Recensione di La donna orso di Karolina Ramqvist

Non potevo non interrogarmi sulle cause, e ora so che ci sono molti ed evidenti punti di contatto con la storia cui stavo lavorando io, con il castigo, l’isolamento e con i miei motivi personali.

Cosa significava essere donna nel 1550? E soprattutto quanto era diversa la condizione femminile nel Cinquecento da quella contemporanea? La risposta a queste domande è nella storia Marguerite de La Roche, giovane donna abbastanza benestante che rimasta orfana, con in eredità tutti i possedimenti di famiglia, viene affidata a Jean François Roberval come suo tutore.

Imbarcata con Roberval in una delle prime spedizioni coloniali, a causa di uno scandalo sessuale a bordo della nave, viene abbandonata incinta su un’isola, insieme a una domestica e al suo amante. Sola contro la natura selvaggia e i suoi elementi, vestita con pelli di animali e difesa dal suo solo fucile, Marguerite riuscirà a sopravvive non solo a condizioni climatiche impossibili, ma anche a dolori inenarrabili, a sofferenze e fatiche oltre ogni umana sopportazione. La forza e la caparbietà di Marguerite, la sua lucidità anche nei momenti di più profondo sconforto, la tenacia con la quale difenderà la sua vita ed i suoi sentimenti, diventano per l’autrice motivo di riflessione profonda sul ruolo della donna non solo nei secoli ma anche nella società contemporanea, e soprattutto si fanno strumento di analisi della sua stessa condizione. Attraverso un continuo parallelismo tra passato e presente, tra la vita ricostruita di Marguerite e la vita vissuta e ricordata della scrittrice, l’esistenza delle due donne si fonde davanti agli occhi del letture e l’una diviene allo stesso tempo riflesso e contrasto dell’altra; le epoche, i sentimenti, le aspirazioni, i dolori e le ambizioni delle due donne si fondono in una vita invincibile e meravigliosa, che travalica la storia e non solo fa luce sul passato ma squarcia il presente e ne permetta una nuova lettura, realtà e finzione si mescolano fino a fornire uno spaccato femminile che racconta di tutte le donne, di tutte le epoche, madri e figlie a confronto nel difficle percorso verso la maturità, verso la consapevolezza di se stesse e del proprio ruolo.

La donna orso è un romanzo di grandi suggestioni, alternate a una intensa ricerca storica che si concede profonde riflessioni sul ruolo della donna, sulla sua condizione culturale e sociale, sulla percezione della donna e di come la collocazione socio-culturale della donna si sia modificata nei secoli. Ma è anche un meticoloso lavoro di studio e di analisi storica, di ricerca di materiali e inizi per ricostruire la vita e la storia di Marguerite, i sui pensieri, le sue paure, i suoi sogni e le sue dolorose perdite. Alternando presente e passato, storia e attualità, l’autrice dà forma alla storia della donna orsa, e allo stesso tempo analizza anche la sua storia, il suo essere madre, scrittrice e donne e apre una nuova luce sulla sua stessa esistenza

Approfondimento

Romanzo storico e allo stesso tempo racconto autobiografico, riflessione profonda sulla condizione femminile e sulla maternità, ma al tempo stesso analisi impietosa sugli stereotipi e le sovrastrutture che ancora oggi si affastellano attorno al ruolo sociale e familiare delle donne. La donna orso è composto da tanti piccoli pezzi che, come in un puzzle, trovano senso e fondamento con l’avanzare della narrazione, per finire di ricomporsi nelle due grandi figure femminili  protagoniste del romanzo, la scrittrice e Marguerite, donne forti che danno senso alla storia e a tutte le storie di donne rimaste nell’anonimato per troppo tempo.

Ho sempre pensato che dentro di me si svolgesse una sorta di competizione tra luce e oscurità, a volte percepivo la luce come ciò che era in me dall’inizio e l’oscurità come ciò che si era infiltrato, a volte l’inverso, ma quello scontro di forze si spostava in modo tale che le energie sembravano trovarsi per la maggior parte al di fuori di me. Ero solo un contenitore attraverso il quale si muovevano.

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