Categoria: benito gagliardi

(Vincitori) 4 copie di Onora te stesso in regalo!

1011228_10203302380790282_1912946096_nSiete pronti a scoprire se avete vinto una delle quattro copie in palio?

Ecco i quattro sorteggiati:

Valeria Renata Vacchi Carlo Charles Anna e Giuseppe Petricciuolo Grazie a tutti per aver partecipato. Alla prossima! --------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------  

Benvenuto 2015! Anno nuovo, libri nuovi! E come sempre su Leggere a Colori ne regaliamo diversi.

Grazie all´autore Benito Gagliardi che ha messo a disposizione 4 copie del suo libro "Onora te stesso" in formato cartaceo potete regalarvi un nuovo libro.

Vi consigliamo innanzitutto di leggere la recensione per capire se il libro vi può interessare.

Partecipare è molto semplice: è necessario usare uno dei tasti social seguenti (a scelta, anche più di uno) e lasciare un commento alla fine di questo articolo.

Tutto qui!

 

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Il contest sarà attivo per una settimana a partire da oggi e comunicheremo i vincitori sempre su questo stesso articolo, aggiornandolo. In bocca al lupo a tutti!

abc

Intervista a Benito Gagliardi

Benito Gagliardi è il giovane autore del romanzo "Onora te stesso" (0111 edizioni). Il libro, che abbiamo recensito qui, racconta la storia di una famiglia nella Napoli governata dalla camorra. Abbiamo intervistato l'autore per scoprirne di più.

1011228_10203302380790282_1912946096_nCiao Benito e benvenuto su Leggere a Colori! Prima di entrare nel vivo dell'intervista, vorrei chiederti qualcosa su di te. Che tipo di autore sei? Quando hai capito di voler intraprendere la carriera di scrittore?

Ciao a voi e soprattutto grazie per la visibilità che mi state dando. Mi definirei un autore “nichilista”, nel senso che cerco di attuare un rovesciamento sulla considerazione dei valori e del significato della vita che ha la maggioranza delle persone (morale ed etica). Diciamo che ho sempre avuto la passione dello scrivere. Forse ho iniziato ad approfondire quella mia voglia e quella mia passione una volta diventato uomo…

"Onora te stesso" non è il tuo romanzo d'esordio. Come si intitola il tuo primo libro? Quali motivazioni useresti per consigliarlo ai lettori?

Il mio primo romanzo s’intitola “Sono un uomo fortunato”. Non è un romanzo autobiografico, ma c’è molto di mio e lo consiglierei perché racconta tra le altre cose: delle paure, delle speranze e delusioni che ha la maggior parte dei ragazzi quando mette piede nell’età adulta. Il protagonista vive contemporaneamente la doppia esperienza della gioia e del dramma. Viene a sapere della nascita di un figlio in concomitanza con la scoperta di un male incurabile.

Passiamo al tuo nuovo romanzo, "Onora te stesso". Come è nata, dentro di te, l'idea di questa storia?

Ho sempre adorato le trame intrecciate. Viviamo in un mondo dove tutto è in connessione e ogni comportamento, ogni scelta ha delle conseguenze su altri soggetti con cui entriamo in connessione. Inoltre, volevo raccontare il mio punto di vista sulle contraddizioni della terra partenopea. Sono nato e cresciuto in uno dei quartieri più degradati di Napoli e quindi ho vissuto la camorra da vicino. Le persone non se ne rendono conto, ma la Camorra è parte integrante di ogni nostro comportamento, persino delle c.d. persone perbene.

La città di Napoli è una delle protagoniste indiscusse del tuo romanzo. Raccontala con tre aggettivi.

Contraddittoria, materna, Teatrale.

Come nascono i personaggi? Ti ispiri a persone realmente esistite o "crei" dal nulla?

I personaggi sono al servizio della trama e dei temi che voglio affrontare. Quindi, in base ai punti di vista che voglio porre all’attenzione mi scelgo i personaggi più adatti che, rispondendo anche alla seconda domanda sono un misto tra persone realmente esistite e ciò che serve a me per quello che voglio raccontare.

I personaggi di Gennaro e Gianni, rispettivamente zio e nipote, incarnano due ideali completamente diversi di uomo e credono in due concezioni differenti della vita. Ti va di parlarne?

Gennaro è il prototipo del napoletano medio. Diciamo che è l’ideale contro il quale ho combattuto durante tutta la mia infanzia. Rappresenta tutto ciò che odiavo. Quando si è giovani si ha una determinazione, un orgoglio e una testardaggine che fa quasi tenerezza. Con l’età adulta poi diventi più misericordioso e capisci che il mondo non è divisibile in due categorie: persone cattive e persone buone. E’ nel mezzo che vi si trova tutto il mondo. Anche i cattivi possono riscattarsi. Ecco attraverso i personaggi ho raccontato anche questa evoluzione di pensiero. Gianni per certi versi e in alcuni aspetti (non tutti) è ciò che sono stato io qualche anno fa.

onoraHo notato, nel corso della lettura, la quasi totale assenza di personaggi femminili. Si tratta di una scelta o di una semplice coincidenza?

Diciamo che è una coincidenza. Però può darsi anche che inconsciamente non mi senta ancora pronto per incarnare una personalità femminile. Infatti adoro scrivere in prima persona perché si crea un maggior coinvolgimento e legame tra il lettore e i protagonisti e soprattutto limito al minimo il mio punto di vista per far emergere quello dei protagonisti.

La vicenda cambia più volte voce narrante, nel suo svolgersi. A cosa è dovuta questa scelta?

La scelta è dettata da due fattori. A) voler creare una trama intrecciata b) affrontare i temi del romanzo secondo vari punti di vista e personalità.

La laurea del nipote Gianni rappresenta una forma di riscatto dalla povertà e dall'ignoranza del quartiere pettegolo nel quale vive. Credi che lo studio possa davvero salvare una città dalla criminalità organizzata?

Lo studio da solo non basta, ma è certamente una delle ricette. Che poi c’è da dire che emergere in questa città è almeno quattro volte più difficile di farlo in un qualsiasi altro posto. E’ qui  s’insinua il dubbio amletico: lasciare o non lasciare la tua città? Paradossalmente lo studio nella maggior parte dei casi induce i giovani a scappare. Io ho deciso di restare e certe volte me ne pento.

Nel finale del romanzo, viene espressa una grande verità: la camorra si sconfigge tenendola a distanza. Vuoi argomentarci questa tesi?

Arthur Bloch sosteneva che i problemi complessi hanno soluzioni semplici. Io sposo a pieno questa massima. Gli eroi solo nei film e in alcuni romanzi non fanno una brutta fine. Alla gente che è lasciata sola e non protetta non si può chiedere di compiere gesti eroici. Si può invece chiedere di tenersi lontana e distante dalla Camorra, in modo da non alimentarla.

Essendo un autore emergente, stai avendo modo di conoscere il panorama della piccola editoria. Hai già una tua opinione in merito?

Il mondo dell’editoria è lo specchio della società contemporanea. Una giungla…e per la piccola editoria lo è ancora di più. Basta pensare ai tanti piccoli editori che comprano e sfruttano il sogno (in alcuni casi devo dire a difesa degli editori che è un sogno non supportato da alcun talento ma solo dall’ego) di tante persone che è quello di vedere il loro nome stampato su un libro. Poi ci sono quelle che io definisco piccole imprese di servizi editoriali ma che si ostinano a farsi chiamare case editrici. L’editore è per definizione colui che si accolla i rischi dell’investimento editoriale, supportandone la promozione e la vendita oltre che curarne l’editing. Tuttavia, molti piccoli editori si limitano a stamparti il libro, nel caso in cui il manoscritto rientri nei loro standard qualitativi e poi ti lasciano solo. Fortunatamente ci sono anche piccoli editori come quello che mi ha pubblicato il mio secondo romanzo che ti supporta ed è attivo sia nella fase di editing che di promozione.

Pensi che i social networks possano aiutare un autore esordiente a farsi conoscere e a diffondere il proprio pensiero e le proprie opere?

E’ certamente uno strumento utile, ma da solo non basta a farsi conoscere. Credo che alla base di tutto ci voglia il talento e tanta volontà. Se hai talento e passione per ciò che fai, la realtà prima o poi ti nota.

Quanto sono importanti i lavori di correzione di bozze e di editing affinché un romanzo sia pronto per la pubblicazione?

Sono indispensabili. Ad ognuno il suo mestiere. Non sempre l’autore è una persona meticolosa e precisa. Quindi, occorre correggere refusi, errori e suggerire modifiche strutturali. Molte volte l’autore si affeziona a un’idea ed è restio a effettuare modifiche strutturali e solo un professionista del settore può convincerlo a fare delle modifiche o a tagliare delle parti superflue.

Progetti futuri?

Scrivere un altro romanzo. In realtà ci sto già lavorando.

abc

Recensione di Onora te stesso di Benito Gagliardi

In questo romanzo, i veri protagonisti non sono i personaggi, benché siano indispensabili per veicolare il messaggio voluto dall'autore. Protagonista del libro è una coppia che ognuno di noi conosce, che rimbalza di televisione in televisione, di quotidiano in quotidiano: Napoli e la camorra. La vicenda, che ruota fondamentalmente intorno a Gennaro e a suo nipote Gianni, non ha una sola voce narrante e il fil rouge del rapporto tra città e criminalità organizzata passa, come un testimone, da un personaggio all'altro della storia. Il romanzo si apre con uno scorcio della vita di Gennaro, cinquantenne che incarna perfettamente l'ideale dell'italiano medio, con le sue piccole beghe familiari, l'amante che viene dall'Est, la figlia da sposare e pochi soldi in cassa. La madre di Gennaro gli ha sempre raccomandato, quand'era bambino, di farsi amici tutti, sia i buoni che i cattivi. Diventato adulto, ha continuato a vivere seguendo questa massima, intrattenendo rapporti di collaborazione con la camorra e ricorrendo a criminali di ogni genere ogni qualvolta gli si presentava una necessità economica o familiare. Quando sale su un aereo che lo porterà in Marrakesch, lo fa perché ha preso accordi con la camorra e dovrà fare un lavoretto, uno semplice, per accaparrarsi i soldi destinati alla dote di sua figlia. In Marrakesch lo aspetta Nino D'Angelo, uno che non ha niente né dell'angelo né del cantante napoletano, che lo guida in un intrico di strade, mercatini caotici da crisi claustrofobica, prostitute che si vendono per pochi euro nel bagno di un locale pubblico. Durante tutta l'operazione, Gennaro non fa che ripetersi il consiglio della madre: bisogna avere rapporti d'amicizia con tutti. Soltanto una tragedia, e il senso di colpa che ne scaturirà, potranno distogliere l'uomo da questo amaro insegnamento. Dall'altro lato della medaglia c'è Gianni, il nipote studioso, quello che tra i videogiochi e le uscite con gli amici è riuscito a laurearsi con lode. La sua laurea, vista come traguardo irraggiungibile nel misero quartiere di Napoli nel quale vive, è il trofeo della libertà, la possibilità di fuga, il riscatto da un ambiente lurido che per vent'anni gli ha insinuato nel sangue il senso della sporcizia, materiale quanto spirituale. Le storie di Gennaro e di suo nipote partono su due binari diversi, poi s'incontrano, si scontrano, conducendo il lettore al fatale quanto inevitabile finale.

 L'aspetto più particolare di questo romanzo è il parallelismo tra le storie che lo compongono. Le vite di ognuno dei personaggi sono quasi dei piccoli racconti che si urtano tra di loro fino a combaciare perfettamente e a formare, come in un puzzle, l'immagine di una Napoli governata dalla camorra. Devo ammettere che questo è uno dei libri più originali che ho letto sul tema. Per la prima volta, non troviamo il classico inneggiare contro l'omertà né tanto meno la rassegnazione dei più. Tra le pagine di questo libro viene sviluppata un'idea, quasi una proposta, di una semplicità abbacinante e proprio per questo realizzabile: la camorra si sconfigge rimanendo lontani. Molto spesso la denuncia, benché indispensabile, è solo un modo per morire più in fretta. Forse la denuncia dovrebbe venire successivamente, dovrebbe essere il passo numero due di un percorso iniziato precedentemente.

La camorra si sconfigge con la distanza, rinnegando la massima della madre di Gennaro, quel "devi essere amico di tutti" che aveva portato l'uomo a entrare in contatto con criminali dai soprannomi pittoreschi soltanto per poter sposare la propria figlia. La via è quella di Gianni: l'istruzione, il riscatto sociale, la laurea con lode che non è e non vuole essere un semplice pezzo di carta da gettar via, bensì - citando, come l'autore, De Filippo - la "patente" per una vita. Sarà quello che faremo e che realizzeremo a dirci se davvero abbiamo saputo utilizzare quella patente. Giungiamo, qui, al significato più profondo del libro: che cosa significa "onorare se stessi"? Onorarsi vuol dire mantenere la propria dignità di fronte a qualunque situazione e, come dimostra il finale del romanzo, essere pronti a donarsi agli altri, rendere la propria vita e la propria morte degne - entrambe - d'esserci state.

Un altro aspetto interessante della narrazione di Gagliardi consiste nella capacità dell'autore  - più unica che rara - di rendere realmente ogni voce narrante unica e diversa da quelle che precedono e che seguono. Il romanzo è raccontato interamente in prima persona ma, cambiando l'io narrante, cambia completamente il modo di scrivere, di pensare, di parlare. E' rarissimo che uno scrittore sappia astrarsi talmente tanto dalla sua opera da creare più di una personalità e da farle interagire all'interno della vicenda. La voce di Gennaro sarà totalmente diversa da quella di Gianni come quella di Gianni sarà lontana anni luce dalla narrazione di Antonio, un personaggio secondario del romanzo. Il lettore potrebbe essere portato a commettere l'errore dell'identificazione, immaginando che la voce di Gennaro e le sue opinioni coincidano perfettamente con quelle dell'autore, ma non è così. Lo scrittore, in questo caso, è stato più furbo e ha creato uno schermo ad ampio raggio di riflessioni e di principi morali. A ognuno il suo, ad ogni narratore la propria vita, ed è proprio questo che rende il romanzo una testimonianza efficace e intelligente di quella parte di Napoli che non è camorrista ma che, come spesso accade, è ai camorristi che ricorre alla prima difficoltà. Onora te stesso è un libro che indigna, fa riflettere, a volte fa storcere la bocca eppure lascia il segno e, a mio parere, costituirebbe una lettura interessante da proporre nelle scuole superiori, napoletane e non.

La videorecensione

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