Categoria: Ken follett

Recensione di Cattiva Fede di Ken Follett

Uso a chinare la testa e a impugnare carta e penna per attraccare nella terra del thriller, con Cattiva Fede il celebre scrittore britannico Ken Follett, posa la maschera del giallista e fissa i suoi lettori diritto negli occhi.

Il saggio, nato da un articolo sulla rivista londinese Granta, ripercorre i momenti fondamentali della vita di Follett, indagando e indugiando sul suo rapporto con la dimensione spirituale.

Lo scrittore nasce nel 1949 in una famiglia ultrareligiosa e cresce secondo i rigidi dettami della congregazione “Playmouth Brethren”, separatasi della Chiesa d’Inghilterra nel diciannovesimo secolo. Questa setta fonda su una rigida e letterale interpretazione dei testi biblici, incoraggia la proclamazione della parola di Dio, prevede molteplici appuntamenti di preghiera nel corso della settimana e, soprattutto, bandisce tassativamente qualsivoglia forma di piacere. Il piacere: questo il grande tabù di cui Follett ha imparato sin da adolescente a sopportare il peso. E con piacere non si identifica banalmente quello della carne, bensì ogni singolo aspetto della vita quotidiana che non rispetti il principio del dovere. Ecco un frammento del saggio che permette facilmente di cogliere questo aspetto:

Un’altra brutta parola era <<piacere>>. Non si frequentavano teatri, concerti o eventi sportivi. Ricordo ancora di quando mi fu spiegato che era più che giusto andare alla fiera dell’auto per acquistare un pullmino per l’evangelizzazione, ma sarebbe stato sbagliato passare una giornata là dentro solo per ammirare le macchine, perché in quel caso non sarebbe stato altro che <<piacere>>

Con il libero arbitrio prigioniero dietro a una porta blindata, lo scrittore britannico trascorre la sua giovinezza assoggettato ai dettami di una chiesa che non sente sua e di una famiglia in cui non si riconosce. Alla prima possibilità di fuga, l’esplosione è inevitabile. Follett si allontana da tutto e da tutti e non indugia ad appiccicare alla propria pelle una nuova etichetta: quella dell’ateo.

Forse l’età. Forse la maturità. Forse l’esperienza. Forse il giusto distacco dalla rigidità dell’infanzia. Ken Follett a sessantotto anni si ferma e riflette. Perché quella fede da cui per tanto tempo è scappato è tornata a bussare alla sua porta e, magari, è arrivato il tempo di farla accomodare e di tornare a scambiare due parole con lei.

Quanto tempo ci occorre, spesso, per capire le verità più semplici

Approfondimento

Leggere molto spesso significa tuffarsi tra le pagine di un racconto, sorvolando o, magari, osservando distrattamente il nome dell’autore. Una firma celebre come quella di Follett non ha certo questo inconveniente, tuttavia per quanto il panorama dei lettori conosca la sua penna, pochi hanno visto il suo volto. Cattiva fede permette di spiare tra le parole del testo e di incrociare lo sguardo dell’autore. Follett racconta di sé, della sua famiglia, del suo punto di partenza, e, soprattutto, del sua costante corsa, prima per fuggire dalla fede, poi per cercare di raggiungerla nuovamente.

Il testo, nato da un articolo su di una rivista londinese, arriva in Italia edito da EDB, con un’interessante formula che lascia spazio al saggio anche nella sua versione originale, in lingua inglese, quasi a voler permettere al lettore di ascoltare le parole pulite di Follett senza il filtro della traduzione.

Considerando lo stringato numero di pagine, il saggio ben si presta ad incontrare un ampio pubblico di lettori e a rappresentare per loro un momento di riflessione. Tuttavia, per quanto le pagine de Cattiva fede siano dense di spunti interessanti,  la sensazione che si ha al termine della lettura è quella di un argomento affrontato frettolosamente, in cui poco si è scavato sulle tematiche di fondo. Il sospetto – più o meno lecito che sia - è quello di ascoltare le parole di un uomo che, al tramonto del proprio percorso, ha più che altro un bisogno egoistico di riallacciarsi a quella fede che, talvolta, è come un salvagente in mare aperto

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La colonna di fuoco di Ken Follett

 

Dal 12 settembre in libreria

Dopo il successo straordinario de I pilastri della terra e Mondo senza fine, è grande l’attesa per l’arrivo in libreria a metà settembre de La colonna di fuoco, il nuovo grande romanzo di Ken Follett della saga di Kingsbridge, edito da Mondadori. L’epopea che ha appassionato milioni di lettori nel mondo, quindi, continua con un altro magnifico romanzo di spionaggio cinquecentesco, in cui Ken Follett racconta con sapiente maestria la grande Storia attraverso gli intrighi, gli amori e le vendette di decine di personaggi indimenticabili, passando dall'Inghilterra e la Scozia, alla Francia, Spagna e Paesi Bassi. Ambientato in uno dei periodi più turbolenti e rivoluzionari di tutti i tempi, La colonna di fuoco è un romanzo epico sulla libertà, con un forte richiamo all'attualità di oggi.

Gennaio 1558, Kingsbridge. Quando il giovane Ned Willard fa ritorno a casa si rende conto che il suo mondo sta per cambiare radicalmente. Solo la vecchia cattedrale sopravvive immutata, testimone di una città lacerata dal conflitto religioso. Tutti i principi di lealtà, amicizia e amore verranno sovvertiti. Figlio di un ricco mercante protestante, Ned vorrebbe sposare Margery Fitzgerald, figlia del sindaco cattolico della città, ma il loro amore non basta a superare le barriere degli opposti schieramenti religiosi. Costretto a lasciare Kingsbridge, Ned viene ingaggiato da Sir William Cecil, il consigliere di Elisabetta Tudor, futura regina di Inghilterra.

Dopo la sua incoronazione, la giovane e determinata Elisabetta I vede tutta l'Europa cattolica rivoltarsi contro di lei, prima tra tutti Maria Stuarda, regina di Scozia. Decide per questo di creare una rete di spionaggio per proteggersi dai numerosi attacchi dei nemici decisi a eliminarla e contrastare i tentativi di ribellione e invasione del suo regno. Il giovane Ned diventa così uno degli uomini chiave del primo servizio segreto britannico della storia. Per quasi mezzo secolo il suo amore per Margery sembra condannato, mentre gli estremisti religiosi seminano violenza ovunque. In gioco, allora come oggi, non sono certo le diverse convinzioni religiose, ma gli interessi dei tiranni che vogliono imporre a qualunque costo il loro potere su tutti coloro che credono invece nella tolleranza e nel compromesso.

Ken Follett (Cardiff, 1949) è uno scrittore britannico. Laureato in filosofia, poi cronista in un quotidiano, è diventato uno dei più popolari autori di best-seller con La cruna dell’ago (1978). I suoi romanzi, che hanno trame ben congegnate e ricche di suspense, combinano avventura, ricostruzione storica, spionaggio e thriller: fra i molti, spesso portati con successo sullo schermo, si ricordano Il codice Rebecca (1980); L’uomo di Pietroburgo (1982); Sulle ali delle aquile (1983); I pilastri della terra (1989); Una fortuna pericolosa (1993); Il terzo gemello (1996); Il martello dell’Eden (1998, premio Bancarella); Codice a zero (2000); Il volo del calabrone (2002); La caduta dei giganti (2010).

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Recensione di La caduta dei giganti di Ken Follett

La narrazione de La caduta dei giganti parte dal Galles dove la famiglia Williams, una famiglia di minatori il cui capofamiglia David, Dai del sindacato, da sempre impegnato nelle lotte sindacali contro l’aristocratica famiglia Fitzhebert, proprietaria dei terreni su cui sorgono le miniere e presso la quale la figlia Ethel presta servizio come cameriera e che a causa di una gravidanza inaspettata si troverà a doversi trasferire a Londra dove potrà raggiungere, grazie al suo impegno politico, un posto nel parlamento inglese.

La storia si sviluppa intorno a vari personaggi, che per i casi della vita si trovano a venire in contatto l’uno con l’altro: come la storia di Lady Maud, sorella del conte Fitz accanita sostenitrice del diritto di voto alle donne, che s’innamora di Walter von Ulrich, diplomatico presso l’ambasciata tedesca di Londra, motivo per il quale dovrà lasciare il suo Paese perché ritenuta traditrice.

I legami di parentela della principessa Bea moglie di Fitz spostano la storia in Russia, dove si cominciano a manifestare i primi focolai della rivolta russa, il rovesciamento del regime zarista e l’insediamento del governo bolscevico, vista attraverso le vicissitudini dei fratelli Peskov, Grigorj e Lev, tanto diversi tra loro nonostante la parentela stretta. Il primo legato alla famiglia e al senso del dovere, l’altro scapestrato e sempre nei guai; entrambi con in mente il progetto di partire per l’America, che porterà al sacrificio di uno a favore dell’altro.

Sul suolo americano troviamo invece la famiglia Dewar, il cui ruolo lievemente più marginale nella narrazione, insieme a Gus, assistente del presidente degli Stati Uniti d’America, ci accompagna nella stanza dei bottoni della maggiore potenza mondiale in un periodo di cambiamenti epocali. Gus è fidanzato con Olga Vyalov, erede di una facoltosa famiglia di origine russa, che sedotta dal fascino dell’autista di famiglia lo lascia portandolo alla disperata decisione di arruolarsi per la guerra.

Approfondimento

Alla vicenda storica de La caduta dei giganti descritta in maniera attenta e particolareggiata, si aggiunge una narrazione appassionante. Gli avvicendamenti, i fatti storici, i personaggi reali e le varie situazioni politiche sono trattati in modo tale da rendere chiaro e allo stesso tempo alla portata di quanti, anche a digiuno di conoscenze storiche, abbiano la curiosità di conoscere la storia e gli avvenimenti che si sono succeduti.

In alcuni tratti la lettura può risultare pesante e il ritmo rallentare, ma portando a termine la lettura sorge il forte desiderio di un seguito. Sono descritti i cambiamenti politici, le scoperte scientifiche, i primi passi verso quel mondo che conosciamo adesso e che nonostante tutto ci hanno reso quello che siamo adesso, nel bene e nel male.

Olga Abbate

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Recensione di Il terzo gemello di Ken Follett

Le pagine iniziali di un qualsiasi libro di Ken Follett, come ormai sanno i milioni di fan in tutto il mondo, non sono mai banali. Il primo capitolo di Il terzo gemello, infatti, si apre delicatamente in un’afosa e silenziosa domenica di Baltimora, Stati Uniti. Un giovane uomo, vestito in maniera molto casual, si aggira per le strade della città su una Datsun bianca e arrugginita, apparentemente annoiato. Tutto cambia drasticamente quando il ventiduenne decide di fare una bravata un po’ pesante: creare scompiglio nello spogliatoio femminile della Jones Falls University, inscenando un incendio per abusare sessualmente di qualche malcapitata. Apparentemente l’episodio sembra concluso, ma già si percepisce il ruolo che il giovane acquisterà pian piano nelle pagine successive.

Il secondo capitolo, invece, ci presenta immediatamente la protagonista Jeannie Ferrami, una bellissima ed intelligente scienziata, impegnata in un progetto tanto particolare quanto affascinante: la ragazza, infatti, ha ideato un programma capace di trovare coppie di gemelli monozigoti cresciuti da due diverse famiglie ed allevati, quindi, in due modi differenti. Il suo scopo è cercare di capire quanto possa influire l’educazione ricevuta dai soggetti sulla loro personalità e, per avvalorare la sua tesi, cerca di analizzare quei gemelli in cui uno è un malvivente mentre l’altro, al contrario, un bravo cittadino. Tutto sembra andare per il verso giusto quando il programma trova due gemelli monozigoti nati apparentemente da due madri diverse e con tutti i requisiti necessari per divenire soggetti di studio. L’idea eccita la giovane Ferrami che però si trova ben presto ad affrontare uno spinoso problema: Steve Logan, il gemello “buono”, sembra essere uno stupratore seriale che ha abusato della sua migliore amica Lisa Hoxton durante gli attimi confusionari generati da un principio di incendio. (Ricordate il giovane ventiduenne alla guida della Datsun?). Le prove contro Logan sono schiaccianti, nonostante il giovane non si dichiari colpevole: Lisa, infatti, lo ha riconosciuto e non ci sono alibi che possano provarne l’innocenza. Jeannie però non è totalmente convinta della colpevolezza del giovane poiché il suo sesto senso non riesce a considerare il mite Steve Logan come una brutale bestia capace di abusare sessualmente di innocenti giovani donne. La situazione sembra sfuggirle ulteriormente di mano quando Berrington Jones, docente universitario alla Jones Falls e suo mentore, convince le alte sfere dell’Università a licenziarla per una presunta violazione della privacy nella ricerca di altri soggetti idonei alla sua ricerca. L’instancabile dottoressa Ferrami, infuriata per il trattamento ritenuto ingiusto, capisce quindi di essersi addentrata in un fittissimo mistero vecchio di ventidue anni e che vede coinvolti sia Berrington Jones che due suoi vecchi amici: il senatore Jim Proust, deciso a candidarsi alla Presidenza degli Stati Uniti e Preston Barck, presidente dell’industria Genetico e in procinto di chiudere un colossale affare con una multinazionale europea. Gli avversari di Jeannie ricorreranno a tutti i loro mezzi, leciti e non, per fermarla, scomodando addirittura alcuni pezzi grossi dell’Fbi. Soltanto il supporto di Lisa e Steve, libero su cauzione, la aiuteranno a fare luce sul mistero e a superare gli innumerevoli pericoli che incontrerà nel corso del suo cammino verso la verità.

Approfondimento

Personalmente ho sempre preferito il lato “medievale” di Follett, capace di farmi amare letteralmente ogni singola parola de I pilastri della terra o del Mondo senza fine. La trama di Il terzo gemello, questo romanzo thriller, inoltre, non è particolarmente intricata, nonostante un colpo di scena verso la parte finale del libro capace di ammutolirmi per un intero minuto. L’abilità di Ken Follett però, autore con la A maiuscola, è proprio quella di ammaliare il lettore al di là dell’intreccio non particolarmente fantasioso, facendolo pian piano immergere nel mondo della genetica, di Jeannie Ferrami e degli intricati complotti che solo gli Americani riescono ad ordire. Libro da leggere assolutamente, ma senza fretta: una piacevole compagnia quando si ha voglia di misteri e colpi di scena.

Antonio Abate

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