Categoria: L’amica geniale

Recensione di Storia della bambina perduta di Elena Ferrante

In quale disordine vivevamo, quanti frammenti di noi stessi schizzavano via come se vivere fosse esplodere in schegge.

Storia della bambina perduta si apre nel segno della precarietà. Ancora una volta tutto può essere rimesso in discussione. Non c’è posto per la stabilità, per quel senso di sicurezza cui spesso si anela ma di cui, allo stesso tempo, si ha un infinito timore. E se la quotidianità di Elena, il ripetersi di gesti e consuetudini, può andare in frantumi ancor prima che lei sia capace di rendersene davvero conto anche la vita di Lila sembra sussultare e prendere nuove strade. E, questa volta, il destino le vuole di nuovo insieme, vicine, nella stessa città e (perché no?) là dove tutto è iniziato: tra le vie del rione.

Nella vita di Elena, c’è un nuovo amore e il desiderio di inseguirlo anche a rischio di perdersi. Ma ci sono anche due figlie da crescere e una carriera da scrittrice che inizia a imporle impegni e scadenze. Tornare a Napoli significa intersecare tempi diversi, fasi della propria vita che si volevano tenere distanti. Ma soprattutto significa ripercorrere le strade della propria infanzia e incrociare i volti delle tante persone che, quell’infanzia, l’hanno animata. Ma cosa succede quando quei volti si fatica a riconoscerli? Quando delle persone che hanno fatto parte della nostra vita non scorgiamo che pallide ombre? Elena proverà l’inaspettata sensazione di sentirsi un’estranea dove pensava di essere a casa. È lei quella cambiata o sono gli altri a non essere più gli stessi?

Gli anni sono veloci e confusi non solo per i personaggi della storia ma per la stessa Italia. Bombe, stragi, terrorismo e un terremoto che scuote Napoli lasciandola spaurita e spezzata. C’è il desiderio di trovare un equilibrio che però pare accendersi a tratti per poi spegnersi repentinamente. L’amicizia che lega Elena e Lila vorrebbe poter vincere la resistenza di ogni ostacolo. Le due donne sono ora vicine, nonostante i tracciati diversi percorsi dalle loro vite. Ma le certezze non esistono e tutto può tornare a complicarsi, con esiti spesso tragici…

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Approfondimento

Esistono personaggi simpatici, che ammiriamo e in cui cerchiamo d’identificarci, personaggi talmente belli da suonare un po’ finti, e poi ci sono Elena e Lila. Partiamo dalla seconda. Sicuramente non si può parlare di lei come di una figura desiderosa di accattivarsi l’affetto del lettore. Nella vita, Lila sarebbe forse quell’amica cui tenderemmo a non raccontare quasi nulla per evitare di venire raggelati da una delle sue frasi. Certo, è lei stessa a definirsi “cattiva”, la faccia nera di una medaglia di cui invece è Elena a costituire il lato luminoso.

Ma anche in Elena c’è qualcosa che impedisce di provare per lei quell’approvazione spassionata che certi personaggi sono in grado di suscitare. Ammiriamo la sua tenacia, il suo orgoglio, anche la sua cocciutaggine ma non quella sorta di spettro che le impedisce di raggiungere la felicità: quel rincorrere continuamente un’idea, una meta nebbiosa che le fa perdere di vista la realtà. Sentiamo, ad esempio, un po’ di Scarlett O’Hara in quel suo amore coltivato fin dall’infanzia che nel corso degli anni perde qualsiasi contorno per divenire pura chimera. Non doveva essere Lila quella nervosa e perfida? Quella incapace di dare ordine alla sua mente febbrile? Dove sono la tranquilla indole e la pacata intelligenza di Elena?

Ma, forse, è proprio in queste esili riflessioni che si annida tutto l’amore che questi due personaggi sono in grado di suscitare. Il desiderio di poterli vedere felici e appagati è il sintomo più acuto del legame che la Ferrante è capace di tessere tra i lettori e quelle sue creature imperfette e, proprio per questo, così incredibilmente straordinarie.

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Recensione di L’amica geniale di Elena Ferrante

Salivamo lentamente verso il più grande dei nostri terrori di allora, andavamo a esporci alla paura e a interrogarla. Alla quarta rampa Lila si comportò in modo inatteso. Si fermò ad aspettarmi e quando la raggiunsi mi diede la mano. Questo gesto cambiò tutto tra noi per sempre.

C’è uno sfondo in questa storia: una sorta di palcoscenico sul quale i personaggi sembrano prendere vita. Lo sfondo è Napoli. Non parlo della Napoli ricca e sfavillante, quella di via Toledo e di Piazza del Plebiscito, ma di una Napoli più periferica. Guareschi avrebbe forse parlato di un “piccolo mondo”, fiero della propria singolarità. Elena Ferrante lo presenta come il “rione”, senza altre precisazioni. Un luogo, apparentemente anonimo, reso unico dai volti e dalle vicende di quanti lo abitano. Nuclei familiari, quello dello scarparo, dell’usciere, del falegname, della vedova pazza… che del rione hanno fatto il loro Universo, il loro unico centro di gravità.

Le prime a emergere, le prime a farsi strada verso di noi sono però due bimbe: Elena e Lila. Le incontriamo quando quel rapporto così speciale, destinato a legarle per decenni, non ha ancora avuto modo di allacciarsi. Le incontriamo immerse in uno scenario in cui violenza e desiderio di vendetta emergono come inossidabili costanti. Sono i primi anni ’50 ed Elena e Lila frequentano le scuole elementari. A Elena basterà poco per accorgersi della luce particolare che avvolge la sua compagna di classe. Perché in quella bimba, così apparentemente ordinaria, è in realtà racchiuso qualcosa di assolutamente straordinario. Lila dimostra, infatti, di possedere un’intelligenza e una creatività fuori dal comune. Per Elena diventerà Lila l’orizzonte cui guardare, la cartina di tornasole cui affidarsi. Ad attenderle saranno, però, destini divergenti: Elena, terminata la quinta elementare, continuerà gli studi mentre Lila si sposerà giovanissima, dopo aver lavorato per alcuni mesi nella bottega del padre. Nonostante questo, a Elena sembrerà sempre di non poter dare valore alle sue azioni in assenza dell’amica. Guardare verso Lila sarà per lei come osservare una vita che sarebbe potuta essere la sua, un destino da cui si è allontanata ma che in qualche modo continua ad appartenerle. Come se le due protagoniste fossero in realtà le due facce di una stessa moneta, i due volti di uno stesso personaggio… incapaci di vivere l’una senza l’altra.

Elena Ferrante ci sorprende con uno stile intenso e vivace, capace di catturare l’energia dell’istante ma anche di inseguire la latente sinuosità di un sentimento.

 
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Approfondimento

Leggendo le pagine di L'amica geniale, non si può fare a meno di interrogarsi sul rapporto che lega le due protagoniste. La parola amicizia è forse insufficiente per descrivere un legame così incredibilmente intricato e complesso. Perché il rapporto tra Elena e Lila è una somma di contrari: un fuggirsi costantemente riequilibrato da un cercarsi. Un polo positivo che per natura non può fare a meno del suo corrispettivo negativo.

La scienza insegna che ogni contrario, per esistere, ha necessità del suo opposto. Non ci sarebbe luce senza buio, caldo senza freddo… e non potrebbe esserci Elena senza Lila. Come allora non immaginarsi le due protagoniste come i due volti di una stessa personalità? L’insicurezza di Elena, spazzata via da lampi di tenace orgoglio, sembra richiedere, per completarsi, il coraggio e l’incredibile acutezza di Lila. Dunque, dottor Jekyll e Mr. Hyde? Forse no, ma resta forte la sensazione che questi due personaggi rappresentino peculiarità e antinomie potenzialmente riconducibili a uno stesso individuo. Chissà, magari all’autrice stessa?

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Recensione di L’amica geniale di Elena Ferrante

L’amica geniale di Elena Ferrante narra la storia della profonda amicizia che si protrae per sessant'anni tra Raffaella (detta Lila), ed Elena (conosciuta come Lenù), le cui vite sono legate indissolubilmente sin dall’infanzia. Lo sfondo è quello di un rione degradato della Napoli del secondo dopoguerra, che fa da cornice alle variegate vicissitudini dei personaggi che colorano le pagine del romanzo. Elena, figlia di un usciere, è la narratrice della storia, mentre Lila è figlia dello scarparo del rione. Seguendo le vicende delle due ragazze che si influenzano reciprocamente e crescono su linee parallele ma diverse, veniamo a conoscenza anche dei cambiamenti politici e socio-culturali del nostro paese. A mio parere, è anche un romanzo sociologico, con la descrizione dell'Italia negli anni del boom economico, il sogno di benessere che cattura tutti, perfino Lila, che sogna di diventare ricca già a sette-otto anni. Ma lo sfondo fa solo da cornice, infatti tutto si concentra nei movimenti esterni e interni dei personaggi. Le due protagoniste optano per due percorsi diversi; da una parte Elena, investe tutto sullo studio, facendo di tutto per identificarsi nel ruolo dell'allieva modello; mentre Lina, sebbene dotata di una geniale intelligenza, a dovuto abbandonare il percorso scolastico per lavorare nella bottega del padre.

Ma nel corso degli anni Lina sarà aiutata dal suo carisma e dalle sue risorse, raggiungendo il traguardo di un buon matrimonio, che sancisce la sua appartenenza proprio ad un mondo a cui si è sempre ribellata e contrapposta. Interessante e dettagliato il profilo psicologico e la tonalità emotiva delle due protagoniste, così diverse eppure così vicine e compatibili; Lila viene descritta come una bambina arrogante, coraggiosa, amante del rischio e senza paura, Lenù invece è una sognatrice, timida ed introspettiva, si completano a vicenda. Si percepisce la volontà della scrittrice del voler scavare dentro le vite e l'interiorità delle due ragazze, che si condizionano e influenzano recirocamente provocandosi un rispettivo senso di inadeguatezza. Infatti non si comprende mai chi abbia 'il coltello dalla parte del manico', poichè Elena, seppur all'apparenza appaia come la più debole, acquista fascino agli occhi di Lila per la sua possibilità di studiare, diritto che a lei è stato negato. E viceversa, quando Lila si 'sistema', Lenù percepisce una sorta di sconfitta, e così via, in un giro continuo, in cui l'una riesce a trarre forza e conforto dall'altra. La loro si può definire un'amicizia scomoda e tormentata, conflittuale, che modella continuamente le due ragazze; un rapporto fatto di tradimenti, abbandoni, nuove illusioni.

La Ferrante tramite un linguaggio crudo, realistico e privo di stereotipi, ci trascina nella vivace atmosfera del rione, nei suoi vicoli, nei suoi profumi, nei laboratori degli artigiani e dei falegnami, nella povertà e nella violenza che lo contraddistingue. Una lettura magica, che incanta e fa sognare, soffrire e gioire per le sconfitte o le vittorie di quelle che alla fine del libro appariranno ai nostri occhi come delle eroine contemporanee. Un romanzo sull'amicizia, quella vera, quella che ti cambia e ti spinge a sfidare i tuoi limiti, ma anche un romanzo sulla violenza della famiglia e della società, e sulle persone che, nonostante tutto, riescono ad aprire un varco ed affermarsi e crescere. Per tutto il romanzo si percepisce la loro voglia di andare oltre i confini imposti dal rione e voler sfuggire da un destino che vuole relegarle al solo ruolo passivo di moglie e madre, infatti ha un ruolo essenziale il tema della conquista femminile del prestigio sociale e simbolico: tra le due ragazze c'è una sorta di rivalità interna che le spinge a voler essere le prime in tutto, conquistando attenzione ed emancipazione.

Valentina Pitzanti

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