Categoria: Kate Bolick

Recensione di Zitelle, il bello di vivere per conto proprio di Kate Bolick

Alla fine che tu scelga o sia scelta, che accetti con gioia o resista a denti stretti, fai il grande passo. Nasci, cresci, diventi moglie. Ma se non fosse così? 

Nell'immaginario collettivo il termine zitella ci fa pensare a una donna ormai non più giovane, bruttina a volte, il cui scopo della vita sia starsene per conto proprio, in disparte dalla società. Si pensa che per tutto il Novecento la donna doveva per forza di cose sposarsi e avere una famiglia e questo era il suo scopo civile e morale. Niente di più sbagliato. In Zitelle. Il bello di vivere per conto proprio, Kate Bolick si interroga sul ruolo della donna e sui suoi bisogni dalla fine dell'Ottocento attraverso il ritratto di zitelle tutt'altro che sole e malinconiche, ma ricche di vita e appassionate all'arte, alla scrittura e a vivere appieno la loro femminilità.

La donna single non nasce nell'epoca moderna, la realizzazione della donna, non solo come moglie o madre, ha origini già in epoca vittoriana, periodo che si crede bigotto e chiuso per eccellenza. È proprio allora che la donna riesce a trovare la propria dimensione sociale anche da sola, spesso passando attraverso un matrimonio infelice o una lunga relazione aperta. La zitella che viene descritta in questo saggio non solo è una donna libera, ma è uno stato interiore di indipendenza che va al di là dei rapporti sociali classificabili in fidanzamento o matrimonio.

Kate Bolick mette a nudo la propria vita di donna single a New York, confrontandola con queste antesignane single per scelta, si direbbe, soddisfatte di esserlo, ma soprattutto piene di autostima e che soprattutto non si considerano sole, ma autonome e indipendenti. Non solo, c'è un continuo confronto con sua madre, donna indipendente anche se sposata, scrittrice come lei per vocazione. Non si dimentica dell'altro lato della medaglia: la mancanza di qualcuno a fianco può essere difficile a volte. Il saggio non cade nei luoghi comuni e cerca di evitarli tratteggiando le figure di zitelle in ogni aspetto della loro vita, seguendo i loro scritti e i loro dubbi sulla loro condizione. Non a caso le donne raccontate nel libro sono scrittrici e la Bolick inventa per loro il ruolo di muse che le indicano la strada da percorrere, sua madre inclusa.

Trovo il titolo Zitelle. Il bello di vivere per conto proprio fuorviante e volutamente provocatorio perché non vengono messe in discussione scelte di vita diverse dall'essere single, semplicemente si fa un quadro informativo e storico, soprattutto delle donne americane, chiaro e preciso di questo status sociale, spesso denigrato dall'opinione pubblica.

Approfondimento

La cosa che più mi ha colpita è stato scoprire figure di donne dalla forte personalità, sicure di sé e perspicaci nel lavoro e nella vita. Le donne single che vengono raccontate non sono sole per tutta la loro vita, anzi, per buona parte sono mogli e amanti. Al contrario di quello che mi aspettavo, non è un saggio che incita al non matrimonio o a vivere senza uomini, né si basa su un femminismo fine a se stesso. Zitelle. 

Ho fatto fatica in alcune parti del libro perché non conoscendo bene alcune figure americane che hanno influenzato l'autrice, spesso sono andata a ricercare chi sono e perché vengono tirate in ballo; altre volte l'ho fatto per capire le indicazioni geografiche e urbane di New York. In linea di massima è stato coinvolgente dopo i primi capitoli, ma forse ero prevenuta nel leggerlo immaginandolo un saggio poco interessante. Al contrario invito alla lettura tutte quelle donne che come me, intorno alla trentina, hanno ancora voglia di indipendenza, che siano in compagnia o meno.

Anche l'autrice nel finale non nasconde il fatto di non essere più single, ma di avere trascorso gran parte della sua vita in quello status come tutte noi. Il saggio è interessante da leggere anche per conoscere le figure di cinque donne poco note tra le quali Maeve Brennan, ispiratrice del personaggio chiave di Colazione da Tiffany.

Gloria Rubino

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