamenti alla lettura.

E poi ogni autore finalista ha letto un brano del suo libro. Questa è stata l'esperienza più emozionante e vi spiego il perché. Chi scrive lo fa per raccontare, certamente, ma lo fa in maniera intima. Dover svelare e raccontare con la propria voce qualcosa che sente intimo non è cosa semplice. Questo dolce tremolio nella lettura degli autori si è avvertito, non nella voce, ma negli occhi. La dimensione umana dello scrittore che spesso viene tralasciata in eventi più grandi è tornata a ricordarci la sensibilità che deve necessariamente esserci dietro quelle dita che scrivono qnel silenzio di una stanza. Quindi la voce in questo ambito, beh per come la vedo io, è uno sconfinamento per lo scrittore, un piccolo momento da apprezzare per i lettori.

La lettura di Cristina Caboni

I sei finalisti vincitori del Premio Selezione Bancarella 2017 (Link diretti ai libri)

I medici di Matteo Strukul

Il giardino dei fiori segreti di Cristina Caboni

Gocce di veleno di Valeria Benatti

La guardia, il poeta e l’investigatore di Jung Myung Lee

Magari domani resto di Lorenzo Marone

La locanda dell’ultima solitudine Alessandro Barbaglia.

I libri

In questi libri, anche se non ho la conoscenza profonda di tutti, prevalgono elementi classici di formazione rivisitati in un contesto affascinante come in La Locanda dell'ultima solitudine che risponde ad esempio alla domanda: si può avere nostalgia del futuro? Non mancano temi etici e morali come quello dei maltrattamenti psicologici che scalfiscono l'anima delle persone, delle donne ma non solo. La violenza in famiglia, spesso sottovalutata solo perché verbale come ricorda Valeria Benatti in Gocce di Veleno (autrice che ha sentito molto la lettura del brano scelto) o quello di Jung Myung Lee che Sellerio ha deciso di tradurre e portare in Italia forse per la forza di una storia noir che sfocia in ciò che l'essere umano è, ed è in grado di fare, nel bene e nel male raccontato per direttissima.

Delicato Il linguaggio dei fiori bisogna saperlo ascoltare per poterlo raccontare proprio come Cristina Caboni fa dal suo pezzo di terra in collina in Sardegna, quel pezzo che una volta, molti anni fa, ho conosciuto. La magia di un nuovo modo di parlare. E poi, tra tradimenti e omicidi di palazzo che chiudono la trilogia Medici di Strukul anche il tempo per una storia di speranza nel contesto napoletano.

Non poteva che raccontarcela Lorenzo Marone, con la solita leggerezza, anzi direi: luce. Luce Di Notte, la sua protagonista ha qualcosa da dimostrarci, come sempre nei romanzi di Marone, ovvero una parte bella di una città unica. Tre edizioni in tre settimane per Magari domani resto, continua il tour di presentazioni di Marone in tutta Italia.

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Due righe a...

Due righe a nessuno, solo poche considerazioni a voce alta giusto per confermare la mia fama di antipatico. Mi è spiaciuto vedere poca copertura dei media nazionali. Si può liquidare un premio storico del genere, come mi è sembrato perlopiù di vedere, pubblicando solo un trafiletto con i nomi dei finalisti? Buona invece l'affluenza del pubblico di Novara ma mi è spiaciuto vedere che solo una piccolissima parte di esso ha acquistato i libri e parlato con gli autori. Mi è spiaciuto vedere gli autori scappare via, chi per motivi logistici e chi per andare al buffet (al quale non sono andato perché avevo un viaggio di ritorno da fare pure io) si sarebbe potuto fare lì, forse, per permettere al pubblico di entrare nelle storie attraverso gli autori? Chissà. Forse scriverò un libro dal titolo "Come non ammazzare l'entusiasmo di un premio letterario". Ma devo ancora raccogliere informazioni!

Mi spiace inoltre che tra i sei finalisti manchi un editore indipendente ma siano tutti gruppi editoriali major. Non fraintendetemi: non mi sostituisco alla giuria, se un libro merita merita a prescindere, per quanto possa essere importante il suo editore. E sono convinto che i libri finalisti siano delle buone scelte. Mi chiedo solamente se non ci fosse stata un'altra buona scelta (o forse migliore) tra un piccolo editore. Guarda caso no. Posso chiedermelo senza sollevare polemiche? Certo che posso.

La finale

La finale del Premio Bancarella 2017, giunto alla sua 65° edizione sarà ovviamente a Pontremoli. Niente pronostici perché poi se ci azzecco verreste a chiedermi anche i numeri da giocare in schedina. Qualche idea ce l'ho ma... facciamo che comprate i libri che vi interessano di più di questi sei finalisti? Dopo averli letti ne parleremo insieme e ci confronteremo sul social che permette conversazioni più immediate. Ci state? Certo che ci state, vi aspetto. Qui sotto il link vostra disposizione per parlare con me.

Fabio Pinna | Crea il tuo badge Buone letture!abc

Recensione di La regola del quadro di Jung- myung Lee

Tutto avviene nella Corea del XVIII secolo, un’ondata di rinnovamento e cambiamenti giunge grazie ai due protagonisti. Kim insegna alla Reale Accademia di Pittura ed è considerato il migliore pittore di tutti i tempi, ma alla venuta di un prodigioso allievo, Sin, tutto è destinato a mutare. Il suo talento e la sua genialità non riescono ad adeguarsi alle rigide regole accademiche. Vi era in lui “un nuovo modo di pensare…una rottura con la tradizione e un superamento dei limiti imposti”. Ciò metterà Sin in pericolo e Kim, combattuto tra ammirazione e invidia, odio e amore, rischierà tutto per difenderlo, mettendo a rischio anche la propria vita. Ma cosa lo spinge a tanto? Un affetto per il proprio allievo o qualche verità nascosta?

Un affresco dettagliato della Corea del tempo, figure storiche e realmente esistite immerse in risvolti intriganti e dalle tinte di un giallo. Descrizioni accurate e paesaggi che lasciano l’impressione di avere davanti dei quadri. La regola del quadro sembra fuoriuscire dal pennello di un pittore, e non dalla penna di uno scrittore. Un romanzo complesso nella sua profondità e leggero nella sua narrazione, pieno di spunti di riflessione e coinvolgente nelle vicende. Il ritmo serrato della narrazione crea curiosità e aspettative.

La tensione, emotiva, sensuale, artistica, è anch’essa una vera e propria protagonista, sempre palpabile sin dalle prime pagine e che tiene ben vigile l’attenzione. Una continua ricerca del mistero e un delicato legame tra anime sensibili e controverse. Un romanzo storico, dalle sfumature rosa e gialle.

Approfondimento

I due protagonisti de La regola del quadro sono realmente esistiti e sono oggi oggetto di studio. Due veri talenti, due personalità forti e opposte artisticamente. Kim si caratterizza per l’intensità delle sue opere e Sin per la vivacità e la forza dei colori. Il primo, grazie al suo genio, riesce a innalzare la quotidianità a spiritualità, mentre Sin si spinge a rappresentare figure di donne, nudi e scene di intimità, iniziando a sovvertire i tabù della società, pur pagando amaramente tali azzardi.

Tanta la venerazione e tanta l’insicurezza e l’invidia, ma indissolubile era il loro legame e basato su una reciproca e profonda comprensione. Pur essendo opposti, si completano a vicenda e sono necessari l’uno all’altro, proprio come la luce e il buio.

L’esistenza, infatti, è una combinazione di luci e ombre. In assenza di buio la luce non riesce a brillare, in assenza di luce il buio non può esistere.

Coinvolgente lo stile di scrittura e appassionante il tentativo dell’autore di trovare una soluzione possibile a una oscura realtà. Un romanzo per nulla scontato, ricco di colpi di scena e di verità da svelare. Una lettura sofisticata, delicata e al tempo stesso piacevole e avvincente.

Vincenza Iannuzziabc
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