Categoria: l´ultima riga delle favole gramellini

Recensione di L’ultima riga delle favole di Massimo Gramellini

Aspettando l’ultimo libro, che uscirà a brevissimo La magia di un buongiorno, di Massimo Gramellini -che per i pochi che non lo sapessero è un giornalista e scrittore che collabora con diverse testate giornalistiche in tutta Italia e nel frattempo scrive saggi e libri che parlano di politica e attualità - dopo aver letto Fa bei sogni, un libro che consiglio caldamente, mi voglio gustare una fiaba che mi scaldi l’animo dopo letture un po’ impegnative. Il titolo è una garanzia L’ultima riga delle favole, l’autore lo conosco bene grazie anche a Fabio Fazio e Che tempo che fa. E’il suo primo romanzo pubblicato per la prima volta nel 2010 dalla Longanesi. La tiratura la dice lunga - oltre 250 mila copie in Italia e tradotto in più Paesi- per cui non mi resta che inforcare occhiali, sistemarmi in posizione orizzontale sul divano e per un paio d’ore guai a chi mi rivolge la parola.“C’era una volta, e c’è ancora, un’anima curiosa che vagava per gli spazi infiniti senza trovare un amore dentro il quale tuffarsi …”, un ottimo incipit per una fiaba,anche se proseguendo mi accorgo che non è roba da bambini. Le tematiche son complesse e il registro linguistico è di carattere medio,tendente al formale, come ogni buon giornalista sa tirar fuori nel momento giusto. Diversi discorsi diretti, ma anche tantissimi flussi di coscienza,espressi con frasi e citazioni a volte aforistiche che sotto certi versi mi ricordano il famoso filosofo detto l’Oscuro, Eraclito, con l’armonia e l’unità degli opposti e questo mi piace.

Andando ancora avanti più che il personaggio Tomàs, ritrovo le problematiche o meglio tratti autobiografici di Massimo Gramellini , ampiamente denudati in Fa bei sogni , per cui mi fa tenerezza il suo impersonarsi nel protagonista del suo racconto, per dare anche volto a un passato personale doloroso di errori o occasioni perdute, di storie consumate male o non vissute affatto. Lo sento come un patteggiamento con quanto è stato . Il punto di focalizzazione è sicuramente interno ed è quello dello scrittore,divenuto interprete della vicenda del libro, ambientata in un mondo fantasioso ,in un luogo chiamato Terme dell’Anima,di forma pentacolare ,il cui significato suscita una leggera angoscia . In verità penso che l’ambientazione sia un’altra,nel suo vissuto, nella sua memoria e rielaborazione di sé . Alla fine come giusta conclusione a una favola, mi godo una riconciliazione, o meglio, un’assoluzione, di certo non facile , del Gramellini con se stesso,che gli procura una vita ricca di emozioni di quiete, una costruzione di personalità di cui lui ne esce appagato .

Mi piace citare una sua frase “ Se la personalità è una serie ininterrotta di gesti riusciti,per la prima volta ebbi la sensazione di possederne una “. Ecco gesti riusciti,obiettivi raggiunti,talenti sfruttati, autostima appagata e costruzione di un individuo unico con il suo passato rimuginato e rielaborato,tanta riconoscenza,commiserazione e passione che sfocia in amore. Sto parlando di Tomàs? No direi proprio di no, ma di Massimo.E finisco o meglio termina Gramellini: ” Non esiste una gomma per cancellare i ricordi, però esiste qualcosa che può ripulirli da tutto il dolore che contengono “ Che questa possa essere la scrittura ?

abc
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