Categoria: Karl Ove Knausgård

Recensione di L’altra faccia della faccia di Karl Ove Knausgård

La comprensione dell’essere umano passa per questo punto poco considerato e fragile del corpo umano. La nuca non occupa un posto di primaria importanza nella definizione dell’individuo, a differenza del suo opposto, il viso. È la parte più vulnerabile ed esposta del corpo umano, più del cuore il quale è protetto dalla gabbia toracica. La nuca viene mostrata, nella maggior parte dei casi, in situazioni violente che sottolineano la sua fragilità: decapitazioni, impiccagioni. La sua vulnerabilità ci fa comprendere il significato simbolico dell’inchino, nel quale viene mostrata volontariamente: attraverso questo gesto ci mettiamo a nudo, offriamo la nostra parte più vulnerabile, mettiamo la nostra vita nelle mani dell’altro.

La nuca è il punto di partenza di riflessioni più ampie sul corpo dell’uomo, sulla sua anatomia, sulla sua fragilità e allo stesso tempo sulla capacità della moderna scienza medica di sostituire le varie parti. Il corpo umano viene suddiviso in sezioni, non viene considerato nel suo insieme, viene assimilato ad una macchina e i medici vengono paragonati ad ingegneri. Si passa dalla medicina alla scienza, ma il punto di partenza e di conclusione di tutte queste considerazioni resta sempre lei, la nuca.

La nuca è immutabile nonostante l’evoluzione dell’uomo, i mutamenti degli usi della società, i progressi della scienza e della tecnologia.

Quando osservo le fotografie di questo libro [n.d.r. L’autore fa riferimento al libro fotografico Nackar di Thomas Wågström, Svezia, Max Ström 2014] che ritraggono nuche, è questo quello che vedo. Una nuca non può essere moderna. Una nuca è nel tempo, appartiene al tempo, ma non ne viene plasmata. Anche se fosse stato possibile scattare queste immagini diecimila anni fa, sarebbero risultate pressoché identiche. Sì, sono convinto che le foto delle nuche degli uomini di Neanderthal non sarebbero state molto differenti da queste. In altre parole, la nuca è intatta, rimane incontaminata dalla cultura, è, in un certo senso, pura natura.

La nuca è anche il punto di partenza di riflessioni sulla società di oggi nella quale tutte le parti del corpo sono state mostrate e mercificate. L’unica parte rimasta fuori da sfruttamenti per fini commerciali è proprio la nuca, forse per il suo essere “muta”, priva di espressioni. Ma nonostante sia considerata muta, la nuca, comunica due aspetti opposti della personalità dell’uomo: “andare a testa alta” e “starsene a capo chino”. La nuca è quindi il punto di transizione tra autoaffermazione e sottomissione.

Le poche pagine che compongono L'altra faccia della faccia racchiudono la comprensione dell’essere umano, della percezione che ha di se stesso e degli altri, partendo dall’osservazione della nuca. La necessità di comprendere gli altri, il mondo che ci circonda, iniziando dalla conoscenza e dall’osservazione di se stessi, di ogni parte del proprio corpo, anche di quelle non immediatamente visibili attraverso uno specchio. Come ci vedono gli altri? Come ci percepiscono?

Viviamo nel sociale, che rappresenta l’identicità, la luce dei volti, però esistiamo nel diverso, in ciò che ci risulta sconosciuto, estraneo; è l’altra faccia della faccia, quella che si volge allontanandosi muta, fuori dalla portata della lingua […]

Approfondimento

Con L'altra faccia della faccia, in poche pagine e attraverso concetti semplici, Karl Ove Knausgård ci racconta la storia dell’uomo e della società in cui vive partendo dalla parte più banale e fragile del corpo umano. Ci svela i significati simbolici di questa parte del corpo e dei suoi riflessi nella società. La nuca è il cardine dell’uomo, determina il modo in cui ci presentiamo agli altri ed è il punto di transazione tra razionale e irrazionale. Nonostante sia considerata come la parte “muta” del corpo, la nuca ci racconta la società dal suo punto di vista, un punto di vista nuovo, opposto rispetto a quello a cui siamo abituati.

Francesca Abruzzo

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Recensione di La pioggia deve cadere di Karl Ove Knausgård

Era come se il pensiero di lei cancellasse qualche cosa dentro di me. E fosse in grado di assegnarmi un nuovo inizio o di trasferirmi in un altro luogo.

La pioggia deve cadere inizia verso la fine degli anni Ottanta con l'arrivo di un giovane Karl Ove a Bergern per iniziare l'accademia di scrittura. Karl in un primo momento avrà come unica conoscenza suo fratello Yngve e alcuni suo amici. Nell'accademia inizialmente ha delle difficoltà, specialmente con la poesia, ma grazie al suo impegno riuscirà a superarle. Nel corso dell'anno precedente aveva conosciuto una ragazza di nome Ingvild di cui si era innamorato, che studiava nella stessa città, ma purtroppo il suo amore non era stato ricambiato. Da questo momento il protagonista si sentirà emotivamente fragile e farà cose di cui poi si pentirà amaramente. Il bere, lo star fuori tutte le sere e il saltare le lezioni lo porteranno a prendere una decisione definitiva sulla propria vita e, grazie anche alla sua nuova fidanzata Gunvor, sul ricominciare a scrivere.

Durante le estati inizia a lavorare negli ospedali e d’inverno continua a studiare e a suonare la batteria nel gruppo del fratello. La pioggia deve cadere continua con le vicissitudini della vita di Karla, fino ad arrivare alla pubblicazione del suo primo romanzo. Questo romanzo è una biografia, infatti è lo stesso Karl a narrarci la sua vita. Ci fa conoscere appieno l'autore donandoci una sua visione a 360 gradi, è molto descrittivo sia dei luoghi in cui è ambientato sia dei personaggi. È un romanzo che per la sua mole può sembrare pesante da leggere, ma in realtà è molto scorrevole. Knausgård ci dà una visione anche sui problemi causati dall'alcol e quanto questi possano alterare i nostri comportamenti.

Prima di leggere La pioggia deve cadere non conoscevo né l'autore né la sua storia, però sicuramente leggerò in futuro altre sue opere, in quanto ho apprezzato la scrittura fluida. Consiglio questo libro agli amanti dello scrittore o a chi ama le storie vere.

Non esiste nessuna differenza tra un romanzo di intrattenimento e uno intellettuale, la differenza sta nell'aura che acquistano, che viene decisa dai lettori non dall'opera in sé.

Approfondimento

La pioggia deve cadere è composto da sette capitoli, ed è scritto in forma diretta in quanto autobiografia.

Un’altra opera importante scritta da Knausgård è La morte del padre, persona con la quale aveva un rapporto conflittuale. È un romanzo che ti fa aprire gli occhi sulla vita e quanto il percorso sia pieno di buche e di intralci.

miry91

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La pioggia deve cadere di Karl Ove Knausgård

 

Dal 6 luglio in libreria

C’è grande attesa per l’arrivo in libreria di La pioggia deve cadere, il quinto volume del ciclo de La mia battaglia di Karl Ove Knausgård, edito da Feltrinelli. Nel nuovo capitolo del suo capolavoro autobiografico, Karl Ove Knausgård rivela la sua personale e spesso vergognosa lotta contro l’introversione, l’abuso di alcol, l’infedeltà e le ambizioni artistiche, ripotandoci tutto il dramma quotidiano dell’esistenza, in un romanzo mozzafiato in equilibrio tra il disperato desiderio di essere buono e il terribile potere della trasgressione.

Quando scrivo voglio che sia una questione di vita o di morte.

A vent'anni, Karl Ove decide di trasferirsi a Bergen per seguire i corsi di una prestigiosa accademia di scrittura. Come studente più giovane mai ammesso, è eccitato e pieno di aspirazioni. Presto però si sente defraudato delle sue illusioni giovanili. A disagio in compagnia e senza speranza con le donne, si dà al bere e alla musica rock. Poi, pian piano, le cose prendono una piega più luminosa. Si innamora, lascia perdere lo scrivere e si concentra sulla più gratificante critica letteraria, e il principio di una vita adulta prende forma. Fino a quando i suoi demoni, le sbronze e l'irresistibile esca della battaglia dello scrittore lo richiamano all'ordine.

Karl Ove Knausgård è nato a Oslo nel 1968. Per il suo primo romanzo Ute av verden (1991) è stato insignito del Norwegian Critics Prize for Literature, primo caso di assegnazione del premio a un debuttante. Il secondo romanzo, En tid for alt, ha vinto molti premi ed è stato giudicato tra i migliori 25 romanzi norvegesi di tutti i tempi. Ma è con la pubblicazione del suo capolavoro, i sei volumi intitolati La mia battaglia, più di 3500 pagine autobiografiche, e con le traduzioni che sono seguite (quella italiana è edita da Feltrinelli), che Karl Ove Knausgård raggiunge l’immortalità letteraria, diventando uno dei più grandi scrittori viventi. La morte del padre (2014), il primo volume della serie, si è aggiudicato il prestigioso Brage Award in Norvegia; il secondo volume, Un uomo innamorato (2015), è stato consacrato libro dell’anno dal “Wall Street Journal”. Feltrinelli ha pubblicato anche il terzo volume della serie, L’isola dell’infanzia (2015), il quarto, Ballando nell’oscurità (2016) e, ora, La pioggia deve cadere.

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Ballando al buio di Karl Ove Knausgård

Dal 23 giugno in libreria

C’è grande attesa per l’arrivo in libreria a fine mese di Ballando al buio, il quarto capitolo della saga norvegese La mia battaglia di Karl Ove Knausgård, il più importante fenomeno letterario europeo degli ultimo vent'anni edito in Italia da Feltrinelli. Con la pubblicazione di questo capolavoro in sei volumi (un’opera da più di 3500 pagine autobiografiche), nonché con le traduzioni che sono seguite, Karl Ove Knausgård ha raggiunto l’immortalità letteraria, diventando uno dei più grandi scrittori viventi. Il primo volume della serie, La morte del padre (2014), si è aggiudicato il prestigioso Brage Award in Norvegia, mentre Un uomo innamorato (2015), il secondo volume, è stato consacrato libro dell’anno dal “Wall Street Journal”. Ora, dopo il terzo volume L’isola dell’infanzia (2015), la storia continua con il quarto episodio della serie: Ballando nell’oscurità.

Diciottenne appena uscito dal liceo, Karl Ove Knausgård va a vivere in un piccolo villaggio di pescatori nell'estremo Nord della Norvegia, sul circolo polare artico. Lo attende il suo primo lavoro da insegnante, anche se Karl Ove non mostra grande interesse per la professione. Il suo obiettivo è mettere da parte i soldi per viaggiare e trovare spazio e tempo per dare avvio alla sua carriera di scrittore. All'inizio tutto sembra andare bene: nascono i primi racconti, la bizzarra gente del posto è interessante e riceve lusinghiere attenzioni da diverse ragazze. Ma quando le lunghe notti polari cominciano a oscurare il meraviglioso paesaggio, la vita di Karl Ove prende un'altra piega. Le storie che scrive tendono a ripetersi, beve sempre di più e i suoi tentativi di perdere la verginità finiscono in umiliazione e vergogna, fino all'attrazione proibita per una giovanissima allieva. E lungo la strada riemergono gli anni del liceo e le radici dei suoi problemi. Tutto, sempre, all'ombra del padre.

"La più grande impresa letteraria dei nostri tempi" - Rachel Cusk

"Un eroe vivente" - Jonathan Lethem

Karl Ove Knausgård è nato a Oslo nel 1968. Per il suo primo romanzo Ute av verden (1991) è stato insignito del Norwegian Critics Prize for Literature, primo caso di assegnazione del premio a un debuttante. Il secondo romanzo, En tid for alt, ha vinto molti premi ed è stato giudicato tra i migliori 25 romanzi norvegesi di tutti i tempi. Ma è con la pubblicazione del suo capolavoro, i sei volumi intitolati La mia battaglia, più di 3500 pagine autobiografiche, e con le traduzioni che sono seguite (quella italiana è edita da Feltrinelli), che Karl Ove Knausgård raggiunge l’immortalità letteraria, diventando uno dei più grandi scrittori viventi. La morte del padre (2014), il primo volume della serie, si è aggiudicato il prestigioso Brage Award in Norvegia; il secondo volume, Un uomo innamorato (2015), è stato consacrato libro dell’anno dal “Wall Street Journal”. Feltrinelli ha pubblicato anche il terzo volume della serie, L’isola dell’infanzia (2015) e il quarto, Ballando nell’oscurità (2016).

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Recensione di La mia lotta 1 di Karl Ove Knausgård

La vita, si diceva. La vita a partire dagli anni dell’infanzia e dell’adolescenza, una vita, quella dell’autore norvegese Karl Ove Knausgård, assolutamente normale, ordinaria e per di più priva di quegli eventi straordinari e di quelle circostanze uniche che costituiscono la base narrativa di opere ben più celebri.

Ecco, chi ha intenzione di leggere il primo volume dela serie La mia lotta sappia innanzitutto che il libro di Knausgård è tutt’altra cosa rispetto al Le avventure di Huckleberry Finn di Mark Twain. Il libro di cui stiamo parlando, infatti, è il primo di una serie di sei, nei quali si racconta nient’altro che la vicenda esistenziale del quarantaduenne Knausgård. Vi è narrata fin nei minimi particolari un’adolescenza – impresa (nel titolo un furbesco riferimento al Mein Kampf hitleriano) talmente tipica e talmente priva di anomalie che forse la si potrebbe giudicare addirittura monotona.

Ci sembra lecito, allora, chiedersi il perché di un progetto letterario che corre il rischio di essere bollato dal lettore come banale o mediocremente ombelicale. Lo stesso autore ha dichiarato (si legga l’intervista rilasciata da Knausgård su The Paris Review) che

quando ho cominciato a scrivere “La mia lotta” ero estremamente frustrato dalla mia vita e dalla mia scrittura. Volevo scrivere qualcosa di maestoso e grandioso, qualcosa come l’Amleto o come Moby Dick, ma mi trovavo con questa piccola vita, stare dietro ai bambini, cambiare i pannolini, discutere con mia moglie, incapace di scrivere qualsiasi cosa. Così ho iniziato a scrivere di quello. Durante quel processo, ho capito che funzionava, non mi piaceva ma era comunque qualcosa, non era nulla.

Tutto, ora, appare più chiaro, forse. Ciò che l’autore riferisce, certamente, è sufficiente almeno in parte a spiegare come mai è così difficile riassumere anche per sommi capi la trama di un libro le cui vicende sono quelle di una piccola vita che richiede spesso di stare appresso alla prole, cambiare pannolini e discutere (in qualsiasi modo lo si faccia) con il/la proprio/a consorte.

Viene il dubbio che a orientare le scelte narrative di Knausgård sia stato piuttosto lo scaltro obiettivo di far sì che il lettore identificasse la propria vita nella a tratti soporifera, ma tutto sommato rassicurante, vicenda esistenziale dell’autore, che lo stesso si immedesimasse nella vita abituale e senza scossoni di molti degli esseri umani che vivono nel mondo occidentale di oggi.

Approfondimento

La mia lotta 1 segue i dettami più classici dello scrivere di sé, pertanto può essere correttamente classificato tra le opere autobiografiche. Il rapporto con i genitori, le prime esperienze di sesso, l’amore per la musica rock, le prime sbornie, il rapporto con gli amici e l’altalenante andamento scolastico del giovane protagonista Karl Ove sono alcuni dei topos che in La mia lotta 1 ricorrono più frequentemente.

Allo scandinavo Knausgård certo non mancano gli argomenti: quelli che compongono la narrazione sono molto vari e “tipici” allo stesso tempo. Essi vengono riportati dall’autore con dovizia di particolari, come se fossero stati ripresi da un diario tenuto costantemente aggiornato. Di maggiore interesse, invece, alcuni passaggi di (apparentemente) sincera introspezione che dell’indole solitaria dello scrittore rivelano molto di più, come quello che segue:

Ho sempre avuto un gran bisogno di stare da solo, ho bisogno di ampi spazi di solitudine, e quando non riesco ad averli, come negli ultimi cinque anni, la frustrazione può diventare quasi panico, o aggressività. E quando ciò che mi ha spinto ad andare avanti per tutta la mia vita di adulto, ossia l’ambizione di scrivere un giorno qualcosa di unico, ne risulta minacciata, il mio unico pensiero, che mi rode come un tarlo, è di andarmene.

E ancora, di pari rilevanza, altre riflessioni sparse che mettono a nudo la particolare filosofia dell’autore:

Mi vengono le lacrime agli occhi quando guardo un bel quadro, ma non quando guardo i miei figli. Non significa che non gli voglio bene, perché gliene voglio, e di tutto cuore, significa solo che non possono dare pieno senso alla vita. In ogni caso, non alla mia. Presto avrò quarant’anni, e i quaranta diventeranno presto cinquanta. Quando saranno cinquanta, diventeranno presto sessanta. Quando saranno sessanta, diventeranno presto settanta. E poi sarà finita.

Lo stile di scrittura chiaro, leggero e a tratti avvincente figurano tra le caratteristiche di questo libro che pur non essendo letterariamente eccelso merita comunque di essere letto.

Giovanni Graziano Manca

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Recensione di Un uomo innamorato di Karl Ove Knausgård

Un uomo innamorato, il secondo libro della fortunatissima serie La mia lotta, colloca lo scrittore Karl Ove Knausgård ai vertici della letteratura contemporanea norvegese. La vera bellezza risiede nell’abilità del raccontare se stessi, il rapporto con il padre (nel primo libro della serie), con la famiglia e con i figli. Inimmaginabili sono le conseguenze per le persone citate in causa dallo scrittore, il quale ne descrive, senza alcun pudore, vizi e virtù. Un vero cataclisma per la serissima e perfetta società norvegese dove alle feste di compleanno i bambini mangiano centrifugati di frutta e gambi di sedano, invece di dolcetti e patatine, e il pagamento in ritardo di una bolletta ti colloca in una sorta di "limbo" sociale.

In Un uomo innamorato l'autore lascia la Norvegia e si trasferisce a Stoccolma, dove stringe una significativa e profonda amicizia con l’intellettuale esiliato norvegese Geir, il quale, in breve tempo, diventa compagno di bevute e specchio in cui riflettersi. Incrocia nuovamente la poetessa Linda, conosciuta a un workshop per scrittori anni prima e se ne innamora perdutamente. Karl Ove Knausgård ci introduce in questa nuova fase della sua vita descrivendo l'inizio di un nuovo amore, la ricerca di una casa dove far convivere i sogni, le speranze, la nuova vita in arrivo e 2500 libri. Parla della fragilità della compagna e del suo bisogno di averlo sempre vicino come una sorta di talismano da portare appeso al collo senza riuscire a comprendere il bisogno, quasi fisico, di scrivere in una sua personalissima dimensione. Spaccati di normalissima vita comune spalmata in giorni, settimane, mesi i quali scorrono fluidi nelle pagine di questa appassionante epopea nordica.

 
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L'avvicendarsi delle stagioni lo viviamo nella descrizione di un cumolo di foglie d’autunno oppure del cielo variegato di una giornata primaverile. Il lettore si troverà catapultato nella vita di tutti i giorni di Knausgård e ne condividerà gioie e dolori caricandosi sua volta dell'energia derivante dalle situazioni nuove le quali sfumano con il tempo e diventano rassicurante routine.

Karl Ove Knausgård racconta la vita attraverso la minuziosa descrizione di pappe, pannolini e tutine, viaggi, luoghi e persone, senza mai aggiungere o togliere niente, senza sfumarne oppure ammorbidirne contorni e spigoli, trasformando così la sua scrittura in un torrente impetuoso di parole le quali danno voce "all'eroismo della quotidianità".

Contro la vita che vivevo e non era la mia. Cercavo di farla mia, combattevo ma fallivo. C’era un problema, ma non sapevo quale.

Approfondimento

Questo secondo capitolo, in verità, mi ha appassionato molto più del primo in cui l'autore parlava perlopiù del controverso rapporto con il padre fino alla sua morte e la riflessione derivante dalla sua scomparsa.

Ho trovato decisamente curioso il diario maschile di questa sorta di eroe moderno della quotidianità. Mi ha fatto sorridere il suo destreggiarsi tra passeggini e raccolta differenziata.

Mi sono rivista pazza di felicità e carica di energia quando con il mio compagno cercavamo casa, come lui ho provato il bisogno impellente di scrivere, di creare, di conservare un proprio spazio. Mi sono totalmente immedesimata nella paura di Knausgård di perdere l’identità, schiacciato dal peso delle responsabilità e dalle insicurezze del compagno di vita.

Il libro all’inizio è leggermente difficile da seguire per i diversi punti di osservazione della storia e le descrizioni talvolta prolisse, ma resta comunque fluido e scorrevole.

Consiglio la lettura di questo nuovo capitolo a tutti coloro disposti a guardarsi dentro, “facendo un tuffo” nel gelido cristallino mare norvegese della vita quotidiana di Karl Ove Knausgård.

Elena

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