Categoria: L’estate fredda

Recensione di L’estate fredda di Gianrico Carofiglio

Fenoglio è un ispettore piemontese, mentre la dottoressa D’Angelo è una PM siciliana, assegnati alla città di Bari, in lotta contro le articolate dinamiche mafiose che si sono instaurate sul territorio, tra clan che si sono spartiti i quartieri e che difendono a suon di colpi di pistola, bombe e colpi di kalashnikov i loro “protettorati”.

A un certo punto però il sottile equilibrio instauratosi tra i clan di questa piccola mafia stracciona e dedita principalmente alla riscossione del “pizzo” e al commercio di cocaina si inceppa: viene rapito il figlio di nove anni di un capo clan allo scopo di estorcere un riscatto e, nonostante il riscatto venga stato pagato, il bambino viene ritrovato in un pozzo privo di vita.

«Fenoglio sapeva benissimo che quel caso l'avrebbe ossessionato fino a quando non fossero riusciti a risolverlo. Il problema era: non esisteva nessuna certezza che sarebbero riusciti a risolverlo. Non esiste mai».

Si mobilitano sia carabinieri sia mafiosi per trovare il sospettato numero uno, cioè il braccio destro del capo, Vito Lopez, che non vede altra via d’uscita se non consegnarsi alle forze dell’ordine per avere la protezione dello Stato, quello stesso che ha combattuto e dileggiato fino a quel momento.

Ha inizio una serie di interrogatori asciutti e serrati in cui Lopez svela l’organizzazione mafiosa, la struttura gerarchica piramidale con le sue complesse regole organizzative e i suoi avanzamenti di carriera e le scelte di potere fatte per eguagliare in prestigio i clan delle vicine regioni: Lopez, che si rivela un collaboratore arguto e intelligente, dotato di proprietà di linguaggio nonchè di analisi critica, contribuisce in maniera sostanziale a smontare l’organizzazione mafiosa barese, ma nonostante questo non si trova il copevole della morte del bambino.

Forze dell’ordine e mafia mettono in piedi una caccia all’uomo quasi cieca nel tentativo disperato di fare giustizia, ognuno a suo modo: la ricerca e la guerra subiscono una battuta d’arresto all’arrivo della notizia della morte di Falcone, con la moglie e la scorta, quella morte che ha gelato l’Italia e anche ne L'estate fredda gela i protagonisti e fa sembrare inutile e destinata alla sconfitta la lotta contro i cattivi.

Fenoglio e i suoi vanno avanti per inerzia e senso del dovere, ma vanno avanti... e vengono ricompensati dal ritrovamento di indizi successivi, fino allo sconvolgente quanto imprevedibile finale.

Approfondimento

Si inizia a leggere L'estate fredda e si pensa “ Ecco come è il sud Italia”: un monumento come il Petruzzelli bruciato e non ricostruito, bande mafiose che scorazzano in libertà in una Bari semideserta, detto e non detto a metà tra italiano e dialetto, da intuire più che da capire.

La narrazione è intercalata da pochi sprazzi di vita sentimentale dei protagonisti, giusto per dargli una caratterizzazione più umana e aiutare il lettore a capire di chi sono gli occhi con cui sta vedendo i fatti narrati, accennandone il profilo psicologico con pochi tratti ben distribuiti.

Il racconto si snoda con un ritmo serrato, inzialmente arido nella narrazione dell’organizzazione mafiosa, poi piano piano l’aridità si stempera fino al culmine emotivo e improvviso dell’assassinio di Falcone e della sua scorta, che scuote le coscienze di tutti, ora come allora.

Così come nell’omicidio siciliano, anche ne L'estate fredda di Gianrico Carofiglio, il bianco della luce e del bene viene travolto dal buio del male e inizia un’alternanza di luci e ombre in cui alla fine il bianco non è più così bianco e il nero non è più così nero, anzi si annida nel bianco e lo divora da dentro fino ad arrivare alla grigia e amara conclusione dell’investigazione a cui l’unica consolazione è il barlume di speranza che si intravede nel bianco del finale.

Rosalba Romano

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