Categoria: L’ultima ragazza

L’ultima ragazza di Nadia Murad

 

Dal 7 novembre in libreria

Arriva domani in libreria L'ultima ragazza, la commovente quanto diretta ed efficace testimonianza di Nadia Murad, giovane donna irachena che ha provato sulla propria pelle l'odio dell'ISIS subendone sevizie e torture, ma che miracolosamente è riuscita a salvarsi. Una donna oggi libera che vuole denunciare il genocidio del suo popolo e reclamare giustizia, ma soprattutto una donna che con il suo esempio insegna il coraggio e la forza di non lasciarsi schiacciare dalla violenza.

Nell’agosto 2014 la tranquilla esistenza di Nadia Murad, ventunenne yazida del Sinjar, nell’Iraq settentrionale, viene improvvisamente sconvolta: con la ferocia che li contraddistingue, i militanti dello Stato Islamico irrompono nel suo villaggio, incendiano le case, radunano i maschi adulti uccidendone 600 a colpi di kalashnikov e rapiscono le donne, caricandole su autobus dai vetri oscurati. Per Nadia e centinaia di ragazze come lei, giovanissime e vergini, inizia un vero calvario. Separate dalle madri e dalle sorelle sposate, scontando l’unica colpa di appartenere a una minoranza che non professa la religione islamica, vengono private di ogni dignità di esseri umani: per i terroristi dell’ISIS saranno soltanto sabaya, schiave, merce da vendere o scambiare per soddisfare le voglie dei loro padroni.

L’abisso della prigionia, gli stupri selvaggi, le torture fisiche e psicologiche, le continue umiliazioni, insieme al dolore per la perdita di quasi tutti i parenti, vengono raccontati da Nadia – miracolosamente sfuggita agli artigli dei suoi aguzzini – con parole semplici e dirette, e proprio per questo di straordinaria efficacia. Le tremende sevizie le hanno lasciato cicatrici indelebili sul corpo e nell’anima, ma anziché ridurla al silenzio, cancellandone l’identità, l’hanno spinta a farsi portavoce della sua gente e di tutte le vittime dell’odio bestiale dell’ISIS.

Oggi Nadia è una donna libera, che ha scelto con coraggio di denunciare al mondo intero il genocidio subìto dal suo popolo, non per invocare vendetta, bensì per chiedere giustizia, affinché i colpevoli compaiano di fronte alla Corte penale internazionale dell’Aia e vengano giudicati e condannati per i loro orrendi crimini contro l’umanità. Ma il suo messaggio è soprattutto un pressante invito a non lasciarsi sopraffare dalla violenza e a conservare intatta, sempre e comunque, la fierezza delle proprie radici, e una struggente lettera d’amore a una comunità e a una famiglia distrutte da una guerra tanto assurda quanto spietata.

Nadia Murad è un'attivista per i diritti umani. Ha ricevuto il Václav Havel Human Rights Prize e il Sakharov Prize, ed è la prima Ambasciatrice di Buona Volontà dell'ONU per la dignità dei sopravvissuti alla tratta degli esseri umani. È anche candidata al premio Nobel per la pace.

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