Autore: Redazione

Recensione di La nuova vita di nonno Napoleon di Pascal Ruter

“Ammiravo la sua spensieratezza. Ammiravo il suo sguardo giovane in mezzo alle rughe sottili. Aveva sempre i pugni chiusi, anche quando non c'era niente che lo contrariava.”

A guardare il mondo con gli occhi di un bambino si imparano sempre nuove cose, tutto assume una dimensione diversa e soprattutto le persone si dividono in due grandi categorie: gli adulti e i bambini. E poi c'è lui, nonno Napoleon, ex pugile decisamente sopra le righe, imprevedibile, imparagonabile, inarrivabile, un adulto ed un bambino insieme, insomma per Coco, il suo nipotino undicenne, un vero super-eroe in carne ed ossa. Ma un super-eroe vero, di quelli che fanno arrabbiare gli adulti e fanno cose folli, che corrono di notte nelle stazioni di servizio, che prendono a pugni un gruppo di bulletti; di quelli che, ad ottantacinque anni e senza una ragione apparente, decidono di separarsi dalla moglie e prendere un cane. Un super-eroe che decide di vivere una nuova vita, con un cane ed un nipotino. Comincia così la nuova vita di Napoleon, insieme a Coco e al cane Punto a capo, e, con gli occhi di Coco, impariamo a conoscere questo nonno straordinario, che fa arrabbiare gli adulti, tra tutti il figlio Samuel, ma che innamora i bambini con le sue storie e le sue avventure pazzesche.

Ed accanto a Napoleon si srotola una scia di personaggi strani, eccentrici, ordinari, commoventi, che con le loro vite contornano quella di Napoleon, ne divengono riflesso, specchio deformante, ricordo. Ed il lettore, abituato ormai a situazioni estreme ed agli eccessi di questo nonno fuori dal comune, si trova a riflettere, a pensare, si trova davanti agli occhi una grande storia di amore ed una grande sofferenza, mascherata dietro al sorriso sincero ed irriducibile di nonno Napoleon. Così il romanzo cambia registro, assume toni più profondi, quasi struggenti, e diventa una grande riflessione sulla vita, sull'amore e sulla morte, che non cancella gli affetti ed i ricordi, ma li trasforma e li racchiude dentro di noi

La nuova vita di nonno Napolen è un romanzo semplice, fatto di sentimenti, di racconti e di immagini che al lettore vengono restituiti tramite lo sguardo attento, ingenuo e curioso di Coco. Con i suoi occhi di bambino, Coco racconta in maniera sincera ed accorata il suo amore per un nonno straordinario, e con esso ci parla di un pezzetto della sua infanzia, accompagnata dai racconti delle mirabolanti imprese del pugile più strampalato del mondo, quel nonno Napoleon che, con la sua ironia e le sue stramberie, rende magica anche la difficile accettazione della morte. Ma la morte coglie solo di sghembo il romanzo, è solo una piccola onda che si infrange sul mare, è un battito di ali in un celo terso; perché, a guardalo bene, Napoleon non parla di morte, ma racconta l'amore, sotto tutte le sue forme: amore per la famiglia, per un figlio così diverso da lui, per il nipotino, per la moglie Josephine, compagna di una vita.

Approfondimento

Con la sua prosa semplice, Ruter ci racconta un uomo davvero sopra le righe, saltimbanco improbabile a cui, nonostante tutto, il lettore si affeziona, giustifica le sue intemperanze e vorrebbe stare ancora a sentire le sue storie, ad ascoltare i racconti di una vita vissuta con coraggio e lealtà, vorrebbe tornare con Napoleon sulle rive di una spiaggia nel sud della Francia, dove ci sono ancora le ombre abbracciate di due giovani amanti di tanti anni fa.

“...comunque con tutti i suoi difetti Napoleon è stato il sole della mia vita e, anche se ormai è un sole al tramonto, continua ancora a scaldarmi..”

Romina Celani [amazon_link asins='B075RFBDZ8' template='ProductCarousel' store='leggacolo-21' marketplace='IT' link_id='28efebd3-9667-11e8-ad2e-b517a014807d']

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Recensione di La città vince sempre di Omar Robert Hamilton

L'intera narrazione prende luogo in Egitto, negli anni in cui il movimento di rivolta giovanile combatteva per le strade del Cairo e specialmente in piazza Tahrir. La rivoluzione è raccontata dalle voci dei ragazzi e dei protagonisti Kahlil e Mariam. Kahlil giunge in Egitto per studiare musica e per conoscere la sua terra d'origine, le sue tradizioni. Mariam è totalmente dedita all'impegno politico e al volontariato e combatte per affermare i suoi diritti come giovane donna vittima di un regime crudele. Entrambi, insieme ad un altro gruppo di ragazzi, documentano giorno per giorno, la violenza, la ferocia, la devastazione di un'intera città, di un intero mondo che assiste e che non muove un dito. è un conflitto generazionale, vecchi contro giovani, giovani che oramai possiedono Internet, Facebook, videocamere, fotocamere, cellulari grazie ai quali possono comunicare non solo tra di loro, ma con giovani proveniente da ogni paese della terra. Mariam e Kahlil si innamorano sullo sfondo di una città in preda a militari che sparano sulla folla, stupri, bombe.

"Come fanno a tenerci sotto controllo se possiamo vederci, parlarci, organizzarci tutti insieme? Prima in arabo e poi in inglese nel resto del mondo. L'impero ha gettato i semi della propria sconfitta."

 

Approfondimento

Ciò che più colpisce e affascina de La Città vince sempre non è la mera descrizione dei fatti storici, le rivolte che hanno insanguinato le piazze e le strade, ma quanto il fatto che l'autore abbia dato voce ai giovani. Tutti i libri storici, i manuali, i giornali raccontano degli eventi in maniera oggettiva, raccontano di come abbia vinto la Fratellanza Musulmana, di come al-Sisi sia arrivato al governo ma nessuna di quella pagine racconta le speranze di una generazione, di giovani che hanno preferito scendere in piazza a protestare, mettendo costantemente a repentaglio la loro vita, piuttosto che vivere spensieratamente i loro 16, 17 o 18 anni.

Hamilton dà voce a dei martiri come Umm Ayman, giovani che sono morti per le loro convinzioni, per un'ideologia; giovani martiri che restano immortali nel cuore dei loro coetanei. La città vince sempre è la storia di ragazzi che vogliono sognare e che pretendono che il governo li lasci sognare, è la storia di ragazze che imparano a percorrere le strade di una città maschilista senza la paura di poter essere stuprate, è la storia di adolescenti che salvano vite.

Credo che ogni giovane ragazzo dovrebbe leggere La città vince sempre, che si viva in un paese democratico o in un paese in guerra. è un libro che insegna a sognare un mondo migliore ma soprattutto che dà la spinta ad inseguire le proprie ambizioni, a combattere per vivere in un mondo migliore. Robert Omar Hamilton fonde la sua memoria e la sua immaginazione in una scrittura quasi giornalistica, con periodo brevi e parecchi dialoghi, dialoghi tra ragazzi che hanno fatto una rivoluzione.

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Recensione di La quarta scimmia di J.D. Barker

Ad aprire le danze è la morte di un uomo investito da un camion. Per seguire l'indagine viene chiamato subito il detective Sam Porter (si, qui non si brilla di originalità in quanto a nome), perché l'uomo portava con sé una scatolina contenente un orecchio umano, proprio come l'assassino delle quattro scimmie era solito fare. Da oltre cinque anni Porter è alla ricerca del killer, abilissimo nel far trovare le scene del crimine candide, non lasciandosi alle spalle alcuna traccia.

Nonostante il protagonista principale sia un detective, non è il classico thriller in cui ci si concentra interamente sul caso. La quarta scimmia è un thriller in cui l'attenzione si concentra sul criminale, il nostro Assassino delle quattro scimmie. Una delle voci del romanzo, infatti, appartiene proprio a lui. Attraverso il suo diario abbiamo la possibilità di conoscerlo e di capire le ragioni che lo hanno portato ad essere il criminale che è diventato. Questa è stata per me la parte migliore, che mi ha fatto adorare il libro. Abbiamo una conoscenza del killer a 360°, un'immersione nella sua psiche, ed è proprio lui il vero protagonista che, con tutta la sua atrocità e crudeltà, è stato in assoluto il mio personaggio preferito.

L'assassino delle quattro scimmie è un uomo che segue alla lettera gli insegnamenti del padre, ovvero una filosofia di vita che crede nelle regole delle quattro scimmie: "La prima si copre gli orecchi, la seconda si copre gli occhi e la terza si copre la bocca, una raffigurazione del proverbio "Non sentire il male, non vedere il male, non dire il male". La quarta scimmia rappresenta il "Non fare il male". "

È un uomo guidato da valori per cui per far prevalere il bene, si deve fare del male. È diventato un giustiziere che punisce le persone che non rispettano la regola della quarta scimmia "Non fare il male", colpendoli proprio nel loro punto debole: le figlie femmine. Secondo la sua mente delirante, è un atteggiamento perfettamente coerentemente con le regole con cui è stato cresciuto, e che hanno guidato tutta la sua vita. Una indagine accurata, un'idea di trama che si distingue dal classico thriller e una profonda immersione nei meandri della vita dell'assassino delle quattro scimmie, che lascia sperare (io ci spero!) in un seguito! Molto Consigliato!

Approfondimento

Ne La quarta scimmia l’autore svela i pensieri ed i meccanismi di una mente psicopatica, proprio quella dell’assassino delle quattro scimmie, che da molti anni terrorizza la città di Chicago. Nel libro si contano sette cadaveri, tutte donne di età compresa fra i 17 ed i 30 anni. Il simbolo,e il  titolo del libro, ci riportano a una iconografia giapponese classica: le tre scimmie, quelle famose del ” non vedo, non sento, non parlo”. Ognuna di esse usa i propri arti anteriori per coprire gli occhi, la bocca e gli occhi, che sono proprio il macabro contenuto delle scatole bianche che il killer invia ai genitori delle vittime.

Vi colpirà la suspense che l’autore è riuscito ad illustrare fra le righe, vi appassionerà la lettura del Diario, vi … non dico più niente, basta per ora, scopritelo voi il finale.

Vi consiglio di leggere questo squisito thriller, per poi raffrontarlo con la versione cinematografica … ed alla prossima. [amazon_link asins='B075CSF3CT' template='ProductCarousel' store='leggacolo-21' marketplace='IT' link_id='7de29459-9732-11e8-9d93-0b587045a3fa']

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Recensione di La vita che hai sognato di Jojo Moyes

“Il problema di invecchiare non era tanto il fatto di restare invischiati nel passato […] quanto piuttosto il fatto che il passato offrisse troppe occasioni in cui smarrirsi

Il passato in questo romanzo è la chiave di volta dell'intera vicenda.

Suzanna vive in una situazione difficile, se ne rende conto nel momento in cui decide di avviare un'attività in proprio: l'emporio Peacock. In questo luogo condivide il lavoro e le chiacchiere con l'amica Jessie, i clienti e i proprietari dei negozi vicini. Non è una ragazza che riesce ad aprirsi con loro, anzi, rimane riservata e non ama le domande sulla sua vita privata, all'inizio del romanzo è un personaggio quasi odioso. Da Londra si è trasferita nel paese dei genitori, questo le pesa molto perché è proprio il rapporto con la sua famiglia, non solo quello con il marito, ad incrinare la sua felicità. La presenza di Athena, sua madre, nonostante la prematura scomparsa, rimane un dubbio costante nella sua vita, visto che la verità non è mai stata affrontata apertamente.

Il titolo originale “Peacock Emporium” secondo me è più azzeccato rispetto a quello italiano, visto che è proprio nel negozio che Suzanna evolve come personaggio e si relaziona con gli altri in modo diverso. Proprio il negozio sarà il luogo di incontro tra lei ed Alejandro, un giovane infermiere trasferitosi dall'Argentina e che sembrerà capirla più di chiunque altro.

Grazie a lui, ad un evento tragico (che non anticiperò) e alla rivelazione sul suo passato, Suzanna riuscirà a vivere la vita che ha sempre desiderato, lontana dalle ombre del passato e da quella di sua madre.

Il tema principale è quello di trovare la propria realizzazione personale non attraverso l'amore, ma cercando di scoprire realmente se stessi e le proprie emozioni, spesso chi siamo e la famiglia di origine possono essere un peso da portare nella vita, al contrario possono essere un aiuto ad affrontare le proprie paure quando si parla apertamente dei propri problemi.

I personaggi del libro sono molti e tutti ben descritti, purtroppo in vari punti la narrazione non è molto fluida per evitare spoiler, ma in realtà a metà romanzo si capisce abbastanza bene come finirà l'intera vicenda. Romanzo è ben scritto e a volte commovente, lettura rilassante e a tratti emozionante.

 

Approfondimento

Jojo Moyes è riuscita ad ottenere un notevole successo in tutto il mondo grazie al primo romanzo “Io prima di te” e il suo seguito. Sicuramente è un'ottima scrittrice in quanto rende piacevole la lettura e soprattutto i suoi romanzi si leggono velocemente. In questo caso ci sono volutamente passaggi un po' più ostici e solo alla fine se ne scoprirà il motivo, ma riesce ad emozionare e a far riflettere. “La vita che hai sognato” è un romanzo da leggere in questo periodo estivo se si cerca un romanzo d'amore, ma anche di affetti familiari e di vicende nascoste che si dipanano sotto gli occhi del lettore e fino alla fine ci saranno dei colpi di scena.

Gloria Rubino

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Il casinò, palcoscenico e protagonista della letteratura

Scriveva Nikolaj Vasilevic Gogol nella commedia dal titolo I giocatori: “Con le carte in mano, tutti gli uomini sono eguali”.

Senza paura di essere smentiti possiamo affermare che da sempre i casinò e l’azzardo hanno uno stretto legame con la letteratura europea. Quasi impossibile elencare tutti quegli scritti che hanno una sala da gioco a fare da palcoscenico alle fortune o sfortune del protagonista.

Pensiamo a Il giocatore di Fedor Dostoevskij o, ancora, a La dama di picche di Aleksandr Puskin.

Un fascino che col passare del tempo ha finito con l’influenzare anche la settima arte. Al momento in cui scriviamo sono tre i casinò in funzione sul suolo italiano. Quello di Venezia, inaugurato nel XVII secolo è considerato il più antico al mondo. Quello de la Vallée a Saint-Vincent, in Valle d’Aosta, che ha aperto i battenti subito dopo il secondo conflitto bellico.

Ma è quello di Sanremo ad attirare la nostra attenzione volendo continuare a discutere di gioco e letteratura. Perché, come scopriamo spulciando fra le pagine del suo stesso website, negli anni Trenta del Novecento l’edificio in stile liberty progettato dall’architetto francese Eugène Ferret ospitava ogni lunedì sera degli incontri letterari. Una tradizione che per differenti motivi era andata persa col trascorrere del tempo ma che negli anni Ottanta è stata ripresa per volere dell’allora presidente della struttura ligure.

  Oggigiorno, anche se posticipati di ventiquattro ore rispetto all’appuntamento originario, i martedì letterari sono l’occasione per la presentazione di libri, la promozione di incontri-dibattiti e molto altro ancora. Ma non è tutto.

premio di poesia casinò di sanremo

La sala da gioco che nei primi sette mesi del 2018, stando ai dati forniti da Agimeg, ha raccolto ben 24,6 milioni di euro, da qualche tempo ha difatti istituito anche il Premio Letterario Nazionale Casinò di Sanremo Antonio Semeria. Un concorso riservato alle opere scritte in lingua italiana e riconducibili alle categorie “poesia inedita”, “narrativa inedita” e “narrativa edita”. E chissà che la promozione della cultura in generale e della letteratura in particolare non possa rivelarsi una strategia vincente per recuperare parte di quel volume d’affari oggi appannaggio della sale da gioco online?

Dalla fine degli anni Novanta, quando hanno fatto la loro comparsa nel web, i casinò online sono cresciuti anno dopo anno. I numeri registrati nel periodo fra gennaio e luglio 2018 parlano di 491 milioni di euro spesi dagli utenti italiani fra casinò games e poker online (nelle due varianti, torneo oppure cash). Soprattutto, se confrontati con quelli registrati nei primi sette mesi dell’anno passato, il 2017, ci mettono di fronte a una crescita in doppia cifra: + 21,8%.

Ed il trend dovrebbe rimanere immutato fino alla conclusione dell’anno, perché per ottenere il titolo, seppur virtuale, di miglior operatore di casinò in Italia, acciuffando fette di mercato sempre maggiori, le innovazioni e i miglioramenti devono essere costanti, fornendo ai giocatori servizi sempre migliori, sicuri e affidabili.

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Recensione di La luce dell’impero di Marco Buticchi

“La sacerdotessa si avvicinò con la ciotola in mano e le versò sul ventre nudo il sangue sacrificale. Dalla gola della ragazza uscì una voce dal tono cavernoso e la potenza di un tuono: «Non c’è più tempo!». Ma l’avvertimento si rivelò tardivo.”

Tratta da una delle prime pagine di La luce dell’impero, questa citazione riassume l’essenza del romanzo: un film western su carta, ambientato tra il Brasile e il Messico, in un lasso temporale di un secolo e mezzo (dal 1859 al 2017).

Gli intrighi, le uccisioni e gli spostamenti geografici descritti girano intorno ad un unico interesse: una partita di diamanti dal valore inestimabile. A fare da sfondo, amori che sbocciano, viaggi, alleanze tradite e sanguinose e difficili ricerche. Dove sono finiti i diamanti? Qualcuno sicuramente sta mentendo… Forse, più di qualcuno, forse tutti.

Pagina dopo pagina, nuovi personaggi si aggiungono alla storia, aggiungendovi un dettaglio in più, ma anche fomentando quell’aria di mistero che permette ai dubbi di tenere banco fino alla fine di questa storia dal finale assolutamente imprevedibile.

Però… C’è un però: forse, proprio la continua comparsa di personaggi nuovi e l’aggiunta di nuove dinamiche, in alcune parti della narrazione, fa sì che si perda il filo del discorso, creando una leggera, ma spiacevole sensazione di confusione. Fortunatamente, questa sovrabbondanza di informazioni si protrae solo per poche pagine; successivamente, la narrazione torna ad essere scorrevole e la dinamica degli eventi di facile comprensione.

Nel salto continuo da un secolo all’altro, di capitolo in capitolo, vengono fuori dinamiche e connessioni insospettabili, che aggiungono dettagli alla vicenda, ma anche e soprattutto al profilo dei personaggi.

Il linguaggio utilizzato e la costruzione delle frasi sono adeguati al genere a cui il libro appartiene: come ogni romanzo d’avventura che si rispetti, infatti, le descrizioni (riguardanti, per la maggior parte, i paesaggi) sono numerose e i dialoghi sono veloci e concitati. Tutto è improntato a tenere sempre viva la sensazione di pericolo imminente.

 

Approfondimento

Non è facile dissimulare una scia di morte, specie se si ha un Demone sulle proprie tracce. Chi, invece, come Mateus e Leticia, ha sofferto per il male altrui, subisce l’onta dell’accusa di esserne l’artefice. Almeno sino a che il coraggio non gli viene in aiuto.

questa citazione è un perfetto riassunto di due personaggi cardine di questa vicenda.

Mateus e Leticia sono le vittime di un sistema di corruzione, omertà e uccisioni; per una serie di sfortunati eventi, i due poveri ragazzi si trovano ad essere incriminati di qualcosa che non hanno commesso, ma che, anzi, avrebbero voluto evitare.

Ma come dimostrare la loro innocenza? L’unica cosa da fare è risolvere il mistero e trovare il vero colpevole. È per questo motivo che il giovane e coraggioso Mateus parte, incurante dei pericoli, sulle tracce dei veri colpevoli. Al suo fianco, Leticia, che riuscirà in poco tempo a fare breccia nel suo cuore.

Riusciranno l’onestà e la verità a vincere?

Ilaria Orzo [amazon_link asins='B072Q2591P,8850237413,8850244711' template='ProductCarousel' store='leggacolo-21' marketplace='IT' link_id='5f8da8a7-933c-11e8-a4f1-b7c924d22dab']

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Recensione di Al mattino stringi forte i desideri di Natascha Lusenti

Emilia ha perso il lavoro ed è costretta a trasferirsi nell’appartamento vuoto di un’amica. Con lei ha solo qualche abito, delle lenzuola e Leo e Lù i suoi amati gatti. L’accoglienza degli abitanti del condominio non è delle più calorose ed Emilia decide di farsi conoscere, ma non ha certo il coraggio di bussare a ogni porta, perché, in fondo, è una ragazza molto timida.

Decide quindi di nascondersi dietro alle parole e a nessuna firma; così inizia ogni mattina affiggendo in bacheca delle lettere, con lo scopo di muovere la curiosità dei nuovi vicini:

 “Questa mattina mi sono svegliata e mi è venuta voglia di chiedervi quand’è l’ultima volta che siete stati felici. Per capire se a voi viene più facile che a me…”

Pare che nessuno si accorga di quei suoi messaggi, ma un giorno, qualcuno attacca sulla sua lettera la figurina gialla di un minion e, inseguendo questa traccia, Emilia trova il suo primo piccolo amico, Nicola, e con lui inizia a esplorare anche il resto del condominio e, passo dopo passo, riuscirà ad affrontare alcune delle sue paure e insicurezze e a capire che, forse, non è l’unica ad aver bisogno di combattere la solitudine e di dare un po’ di colore alla propria vita

Non avevo mai veramente capito che senza il rosa non si può stare.”.

Emilia ci conquista con le parole e con il suo mondo fatto di colori. Natascha Lusenti lo fa con la sua nota dolcezza (quella degli ormai famosi “Risvegli” su Radio2, dai quali è nata l’idea per questo suo romanzo d’esordio) e con il suo ricordarci che la felicità è sempre nelle piccole cose, o nelle piccole abitudini che ci creiamo. Si entra in punta dei piedi nel romanzo della Lusenti, ci si sente subito inquilini del condominio e quasi si spera che Emilia bussi alla nostra porta (perché a Emilia non puoi che voler bene), magari per chiederci di che colore è la nostra vita.

La presenza di colori in questo romanzo è predominante, diventano essi stessi di personaggi, delle comparse silenziose; ogni stanza dell’appartamento della protagonista ha un colore e ogni emozione e ogni stagione ne hanno uno o più di uno, e lo stesso coprotagonista, il bambino Nicola, ha il suo colore preferito,

“Il pennarello ciclamino gliel’ha regolato la mamma che ama quel colore più di ogni altro, e il ciclamino è diventato anche il colore preferito del bambino, perché quando lo usa gli sembra di farle una carezza.”

colore che assumerà un ruolo decisivo all’interno della narrazione.

Natascha Lusenti ci porta in una città senza nome, una città che potrebbe essere ovunque, in Italia, come in Europa o, forse, in America; una città con delle lavanderie a gettoni e attraversata dai tram, quei tram che Emilia e Nicola utilizzano per guardare le cose che si lasciano alle spalle o perché è un luogo in cui i pensieri cambiano giro. E questo trovarsi in un posto non definito amplifica la sensazione di essere al cospetto di una favola moderna, dove tutto non può che andare per il verso giusto. Una favola rosa appunto.

Al mattino stringi forte i desideri è un romanzo con due punti di vista: quello di Emilia e quello di Nicola. Quest’ultimo, specie nella prima parte, ruba spazio a quella che dovrebbe essere la vera protagonista e, personalmente, questa è stata una mossa che non ho apprezzato del tutto, perché un poco destabilizza. Nell’insieme i personaggi sono ben delineati, ovviamente con i contorni della commedia rosa o della vera è propria favola, ma per il tempo di una storia possiamo anche illuderci che esistano davvero la vecchietta buona e la strega cattiva della porta accanto. Certo questo può essere un limite del romanzo stesso, ma, come l’autrice ha avuto modo di affermare, un limite voluto, un tentativo di essere positivi dopo tanta negatività. In fondo, l’importante è affrontare la lettura sapendo a cosa si va incontro e, magari, cercando di trovarci uno spunto per dare un tocco di colore anche alla nostra vita.

 

Approfondimento

Natascha Lusenti ha voluto regalarci un romanzo d’evasione dalla realtà, un romanzo dove il nero viene sconfitto da un arcobaleno di colori. Un romanzo al quale poter voler bene e nel quale stare bene, staccando per un attimo la spina da quelle che sono le nostre vite e le nostre tristezze.

Questo è un libro da sottolineare qua e là per poi tornare a rileggere, facendolo, magari, con una matita gialla, perché

 “Nessuno può vivere senza un po’ di giallo”

Monia Merli [amazon_link asins='8811602408' template='ProductCarousel' store='leggacolo-21' marketplace='IT' link_id='5dcb3425-9338-11e8-a95d-c75853009159']

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Recensione di Heidi di Francesco Muzzopappa

Chiara Lombroso è una casting director alla Videogramma e passa le sue giornate a selezionare talenti o personaggi che credono di avere un talento, alcuni di loro sono dei veri e propri “casi umani” che in televisione, però, vogliono avere uno spazio. Chiara vive sola, non ha un fidanzato, non ha mai voluto avere figli. Lavora, lavora parecchio, e avere del tempo libero, per lei, non è una possibilità

Lavoro talmente tanto che la mia vera me non la incrocio mai. Mi sveglio troppo presto al mattino e rincaso troppo tardi la sera per farci conversazione … Siamo nel ventunesimo secolo, io vivo sola e di parità in casa non ha senso parlare, perché sono single e quindi dispari.”

Un giorno riceve la telefonata dalla casa di riposo che ospita suo padre, Massimo Lombroso, un critico letterario del Corriere della Sera, ora in pensione e affetto da demenza selettiva; un padre che crede di essere il nonno di Heidi e che vede in lei, appunto, Heidi. Le cose paiono precipitare per Chiara: la gestione di un padre del quale non ha tempo, né voglia di occuparsi, il nuovo capo al lavoro che le affida un compito non suo con il ricatto del licenziamento, la ricerca di una badante, o di un badante, dato che in casa Lombroso farà il suo ingresso Thomas (o Peter) e le cose inizieranno a cambiare.

Francesco Muzzapappa riesce a raccontare una storia fresca e, a suo modo, rosa, utilizzando un linguaggio e uno sguardo ironico sulla realtà del lavoro e di una grande città frenetica, che lascia davvero poco tempo per le relazioni sociali; rivelandoci che, forse, questo tempo dobbiamo pretenderlo e prendercelo.. Muzzapappa disegna dei bei protagonisti (Thomas/Peter è forse anche troppo bello, quasi irreale, ma ci sta in una storia che vuole essere, a mio avviso, anche una favola metropolitana: e una favola senza principe azzurro non ha senso di esistere): Chiara/Heidi con il suo voler apparire forte, ma con una insicurezza nemmeno tanto latente, con i suoi dubbi e il suo sentirsi, in fondo, così incompleta, quasi fuori luogo ovunque

“Se digitate su Instagram #disperazione è probabile che la prima immagine che esca sia la mia”

Massimo, il papà, o nonno di Heidi, che non ricorda il nome della figlia, ma sa citare a memoria titoli di romanzi russi, in russo

“Scaccio una mosca posata sul bordo del suo piatto.

Non farlo!, urla mio padre.

Perché?

Potrebbe essere Kafka.”

E poi tutti i personaggi di contorno, comprese le decine di comparse alle audizioni, che propongono talenti insoliti e assurdi, che l’autore descrive con ironia, portandoci alla risata certa.

E Milano è protagonista essa stessa, con il suo modo di essere, con i suoi abitanti che si destreggiano tra lavoro, pausa pranzo e aperitivo, tra ticket e parole che paiono essere vezzeggiativi (“vinello” non vino – “paninetto” non panino) e i suoi tramonti dove

Pare che una bottiglia di Campari si sia versata in cielo…” e un tramonto così può essere solo un tramonto milanese.

Ci pare quasi di non leggere, ma di vedere scorrere le scene nello schermo di un televisore. E la protagonista stessa ci incita a farlo, sussurrandoci “guardate” o “come potete osservare”. Ci parla direttamente, ci mostra la storia in quello schermo.

Heidi pare scritto da una donna trentenne che vive a Milano. Muzzopappa in questo è magistrale, leggendolo dimentichi completamente l’uomo che sta dietro alla scrittura. Heidi è un libro moderno, giovane, da leggere in leggerezza, ricordando che, a volte (o forse spesso) la leggerezza è terapeutica. Heidi è un libro non banale, e lo è soprattutto grazie allo stile utilizzato. Insomma Muzzopappa ha scritto un romanzo capace di strappare una risata, ma anche di suscitare emozione e, in fondo, anche di farti pensare un po’ e capire che è giunta l’ora di fermarsi e di dedicarsi più tempo o di dedicarlo alle “cose” che contano davvero. Forse è giunto il tempo di volersi più bene.

Approfondimento

Ci sono libri adorabili, libri da consigliare a ogni amica, o persona, che ha bisogno di sorridere, di dimenticare e di credere che per quanto non sembri possibile, per quanto a volte ci si senta così scombinate e inavvicinabili, una possibilità c’è sempre. Ci sono libri che hanno la grazia e la consistenza di una piacevole commedia americana, libri che vorresti abbracciare perché ti hanno fatta sentire bene.

Heidi è uno di questi libri.

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Spazio al Sud: domani Taormina ospita Domenico Trischitta e il suo “Le lunghe notti”

Il “Caffè Letterario in…Terrazza” di “SPAZIO al SUD” edizione 2018 - organizzato dall’associazione “Arte&Cultura a Taormina” presieduta dalla giornalista MariaTeresa Papale che ne firma anche la direzione artistica - chiude in grande stile la stagione estiva presentando venerdì 27 luglio, alle ore 18:30, la raccolta di racconti Le lunghe Notti (Avagliano Editore) di Domenico Trischitta. Tocca così allo scrittore, giornalista e drammaturgo catanese, che può esibire per i suoi scritti postfazioni e note critiche di estimatori quali Manlio Sgalambro e Giuseppe Pontiggia, scrivere la parola fine alla movida libraria “open air” ospite dalla panoramica terrazza dell’Hotel Isabella - generosamente messa a disposizione da Isabella Bambara De Luca - condotta con lievità di tocco e fine acume dalla giornalista Milena Privitera che, con notazioni mai banali, è andata presentando ad un pubblico attento e partecipe le ultime fatiche letterarie di talentuosi scrittori, quasi tutti siciliani.

DOMENICO TRISCHITTA

Un evento culturale di spessore quello di venerdì, che vede assoluto protagonista il senso sfuggente della vita o, spesso, il suo non sense, “la solitudine degli esseri umani che cercano il proprio riscatto nell'amore e nella solidarietà” resa da Trischitta con una scrittura priva di retorica e compiacimenti linguistici, con uno stile delicato e poetico che scorre fluido, cadenzato com’è da un ritmo dichiaratamente cinematografico e da un soundtrack per intenditori che dal blues arriva a Bellini.

Il libro, solo all’apparenza “frammentario”, è una raccolta - nata vent'anni fa ma pubblicata nel dicembre 2016 - di racconti che scorre per rapidi episodi quasi “bozzettistici” in cui sono racchiusi specifici momenti di vita. Divisa in due sezioni speculari, “Le lunghe giornate” e “Le lunghe notti”, a loro volta divise per temi ( morte, destini, casualità etc.) vede i vari soggetti, più che ad usuali personaggi, assurgere al rilievo di categorie emblematiche – l’assassino, il taxista, la puttana, il prete, il marinaio, il viaggiatore…- molti dei quali, incontrati nella prima parte, ritornano visti da una nuova angolazione nella seconda. Tutti legati dal mal di vivere, tutti alla ricerca di un senso. Una sorta di compagnia di anti-eroi che decideranno di dare una svolta alla loro vita infelice in un solo giorno, in una sola notte. Trovando nel racconto finale il riepilogo del tutto. Quel senso, a volte non-sense della vita.

L’Associazione “Arte & Cultura”, presente da anni a Taormina con lo scopo di promuovere e valorizzare le eccellenze artistiche ed intellettuali del territorio, ha la sponsorizzazione dell’Associazione Albergatori di Taormina, il patrocinio dell’Assessorato Regionale ai Beni Culturali ed Identità Siciliana, del Comune di Taormina, Taormina Arte Sicilia, Fondazione Mazzullo, Club Unesco di Taormina, Valli dell’Alcantara e d’Agrò, di “Gais Hotels Group”, dell’Hotel Isabella e dell’associazione culturale calabrese “Piazza Dalì”.

MariaTeresa Papale – Ufficio Stampa “Arte&Cultura a Taormina”

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Al cinema “La ragazza dei tulipani” ispirato al libro di Deborah Moggach

Dal libro al film, anche questa volta. La tentazione dei tulipani di Deborah Moggach, pubblicato qui in Italia con Sperling & Kupfer  ha ispirato La ragazza dei tulipani, una bella pellicola in uscita al cinema il prossimo 6 settembre con Altre StorieUn'occasione per gli amanti dei libri e del cinema da non farsi sfuggire. Vediamo perché e di cosa trattano film e libro.

Protagonisti

Sogni segreti, inganni e tradimenti, in una storia in cui l’arte si fonde con la passione: La ragazza dei tulipani, di Justin Chadwick (L’altra donna del re) arriva sul grande schermo con il premio Oscar® Alicia Vikander, il carismatico Dane DeHaan, i premi Oscar® Judi Dench e Christoph Waltz, insieme a Jack O'Connell, Matthew Morrison, Cara Delevingne e Zach Galifianakis. 

Trailer

Trama

La Ragazza Dei TulipaniAmbientato nel 1636 ad Amsterdam, il film racconta l’intensa storia d’amore tra Sophia - interpretata dalla bellissima e pluripremiata Alicia Vikander (The Danish Girl) - costretta a sposare il ricco e anziano mercante Cornelis Sandvoort (Christoph Waltz) e l’artista a cui il mercante decide di commissionare un dipinto: il talentuoso Jan van Loos (Dane DeHaan).   

Il ritratto di un’Amsterdam di inizio 600 che vive un momento di grande splendore grazie al commercio e all’arte. In particolare la città è preda di una follia collettiva, la ‘febbre’ dei tulipani, che ha contagiato non solo i grandi mercanti, ma anche i ceti più umili nella ricerca dei bulbi più pregiati, considerati merce di grande valore.

Su questo sfondo nasce una relazione pericolosa per cui si è disposti a rischiare la vita, una storia in cui l’arte diventa simbolo di passione.

'Sophia tiene molto a suo marito Cornelis, con lui condivide una vita - racconta Alicia Vikander, parlando del suo personaggio -. Quando Jan entra per la prima volta nella sua vita, non vuole aver nulla a che fare con lui, perché viene da un ambiente molto religioso, ha un marito che ama, una vita appagante e non vorrebbe rischiare di perdere tutto per qualcos’altro...Ma, anche se vuole bene a Cornelis, è comunque una giovane donna che non ha mai provato che cosa sia la passione...”

Sophia, orfana cresciuta dalle suore, viene presa in sposa da un ricco mercante, Cornelis Sandvoort, molto più vecchio di lei. Lui desidera ardentemente un figlio, ma lei non riesce a darglielo, mettendo così in pericolo il loro matrimonio. I due decidono di posare per un ritratto che li renderà immortali, ma Sophia inizia una relazione con il pittore, un giovane e talentuoso artista: Jan van Loos. Tutto questo mentre la cameriera di Sophia, Maria, scopre di aspettare un figlio dal ragazzo di cui è innamorata, che per un equivoco è fuggito via.

Per salvare la situazione, le due donne escogitano un piano, apparentemente comodo per entrambe. Ma, mentre l’Olanda è preda di una follia collettiva, la febbre di possedere i bulbi di tulipani, con pennellate intense di sensualità, irresistibile desiderio, inganno, sogni e illusioni, il ritratto prende tutt’altra forma, colorando passioni per cui daresti la vita.

Pictures "from the scene"

[gallery link="none" size="large" columns="1" ids="73714,73715,73716,73717" orderby="rand"]   Gli ingredienti ci sono tutti: passione, amori proibiti e un cast d’eccezione.   Buona visione del film La ragazza dei tulipani! [amazon_link asins='8820059843,8811677637,8861925561' template='ProductCarousel' store='leggacolo-21' marketplace='IT' link_id='3ff6bd93-90b7-11e8-86a3-05c431d9e033']  abc
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