Recensione di La Donna del bosco di Hannah Kent

Siamo in Irlanda nel 1825. Nòra rimane vedova di Martin, morto per un malore tra i campi; da poco ha subìto anche il lutto per la sua unica figlia Johanna, ed all’improvviso si trova da sola ad affrontare i problemi economici e soprattutto a crescere Micheàl, figlio di Johanna, che da quando la madre è morta non sembra più un normale bambino di 4 anni, non riesce a camminare né a parlare né ad esprimersi.

Nòra non lo mostra in giro, lo nasconde, un po’ per vergogna un po’ per proteggerlo dalle malelingue….la comunità infatti è molto legata alle tradizioni ed alle superstizioni, e i pochi che l’hanno visto parlano del bimbo come di un changeling: una sorta di spirito cattivo, brutto e informe che ha preso il posto del vero Micheàl bello e sano che sarebbe adesso nelle mani del Buon Popolo, il cui unico scopo è creare scompiglio tra gli umani, portare sfortuna, morte e disgrazie.

Nòra ha bisogno di risposte: sa che l’unica volta che era andata a trovare la figlia a casa del marito in un’alta contea, Michèal era sano, vivace e aveva cominciato a dire le sue prime parole. Poi dopo la morte della figlia, avvenuta in strane circostanze qualche mese fa, quello che il genero ha portato ai suoceri per badare a lui, non era più il bimbo che lei conosceva. Doveva per forza essere successo qualcosa che lo aveva cambiato e reso un mostriciattolo urlante, con i piedi storti, ed incapace di comunicare.

Ha cercato una cura rivolgendosi al dottore del posto, che si è preso solo i suoi soldi, ma non ha dato nessun rimedio “Vostro nipote è cretino. Non c’è niente che possa fare per lui”; ha chiesto aiuto al prete per un esorcismo, ma Padre Healy non crede ai malefici, e anche lui non ha soluzioni “è mio dovere elevare la gente di questa valle a un senso di moralità che risponda alle esigenze della nostra fede”.

Non rimane che rivolgersi a Nance Roche, l’anziana donna del bosco, che è una levatrice, una guaritrice e anche una strega che parla e sente gli spiriti;

“Che razza di donna vive da sola con una carpa e un tetto basso di erbe appese ad essiccare? Che razza di donna sta in compagnia degli uccelli e delle creature che dimorano sul confine tra luce e ombra? Che razza di donna troverebbe soddisfazione in un’esistenza tanto isolata, senza il bisogno di figli e del conforto di un marito? Una donna che è stata scelta per varcare i confini. Che comprende i misteri del mondo e che vede nei rovi spinosi la scrittura di Dio”. Nance è certa che il bimbo sia un changeling, e lei “ha il dono della guarigione. Non come quelli che sostengono di saperti curare e vogliono solo alleggerirti un po’ di liquore”

L’unica persona a non provare repulsione per il piccolo Michèal è Mary, la giovane ragazza che aiuta Nòra a gestire la casa e a badare al bambino; Mary è restia a seguire i metodi di guarigione di Nance e a somministrargli le erbe velenose che gli prescrive e che lo fanno star male.

Alcune persone sono diverse, Nance. Nascono fuori dalla realtà, con la pelle più sottile, uno sguardo più acuto che riesce a cogliere ciò che sfugge agli altri. I loro cuori consumano più sangue del normale e per loro i fiumi scorrono in modo diverso.

Ne “La donna del bosco” viene rappresentato il conflitto tra superstizione e fede, tra antiche credenze e razionalità, tra cosa sia sbagliato e cosa giusto. In un contesto in cui sembra abbastanza facile prendere una chiara posizione, la storia è descritta in un modo estremamente obiettivo. I diversi punti di vista sono così approfonditi che il lettore inaspettatamente si trova a prendere le parti prima di Mary che vuole proteggere Michèal, poi di Nance che vuole e sa di poterlo salvare e anche di Nòra che è profondamente disperata.

Sembrerebbe una storia antica e retrograda, ma è vicina a molte realtà moderne, in cui spesso ci si affida a credenze laddove i metodi tradizionali non funzionano; è una storia che brucia; è una storia che fa male.

Amelia Sara Macca [amazon_link asins='8856633191,B07582KK9M' template='ProductCarousel' store='leggacolo-21' marketplace='IT' link_id='53317444-7a37-11e8-b47b-1bf24f98f813']abc

Recensione di Jeremy Poldark di Winston Graham

“Non è forse la verità ciò che si cerca di appurare in un processo? Lo scopo è fare vera giustizia oppure dare ascolto alle menzogne che i testimoni andranno a raccontare in aula?”

Il 1790 per il capitano Ross Poldark è un anno cupo, un anno in cui la sorte sembra essersi accanita su di lui e sulla sua famiglia. “Sua figlia era morta, suo cugino lo aveva tradito, il progetto della fonderia a cui aveva dato tutto se stesso era ridotto in cenere”.

A questo si aggiunge l’accusa mossa contro di lui dalla Corona per aver incitato numerosi cittadini alla rivolta e al saccheggio di due navi in difficoltà. Con il vento caldo della rivoluzione che soffia impetuoso dalla Francia, essere visti come un fomentatore di folle e bollato come giacobino può diventare incredibilmente pericoloso: sulla testa di Ross pende, infatti, una triplice accusa che potrebbe portarlo all’impiccagione.

Il capitano Poldark non sembra però intenzionato a trovare un alibi capace di giustificare la sua condotta, ostinandosi ad attaccarsi al concetto stesso di verità. Non cerca una via d’uscita semplice: non vuole abiurare né nascondersi dietro una momentanea forma di instabilità mentale causata dalla morte della figlia. Va incontro al suo destino, qualunque esso sia. O, almeno, questo sarebbe il suo proposito originale. Poi però si ricorda di Demelza, la giovane moglie che segue con spavento e apprensione le diverse fasi del processo. Non può comportarsi come se lei non ci fosse e non facesse parte della sua vita anche se questo vuol dire dover ritrattare la sua posizione, rimettendo tutto in discussione. Ma è davvero un sacrificio che compie solo per lei o anche per sé stesso? Si tratta di una forma di amore per la donna che ha sposato o di semplice autoconservazione?

Con questi dubbi aggrovigliati nella mente, Ross ascolta le risposte dei testimoni chiamati a deporre durante il processo. Ma quale sarà la sentenza? Sarà un uomo libero, prigioniero o destinato alla morte? A questo interrogativo si aggiunge la consapevolezza della natura incerta e imprevedibile del futuro che fa del vivere un’implicita accettazione di una serie infinita di rischi. La vita non è mai una somma di certezze o di giochi calcolati. Ma Ross sarà ancora disposto a rischiare?

Approfondimento

Jeremy Poldark è il terzo dei dodici romanzi ambientati da Winston Graham in Cornovaglia tra il 1783 e il 1820. In questo terzo volume si respira costantemente un’atmosfera soffocata dalla cupezza e dallo sconforto. C’è un sottofondo stabile che rimanda i protagonisti ad un senso di resa e sconfitta. Sono personaggi che la vita ha cercato di piegare, colpendoli nei loro affetti più profondi e nelle loro iniziative più importanti. Ma loro non si abbattono e provano a rialzarsi: accettano compromessi, trovando la forza di perdonare e dimenticare. Vanno avanti. Osservano da lontano quella Francia che sembra quasi incitarli a non mollare, seguitando a lottare per ciò in cui credono.

Perché la Rivoluzione francese può fare paura, ostentando la sua incontenibile sete di cambiamento, ma può anche essere un invito a non sedersi, a non cedere. Un invito a continuare a credere in un possibile miglioramento. Una spinta a continuare a sperare. Sperare sempre, nonostante tutto. Combattere, rischiare, forse anche soffrire nella consapevolezza che la vita può essere anche questo. Ma solo così si potrà dire di aver provato a costruire qualcosa, contribuendo alla propria e all’altrui felicità. Solo così si potrà dire di aver vissuto davvero.

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Recensione di Giacomo Casanova – La sonata dei cuori infranti – di Matteo Strukul

“Avventuriero, seduttore, spadaccino e cabalista, quell’uomo sguazzava come un pesce nell’acqua fra sfide e duelli, vizi e inganni. Il suo nome era sinonimo di guai, e incrociare il suo sguardo una volta di troppo poteva risultare fatale.”

 Giacomo Casanova è appena tornato a casa, nella sua città: Venezia. La Serenissima versa in uno stato di decadenza e abbandono. Le pessime condizioni di salute del doge Francesco Loredan sono terreno fertile per quanti ambiscono al potere, primo fra tutti l’inquisitore Pietro Garzoni. In questo scenario burrascoso e degenerato, a sua insaputa Casanova si trova a ricoprire un ruolo fondamentale, impersonando una delle pedine centrali di un gioco altamente rischioso.

Raggiunto alla Cantina do Mori dalla splendida Gretchen Fassnauer, Casanova prende parte ad una rocambolesca rissa in difesa della fanciulla. La Fassnauer comunica a Giacomo il desiderio della contessa Margarethe von Steinberg di incontrarlo. Cosa potrebbe volere da lui una nobile austriaca? Forte del suo fascino, Casanova si reca dalla contessa che è pronta a lanciargli una sfida. Se il famoso seduttore sarà in grado di conquistare la giovane Francesca Erizzo, figlia di uno dei maggiorenti della città, la contessa potrà essere sua.

C’è qualcosa di visibilmente strano in quella sorta di scommessa. Perché aver scelto proprio la giovane Erizzo, apparentemente così facile da sedurre? E perché poi offrirsi a lui così impunemente? Casanova accantona presto questi dubbi. Sa bene che dietro quella bizzarra proposta potrebbero celarsi numerose insidie ma vuole vincere. È la sua stessa indole impetuosa e folle a guidarlo. Però qualcosa di inaspettato lo confonde: Francesca. La ragazza dai ricci rosso mogano, imprevedibilmente, lo sconvolge spalancandogli la strada verso un sentimento mai provato prima. Ancora intontito da questa rivelazione, Casanova viene sfidato a duello dal fidanzato della fanciulla. Le leggi di Venezia proibiscono questa pratica per questo i due, accompagnati dai rispettivi secondi, si recano in un luogo appartato e lontano da sguardi indiscreti. Senza volerlo ma non potendolo evitare, Giacomo trafigge il suo avversario. Ora tutto cambia: a causa del suo gesto non solo rischia di essere condannato alla pena capitale ma soprattutto di perdere per sempre Francesca.

Nel frattempo l’inquisitore Garzoni, stanco di aspettare, decide di fabbricarsi autonomamente le prove contro Casanova. Trovato in possesso di testi posti all’Indice, Casanova viene rinchiuso ai Piombi. È tutto finito? La sua fama di avventuriero verrà sepolta da una fine assurdamente ingloriosa? Ma cosa è realmente successo e quali erano i veri obbiettivi della contessa? Giacomo non ha ancora risposte ma sa che, nonostante tutto, pur odiandola è anche grato alla von Steinberg perché tramite lei ha incontrato Francesca e scoperto l’amore.

Approfondimento

Mentre leggevo il romanzo di Matteo Strukul, ho recuperato dei vecchi appunti di letteratura italiana in cui accanto al nome di Casanova si legge “letterato, avventuriero, libertino, parassita, giocatore baro”. Forse sono proprio queste ultime due caratteristiche che l’autore ha deciso di lasciare da parte. Nei ringraziamenti, Strukul parla di Casanova come di uno dei “più incredibili antieroi della storia” ed è proprio questa l’immagine che emerge dalle pagine del romanzo. Romanzo d’avventura prima ancora che storico. Romanzo in cui, così come noi, anche Casanova ignora la trama degli eventi. Agisce ma viene anche agito: dai suoi nemici, dai sentimenti e della vita. Dominato dal desiderio di vivere l’istante fino alla sua essenza, spesso incapace di riflettere sul futuro, Casanova è l’eroe del carpe diem.

Se Casanova è l’indiscusso protagonista del libro è però vero che i riflettori si accendono alternativamente su ciascuno degli altri personaggi. A ognuno è offerta l’occasione di mostrarsi, con le sue debolezze e i suoi tormenti. A ognuno è anche offerta la possibilità di cambiare, aprendosi ad una nuova vita. Non tutti la accettano: alcuni la sfiorano per un breve attimo per poi lasciarla svanire, altri la disdegnano platealmente. Ma quella possibilità esiste. Sempre. Per tutti.

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Il bambino del treno di Paolo Casadio

Dal 16 gennaio in libreria

A pochi giorni dal Giorno della Memoria arriverà in libreria Il bambino del treno, un romanzo di Paolo Casadio edito Piemme. La storia di un padre e un figlio, di una lotta contro il tempo per salvare chi si ama, Il bambino del treno è un racconto sulla resistenza dell’animo umano nell’accettare la verità, quando questa si rivela agghiacciante.

Prendere la decisione, perché altre non ce ne sono: sabotare il treno, impedirne in qualsiasi modo la ripartita, poiché non esiste un loro, un suo, un mio: soltanto un nostro.

Il casellante Giovanni Tini è tra i vincitori del concorso da capostazione, dopo essersi finalmente iscritto al pnf. Un'adesione tardiva, provocata più dal desiderio di migliorare lo stipendio che di condividere ideali. Ma l'avanzamento ottenuto ha il sapore della beffa, come l'uomo comprende nell'istante in cui giunge alla stazione di Fornello, nel giugno 1935, insieme alla moglie incinta e a un cane d'incerta razza; perché attorno ai binari e all'edificio che sarà biglietteria e casa non c'è nulla. Mulattiere, montagne, torrenti, castagneti e rari edifici di arenaria sperduti in quella valle appenninica: questo è ciò che il destino ha in serbo per lui. Tre mesi più tardi, in quella stessa stazione, nasce Romeo, l'unico figlio di Giovanni e Lucia, e quel luogo che ai coniugi Tini pareva così sperduto e solitario si riempie di vita. Romeo cresce così, gli orari scanditi dai radi passaggi dei convogli, i ritmi immutabili delle stagioni, i giochi con il cane Pipito, l'antica lentezza di un paese che il mondo e le nuove leggi che lo governano sembrano aver dimenticato.

Una sera del dicembre 1943, però, tutto cambia, e la vita che Giovanni, Lucia e Romeo hanno conosciuto e amato viene spazzata via. Quando un convoglio diverso dagli altri cancella l'isolamento. Trasporta uomini, donne, bambini, ed è diretto in Germania. Per Giovanni è lo scontro con le scelte che ha fatto, forse con troppa leggerezza, le cui conseguenze non ha mai voluto guardare da vicino. Per Romeo è l'incontro con una realtà di cui non è in grado di concepire l'esistenza. Per entrambi, quell'unico treno tra i molti che hanno visto passare segnerà un punto di non ritorno.

Paolo Casadio, nato a Ravenna nel 1955, figlio di una generazione cui i genitori non insegnavano il dialetto, s'interessa da anni alla lingua e ai racconti della sua terra. Esordisce come coautore con il romanzo Alan Sagrot (Il Maestrale, 2012). La quarta estate, ambientato a Marina di Ravenna nel 1943, è il suo primo romanzo come autore singolo.

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Recensione di I coraggiosi saranno perdonati di Chris Cleave

I coraggiosi saranno perdonati è ambientato in una Londra che verrà presto sconvolta dai bombardamenti e comincia con l’arruolamento di una delle protagoniste femminili del libro, Mary North. Il War Office le assegna un posto temporaneo di insegnante in una scuola operativa per bambini che verranno sfollati in campagna. Qui conosce Zachary, un ragazzino americano figlio di un musicista nero, analfabeta e ribelle con cui instaurerà un bellissimo rapporto. Purtroppo, avendo un modo alternativo di insegnare, Mary non viene ritenuta adeguata all’incarico e viene esautorata; questa situazione le permetterà di incontrare il suo primo amore, Tom, il quale, in qualità di dirigente del distretto scolastico, le assegnerà una nuova classe di bambini particolari a cui si aggiungerà, dopo qualche mese, Zachary.

La storia d’amore tra Tom e Mary procede a piccoli passi, visto il carattere opposto dei due, ma cresce piano piano anche se tra loro si frappongono Hilda, la migliore amica di Mary, e Alistair, amico di Tom e personaggio assai intraprendente e aitante che attirerà l’attenzione delle due ragazze.

Purtroppo Alistair si arruola e parte per la Francia, dove vivrà le sofferenze di Dunkerque e verrà dopo poco tempo riassegnato alla divisione stanziata a Malta, dove soffrirà la fame in un assedio lungo un anno.

Quando il conflitto a Londra diviene una realtà cupa di incursioni aeree notturne, bombardamenti e macerie il romanzo cambia registro, la leggerezza lascia il passo al dramma e i quattro personaggi, Mary, Hilda, Tom e Alistair, avranno modi completamente diversi di fronteggiare la paura dell’ignoto: Mary si arruolerà come autista di ambulanze, la sua fedele amica Hilda come infermiera e Tom tirerà fuori il suo coraggio per salvare la vita di Zachary nel bel mezzo di un bombardamento notturno.

Alistair ci farà conoscere un capitolo meno noto del secondo conflitto mondiale, ovvero la resistenza di una guarnigione di soldati inglesi assediata dalle forze italiane e tedesche nell’isola di Malta.

Chris Cleave si è basato sulle testimonianze dei nonni per scrivere I coraggiosi saranno perdonati, anche se poi la sua narrazione si allarga fino a riflettere sulle ragioni della guerra e sul senso della pace; parla di una generazione costretta a scegliere in fretta e a lottare per costruire un futuro migliore per tutti.

Approfondimento

I coraggiosi saranno perdonati è una storia di sentimenti, un dramma alleggerito da un’ironia molto british, un libro ricco di pagine che affrontano tematiche quali il razzismo, l’autoaffermazione femminile e l’integrazione sociale.

Un romanzo che parla di una grande amicizia tra donne che in qualche momento vacillerà ma ritornerà a essere più forte di prima e di una grande amicizia tra compagni d’armi e dimostrerà che anche senza avere la divisa cucita addosso si può essere comunque eroi in guerra.

Manuela Delfino

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Golden Hill di Francis Spufford

 

Dal 16 novembre in libreria

Da pochi giorni è arrivato in libreria Golden Hill, il nuovo superbo romanzo di Francis Spufford edito da Bollati Boringhieri, un lavoro di fattura straordinaria che il pubblico e la critica inglese hanno accolto con entusiasmo. La scrittura brillante dell’autore di L’ultima favola russa, e la sua incontenibile immaginazione, riescono in questo suo nuovo romanzo a trasportarci dentro un’avventura d’altri tempi, completa di recite teatrali, duelli e storie d’amore. Francis Spufford è un abilissimo ricercatore e conoscitore della storia e della letteratura del Settecento, e il lettore di Golden Hill non potrà che trarre godimento dalla ricostruzione degli ambienti, dai ritratti dei vari personaggi e dalle vicende picaresche del suo protagonista.

«Come un romanzo di Henry Fielding appena riscoperto e arricchito con materiale alla Martin Scorsese... New York è ricreata in maniera superba... La scrittura scoppia di energia e di allegria, e alla fine la soddisfazione è enorme sotto ogni punto di vista. Golden Hill merita una grande stella luminosa». - The Times

New York, dicembre 1746. Quando Richard Smith sbarca a Manhattan, la città è ancora un piccolo porto coloniale (settemila abitanti contro i settecentomila di Londra), sporca, caotica, piena di olandesi, di faccendieri e trafficanti di ogni genere. La Rivoluzione americana arriverà solo dopo trent’anni, e ogni Stato del New England batte moneta propria. Smith è in possesso di un ordine di pagamento al portatore di mille sterline – una cifra enorme, all’epoca – da riscuotere presso la counting house di un sospettosissimo Gregory Lovell.

Ma chi è Smith? Su di lui, uomo di bell’aspetto, nascono mille leggende, e tutte le famiglie più in vista della città lo invitano a casa propria. Smith si lascia coinvolgere nella vita locale e nel corteggiamento della bella e cinica Tabitha, figlia di Lovell. Fin dalle prime pagine è chiaro che l’autore ammicca al romanzo inglese dell’epoca, ma con gli occhi di chi conosce la storia, letteraria e non, dei secoli a seguire. Un esempio: appena sbarcato, il protagonista ingenuo e distratto viene abilmente alleggerito del portafogli, una disavventura classica, ma poi incontrerà un personaggio che Fielding o Defoe avrebbero forse immaginato ma non raccontato in modo tanto esplicito.

«Golden Hill è un romanzo gioioso che ti lascia raggiante, e al contempo così serio che ti chiede di rileggerlo più e più volte... Questo libro è oro puro». - Sunday Telegraph

«Ci sono scene più illuminanti, cesellate con più amore, di libri interi.» - Financial Times

«Una ricerca approfondita resa con una scrittura leggera... Golden Hill è intrattenimento di prima classe.» - The Guardian

Francis Spufford è docente al Goldsmiths College di Londra. Nominato nel 1997 Giovane scrittore dell’anno dal «Sunday Times», e nel 2007 Fellow della Royal Society of Literature, è autore di I May Be Some Time (1996), vincitore del Somerset Maugham Award; di The Child That Books Built (2002), antologia letteraria sui testi di formazione per ragazzi; di Backroom Boys (2003), finalista per l’Aventis Prize; e di Unapologetic. Why, Despite Everything, Cristianity Can Still Make Surprising Emotional Sense (2012), un saggio sul senso dell’essere cristiani oggi. Presso Bollati Boringhieri sono usciti: L’ultima favola russa (2013), vincitore dell’Orwell Prize 2011, e Golden Hill (2017).

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La ragazza della neve di Pam Jenoff

Dal 23 novembre in libreria

Già pubblicato in dodici Paesi, da ieri è arrivato anche nelle nostre librerie La ragazza della neve, un romanzo di Pam Jenoff edito Newton Compton che per settimane è stato tra i bestseller del New York Times. La ragazza della neve è una storia travolgente di amicizia, coraggio e cambiamento sullo sfondo dell’occupazione nazista, un meraviglioso tributo allo spirito umano e al coraggio che vince la disperazione…

«La prosa di Pam Jenoff è evocativa e coinvolgente…» - The Globe and Mail

Noa ha sedici anni ed è stata cacciata di casa quando i genitori hanno scoperto che è rimasta incinta dopo una notte passata con un soldato nazista. Rifugiatasi in una struttura per ragazze madri, viene però costretta a rinunciare al figlio appena nato. Sola e senza mezzi trova ospitalità in una piccola stazione ferroviaria, dove lavora come inserviente per guadagnarsi da vivere. Un giorno Noa scopre un carro merci dove sono stipate decine di bambini ebrei destinati a un campo di concentramento e non può fare a meno di ricordare suo figlio. È un attimo che cambierà il corso della sua vita: senza pensare alle conseguenze di quel gesto, prende uno dei neonati e fugge nella notte fredda. Dopo ore di cammino in mezzo ai boschi Noa e il piccolo, stremati, vengono accolti in un circo tedesco, ma potranno rimanere a una condizione: Noa dovrà imparare a volteggiare sul trapezio, sotto la guida della misteriosa Astrid. In alto, sopra la folla, Noa e Astrid dovranno imparare a fidarsi l’una dell’altra, a costo della loro stessa vita.

Pam Jenoff, nata nel Maryland e cresciuta nei dintorni di Philadelphia, ha frequentato la George Washington University a Washington. Dopo un’esperienza al Pentagono, è stata trasferita al Dipartimento di Stato e poi assegnata al Consolato degli USA a Cracovia, in Polonia. Durante questo periodo ha intrecciato strette relazioni con la comunità ebraica polacca e ha approfondito le sue conoscenze sull’Olocausto. È autrice di numerosi libri tra cui The Kommandant’s Girl, bestseller internazionale. Vive vicino a Philadelphia con il marito e tre figli.

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L’età dell’oro di Gore Vidal

 

Dal 23 novembre in libreria

Tra pochi giorni arriverà in libreria L'età dell'oro, il romanzo della celebre serie Narrative of Empire di Gore Vidal ripubblicato da Fazi. Sotto il nome di Narrative of Empire si ricongiungono i sette romanzi di una grande saga che, fra feroci polemiche e grandi consensi, ha accompagnato Gore Vidal per oltre trent’anni: una vera e propria controstoria dell’America dagli albori della repubblica statunitense fino al secondo dopoguerra. Ne L’età dell’oro, l’ultimo romanzo della serie, ambientato tra il 1939 e il 1954, episodi e personaggi reali s’intrecciano a storie d’invenzione sullo sfondo di un’America al culmine del suo splendore. Solo Gore Vidal avrebbe potuto darci una visione degli Stati Uniti, in un periodo cruciale della loro e della nostra storia, così penetrante, irriverente, ironica, divertente e al contempo intrisa di senso tragico, scritta con l’inconfondibile eleganza e il consueto acume.

Fino al mese di ottobre era dato in fase di post-produzione Gore, il film diretto da Michael Hoffman che racconta proprio la vita del romanziere Gore Vidal, in uscita nel 2018 per Netflix. Purtroppo però, in seguito agli scandali che hanno coinvolto Kevin Spacey – che impersona i panni dello scrittore –  Netflix ha deciso di bloccare il film, del quale ancora non si conoscono le sorti.

«Vidal è il maestro del romanzo storico americano… La sua visione della politica americana, passata e presente, è talmente potente da destare ammirazione.» - Harold Bloom

La saga Narrative of Empire narra l’evoluzione degli Stati Uniti da piccolo Stato provinciale e culturalmente arretrato a impero globale dominante in ogni ambito, compresa la cultura, intrecciando episodi e personaggi reali e d’invenzione. Protagoniste sono due famiglie discendenti dal figlio illegittimo del vicepresidente Aaron Burr – noto per aver assassinato Alexander Hamilton, il fondatore del federalismo americano. È con L’età dell’oro che Fazi ricomincia la pubblicazione di quest’imponente opera. Ambientato tra il 1939 e il 1954, quando l’egemonia americana è al suo apice, è l’ultimo volume della serie e, come tutti gli altri, costituisce un romanzo a sé.

Racconta, fra le tante, la storia di Caroline, ex attrice e giornalista, Peter, intellettuale irriducibilmente radical, e Tim, regista tormentato ma in fin dei conti “integrato”, delle loro vicende personali di fortuna e disgrazia, di amore e morte, del loro modo di interagire con i vertici della politica e dell’arte – l’altro grande tema del libro, che vede sfilarne tutti i protagonisti, compreso Gore Vidal, personaggio di se stesso. Pagine di grande tensione, nelle quali l’autore sostiene tesi scomode – in particolare una, su Pearl Harbor – e nelle quali i confini tra storia, letteratura e critica sociale si fanno labili. Vidal, del resto, ne L'età dell'oro ha più volte citato la celebre battuta di Tolstoj: «La storia sarebbe una gran bella cosa, se solo fosse vera».

«Se la buona narrativa storica deve aiutarci a immaginare un passato che potrebbe essere stato, allora è difficile battere Gore Vidal». - The New York Times

«Vidal mescola personalità che ha conosciuto da vicino (i coniugi Roosevelt, Orson Welles, Truman, Kennedy e un’infinità di altri politici dell’epoca) con personaggi completamente inventati, per costruire un vibrante affresco di un momento storico, in riferimento al quale sostiene tesi che in pochi in America hanno il coraggio di affrontare». - Antonio Monda, la Repubblica

Gore Vidal (1925-2012), narratore e saggista nato a West Point, è stato uno degli intellettuali più importanti del Novecento americano. Fra le sue opere, oltre a L’età dell’oro, Fazi Editore ha pubblicato i romanzi Creazione, La statua di sale, Impero, Il giudizio di Paride, Duluth, Myra Breckinridge, Il candidato e i due volumi di memorie Palinsesto e Navigando a vista e il saggio La fine della libertà.

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Il mago del Nilo. Imhotep e la prima piramide di Christian Jacq

 

Dal 16 novembre in libreria

Dopo la saga di Setna e i romanzi dedicati alle grandi donne d'Egitto, arriva oggi in libreria Il mago del Nilo. Imhotep e la prima piramide, il nuovo romanzo edito da Tre60 dello scrittore-archeologo da 4 milioni di copie vendute in Italia, Christian Jacq.

«Christian Jacq è rimasto conquistato dalla storia della prima piramide. Il risultato è Il mago del Nilo. Imhotep e la prima piramide, un romanzo appassionante e di ampio respiro.» - Le Figaro

Alla morte del faraone Khasekhemui, l’Egitto è nel caos. Un’oscura forza malefica, l’Ombra rossa, intuisce che l’occasione è propizia per prendere il sopravvento e trasformare l’opulenta terra dei Faraoni nel Regno delle Tenebre. Nel frattempo, un giovane e umile artigiano di nome Imhotep scopre di possedere poteri sovrannaturali. Integerrimo servitore dello Stato e degli dei, Imhotep non può neppure immaginare il suo incredibile destino: da semplice vasaio diventerà gran sacerdote, medico e architetto. Dal suo incontro con il nuovo faraone Zoser, infatti, dipende il futuro della civiltà di Saqqara, fondata sulla costruzione della prima piramide che, come una scala gigantesca, unirà la terra al cielo.

Tra scontri sanguinosi e battaglie, pericolose spedizioni nel deserto e complotti orditi dall’Ombra rossa per sabotare il regno, riuscirà Imhotep a portare a termine l’immane impresa della piramide e a impedire alle forze del Male di prevalere?

«A dominare le classifiche dei libri più venduti è l’egittologo Christian Jacq.» - Corriere della sera

«Tutti pazzi per l’antico Egitto: in Italia, ma non solo, chi legge libri è sempre più affascinato dalla sua storia, dai suoi misteri, dalle sue leggende. Come dimostra Christian Jacq, egittologo di rango e campione della letteratura popolare.» - la Repubblica

«Il ritorno di Christian Jacq è un evento di spessore planetario.» - La Gazzetta dello sport

«Una ricetta narrativa che funziona alla perfezione.» - Panorama

«L’egittologo più amato dai lettori.» - L’Espresso

Christian Jacq ha raggiunto il successo mondiale con Il romanzo di Ramses, una saga pubblicata in 29 Paesi che ha battuto ogni record di vendita. Un caso editoriale straordinario, nato dalla sua passione per l’Antico Egitto, dai suoi studi di archeologia e dalla sua strepitosa vena narrativa. A distanza di vent’anni, Tre60 ha riportato l’autore in classifica con i libri della Saga di Setna, Il figlio di Ramses, raccolti anche in un unico volume. Uno straordinario successo che continua con la serie dedicata ai grandi personaggi dell’Antico Egitto: Nefertiti, la regina del sole, Cleopatra, l’ultima regina d’Egitto e Il mago del Nilo. Imhotep e la prima piramide.

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Recensione di Dunkirk di Joshua Levine

Dunkerque è il nome della città che durante la Seconda Guerra Mondiale, più precisamente nel 1940, fece da palcoscenico per lo scontro tra Alleati e tedeschi e che grazie alla sua posizione strategica permise l’attuazione dell’operazione Dynamo da parte delle truppe anglo-francesi con lo scopo di mettere in salvo migliaia di soldati.

Pagina dopo pagina, non mancherà di incontrare nomi come Thomas, Alfred, Martin, per citarne alcuni, ragazzi totalmente diversi tra loro con il binomio comune della guerra, che ci affascineranno proprio per la loro particolarità. Tra di loro ci sarà chi non vuole arruolarsi e chi, come Martin, al contrario, non vuole altro. Per alcuni la guerra sarà qualcosa da cui fuggire, per altri la via per porre fine alla noiosa monotonia del quotidiano. Piano piano si scoprirà che i manuali scolastici di storia non raccontano tutta la verità. Essi ci insegnano che nessuno si è opposto al nazismo ma la verità è che probabilmente, anche nel 2017, nessuno, per paura, riuscirebbe a fermarlo. Con queste parole l’autore descrive quanto detto:

Ciascun paese neutrale sperava che nutrire il coccodrillo gli garantisse di essere divorato per ultimo.

Dunkirk è un romanzo assolutamente in linea con i nostri tempi, anche se ambientato in un’epoca passata e che sembra non riguardarci più. La guerra non è finita, ha solamente cambiato temporaneamente residenza e oggi più che mai continua a minacciarci con il suo ritorno. Proviamo paura quando ci spostiamo, diffidiamo dalle persone, blindiamo le città e cerchiamo in tutti i modi possibili di difenderci da eventuali attacchi che potrebbero colpirci in ogni momento. Tutto ciò dovrebbe bastare per farci capire che la guerra ci riguarda ancora anche se pensiamo di esserne immuni. E Dunkirk ci insegna che oggi, come un tempo:

Abbiamo ragione di credere che un giorno le guerre cesseranno, ma solo se siamo noi a fermarle. Bisogna entrarvi per poterne uscire […]. Dobbiamo creare un nuovo ordine dal caos di quello vecchio […]. Un nuovo ordine che debellerà l’oppressione, la disoccupazione, la fame e le guerre, proprio come il vecchio ordine ha debellato la peste e le epidemie. È per questo che dobbiamo agire e combattere […], combattere non per il combattimento in sé, ma per creare un nuovo mondo a partire da quello vecchio.

Approfondimento

La straordinaria bravura di Joshua Levine nello stendere le frasi che compongono Dunkirk, ponendo l’attenzione sulla psicologia dei protagonisti, ci permette di entrare a far parte delle scene che vengono narrate. Al lettore viene regalata la sensazione di essere quindi presente e partecipe, in compagnia dei personaggi, di sentirli pensare, di prendere parte alle loro emozioni, di vederli tremare di paura e successivamente prendere coraggio.

Il linguaggio, seppur tecnico e ricco di dettagli storici, risulta essere comunque accessibile a chiunque senza il bisogno che colui che legge abbia delle conoscenze specifiche nel campo della storia.

Dunkirk risulta essere inoltre un libro che al di là di spiegare i fatti, e quindi fare da manuale, fa riflettere e vedere sotto una luce nuova tutto ciò che ha a che fare con la guerra. Una guerra in un determinato paese non riguarda solo quel paese, riguarda l’umanità, da chi ne è direttamente coinvolto ovvero coloro che la combattono, offrendo il loro sangue e rimettendoci non di rado la vita, a chi invece “assiste passivamente” alla disfatta, rimettendoci la libertà di pensiero e di azione e talvolta, purtroppo, anche persone amate.

Jessica Borsoi

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