Categoria: La bambina e il sognatore

Recensione di La bambina e il sognatore di Dacia Maraini

Nani Sapienza è il maestro di quarta elementare che tutti vorrebbero avere, che in pochi possono dire di aver avuto. Ha un amore socratico per la conoscenza, scava alla radice delle questioni sulle quali interroga, durante la lezione, i propri alunni, trattandoli come adulti in potenza, piuttosto che come semplici bambini. Insegna loro a utilizzare la propria mente e a sintonizzarla col proprio spirito per trovare le vere risposte celate nel proprio io, cercando di farli allontanare dallo stampo genitoriale in base al quale, spesso, riceve risposte evidentemente preconfezionate in famiglia. Li rende partecipi di storie e fiabe avvincenti, ma anche dell'orrore del mondo: Lucia andava nella loro stessa scuola ed è scomparsa. Ha però voluto lasciare qualcosa a Nani Sapienza, un sogno. Impronta indelebile della vita o mero frutto dell'immaginazione, della rielaborazione psicologica di un passato tragico? Bella domanda.

Nani, con sua moglie Alice, ha dovuto superare il tragico evento della scomparsa di una figlia Martina per colpa della leucemia. Né Alice né tanto mento Nani si sono ripresi, anzi, la compagna di una vita e di un così grande amore ha deciso di abbandonare la casa nella quale viveva con la famiglia perché ricca di richiami a un passato felice del quale, però, restano ormai solo delle briciole e un po' di eco.

Nani è solo col suo gufo sulla spalla, il suo angelo custode che lo invita sempre a riflettere prima di agire. Nani, che Lucia l'ha vista in sogno e che ha quasi avuto un infarto quando ha visto il volto della piccola sul giornale, sente dentro di sé che la bambina è viva e persiste nel suo obiettivo di trovarla per riportarla dalla mamma e dal papà anche quando le indagini vengono sospese. È morta, pensano tutti, tranne quel maestro molto particolare e fatto tutto a modo suo.

Si incammina su un sentiero spinoso che attraversa temi caldi e delicati, come quello della prostituzione e della schiavitù minorile di Bangkok, ma si ritrova di nuovo sulla strada diretta a S. E sulla strada diretta verso la scoperta di se stesso.

Dacia Maraini, con il suo La bambina e il sognatore, è in grado di far provare una serie di emozioni vivide e forti nei confronti di ognuna delle vicende che si susseguono nel corso del romanzo.

Profila un personaggio maschile estremamente positivo, che, nonostante la perdita di sua figlia, non ha svoltato sulla strada della frigida indifferenza alla crudeltà del mondo ma che, proprio perché sa cosa significa amare e soffrire per un figlio, vuole fare tutto ciò che è in suo potere per cambiare le cose.

Le pagine scorrono una dopo l'altra, senza lasciare neppure modo di accorgersi dell'effettivo tempo trascorso nel mondo del romanzo, che appare tristemente legato al periodo in cui tutti viviamo. Si parla di terrorismo, di bambini deviati dai discorsi ascoltati in famiglia, che finiscono per plasmarli, ahimè, a immagine e somiglianza di concetti malati e crudeli, alieni per la purezza delle loro anime, ma contaminate dal parassita dell'egoismo e della cattiveria. Si parla di religione e di diritto a proseguire nel proprio cammino di fede e di vita, che non dovrebbe essere costellato di indici puntati pronti a dirigere l'orchestra di al rogo!

Dacia Maraini ha saputo creare un romanzo capace di attraversare molte più tematiche di quelle che si potrebbero immaginare: l'amore paterno, il tema della solitudine, la passione per la conoscenza, la famelica voglia di sapere. E ovviamente anche il tema dell'orrore che si nasconde in famiglie apparentemente per bene, dove i padri, ligi al dovere, partono per viaggi di lavoro, finendo però in bordelli dove delle bambine vengono quotidianamente sfruttate sessualmente per appagare il desiderio di violare la purezza e l'innocenza assoluta.

Un romanzo sentimentale, divertente, perspicace e intrigante, che verte sulla ricerca della pace e sulla sete di sapere, senza tralasciare la via del giallo.

 
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Approfondimento

Uccellaccio, gufo, pollo. Così, Nani, chiama il suo angelo custode, simpaticamente concretizzato nell'immagine di un gufo che arriva sempre nel momento sbagliato a beccare sul suo castello di certezze. Nani pensa di aver capito quale potrebbe essere la strada giusta per venire a capo del groviglio di problemi di una situazione così delicata? L'uccellaccio becca sulla sua spalla facendo irruzione per fare il bastian contrario. In fin dei conti, per un individuo così improntato sulla via filosofica della conoscenza (il cognome Sapienza non è un caso), l'angelo custode potrebbe essere semplicemente la ragione, strumento potente, essenziale e da allenare per venire a capo delle indagini, del caso e personali, con molta più elasticità.

L'uccellaccio è anche la parte più razionale e glaciale della ragione di Nani. La ragione e le emozioni sembrano appartenere a due universi paralleli: non bisogna farsi prendere dall'emotività, dice il gufo, bisogna utilizzare la mente per decidere di invischiarsi in un problema e per risolverlo. Un sogno, per molti, è semplicemente un sogno – anche per l'uccellaccio, ma non per il maestro di quarta elementare che nella bambina sognata vede sua figlia Martina, vede il suo volto, vede il suo cappottino rosso, vede la sua camminata da papera. Vede un segno e una missione: insegnare ai suoi alunni che nel mondo non tutto è perduto, finché ci sarà un briciolo di amore e di speranza.

Eleonora Vaiana

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