Madhu sapeva che di gabbia ce n’era una sola. Iniziava al cinema Alexandra e terminava all’albero della biancheria. Era una gabbia senza sbarre e aveva un nome e se Madhu avesse avuto la possibilità di vivere un’altra vita, avrebbe voluto fare la guida turistica, e ai suoi genitori avrebbe raccontato tutta questa storia sin dall’inizio, nell’attimo stesso in cui fosse scivolata giù dalle nuvole per entrare nel grembo di sua madre e poi uscirne di nuovo, già con le sue prime parole avrebbe indicato questa gabbia all’aria aperta, questa ferita nella città, e avrebbe annunciato con la pompa e la grandiosità di un cacciatore di leoni: “Benvenuti alla Gabbia. Benvenuti a Kamathipura”.
Divenuto una hijra all’età di quattordici anni, Madhu ora ne ha quasi quaranta e, abbandonata la prostituzione, continua a vivere a Khamatipura, il quartiere a luci rosse di Bombay. Qui, si prende cura della sua maestra, la gurumai, ormai vecchia e malata.
Madhu si è sempre sentito inadeguato e rifiutato da parte dei suoi genitori, considerato addirittura uno scherzo della natura, nascosto dai vicini. La conferma di ciò, giunge con la nascita di suo fratello, invece ricoperto di lodi e attenzioni.
L’incontro casuale con la gurumai rappresenta per Madhu l’occasione per trovare conforto. La sua dimora, la Casa delle Hijra, è un rifugio sicuro per tutte le persone che come lui sono considerate delle reiette della società.
Liberata dalle convenzioni sociali, liberata da sé stessa e dal suo corpo sbagliato, nella Casa delle Hijra riesce a sbocciare divenendo il cuore pulsante di Khamatipura, una leonessa con una criniera fluente.
Ma la bellezza è effimera e destinata a svanire e quando il corpo comincia a reclamare ciò che è realmente, anche la mente inizia a tornare al passato per fare inevitabilmente i conti con ciò che è stato e ciò che sarebbe potuto essere. I pensieri volano spesso al di là del ponte, nel quartiere dove vivono ancora i suoi genitori e dove ha trascorso la sua infanzia solitaria. Ed è sempre dal ponte che Madhu osserva la casa dove è cresciuto pensando con dolore a come sarebbe stata la sua vita se i suoi genitori non avessero rinunciato a lui.
A Khamatipura, Madhu ha lavorato per molti anni nel bordello della sua maestra e ha prestato servizio per Padma, proprietaria di uno dei più grandi bordelli di Khamatipura. Per lei, si è occupata di addestrare e preparare i “pacchetti”, come sono chiamate le giovani bambine vendute dalle famiglie ai bordelli di Bombay per pochi soldi. Madhu, l’unica che ne percepisce il terrore e il senso di smarrimento, insegna loro a non ribellarsi e a piegarsi allo sfruttamento e alla violenza alla quale saranno sottoposte per il resto della loro vita.
Approfondimento
Madhu è un personaggio ricco di contraddizioni, con sentimenti ruvidi come la vita che ha condotto ma di grande animo. Sono i suoi pensieri a fare da filo conduttore in La gabbia di fiori, le sue emozioni, i ricordi della sua infanzia e del suo arrivo nella Casa delle Hijra.
I sentimenti si intrecciano alla narrazione degli avvenimenti e alla descrizione dell’addestramento della giovane Kinjal.
La solitudine e il dolore di questi due personaggi (Madhu e Kinjal) sono descritti in modo spiazzante, a volte angosciante costringendoci tuttavia a proseguire la lettura per scoprire cosa potrà dar loro la pace interiore tanto agognata.
La gabbia dei fiori di Anosh Irani ci mette difronte a una realtà drammatica di cui mai vorremmo conoscere nulla. I pregiudizi, la violenza, la condizione delle donne nell’Asia meridionale, la droga e la prostituzione, la povertà, sono temi che emergono in questo racconto con estrema violenza e che sono emblematicamente racchiusi nel titolo.
Ecco chi sono i fiori nella gabbia, bambine e giovani donne maltrattate e controllate a vista dal loro arrivo a Khamatipura fino a quando non hanno più nulla di desiderabile, tremendamente maltrattate e senza nessuna speranza di fuggire. Bambine violate nel corpo, nella mente e nell’animo, che perdono identità e fiducia nel futuro.
Madhu ci stupisce continuamente per la sua contraddittorietà, ci svela il contrasto tra l’amarezza nei confronti della vita e la delicatezza dell’animo anche nello squallore dei bassifondi, dove tutto sfiorisce.
Cristina Ciambella
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