Categoria: Kobane calling

Kobane calling di Zerocalcare

Dal 12 aprile in libreria

Grande attesa per l’uscita in libreria il 12 aprile di Kobane calling, il nuovo lavoro di Zerocalcare edito daBao Publishing. Partendo da due storie già apparse su “Internazionale” Kobane calling è un documento toccante, personale, a metà tra il diario di viaggio e il graphic journalism, che racconta un'utopia possibile nel cuore di una terra ferocemente contesa e fieramente difesa. Questo che si può definire un diario di un viaggio oltre il velo di Maya è un libro fondamentale, che vi segnerà.

Tre viaggi nel corso di un anno. Turchia, Iraq, Siria, il Kurdistan come i telegiornali non lo raccontano. Le montagne con le scuole di guerriglia del PKK, l'arrivo a Kobane, la sensazione che la guerra sia ovunque e che nessuno la stia raccontando. Le macerie e un popolo intero in guerra per difendere il proprio diritto a esistere, proteggendo labili confini la cui esistenza non è sancita da nessun atlante geografico. Zerocalcare ci racconta, con sguardo lucido e solo a tratti ironico, una delle più importanti battaglie per la libertà silenziosamente in corso al mondo. Un libro importante, difficile da inquadrare in poche parole, che raccoglie le due storie già apparse su “Internazionale” e quasi duecento pagine in più di diario di quei viaggi intrapresi dal fumettista romano nel Rojava, la regione che i curdi stanno cercando di trasformare in un'utopia democratica senza uguali in Medio Oriente e forse al mondo. La regione più calda del pianeta, che nessun telegiornale menziona mai per nome.

Zerocalcare ha 31 anni e ha pubblicato a lungo su fanzine fotocopiate a disegnato locandine di concerti punk hardcore, prendendo parte con i suoi fumetti a un numero sterminato di autoproduzioni nel circuito dei centri sociali e collaborando con riviste di ogni genere (che per lo più hanno poi chiuso). Partecipa regolarmente all'annuale antologia del fumetto indipendente Sherwood Comix, collabora con Smemoranda, ha una rubrica mensile su Wired e pubblica strisce su Internazionale. Il suo blog, zerocalcare.it, è tra i più letti d'Italia.

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Recensione di Kobane Calling di Zerocalcare

Se anche stanotte durasse cent’anni, staremo in piedi abbracciati a un sogno che una scritta sul volto: da qui non si passerà.

Certamente il passaggio da Rebibbia a Kobane, nel bel mezzo del conflitto fra i volontari curdi e i militanti dello stato islamico, non deve essere facile, soprattutto per un cronista e fumettista poco più che trentenne. Eppure Zerocalcare accetta con grande entusiasmo l’incarico, senza rendersi neppure conto dell’esperienza che sta per affrontare e dei reali motivi per cui sta per partire. Perché è giusto difendere l’esperienza dei curdi del Rojava, che indica una via di convivenza pacifica per il Medio Oriente, certo, perché è giusto diffondere informazioni differenti da quelle sul conflitto e sugli attentati che dominano i media italiani, naturalmente, perché, in fondo, il passaggio da “fumettista disimpegnato” a cronista di guerra è estremamente allettante, ma anche per qualcosa in più. Per qualcosa che Zerocalcare non riesce a mettere bene a fuoco all’inizio del suo viaggio, e che riuscirà a capire solo dopo mesi di convivenza con personaggi di ogni genere: bambini pieni di voglia di vivere anche fra le cannonate dell’Isis e della contraerea turca e americana, anziani migranti tornati dalla Germania per assistere a questo momento di svolta epocale per il loro Paese, i combattenti, rivelatisi poi dei veri e propri “eroi della porta accanto”, fino alla tenace e determinata Nasrin Abdallah, la giovane leader della resistenza femminile curda (YPJ). E alla fine capirà, capirà quella verità che alberga nascosta nel fondo del cuore di ognuno di noi, ma che solo un’esperienza drammatica può tirar fuori e che solo un’elevata sensibilità è in grado di cogliere.

Kobane Calling è un viaggio alla scoperta del mondo che ci circonda e della nostra interiorità, a tratti malinconico, altre volte estremamente riflessivo, che presenta concetti di estrema profondità e delicatezza con lo stesso stile, linguaggio e semplicità con la quale si potrebbe discutere di come preparare la cena o della partitella con gli amici nel campetto parrocchiale.

Tutta l’opera è impregnata di un’acuta ironia di fondo, che rende la trattazione dei temi ancor più gradevole, e contribuisce a farne un testo per lettori di tutti i gusti e tutte le età. La veridicità e la semplicità dei personaggi fa sì che sia molto semplice calarsi nei loro panni, vivere le loro vite, vedere con i loro occhi e respirare quei radi, magnifici soffi di vita che spezzano la brutalità e la crudeltà di una guerra insensata.

 
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Approfondimento

Si rimane davvero desiderosi di riflettere e di informarsi di più sulla questione curda, e sorgono molti interrogativi. Cosa faremmo noi al posto di un padre di famiglia la cui casa, a poche centinaia di metri dal fronte, è occupata dai militanti dello Stato Islamico? Avremmo mai il coraggio di seguire i passi di un ormai anziano curdo emigrato da decenni in Germania, ma che sceglie di tornare nel suo Paese natale, a rischiare la vita, per non perdere un momento cruciale della Storia? Saremmo in grado di mostrare la stessa determinazione delle donne che da mesi combattono l’Isis con mezzi di fortuna, coraggio indomito e volontà incrollabile?

E invece è una cosa che conosci benissimo. Che ti porti sempre dietro. Il cuore. No uno qualsiasi. Il tuo. Con i suoi bozzi, le sue cicatrici, le sue toppe.

Andrea Margutti

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