Categoria: L’amica geniale trama

Recensione di L’amica geniale di Elena Ferrante

L’amica geniale di Elena Ferrante narra la storia della profonda amicizia che si protrae per sessant'anni tra Raffaella (detta Lila), ed Elena (conosciuta come Lenù), le cui vite sono legate indissolubilmente sin dall’infanzia. Lo sfondo è quello di un rione degradato della Napoli del secondo dopoguerra, che fa da cornice alle variegate vicissitudini dei personaggi che colorano le pagine del romanzo. Elena, figlia di un usciere, è la narratrice della storia, mentre Lila è figlia dello scarparo del rione. Seguendo le vicende delle due ragazze che si influenzano reciprocamente e crescono su linee parallele ma diverse, veniamo a conoscenza anche dei cambiamenti politici e socio-culturali del nostro paese. A mio parere, è anche un romanzo sociologico, con la descrizione dell'Italia negli anni del boom economico, il sogno di benessere che cattura tutti, perfino Lila, che sogna di diventare ricca già a sette-otto anni. Ma lo sfondo fa solo da cornice, infatti tutto si concentra nei movimenti esterni e interni dei personaggi. Le due protagoniste optano per due percorsi diversi; da una parte Elena, investe tutto sullo studio, facendo di tutto per identificarsi nel ruolo dell'allieva modello; mentre Lina, sebbene dotata di una geniale intelligenza, a dovuto abbandonare il percorso scolastico per lavorare nella bottega del padre.

Ma nel corso degli anni Lina sarà aiutata dal suo carisma e dalle sue risorse, raggiungendo il traguardo di un buon matrimonio, che sancisce la sua appartenenza proprio ad un mondo a cui si è sempre ribellata e contrapposta. Interessante e dettagliato il profilo psicologico e la tonalità emotiva delle due protagoniste, così diverse eppure così vicine e compatibili; Lila viene descritta come una bambina arrogante, coraggiosa, amante del rischio e senza paura, Lenù invece è una sognatrice, timida ed introspettiva, si completano a vicenda. Si percepisce la volontà della scrittrice del voler scavare dentro le vite e l'interiorità delle due ragazze, che si condizionano e influenzano recirocamente provocandosi un rispettivo senso di inadeguatezza. Infatti non si comprende mai chi abbia 'il coltello dalla parte del manico', poichè Elena, seppur all'apparenza appaia come la più debole, acquista fascino agli occhi di Lila per la sua possibilità di studiare, diritto che a lei è stato negato. E viceversa, quando Lila si 'sistema', Lenù percepisce una sorta di sconfitta, e così via, in un giro continuo, in cui l'una riesce a trarre forza e conforto dall'altra. La loro si può definire un'amicizia scomoda e tormentata, conflittuale, che modella continuamente le due ragazze; un rapporto fatto di tradimenti, abbandoni, nuove illusioni.

La Ferrante tramite un linguaggio crudo, realistico e privo di stereotipi, ci trascina nella vivace atmosfera del rione, nei suoi vicoli, nei suoi profumi, nei laboratori degli artigiani e dei falegnami, nella povertà e nella violenza che lo contraddistingue. Una lettura magica, che incanta e fa sognare, soffrire e gioire per le sconfitte o le vittorie di quelle che alla fine del libro appariranno ai nostri occhi come delle eroine contemporanee. Un romanzo sull'amicizia, quella vera, quella che ti cambia e ti spinge a sfidare i tuoi limiti, ma anche un romanzo sulla violenza della famiglia e della società, e sulle persone che, nonostante tutto, riescono ad aprire un varco ed affermarsi e crescere. Per tutto il romanzo si percepisce la loro voglia di andare oltre i confini imposti dal rione e voler sfuggire da un destino che vuole relegarle al solo ruolo passivo di moglie e madre, infatti ha un ruolo essenziale il tema della conquista femminile del prestigio sociale e simbolico: tra le due ragazze c'è una sorta di rivalità interna che le spinge a voler essere le prime in tutto, conquistando attenzione ed emancipazione.

Valentina Pitzanti

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