Categoria: marcos y marcos

Recensione di Ancóra di Hakan Günday

L’oscurità non è nemica della luce e nemmeno il contrario. Esiste un’unica, vera opposizione ed è valida soltanto in biologia: vita o morte…

Gazâ ha nove anni ed è un bambino intelligente che è diventato grande troppo in fretta. Orfano di madre e cresciuto con un padre trafficante di schiavi, ha imparato due cose nella sua vita: la sopravvivenza e il disinteresse. Quest’ultimo nasce dalla prima. Ha imparato anche a ignorare gli occhi spaventati degli schiavi chiusi dentro la cisterna e praticamente è come se non sentisse le loro voci che gli chiedono ancóra acqua, cibo, aiuto.

Gazâ è spietato, disumano, senza scrupoli, come suo padre. Solo una cosa risveglia in lui un briciolo di umanità ed è una rana di carta che un afgano di nome Cuma, che significa Venerdì, gli ha regalato. Cuma è infatti l’unico amico che abbia mai avuto.

Un momento di svolta nella vita del giovane viene segnato da un grave incidente; lui è l’unico sopravvissuto e libero dal padre inizia una vita nuova. Legge e studia ma quella oscurità dentro il suo cuore in qualche modo trova sempre la maniera di avere la meglio.

Proprio quella rana di carta diventa per Gazâ quasi un simbolo di speranza, qualcosa che funge da luce alla fine del tunnel, anzi dei vari tunnel dentro i quali il ragazzo cresciuto troppo in fretta si ritrova: follia, droga, violenza. Una continua lotta tra il bene il male in cui lui cerca disperatamente risposte, cerca disperatamente quel confine tra luce e ombra che sembra impossibile da trovare.

Ancóra è un romanzo che racconta, in modo quasi crudele, senza filtri, un mondo che si conosce ma di cui si fa finta di non sapere nulla: quello della schiavitù. Il male è in ogni parola, in ogni pensiero, in ogni momento di questa confessione di Gazâ e la confessione è la forma dell’intero romanzo. Ma tra le righe, tra le crudeltà e le cattiverie che vengono raccontate, tra l’inferno vissuto dagli schiavi e confessato dal protagonista, si legge, grande e invadente, la ricerca di una umanità; una sensazione di non appartenenza.

Se dicessi che leggere Ancóra è stato facile mentirei, se dicessi che mi è piaciuto moltissimo anche. Ma se dicessi che in qualche modo mi ha lasciato dentro una miriade di sensazioni contrastanti allora direi la verità. Perché l’ha fatto.

Non è una lettura adatta a questa rovente estate, se lo chiedete a me, non proprio una lettura da ombrellone insomma, ma è comunque un libro che va letto almeno una volta nella vita. È ricco di tutto, di speranza, di dolore, di doloroso realismo, di ricerca, di luce e buio, di bene e male.

Lo stile è sintetico nei dialoghi – forse a volte troppo – ed è eccessivo in altri punti. Un contrasto che comunque dona alla storia un ritmo incalzante e mai noioso nonostante la delicatezza del tema trattato. Scorrevole presenta comunque alcuni momenti più scorrevoli e altri meno, come quasi tutti i libri, ma questi non tolgono nulla alla fluidità e leggibilità del libro.

Approfondimento

Ed eccoci al connubio tra tv/cinema e lettura.

Oggi, per il mio amato connubio, farò il nome di un regista italiano che secondo me saprebbe fare di questo libro un film decente: Paolo Sorrentino. Forse è una scelta banale (e forse sbagliata?) ma se penso alla sinteticità dei dialoghi, all’eccessivo realismo e alla magnificenza di alcune parti di Ancóra allora mi viene in mente l’ottimo lavoro che Sorrentino ha fatto con La grande bellezza e mi viene da pensare che sarebbe adeguato come regista per un possibile futuro film.

Sicuramente ci saranno molti e molti altri registi più capaci di lui che in questo momento mi sfuggono quindi lascio a voi lettori la parola su questo punto e vi auguro una buona lettura!

abc

Pinna morsicata di Cristiano Cavina

Dal 28 aprile in libreria

Da ieri è in libreria Pinna morsicata, una splendida storia per ragazzi - ma non solo - uscita dalla penna di Cristiano Cavina ed edita da Marcos Y Marcos. Il racconto di come l’amicizia può salvare la vita, anche ad un delfino triste che, suo malgrado, si ritrova un compagni d’avventura. Nuotando pinna a pinna, si sorride, si litiga e si scambiano i segreti. Si diventa molto di più che semplici compagni di rotta. Insieme si nuota più veloci, più leggeri, e si può affrontare tutto: anche il ghigno beffardo di uno squalo.

Era l’avventuroso Pinna Morsicata del Clan di Muso Lungo, saltava sulle onde a perdifiato. La cicatrice sulla pinna lo rendeva unico, speciale. Adesso invece si lascia trasportare dalla corrente, lontano dal suo Clan, senza rotta né compagnia. Pinna Morsicata ha perso la gioia, e quando un delfino perde la gioia, perde tutto. Si è spezzato il cuore con le sue pinne e non vuole parlarne con nessuno: pensa solo a scomparire in fondo al mare. Che buio, laggiù. Tutto quel mare che ti schiaccia, nemmeno una creatura intorno. Poi, di colpo, una voce. C’è un pesce giallo a forma di valigia. “Ho un guasto alle code, continuo a colare a picco, potresti nasarmi in su?” Unire le rotte è necessario. “Porto al sicuro questo pesce a spigoli e poi sparisco di nuovo con la mia tristezza” pensa Pinna Morsicata. Ma è difficile scomparire come si deve, quando ci si ritrova qualcuno tra le pinne. Spigolo conosce tutte le lingue del mondo d’acqua. Ha navigato in molti mari. Anche lui ha perso qualcosa. Nuotando pinna a pinna, si sorride, si litiga e si scambiano i segreti, diventando molto di più che semplici compagni di rotta. Insieme si nuota più veloci, più leggeri, riuscendo ad affrontare anche il ghigno beffardo di uno squalo…

Cristiano Cavina nasce a Casola Valsenio nel maggio del 1974 e c’è ancora dentro fino ai capelli: Made in Casola è il marchio in calce ai suoi romanzi e alle sue mail. Si nutre di storie fin da piccolo, ascoltando i racconti dei vecchi al bar; quando poi scopre i libri, la sua strada è tracciata. Scrive di cose che conosce bene: la sua infanzia in Alla grande (premio Tondelli) e Un’ultima stagione da esordienti; l’epopea di Nonna Cristina in Nel paese di Tolintesàc; la sua storia di figlio senza padre e di padre fuori dagli schemi nei Frutti dimenticati (premio Castiglioncello, premio Vigevano, premio Serantini, Selezione premio Strega); il lavoro nell’immensa cava di gesso alle porte di Casola Valsenio in Scavare una buca; i suoi anni di scuola superiore in Inutile Tentare Imprigionare Sogni. In La pizza per autodidatti trasmette la sua esperienza di ‘pizzaiolo quando c’è’ nella Pizzeria Il Farro di Casola Valsenio: tra impasti, temperature e ricette, ci svela l’importanza del forno per un narratore come lui.

abc

Recensione di In caso di mia morte di Carlene Thompson

Lauren, protagonista di In caso di mia morte, è una ragazza tranquilla che ancora sta cercando un proprio equilibrio, conduce la sua vita in maniera anonima: un lavoro tramandato dal padre nel negozio di fiori, un ragazzo di cui non è troppo innamorata, una piccola noiosa cittadina. Solo i due cani che vivono con lei riescono a farle brillare gli occhi. Tutto questo fino a quando però qualcuno, drammaticamente, non le ricorda che da ragazzina è stata complice inerme di un omicidio, considerato invece dalla comunità come un suicidio.

Una sera di tredici anni prima, insieme alle amiche di sempre, l’amica del cuore muore tragicamente durante quella che doveva essere una ragazzata. Il gruppo, spinto dalla ragazza più forte, decide di non rivelare la realtà degli eventi e lasciano che la situazione venga equivocata. Questo segnerà non solo le loro vite e le porterà ciascuna su strade diverse fino a quando il brutale omicidio di una di loro verrà scoperto e saranno tutte costrette a incontrarsi di nuovo. Si ritrovano quindi ormai tutte adulte, cambiate in base a quelli che sono stati i loro destini: sposate, madri, donne di successo, amanti, ma nessuna di loro ha dimenticato l’amica sfortunata che adesso qualcuno vuole rivendicare.

Ora si sentono tutte minacciate, inequivocabili sono i simboli lasciati sul luogo degli omicidi e che preannunciano chi di loro sarà la vittima successiva. Carte dei tarocchi, cuori, tutto sembra programmato dall’assassino con maniaca precisione, nel fiabesco paesaggio innevato l’atrocità degli omicidi si scontra con l’apparente serenità.

Alcune di loro non riusciranno a sfuggire alla furia omicida che le insegue ferocemente, Lauren sarà duramente messa alla prova. Lei reagisce con carattere alla situazione, spingendosi anche oltre pericolosamente il limite, indagando sul passato delle sue amiche pieno di luci ed ombre che lei non conosceva e soprattutto su quella che era la sua migliore amica morta quella sera di tanti anni prima. Si accorge di non aver saputo quasi nulla di lei e di non essersi accorta di quanto enigmatica fosse la sua vita fino a quel tragico giorno. A distanza di anni la sente sempre presente nel suo cuore e questo la spinge a rischiare la propria vita per scoprire la verità che si nasconde dietro l’apparenza. Questo l’aiuterà a sterzare energicamente anche la sua vita riscattandosi per una colpa che sente di non avere ma che ha pesato su di lei per tutti questi anni.

Finale a sorpresa, non scontato.

Approfondimento

La storia di In caso di mia morte mi è piaciuta molto, ha un ritmo che non annoia. I tanti colpi di scena che si susseguono tengono il lettore incollato. Apparentemente la trama può apparire un po’ scontata all’inizio, ma ci si ricrede man mano che si prosegue la lettura. I personaggi e il contesto ben descritti, elementi molto importanti quando si ha a che fare con una suspense continua. La prima pagina della storia mi dice se sarà un libro per me interessante, spesso è il mio ago della bilancia sulla decisione finale di acquistare o no il libro. Anche in questo caso per me ha funzionato.

Silvia Rabatti

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Una misteriosa devozione di Carlo Zanda

Il giornalista e scrittore Carlo Zanda ci presenta gli amici più fedeli di quarantacinque grandi scrittori: i cani con cui hanno condiviso una parte della loro vita, e del loro successo.

5703331_310717Quando Jo-fi si raddrizza sulle zampe, Sigmund Freud capisce che la seduta è terminata. Konrad Lorenz insegna ai suoi cani il doveroso rispetto per le oche. Carlo, terranova di pelo scuro, è l’unico essere da cui Emily Dickinson si senta veramente capita. Dino Buzzati possiede e si sente posseduto da tre cani. Nei suoi lunghi anni al confino, Carlo Levi non è mai solo: il suo cane Barone lo accompagna anche dall’arciprete e dal podestà.

Petote, il cane di Goffredo Parise, se non ha l’anima poco ci manca. Baldo, il cane-filosofo di Franco Marcoaldi, è fonte inesauribile di buonumore. Tra i tanti cani di Franca Valeri, Roro è quello che più ama la vita d’albergo. Giuseppe Tomasi di Lampedusa si sveglia la notte per consolare il suo Crab dai brutti sogni. Françoise Sagan approfitta di un’intervista televisiva per lanciare un pubblico appello, quando il suo inseparabile Youki scompare…

Incontri, passioni, avventure: Una misteriosa devozione racconta quarantacinque scrittori e i cani della loro vita. “Quello tra scrittori e cani è un legame che ha attraversato la storia della letteratura, benché i musi ispiratori siano spesso rimasti nell’ombra. L’idea di questo libro è proprio quella di mettere in luce una relazione che oltre a essere profonda è anche meravigliosamente misteriosa.”

Carlo Zanda, nato a Cagliari, abita a Milano e Sarzana. Giornalista professionista, ha lavorato per i maggiori gruppi editoriali, alternando la scrittura a ruoli di direzione. A Milano ha fondato Areadog, la prima associazione di cittadini che nel quartiere Ticinese gestisce uno spazio comunale riservato ai cani. Con Marcos y Marcos ha pubblicato Un bel posticino. La Spoon River di Hermann Hesse.

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Argéman di Fabio Pusterla

Le urla: le temevano. Appunto per questo mandavano i cani. Ma io non urlo, canto senza luce. Questo in realtà li spaventa: la voce impercettibile che chiama.

Argéman (1)Argéman: sono lingue di neve perenni annidate in certi anfratti di montagna. Iris argeman è un fiore purpureo del deserto. Nahal Argeman è un villaggio in Palestina, che dalle alture guarda il Giordano. Intorno, terra bruciata, muri che chiudono territori feriti.

Sono richiami lontanissimi, neve alpina e sabbia orientale, passaggi stringenti. Piccole porte dove si affacciano volti e paure, domande che lacerano. Vengono bambini di pietra, vengono i cadaveri strappati dagli smottamenti alle Cinque Terre e trascinati dalle correnti a Saint-Tropez, verso gli yacht lussuosi dei ladri; vengono le madri della Terra di lavoro, fra il Volturno e Gaeta, dove l’elenco dei tumori è stato silenziato.

Ciò che più conta è indifeso: spazziamo dunque via la neve dagli occhi, vinciamo il silenzio delle mani, il silenzio delle ossa. Oltre la piccola porta, lungo un grigio bituminoso, senza speranze o nostalgie, cerchiamo valli più morbide, una terra su cui varrà la pena camminare.

E mentre noi frughiamo nel terriccio dei nostri anni di plastica, in un reticolo di arterie e vene, senza trovare via di fuga, appari all’improvviso, senza bagliore o ronzio per annunciarti, leggera smeraldina, libellula, messaggera dei cieli e degli stagni. Nega l’ovvio, schiudici un’altra più segreta geometria.Tocca ogni cosa, sillaba bene il suo nome e falla vera.

La voce del poeta viaggia a ritroso, contro la corrente, verso la sorgente, per reinventare il suo dovere di memoria; perché nel dialogo profondo e muto tra la poesia e i suoi lettori, ha ricordato Fabio Pusterla ricevendo il Premio Napoli, in questo riconoscerci uguali davanti al mistero della bellezza, risiede forse la nostra estrema possibilità di strapparci alla pura biologia, alla pura causalità, alle forze cieche.

Nato a Mendrisio nel 1957, Fabio Pusterla si laurea a Pavia con Maria Corti. La prima raccolta di poesie, Concessione all’inverno, esce a Bellinzona nel 1985. La sua poesia selvatica, luminosa, molto comprensibile, conquista il pubblico: una poesia che combina tempeste e spiragli, nature sublimi e catrame, lampi lirici, ma anche tuoni politici. Da allora, si succedono Bocksten, Le cose senza storia, Pietra sangue, Folla sommersa e Corpo stellare. Significativa anche la sua amicizia con Philippe Jaccottet, celebre poeta francese di cui traduce varie opere. Fabio Pusterla ha ricevuto il Premio Montale (1986), il Premio Schiller (1986, 2000, 2011), il Premio Dessì (2009); i Premi Prezzolini (1994), Lionello Fiumi (2007) e Achille Marazza (2008) per la traduzione letteraria; il Premio Gottfried Keller (2007), il Premio svizzero di letteratura (2013) e il Premio Napoli (2013) per l’insieme dell’opera. Vive ad Albogasio, sulla frontiera fra Italia e Svizzera. Argéman, pubblicato da Marcos y Marcos, è disponibile in libreria verso la metà di settembre al prezzo di Euro 16,00.

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Toccata e fuga di Lisa Gardner

Un nuovo romanzo per Lisa Gardner, vera star del thriller: i suoi libri sono tradotti in tutto il mondo e ogni volta scalano regolarmente le vette delle classifiche del New York Times.

Toccata e fuga

"Questo è quello che so: il dolore ha un sapore. Stasera, il mio sa di arancia”.

Wyatt Foster è un uomo che fa innamorare: calmo, sorridente, osservatore, più incline ad ascoltare che a parlare. Tessa Leoni, insieme a lui, vorrebbe mettersi i tacchi, sciogliersi i capelli, ma per il momento deve aspettare. Ora devono soltanto indagare insieme, e non c’è tempo da perdere, perché addiritura un’intera famiglia è stata rapita: Justin, Libby e Ashlyn Denbe.

Anche Justin, in realtà, è un uomo che fa innamorare: forte, sensuale, generoso e persino ricco, promette di regalarti il mondo. Libby si è innamorata di lui, tantissimo; quando è nata Ashlyn ha pensato che la sua felicità non sarebbe mai finita.

Poi, quindici anni dopo, scopre con terrore che Justin la tradisce con una ventenne.

Non bastano di certo una collana di brillanti e una cena romantica per recuperare la fiducia. Come affrontare, adesso, costretti a un’intimità forzata, l'incubo di un sequestro?

Fuori, nel mondo libero, Tessa e Wyatt cercano indizi a perdifiato. Ci sono misteriosi buchi finanziari nella grande azienda di Justin, e i dirigenti non fanno altro che mentire.

Chi ha rapito la famiglia Denbe mentre era in casa, doveva conoscere i codici per disattivare l’antifurto. Doveva essere una persona vicina, quindi, ma perché non arriva alcuna richiesta di riscatto? E soprattutto, si chiedono Tessa e Wyatt, saranno ancora ancora vivi, Justin, Libby e Ashlyn Denbe? Noi lettori però lo sappiamo bene: sono vivi, in grande pericolo e tutti e tre nascondono un segreto. Chissà se Wyatt e Tessa riusciranno a salvarli…

Lisa Gardner ha avuto un’infanzia normale, una casa normale, una famiglia normale. Quando le chiedono perché mai una donna dolce e bella come lei scrive romanzi così neri, risponde che forse è grazie a tutta questa normalità. Marcos y Marcos ha già pubblicato La vicina e A chi vuoi bene. Il suo ultimo lavoro, Toccata e fuga, è disponibile in libreria al prezzo di Euro 17,00.

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