Categoria: L’amore non è un gioco per ragazze perbene

Recensione di L’amore non è un gioco per ragazze perbene di Talulah Riley

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Il punto di vista dell'Incantauomini è subdolo e crudele: io sono una vipera con il rossetto, un viso amico con un secondo fine, e il mio lavoro consiste nel maltrattare ogni uomo che decida di sottoporsi al mio scrutinio.

Questa è l'Incantauomini: una ragazza subdola e intrigante, spudorata e diretta che racconta inesorabilmente qualunque uomo voglia essere raccontato da lei. L'Incantauomini scrive solo ciò che vede, ma se un uomo le dà l'impressione di essere in un certo modo, niente e nessuno le farà cambiare idea e, anzi, lei farà in modo da farlo cadere lì dove lei vuole. L'Incantauomini può innalzare uomini mediocri o far precipitare nel fango presidenti e uomini di successo.

Bernadette è un'altra: delusa da suo padre prima che dagli uomini. Suo padre le mostrava la sua colpa: lei era femmina quindi inferiore e fragile, costretta per cultura a essere civettuola fin da bambina e, più avanti, a curare se stessa per compiacere gli uomini. Bernadette, per sfuggire alle dure critiche del padre circa la sua fisicità, le sue proporzioni e il suo stile goffo, si rifugia nei libri e lì conosce il suo ideale di uomo che, puntualmente, viene disatteso, e non può far altro che iniziare a odiare gli uomini e a costruire su di essi una carriera. Solo Tim (il suo manager) è per lei l'unico uomo senza macchia: perfetto nel fisico e nei modi. Ma Tim ha una futura moglie, Elizabeth, che sconvolge i piani di Bernadette tanto quanto le si affeziona sinceramente. In tutto ciò compare Radley Blake, noto imprenditore nel campo delle biotecnologie, che la seduce nonostante le sue reticenze. Bernadette cercherà di allontanarlo ma, nonostante odiasse il suo essere arrogante e sicuro di sé, a poco a poco si insinua nella sua mente fino a farla vacillare.

Io gli chiedevo solo di amarmi, senza dovermelo meritare... A volte mi sento debole e vulnerabile, tutto a causa di ciò che mi è stato insegnato.

Suo padre l'ha ferita tanto quanto l'amore l'ha salvata. L'amore, quello vero, quello autentico che provava sinceramente per lui e per la madre le ha insegnato se stesso: quell'amore era tanto reale quanto semplice, non complicato, non ingannevole, era disinteressato e potente e bastava a se stesso. Tutto l'amore che aveva letto nei libri e che era diventato il suo ideale d'amore era un bluff; l'amore vero era il suo, quello che provava lei e che faceva sempre a botte con se stesso per difendersi e salvarsi.

Approfondimento

Ho trovato L'amore non è un gioco per ragazze perbene un libro poco riuscito. È un romanzo che fatica a decollare e che risulta, a parer mio, terribilmente prevedibile. Il copione è "lui, lei, l'altro", un classico, ma raccontato in maniera troppo infantile per lasciare un segno. I personaggi, soprattutto la protagonista, sono sterili e privi di spessore. Radley sembra l'uomo ideale (il principe azzurro che ha lasciato il cavallo a favore di elicottero e limousine) ma Talulah Riley lo mette in situazioni ridicole fino a fargli perdere tutto il suo carisma a vantaggio del masochismo. Sembra il teatro dell'assurdo e, invece, è solo una scialba commedia.

Non nego di averlo trovato a tratti persino irritante e patetico con tanto di litigio tra due uomini che si contendono l'amore di una donna e gli svariati piagnucolii della protagonista. La ramanzina di Radley a Tim è chiaramente scritta da una donna: troppo criptica, poco in linea con il personaggio. Non è un romanzo scritto male ma è leggero, a volte inconcludente, noioso e alla fine non lascia niente, nemmeno il desiderio di sapere se Bernadette e Radley si regaleranno l'amore, magari in una seconda pubblicazione.

Adele Marra

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