Categoria: Marco Weiss

Recensione di I Calabroni di Marco Weiss

La vicenda comincia con i servizi televisivi tedeschi il 9 novembre 1989. Il muro è appena caduto, una grande azienda chimica tedesca intuisce il potenziale di una nuova apertura dei mercati, e decide di acquisire un’azienda in Italia per rafforzare la propria presenza sul mercato mediterraneo.  I protagonisti ci conducono negli anni successivi, in un excursus storico che termina con l’ascesa in politica di Berlusconi.

I calabroni citati nel titolo sono i grandi uomini dell’economia e della finanza, pezzi grossi che di solito si sono fatti da sé. Come i calabroni, l’élite dell’economia ronza infuriata in un’unica arnia. Si tratta di un organismo unico e strettamente legato. Marco Weiss vuole evocare anche la pericolosità di questi animali. Il loro potere è come un pungiglione velenoso, pronto a colpire.

Le metafore tra business men e animali pericolosi sono frequenti. Ad esempio abbiamo un “mastino”, un uomo ringhioso sempre rinchiuso nel proprio ufficio,  un altrettanto ulceroso “dobermann”. Il tipico imprenditore milanese è definito come “cinghiale”.

La narrazione sembra una versione aziendalistica della voce narrante di Amelie nel famoso film del 2001. Come una farfalla che vola tra i fiori, la voce narrante si posa brevemente su ogni personaggio coinvolto più o meno direttamente nella storia, fornendone una descrizione. Ognuno di loro è diverso. I pensieri di alcuni sono caratterizzati da uno stile lineare. Sono uomini d’affari semplici con preoccupazioni semplici, riassumibili in: che ne sarà dei miei affari? Qualcuno è alla porta per spillarmi dei soldi? Ascolto il medico e la moglie o faccio quello che voglio? Dove vado in vacanza?

Altri pensieri ronzano tra un argomento all’altro velocemente e quasi casualmente, in racconti di vita in cui è difficile mantenere l’attenzione.

Alcune riflessioni vanno considerate come oggetti da analizzare, come quella del manager che deve imparare a giocare a golf non per prestigio o per fornire una particolare immagine di sé, ma per il numero di affari che si sviluppano sui prati da gioco. Il lettore viene introdotto in una logica economica realistica, non fatta solo da riunioni in uffici di vetro all’ultimo piano di un grattacielo, ma anche dei momenti informali che determinano la reale riuscita delle transazioni.

In questo ambiente, l’amicizia è “etica dello scambio”, e la stretta di mano è più vincolante di qualsiasi contratto.

Tra i calabroni mancano i tipici ricongiungimenti commoventi da post-caduta, solitamente sempre presenti nei racconti sul tema. C’è sì un ricongiungimento, tra nipote e zio, ma è pieno di opportunismo da un lato e di fastidio dall’altro. Da buon vecchio volume inerente all’economia, non c’è spazio per le emozioni che non siano l’ansia, la paura della sconfitta, il godimento della vittoria.

Tuttavia, sono stranamente presenti piccoli momenti di comicità, di sorrisi a denti stretti, come quando l’appena citato zio chiede al medico di fiducia di controllare se il suddetto nipote ha parassiti.

Se avete un amico o un parente economista o storico, questo è un regalo interessante.

Approfondimento

I calabroni non è fatto solo di anziani uomini in giacca e cravatta. Con un sorriso, possiamo ritrovare la follia degli anni Ottanta nei personaggi secondari. Come Robert, nipote del Dr. Hettche, il quale si presenta allo zio con l’immancabile chiodo e una cresta giallo limone; o come le mogli dei business men, fidelizzate spettatrici di Dynasty e Twin Peaks.

Piccoli indizi ci introducono nello scenario dei cambiamenti in atto nei primi anni Novanta: i nuovi regolamenti sul fumo, la comparsa di espressioni come “risorse umane” e “glocal”, in Italia la nascita del sentimento leghista. Altri elementi sono un fil rouge con il passato e il presente, come l’ostilità tutta italiana per le tasse.

È un peccato che avvenga sempre e solo in un’ottica prettamente maschile, ignorando completamente le trasformazioni del mondo femminile. Le donne, nel libro, ricoprono esclusivamente il ruolo di familiari, mogli o amanti. Gli unici lavori a loro concessi  sono la prostituta, la segretaria e l’insegnante.

Giulia Scaglioni

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