Categoria: L’ uomo dei sogni recensione

Recensione di L’ uomo dei sogni di Rufin Jean-Christophe

L'ambientazione di L' uomo dei sogni è quella di una Francia del XV secolo, divisa e dilaniata dalla Guerra dei cent'anni contro gli inglesi invasori. Il protagonista è Jacque Cœur, figlio del popolo della casta degli artigiani, di quelli onesti e rispettabili, che fanno del loro lavoro una merce di scambio per vivere decorosamente. Un uomo d'affari che le circostanze, nutrite dal sogno, eleveranno e insieme condanneranno al rango della vita di corte a stretto contatto con il re di Francia, Carlo VII. Il tempo e lo spazio in cui vive è l'intermezzo tra Medio Evo e Rinascimento, tra le Fiandre e la Provenza, attraverso le terre della Linguadoca fino a Genova e a Damasco. S'innamora di Firenze dove trova grandi amici e nemici mortali. Insieme, servitore palese e artefice invisibile del suo destino tra i noiosi, decadenti intrighi di corte e la vivace, creativa, nascente borghesia. La sua infanzia è contemplazione, l'adolescenza azione e l'età adulta sintesi di entrambe, tra sogno e realtà dove l'una è il motore dell'altra e viceversa, in un crescendo di consapevolezza di se stesso, dei suoi sentimenti più puri, della vera libertà che alberga solo nella forza dei sogni e del coraggio di realizzarli, come un ponte tra passato e futuro: il presente.

Non ha alleati né nemici che non l'abbiano scelto come tale. Si limita a osservare i suoi simili senza giudicarli, fedeli o traditori che siano, consapevole delle sue debolezze di uomo che solo il sogno ha il potere di trascendere e purificare. Per Cœur il fine non è l'obiettivo della sua vita, ma l'opportunità di viverla pienamente nel raggiungerlo, spostando sempre oltre le sue mete e i suoi desideri da cui mantiene un distacco quasi ascetico. Si abbandona all'agio e piacere effimero del lusso che produce quel tanto che basta per desiderare di disfarsene e permettere alla mente di alleggerirsi nel sogno di nuove conquiste. Lungo il cammino si presta ad azioni odiose a se stesso, ma affrancate dalla necessità di trasformare le sue chimere in opportunità per gli altri, al servizio della sua terra, della sua famiglia, dei suoi amici di pelle, degli amori disinteressati, dell'arte e del potere del commercio. Un'attività con cui, per quanto possa apparire triviale agli occhi dei nobili, che con ostentato disprezzo se ne servono, Cœur unisce popoli, stati e continenti e permette alle loro idee e creazioni di circolare e pacificare. È in un certo modo l'antesignano del mercato globale, seppure nella sua interpretazione positiva e utopica: la faccia della medaglia opposta a quella che oggi viviamo, in cui il denaro non è fine a se stesso, materia virtuale che impoverisce e annichilisce, ma il pass par tout per la libera circolazione dei beni, il respiro della cultura e dell'arte, l'unificazione di terre ai confini del mondo, la globalizzazione della bellezza e della libertà universale di beneficiarne.

Riconosce distintamente l'ipocrisia dall'onestà e mantiene un educato distacco dalla curia, dalle cortigiane e soprattutto dall'opulenza, pur essendone procacciatore ufficiale per un mondo cui mai si sente di appartenere e che disturba il fluire della sua attività prevalente, quella del sognatore. Sì, perché Jacque Cœur è fondamentalmente il sognatore della sua vita, da figlio di un acconciatore di pelli in una umile dimora di Bourges ad argentiere del re di Francia, nei più sontuosi palazzi e castelli, dalla Francia all'Italia, fino al Medio Oriente, all'ultima sua dimora nell'isola di Chio dove si compie serenamente il suo destino annunciato. Arrestato per troppo successo ed eccessiva ammirazione, ritrova il tempo per sognare e il gusto perduto della libertà, che gli restituisce le energie per darsi ad una concitata fuga, più che dai suoi infami persecutori, dalla vera prigionia in cui il cessare della sua principale attività di sognatore l'aveva relegato. Cœur ritrova il filo conduttore della sua vita in un luogo più umile della sua nascita, in una terra solo lambita dalla frenesia degli scambi commerciali che fermentano in tutti i porti del mediterraneo.

L' uomo dei sogni é una storia che possiede la fluidità dello scorrere del pensiero, che finisce nello stesso istante e luogo dove è iniziata. L'incipit è lento e potrebbe annoiare il lettore, col rischio di privarsi del gusto di compiere un viaggio interiore in terre lontane, in un crocevia storico in cui due mondi, Occidente e Oriente, due religioni, Cristianesimo e Islamismo, due classi sociali, nobiltà e borghesia si incontrano e si scontrano, rivelando debolezze e miserie umane, ma altrettanti sentimenti di vera amicizia e vero amore, che valgono il rischio e la certezza per Cœur di affrontare pericoli e sofferenze e per il lettore di andare oltre l’incipit. Il messaggio profondo è che i sogni hanno il potere di cambiare le sorti di popoli, il destino obbligato dai natali, di sopportare i tradimenti e le torture, di amare l'idea dell'amore privato della sua carnalità, di affrontare, disertare, sfidare e, in mancanza di vie di fuga, accogliere serenamente un destino progettato da altri. La scrittura è moderna e le immagini che evoca sono di un uomo dei giorni nostri, che cerca una collocazione nel suo tempo e nella storia, rimanendo comunque proiettato nel futuro.

Certo è che a Jacque Cœur ci si affeziona attraverso la rivelazione del suo pensiero, attraverso le azioni dei fedeli compagni di viaggio e di mestiere, Jean e Guillaume, Gautier, Marc, Étienne. La sua riservatezza e delicatezza nell'affrontare amanti e amori veri come la consorte Macè, la prescelta di re Carlo VII, Agnès, e la genuina Elvira è qualità rara in un uomo. Si resta in ansia per lui e fino alla fine immaginiamo che possa sopravvivere in eterno, come i suoi sogni in fondo. Non rimarranno delusi dalla lettura gli amanti del genere romanzo storico e introspettivo e se potessi prendermi la licenza di coniare un nuovo genere letterario, lo definirei un romanzo storico-futuristico. Ne consiglio la lettura senza riserve. Personalmente penso che L' uomo dei sogni  é un libro degno di un posto accanto alle letture cui sono più affezionata.

Aurora Landriani

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