Categoria: L’uroboro di corallo

Recensione di L’uroboro di corallo di Rosalba Perrotta

Bisogna programmarsi la mente in modo da non soffrire, se soffrire non serve. Tutto dipende dalla definizione della situazione: cambiamo la definizione e cambieranno le nostre reazioni.

Anastasia sta passando un brutto periodo: il marito le ha chiesto il divorzio e si è risposato, sua figlia Nuvola ha cambiato idea sul matrimonio proprio il giorno in cui avrebbe dovuto sposarsi e l’altra figlia Doriana, sposata e con un figlio adolescente è in crisi con il marito. La ciliegina sulla torta è scoprire che ha ereditato insieme a tre cugine che lei ha sempre evitato perché la madre, che l’ha cresciuta in modo tradizionale e conservatore, gliele ha sempre dipinte come “cattiva compagnia”, una palazzina ai bordi del quartiere più malfamato di Catania. Che fare?

Anastasia si trova combattuta tra il voler obbedire agli insegnamenti materni che l’hanno accompagnata in tutte le sue scelte fino ad oggi e il voler accettare la sfida che la vita le offre: incontrare le cugine sempre evitate, visitare la palazzina ereditata spingendosi fino in un quartiere pericoloso, mentire alle figlie che si preoccuperebbero sapendola in auto da sola alla sua età. Anastasia sceglie di correre il rischio e scoprirà che le cugine non sono poi così male, anzi sono simpatiche e indipendenti, proprio come vorrebbe essere lei. All’interno della palazzina le cugine trovano un baule con alcuni gioielli che si divideranno. Anastasia diventerà casualmente la proprietaria di una spilla raffigurante un Uroboro di Corallo, da sempre simbolo di rinnovamento; proprio ciò di cui ha bisogno.

L'uroboro di corallo è stata una piacevole scoperta e consiglio vivamente a tutti di leggerlo. Al primo impatto sembra un po’ frivolo per il modo ironico in cui è narrata la storia, eppure affronta temi seri e attuali quali il pregiudizio legato all’età e la trasformazione delle relazioni familiari. È un romanzo che parla di cambiamento, non solo quello di Anastasia che crede che la sua vita sia migliorata grazie ai poteri magici della spilla con l’uroboro, ma anche quello delle figlie, delle cugine e di tutti i personaggi che piacevolmente ci accompagnano nella lettura.

Non saprei definire il genere letterario di appartenenza, perché L'uroboro di corallo ne contiene diversi. Sarebbe perfetto da trasformare in copione teatrale per la singolarità dei personaggi e la particolarità della storia.

Un post condiviso da Leggere a Colori (@leggereacolori) in data:

Approfondimento

Così è la vita. That’s life. C’est la vie. C’est triste mais c’est la vie et ça change (Jean-Jacques Rousseau) e, per finire, come diceva Eraclito: Panta Rei. Tutto scorre, tutto cambia.

Il cambiamento è concepito e possibile fino a che età? Fino a quando possiamo permetterci di prendere scelte diverse da quelle che gli altri si aspettano da noi? Un figlio può dirci che siamo troppo vecchi per cambiare la nostra vita? E il suo non volerci permettere di cambiare da cosa è dettato? Dal senso di protezione o da una forma di egoismo? Non c’è nessuna età limite! La vita va vissuta e vale sempre la pena di prendere una strada diversa se, ciò che stiamo facendo, non ci da soddisfazione. Questo impara e ci insegna Anastasia, fino a ieri troppo impegnata a ubbidire alla madre, al marito, a prevenire i bisogni delle figlie, del nipote, ecc. e oggi invece bellissima e viva nei suoi meravigliosi 71 anni.

abc
INSTAGRAM
In lettura...
Un nuovo libro al giorno sui social: seguici!