Categoria: L’uomo duplicato

Recensione di L’uomo duplicato di José Saramago

In L’uomo duplicato Tertuliano Máximo Afonso è un professore che insegna storia presso una scuola media quando, dietro consiglio di un proprio collega, noleggia un film dal titolo “Chi cerca trova”. Sarebbe stata una tranquilla serata, quella in cui Tertuliano Máximo Afonso decide di guardare la pellicola, se uno dei personaggi secondari non fosse interpretato da un uomo identico a lui. Il momento in cui il nostro professore si accorge di questa incredibile somiglianza, costituisce l’inizio di una ricerca per risalire all’identità del sosia. Ma se si pensa che questo particolarissimo romanzo racconti semplicemente l’iter perseguito da Tertuliano Máximo Afonso nella ricerca del proprio alter ego, si commette un errore, perché i veri problemi inizieranno quando i due si troveranno faccia a faccia…

José Saramago in L’uomo duplicato porta all’estremo la suggestiva esplorazione che l’uomo compie verso se stesso, con la prerogativa che la propria unicità è assolutamente incontestabile. Ognuno pretende di costituire un pezzo inconfondibile all’interno di un ordine universale in cui ci si sente esistenti solo se “non-ripetibili”. Saramago smentisce questa unicità, che ogni essere umano pensa di possedere per diritto fin dalla nascita, sottolineando che il sentirsi speciali non coincide con quanto avviene nella realtà, entro la quale le copie umane troppo spesso si affollano senza distinguersi veramente. È difficile comprendere che molto spesso ciò che siamo a livello di pensiero non lo dobbiamo a una nostra capacità critica, ma all’opinione proposta dal gruppo, e che noi accettiamo in modo indiscriminato. Queste dinamiche vengono oscurate da quella variabilità genetica di cui la natura si fa garante, illudendoci che la diversità sia qualcosa di sacro e inviolabile. Ma nel romanzo di Saramago il principio dell’“in-differenzazione” cui la società umana si rivolge, si svela divenendo un dato di fatto, visibile e palpabile. Se non si lotta contro questo principio, si rischia di vivere secondo una modalità imposta dagli altri, perdendo di vista la propria identità.

Grazie a una scrittura audace, libera dalle regole narrative cui in genere il “senso comune” porta a sottostare, Saramago fa sentire la propria voce e il suo pensiero diventa il vero protagonista del romanzo, laddove la storia è semplicemente un pretesto per dare spazio a una concezione tutt’altro che scontata. Il finale del romanzo, forse un po’ prevedibile, è tuttavia molto deciso; l’assenza delle mezze misure, infatti, rende ancora più forte quella frustrazione che si avverte fin dalle prime pagine. L’uomo duplicato è un romanzo consigliato a chi ha voglia di riflettere in modo autentico sulla propria persona, aprendosi alla questione che ossessiona il professor Tertuliano Máximo Afonso: chi è l’originale e chi il duplicato?

Elisabetta Rizzo 

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