Categoria: Katharine McGee

Recensione di The Tower. Il millesimo piano di Katharine McGee

The tower si apre con la caduta di una ragazza dalla cima del Tower, l’imponente torre-città che sovrasta la Manhattan del 2118. Ne percepiamo l’angoscia nel precipitare per svariati minuti verso un inevitabile destino, ma non conosciamo la sua identità.

Torniamo indietro nel tempo e iniziamo a seguire le vite dei protagonisti, adolescenti che abitano nei piani più alti del Tower e che, quindi, appartengono a famiglie molto ricche. Sì, perché il Tower è una città in miniatura in cui ha preso forma una società piramidale che vuole i piani inferiori angusti e popolati dai poveri, da quelli che hanno lavori umili, e i piani alti fatiscenti e popolati dai più ricchi.

Le vite di questi ragazzi sono un susseguirsi di shopping, feste e droga, nei loro piani-quartiere forniti di ogni lusso e comodità e nei loro smisurati appartamenti popolati di bot e di elettrodomestici intelligenti. Quello della McGee è un futuro distopico in cui ogni persona porta delle lenti a contatto che le consentono di essere connessa a un’enorme rete social e di pingare, leggere feed; un futuro in cui le enormi vetrate del Tower non sono altro che enormi display impegnati in una continua simulazione del cielo e del sole e di ciò che si trova all’esterno; un futuro in cui genitori concepiscono i figli ricombinando i tratti migliori dei propri genomi.

Ed è proprio in questo mondo che seguiamo le vite di questi ragazzi viziati e annoiati, scoprendone i drammi e le paure. Li vediamo interagire con adolescenti provenienti dai piani bassi del Tower, in un intrecciarsi di vicende amorose impossibili e capaci solo di rimarcare le profonde differenze e la distanza tra i loro mondi.

The Tower procede così, seguendo in ogni capitolo uno dei protagonisti, lasciando spazio a una narrazione corale e carica di tensione, pronta a mostrarci come ogni cosa tenda a sgretolarsi: le amicizie più solide, gli amori più genuini, le certezze che ogni ragazzo credeva di avere.

E se per qualcuno sembra prospettarsi un percorso di redenzione, per altri è inevitabile un inesorabile declino verso la perdizione più totale. E noi non potremo fare altro che chiederci chi stia precipitando nel vuoto.

Viste le premesse e l’ambientazione, le aspettative sul romanzo della McGee sono alte e purtroppo vengono tutte tradite.

L’ambientazione distopica del Tower non viene minimamente sfruttata - ed è un gran peccato - e le numerose tecnologie cui l’autrice fa riferimento si rivelano purtroppo degli inutili abbellimenti, incapaci di arricchire la narrazione.

La delusione più grande, però, è vedere come il tutto si perda dietro a un triangolo amoroso fin troppo superficiale, o ancora dietro a un gioco di equivoci così fragile da risultare solo un’enorme forzatura.

È difficile credere al romanzo della McGee, e non per il futuro da lei disegnato – per una torre popolata come un formicaio, per un viaggio Manhattan-Parigi compiuto in tre ore, tutti elementi che convincono e non ci fanno mai dubitare né provare una sensazione di asincronia – ma proprio per le dinamiche che regolano lo svolgersi degli eventi.

Non crederemo mai alle vite di questi adolescenti troppo adulti e ai loro segreti, né alle coincidenze che fanno continuamente precipitare la situazione senza alcuna possibilità di porvi rimedio.

The Tower è un romanzo young adult, è vero, ma questo non significa che debba essere la solita storia trita e ritrita, camuffata nemmeno troppo bene da uno scenario futuristico con cui non riesce mai a entrare davvero in simbiosi.

Approfondimento

Come detto, the Tower della McGee procede incerto e incapace di liberarsi dei troppi cliché che lo attanagliano. Spesso si rischia di confondere i personaggi tra loro per via di una mancata reale caratterizzazione. Mi riferisco soprattutto ai dialoghi – a volte davvero illeggibili – che potrebbero tranquillamente essere interscambiati senza che il lettore se ne accorga. Sono personaggi bidimensionali e piatti, banali, e non bastano i loro lati controversi a ribilanciare il tutto.

Per tutto il romanzo si vorrebbe interrompere la lettura per il semplice motivo che la storia non è interessante. Quando ho finito il romanzo mi sono chiesto cosa mi avesse lasciato e la risposta è: irritazione. Una tale irritazione che, sul finire, non mi interessava nemmeno più sapere chi stesse precipitando dal tetto del Tower.

Qualsiasi personaggio sarebbe andato bene.

Andrea Colosimo

abc
INSTAGRAM
In lettura...
Un nuovo libro al giorno sui social: seguici!