Categoria: L’albero delle bugie

Recensione di L’albero delle bugie di Frances Hardinge

Fin da piccola Faith ha imparato a nascondere dietro le buone maniere la sua intelligenza acuta e ardente. Figlia del reverendo Sunderly, esperto studioso di fossili, Faith deve fingere di non essere attratta dai misteri della scienza, di non avere fame di conoscenza ma il “problema” è proprio questo perché tutta la conoscenza – ogni genere di conoscenza – attirava Faith, e c’era un piacere delizioso, pernicioso, nel capirla senza essere scoperta. Dopo la morte del padre tutto cambia: frugando fra documenti misteriosi, Faith scopre l’esistenza di un albero che si nutre di bugie per dar vita a frutti magici capaci di rivelare dei segreti.

Fin da subito siamo coinvolti nelle vicende di questa famiglia, narrate ne L'albero delle bugie in prima persona da Faith, una ragazzina di quattordici anni innamorata della scienza e del sapere. Non c’è un momento di noia, un momento in cui possiamo dire “questo è scontato”. Fin da subito i sentimenti di Faith li faremo nostri, quello che lei proverà per la madre, il padre e il fratellino, inesorabilmente saranno i sentimenti e le emozioni che anche noi proveremo.

L’aspetto che più mi è piaciuto de L'albero delle bugie, che secondo me si merita il massimo della valutazione, consiste nei colpi di scena. Frances Hardinge ci fornirà delle briciole a ogni pagina, un po’ come quelle lasciate da Hansel e Gretel nel loro percorso, che non saranno mai troppe né troppo poche. Non ci verrà svelato niente di clamoroso tutto in un colpo, ma un po’ per volta e non appena, come Faith, saremo sicuri di quello che crediamo, succederà qualcosa per cui dovremmo di nuovo cambiare idea e questo fino alle ultime pagine del libro, anche quando potremmo pensare che la storia sia ufficialmente conclusa.

Ho trovato geniale anche l’idea di base del libro: un albero che cresce a seconda della bugia e che il frutto da lui prodotto nasconda una verità. Mai letto di nulla del genere prima d’ora! Un altro aspetto da sottolineare è il concetto che l’autrice ha voluto trasmettere: essere ciò che vogliamo essere. Faith è una ragazzina cresciuta nell’Inghilterra vittoriana, dovele donne non avevano un ruolo importante nella società, il loro compito consisteva nell’occuparsi della casa e dei domestici che vi lavoravano assicurandosi l’ordine del focolare. Faith invece è uno spirito libero, è intelligente, più di certi uomini adulti, e sa già cosa vuole fare da grande: la scienziata. Con un occhio superficiale la storia potrebbe sembrare tutt’altro, ma in realtà l’autrice più e più volte sottolinea questo aspetto di Faith.

Voglio aiutare l’evoluzione.

Forse Faith non si riferisce semplicemente all’evoluzione in senso stretto, quella che ci ritroviamo a studiare nei banchi di scuola, ma al senso più ampio del termine.

Approfondimento

Difficilmente assegno il massimo di una valutazione a un libro, ma L'albero delle bugie l’ho trovato un libro perfetto. Lo stile è scorrevolissimo, non ci si annoia mai, non ci sono dei punti poco chiari. Tutto è spiegato per il meglio. I dialoghi seguono il giusto tempo. Ad esempio l’autrice a volte ha usato dei punti di sospensione che davano proprio l’idea dell’imbarazzo, del non sapere cosa dire, rispecchiando il giusto stato d’animo del personaggio.

La scrittura è allo stesso tempo semplice ma arricchita con qualche termine particolare, utile per i ragazzi che si addentreranno in questa storia per incrementare il loro vocabolario. I personaggi sono tutti ben descritti, anche quelli secondari. Queste descrizioni permettono al lettore di formarsi un’idea ben chiara di chi ha di fronte. Anche se poi le opinioni e i pensieri cambieranno e cambieranno.

Lo consiglio a grandi e piccini (a partire dai 13-14 anni) non solo per la bella storia in sé, ma come ho detto sopra, per il messaggio di fondo che l’autrice ha voluto trasmettere.

eri gibbi

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