Categoria: L’effetto Susan

Recensione di L’effetto Susan di Peter Høeg

Susan Svendsen, scienziata specializzata in fisica, sposata con un musicista e con due figli, ha una famiglia che viene considerata la famiglia perfetta di Danimarca. Durante un viaggio in India, però, si ritrovano indagati tutti e quattro per gravi crimini: lei per tentato omicidio nei confronti del suo amante, nulla importa se la sua reazione era di legittima difesa quando, dopo che lei gli ha comunicato di voler troncare, lui ha tentato di violentarla; il marito viene perseguito perché trovato in compagnia di una sua allieva minorenne; i figli vengono accusati uno di essere uno spacciatore e l'altra facente parte di una setta. A Susan però viene proposto di usare il suo dono per interrogare una persona, e in questo modo tutte le imputazioni cadranno e verranno cancellate. Infatti Susan ha il potere di far dire sempre la verità a chiunque le sia vicino. Susan accetta dubito, così da salvare i suoi figli dalla prigione e da una vita da reietti. Appena arriva a Copenaghen e compie il suo dovere, si ritrova in un problema ancora più grosso: qualcuno sta organizzando un piano per salvare solamente alcuni eletti da un'imminente catastrofe planetaria.

Parlando sopra la sommessa musica del pianoforte, guida i bambini negli usuali esercizi alla sbarra del balletto classico. E mentre parla, con voce bassa e penetrante, danza anche lei. Ha sessantacinque anni e per tutti i sessantacinque anni ha sfiancato il proprio corpo. Perciò non danza in modo convenzionale, fisico. Ma lei non è mai stata convenzionale, e del resto la danza in senso stretto non è un’attività fisica.

Tutte le descrizioni relative ai personaggi e ai luoghi de L'effetto Susan vengono fatte con lo stesso stile, ovvero mai direttamente ma sempre e solo attraverso gli occhi della protagonista, che è anche la voce narrante di tutta la storia. Trucco molto utile per coinvolgere il lettore, che invece di sentirsi trasportato in altri luoghi e viaggiare tra le pagine del libro, ha la sensazione di parlare direttamente con la protagonista e di interagire direttamente, come se fossero a una cena insieme o a un pomeriggio di relax davanti a una bella tazza di the.

Prima o poi chiunque abbia una dipendenza arriva a una crisi morale più o meno grave. Accade quando il peso della vita sprecata fa ondeggiare il carico. Ma non mia madre. C’è gente che penserebbe che nel suo caso non c’è una morale che possa andare in crisi.

Anche per quanto riguarda il carattere e il pensiero dei vari personaggi, non esistono riflessioni introspettive, ma sono sempre descritti e trasmessi da Susan, secondo la sua percezione e la sua interpretazione. Fatto questo che porta inevitabilmente il lettore a creare un legame epatico monopolizzato dalla protagonista e farsi magari idee sbagliate sugli altri personaggi a causa di possibili incomprensioni di interpretazione, però nello stesso tempo rende la narrazione ancora più vera.

Il novantanove per cento dei genitori si sente colpevole quando è testimone delle disgrazie dei figli. E dei nipoti. Ma non mia madre. Però è come se si riuscisse a percepire un debolissimo accenno di compassione. Sarebbe un fatto sensazionale. Le prendo la testa tra le mani per salutarla. I suoi occhi contengono, come sempre, il barlume di un naufragio. E di un’estasi religiosa.

Molto importanti le descrizioni dei rapporti familiari, sia quelli tra madre-figlia e figlia-madre (regolate dalla posizione di Susan, ovvero se nel ruolo di madre quando interagisce con i suoi figli, o di figlia quando interagisce con sua madre) che i rapporti con il marito. A differenza della scelta di molti autori di presentare sempre legami che alla basa hanno sempre un po' di calorie, a volte nascosto ma sempre presente con improvvise manifestazioni plateali, ne L'effetto Susan Peter Høeg ha deciso invece di descrivere rapporti molto freddi e distaccati, dove pur essendoci l'amore, perché un genitore farebbe qualsiasi cosa per il figlio, e viceversa, non ci sono mai manifestazioni troppo aperte, ma saluti abbastanza distaccati .

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Approfondimento

Nonostante Peter Høeg sia cresciuto credendo in una famiglia unita, con certi ideali e principi importanti, per la prima volta scrive di una famiglia che si sta risolvendo, con figli che hanno passato adolescenze complicate e sentimenti freddi e mai esternati. Però in tutto questo è riuscito comunque a inserire un po' dei suoi valori che hanno preso vita con il personaggio di Susan, donna molto forte e sicura di sé, disposta a qualsiasi cosa in nome dei propri figli.

abc

L’effetto Susan di Peter Høeg

Dal 13 settembre in libreria

È appena arrivato in libreria L'effetto Susan, il romanzo che segna il ritorno al thriller del celebre Peter Høeg, edito da Mondadori. L’autore de Il senso di Smilla per la neve ci racconta di Susan, insegnante di fisica all’università con un marito e due figli, e della sua vita costruita secondo l’ordine di una tavola periodica degli elementi. Ma Susan, in realtà, è un’eccezione. È dotata di un talento raro: induce gli altri a fidarsi di lei e confessarle ogni segreto. Una qualità che passa quasi inosservata nella sua vita in Danimarca, ma, in viaggio in India, potrebbe rivelarsi salvifica… Con L’effetto Susan Høeg costruisce un magistrale thriller preapocalittico che guarda con occhio affilato e acuto la nostra società contemporanea sull'orlo del precipizio.

Susan Svendsen è una scienziata che si occupa di fisica quantistica, suo marito Laban un compositore affermato, assieme ai loro due gemelli adolescenti sono la Great Danish Family: la famiglia danese perfetta, ambasciatori culturali dell'Unesco, un simbolo per l'intera nazione. Durante un viaggio in India, però, la fotografia meravigliosa va in frantumi. Gli Svendsen sono accusati di una serie di reati, vengono divisi, rischiano di finire nella rete corrotta della giustizia indiana. Miracolosamente un funzionario danese riesce a tirare fuori Susan di prigione e a riportarli tutti in Danimarca. Ma la salvezza, e l'immunità dal processo indiano, hanno un prezzo. «Cosa faresti per riavere i tuoi figli?» «Qualunque cosa» risponde Susan. E così sarà. Le viene affidata una missione senza alternative: in una Copenaghen probabile e irreale, deve rintracciare i membri della misteriosa Commissione per il Futuro e il verbale della loro ultima riunione. Perché Susan? Perché lei ha un dono, far dire la verità a chiunque incontri. La partita è più pericolosa di quello che Susan poteva immaginare e la sua ricerca si trasforma presto in una lotta contro il tempo per scoprire gli indizi di un piano – forse mondiale – destinato a mettere in salvo solo pochi eletti prima di una imminente catastrofe planetaria. In Susan Svendsen ritornano i tratti indimenticabili di Smilla Qaavigaaq Jaspersen. Un'eroina capace da sola, con i propri singolari poteri, di sfidare i poteri più forti della terra in una battaglia contro le disuguaglianze sociali, l'inquinamento e le mutazioni climatiche che rischiano di distruggere l'Occidente.

Peter Høeg (Copenaghen, 1957) esordisce nel 1988 con il romanzo La storia dei sogni danesi, a cui seguono due anni dopo i Racconti notturni. Ma è con Il senso di Smilla per la neve (1994) che raggiunge la consacrazione, il romanzo ottiene un ampio riconoscimento di critica, diventa un bestseller internazionale e poi un film per la regia di Bille August, con Julia Ormond, Gabriel Byrne e Vanessa Redgrave. Successivamente ha pubblicato (in Italia sempre per Mondadori) I quasi adatti, La donna e la scimmia, La bambina silenziosa, I figli dei guardiani di elefanti.

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