Categoria: Sponsorizzati

Recensione di Il giorno di cui non si parla di Nikita Placco

Rodolfo è un capace notaio, ma bastano una moleskine nera e una passeggiata tra le suggestive viuzze di Gubbio a rievocare in lui un’esigenza primitiva: quella di scrivere. Una metamorfosi inevitabile porta l’uomo a dismettere le vesti della legge e a dedicarsi completamente alla propria passione. Il talento, l’abilità lessicale e la guida del pedante editor Caravecchia, portano Rodolfo a pubblicare il suo primo libro e ad acquisire definitivamente l’identità di autore. L’ex notaio conduce le proprie giornate con leggerezza, snocciolando la vita giorno per giorno senza progetti né, tantomeno, pretese, prendendosi all’occorrenza ciò di cui ha bisogno.

Per soddisfare le temporanee esigenze di calore famigliare, Rodolfo sa di poter contare sull’ammirazione dei nipoti e, al contempo, di poter chiamare la magnetica Olivia per assecondare un capriccio romantico. Proprio quando si ritrova a vivere una fase di impasse creativa, lo scrittore si rende conto di come le proprie vicende personali si relazionino con l’ispirazione, condizionando, inequivocabilmente, il momento della scrittura. A scuotere Rodolfo dal torpore narrativo è, dapprima, la sconvolgente rivelazione di Olivia: aspetta un bambino, concepito con un qualche uomo di passaggio, già dimenticato. Per lo scrittore la donna rappresenta l’anima gemella, un amore già perso in passato, solo recentemente ritrovato sotto la chiave della passione. Questa consapevolezza porta Rodolfo a fantasticare su una famiglia con Olivia e sulla possibilità di accogliere quel figlio come suo.

Quando Carla fa la propria apparizione in scena, l’uomo perde ogni certezza; la nuova conoscenza attrae Rodolfo rendendolo incapace di decidere del proprio futuro. Le cose si complicano ulteriormente quando lo scrittore accoglie una confessione di suo padre, una verità sepolta nel passato, abbandonata in quel giorno di cui nessuno voleva parlare. Olivia, il bambino, Carla e la pesante rivelazione si fanno prima penna, poi carta e, infine romanzo, esaltando, come mai prima, il talento narrativo di Rodolfo.

Approfondimento

C’è un giorno nella vita di ogni uomo capace di cambiare il senso delle cose.

Un giorno all’apparenza normale, fotocopia di quelli precedenti che, contro ogni previsione, cambia il regolare ordine del quotidiano. Attorno a questa consapevolezza, Nikita Placco intesse la vicenda di Rodolfo, talentuoso quanto scostante scrittore, dando vita a Il giorno di cui non si parla. Questo affascinante romanzo può essere suddiviso, fondamentalmente, in due parti. La prima, quella iniziale, non sembra curarsi dello sviluppo della trama; in queste pagine Placco apre delle fessure sul passato di Rodolfo, attraverso cui il lettore può sbirciare per conoscere meglio il protagonista. L’autore prende di petto la vicenda solo nella seconda parte, mettendo sulla scacchiera nuove pedine e affrontando, solo a questo punto, il titolo del libro: il giorno di cui non si parla. Nikita Placco abbraccia Rodolfo, si immedesima in lui e, attraverso una spiccata capacità empatica, ne descrive l’evoluzione psicologica rendendola palpabile al lettore.

A fare da filo conduttore lungo tutto il romanzo è l’ispirazione: l’assassina e l’amante di ogni scrittore. Rodolfo si ritrova imbottigliato nel tipico blocco dello scrittore ma, domando le proprie sensazioni e sapendo condensare il vissuto sulla carta, riesce a sviluppare un romanzo da premio Strega.

Con la leggerezza di uno stile narrativo fresco e scorrevole, Nikita Placco inserisce nel suo romanzo un ampio ventaglio di tematiche. La sua penna riesce agevolmente a spostarsi da temi scanzonati e romantici a quelli più delicati e complessi. Il giorno di cui non si parla ospita così tra le sue pagine la frivolezza di una notte d’amore come il crollo psicologico da ferita emotiva. Per finire, frammenti del romanzo di Rodolfo inseriti tra i capitoli del libro, creano una sorta di racconto nel racconto: due anime separate, seppure affini. Placco rinasce, tra le sue stesse pagine, come nuovo autore: afferra la penna di Rodolfo e sperimenta uno stile del tutto nuovo, conferendo a Il giorno di cui non si parla, i tratti dell’esperimento narrativo.

Un romanzo piacevole e suggestivo messo in scena con uno stile leggero e frizzante.

La lettura giusta per chi vuole imparare a far tesoro delle proprie esperienze, positive e negative, perché tutto accade per un motivo ben preciso, spesso in un giorno qualunque, di cui non si parla.

abc

Recensione di Blake il divenire degli dei di Simone Alessi

Vrbi Road è decisamente una cittadina atipica. Saldamente aggrappata a riti e vecchie tradizioni, contrasta in modo netto con un 2919 dominato dalla tecnologia. Blake vive proprio in questo angolo di mondo, dove il progresso sembra aver dimenticato di sostare; gli edifici, soprattutto le chiese, testimoniano un’epoca lontana e i cittadini si guadagnano da vivere con l’artigianato, arte gelosamente tramandate di padre in figlio. Il rapporto tra Blake e Vrbi Road è ambivalente.

Il sedicenne ama quella città, che gli permette di dare libero sfogo al suo estro pittorico; tuttavia non riesce a percepire quel naturale senso di casa, rimpiazzato piuttosto da una violenta disappartenenza. La verità è che Blake è diverso. I capelli neri, gli occhi color smeraldo e la pelle avorio lo differenziano in modo brusco dai lineamenti tipici della zona, portando inevitabilmente i concittadini a vederlo come la nota stonata dello spartito. Per non parlare poi della macchia dietro all’orecchio, in grado di variare con il ciclo lunare; chiaro strascico di una malattia antica: la stregoneria.

È l’imprevedibile incontro con Luce, affascinante e al contempo enigmatico, a fornire una risposta alle domande silenziose del ragazzo. Blake comprende che qualcosa dentro di sé lo rende davvero diverso o, meglio, speciale rispetto agli altri e che la sua reale natura è inevitabilmente legata a quella di Selene, la Dea Madre.

 

Bene, tutto ebbe inizio secoli prima che l’uomo abitasse da solo questo mondo. Un tempo c’erano milioni di creature che abitavano la Terra, fate, streghe, demoni, angeli e creature mitiche. Tutte vivevano in armonia fino a quando l’uomo non volle essere l’unico al centro del mondo. Era meraviglioso, e tu lo amavi sopra ad ogni altra cosa. Amavi ballare fino al mattino, cantare e quando tutti erano in estasi gli donavi premi unici e magnifici. L’avidità degli uomini però era maggiore e con essa il loro odio, ti volevano solo per loro e così nacque una guerra senza vinti né vincitori. Il popolo magico venne da noi messo in salvo in una dimensione parallela e questa separata da un velo.

 

Fiancheggiato da Hecate, Morte e Sam, figure mistiche e divine, Blake vivrà un’esperienza in bilico tra il bene e il male che lo porterà soprattutto a riscoprire sé stesso.

Approfondimento

L’arte della scrittura non è cosa facile in una contemporaneità abitata da più autori che lettori. Un libro rischia di essere solo l’ennesima copertina tra milioni di altre e, al contempo, un fantasy di essere meramente uno dei tanti. Simone Alessi ha pertanto cercato di cantare fuori dal coro, proprio come il suo protagonista Blake. L’inchiostro ha dato  vita ad un romanzo fantasy capace di distinguersi dagli altri, soprattutto per quella vena psicologica, per quella ricerca dell’io interiore che nulla ha a che vedere con la narrativa del genere fantastico.

Aspetto affascinante del romanzo è sicuramente la  vera natura di Blake, che nell’innocenza dei suoi sedici anni scopre di essere la reincarnazione mortale di una potentissima divinità: Selene, la Dea Madre. Questa scelta permette all’autore di aggiungere al fantasy un taglio psicologico: la ricerca della propria identità che, dopo essere stata distrutta necessità di una riedificazione, di una forma nuova.

Tuttavia va detto che le pagine di Blake e il divenire degli dei rischiano di associare la piacevolezza della lettura a una sensazione di confusione. Il romanzo appare a tratti come una sorta di zibaldone, dove troppi elementi diversi non trovano la giusta armonia tra loro. Per concludere i cenni artistici che accompagnano il racconto, hanno un retrogusto di ostentazione; più che supportare la narrazione sembrano dei vezzi che l’autore ha deciso di concedersi.

Blake e il divenire degli dei è un romanzo fantasy impegnato e originale. Gli assuefatti lettori potranno risvegliare il loro amore per il genere fantastico grazie alle pagine di Alessi.

abc

Recensione di Vendetta al profumo di zagara di Luigi Saccà

Roccelletta, Sicilia anni ’50. Natalino Suraci è il bigliettaio della linea 9, ligio dipendente dell’Azienda Municipale dei Trasporti. Il posto fisso nel settore pubblico lo renderebbe uno scapolo interessante, se non fosse per quel difettuccio all’inguine e il leggero sovrappeso, tale da giustificare il soprannome Bombolo. La sua tranquilla routine fatta di turni lavorativi e cene con mamma e sorella, viene bruscamente capovolta quando una donna bellissima, mai vista prima, chiede a un inebetito Natalino un biglietto per l’autobus. Irrimediabilmente sconvolto da quell’incontro fatale, il dipendente pubblico accetta il supporto agli amici del paese e nel giro di pochi giorni riesce a scoprire l’identità di quella ragazza così da poter dare inizio ad un cauto corteggiamento.

Si tratta di Mariella Doddis, donna libera sebbene da poco uscita da una relazione consumata con lo spettabile avvocato Foti e, per di più, reduce da una terribile vicenda famigliare conclusasi con la misteriosa sparizione del padre. Nonostante le complicanze attorno a quella donna bellissima, Natalino non cambia idea e continua a condurre con tenacia la propria missione di conquista. Amalia, madre di Mariella, e Carmelo, confidente della famiglia Doddis, si mostrano particolarmente benevoli nei confronti dell’impacciato bigliettaio e proprio grazie al loro provvidenziale intervento, Natalino inizia ufficialmente a frequentare l’amata. Convinto di aver realizzato il suo sogno d’amore, Natalino si ritrova coinvolto nei terribili avvenimenti orchestrati delle donne Doddis, finendo in prima pagina sui quotidiani locali. I fatti vengono peraltro aggravati dal ritrovamento di un cadavere dall’identità misteriosa.

Riuscirà un uomo goffo, che poco ha masticato di scuola, a dimostrare la propria integrità in quel malaffare?

Approfondimento

Luigi Saccà, professore di Medicina presso l’Università di Napoli, si scosta momentaneamente dalla cattedra e dalle scienze per lasciare sfogo alla propria vena letteraria. Il risultato? Vendetta al profumo di zagara, un noir mediterraneo che cala il lettore nella Sicilia degli anni ’50. L’ingenuità del protagonista della vicenda è lo strumento di cui l’autore si serve per caricaturizzare la furbizia femminile, nonché la pochezza del popolino.

Saccà scrive in modo raffinato e che profuma di letteratura d’altri tempi, facendo rivivere nelle sue pagine gli usi e i costumi del secolo passato, talvolta anche in modo ironico. Ecco che dunque a spezzare la tensione tipica dei polizieschi sono le caratteristiche dell’uomo medio, come la venerazione del posto pubblico, il pettegolezzo, la tendenza a ficcanasare sui fatti altrui. Ben scritto, scorrevole, divertente e al contempo intrigante, Vendetta al profumo di zagara è una lettura piacevole, ideale per chi ha bisogno di staccare la spina. Chi poi ha vissuto in prima persona l’Italia o, meglio, la Sicilia degli anni ’50, non potrà che sorridere nel ritrovarsi trasportato indietro del tempo in modo tanto spontaneo e immediato.

abc

Recensione di Il colore dell’inganno di Eraldo Guadagnoli

Stefano Bellotti incontra per la prima vola Antonio Di Paolo in carcere, a Rebibbia. Entrambi non sono “uno stinco di santo”, ma qualcosa oltre ai crimini commessi, ed una vita che non è stata giusta con loro, li fa incontrare. Come due animali selvatici ormai  addomesticati, riconoscono i propri simili e li rispettano, e ad un tratto diventano grandi amici. Poi una promessa, a legarli.

Si sa, le promesse vanno mantenute. Ma di che cosa si tratta? Antonio ha nascosto una borsa nera, preziosa e dal contenuto incerto, e affida a Stefano il fragile compito di recuperarla una volta uscito dal “gabbio”. Cosa si nasconde in quella borsa? Dall’altra parte della barricata ci sono due fronti – uno è quello degli investigatori – e l’altro, una carrellata di facce, altri nomi e soprannomi curiosi in cui si alternano i membri della malavita romana degli anni ’70 ai piccoli “criminali abruzzesi”: rapinatori, assassini, ma anche spacciatori, avidi figli di papà, politici corrotti e molto altro. In poche parole disperati, falliti dal petto gonfio, pregiudicati senza scrupoli o anime semplici finite nel posto sbagliato che arrancano per indossare la maschera di cattivo.

Nella provincia italiana dell’illegalità qualcuno minaccia il proposito di Stefano.  Ad un certo punto poi, Antonio viene ucciso. Chi riuscirà a trovare il borsone? E soprattutto, chi ha ordinato l’omicidio di Antonio? Poi, una donna: Miriam. Una ragazza dai capelli ricci e liberi come la sua indole ribelle che esibisce anche durante la deposizione: tenace, abiura le etichette, testarda, dallo spirito generoso e anarchico, non sopporta le ingiustizie sociali. I difensori della legge invece vengono colti nella propria dimensione umana ma non caricaturale. Il magistrato Di Gesualdo, il commissario ed il maresciallo che lottano insieme ai cittadini. E quell’ispettore Taddei, che si mette in pericolo sfidando anche l’idea del poliziotto tontolone e cieco davanti ai fatti. È anche lui un “colpevole”, come tutti gli uomini, di cedere al sentimento con tutte le scarpe.

La brevità comunica, e così come il filo intrecciato di una storia che si snoda in parole nere d’inchiostro, allo stesso modo quanto è stato volutamente omesso, tagliato, escluso dalla trama, tutto cio’ può far volare alto un’opera.

Ed è quello che accade con Il colore dell’inganno, pubblicato la scorsa estate da Virginia Edizioni. In queste rapide 146 pagine rivivono vicende ingarbugliate, contorte, con la velocità fluida di un pettegolezzo scagliato in faccia ad un’amica. O la naturalezza domestica di un consiglio. Quel lettore ragazzo di provincia si riconosce perfettamente nell’intuizione della pausa dal mondo: quando esci e vai a prendere un caffé in piazza, o ti siedi a chiacchierare con l’anziano del paese. Durante questi momenti quasi rituali, forse, si può arrivare al nodo di una bugia, o di un segreto, evidenziare un nuovo sospettato. Grazie ad una parola trafugata, sussurrata o al contrario estorta ad un conoscente.

La piazza, le viuzze di Cansano restano fedeli ai rituali. Questi luoghi camminano insieme ai personaggi alla ricerca delle stesse risposte. Il lettore è lì, partecipante, non può evitarli vista la rapidità dei salti da un luogo all’altro! Come nei migliori gialli, le domande sono piu’ folte delle risposte. Svelato un segreto, ne germoglia un altro, e da esso come in innesto un altro ancora. La tensione è incalzata da un ritmo cinematografico, secco e preciso. Non sono molte le descrizioni, il tempo è concentrato sui fatti che il magistrato Di Gesualdo, coadiuvato dal maresciallo e dall’ispettore Taddei cercano di ricostruire insieme. Cinematografico, visivo, il racconto prende per mano e spinge a giungere all’ultima riga, grazie ai numerosi flashback che ricordano I migliori film polizieschi. E infatti come accade nelle lunghe analessi, chi legge si smarrisce e poi si ritrova nello stesso momento, domandandosi: come ci sono finito?

Il corso della storia si concentra in una “spoglia” sala del Tribunale di Roma. I protagonisti sfilano su una passerella che ricorda il neorealismo di alcuni film. Ed è grazie ai profondi flashback che si può entrare, camminare nelle stradine di Cansano, il paese dove si svolgono in parte le vicende narrate al passato, ma anche riconoscere una piccola parte dell’anatomia della storica città del centro Abruzzo: Sulmona. E poi immediatamente ci si ritrova alla Stazione Termini di Roma.

Ma non e’ finita. Il dialetto romanesco e cansanese – fa riscoprire l’importanza della tradizione, delle radici folkloristiche come patrimonio da preservare, e la storia come una lezione da ripetere tutte le mattine a se stessi. Quella del dramma di un Abruzzo rimasto indietro, dove i politici in regione sono corrotti e gli appalti vengono concessi dietro tangenti, oppure la depressione dei giovani che non trovano lavoro e si votano alla criminalità , alla strada più facile, ecco. Con questo tramite, il genere noir viene scavalcato e in alcuni passi sfocia nel racconto realistico.

Il dialetto allora si muta in un promemoria. Come a voler dire: impara dal passato, e prendi nota delle orme dei tuoi padri, e dei tuoi nonni. Per chi è nato/a in quelle terre dimenticate, questo libro occupa chiaramente un posto speciale nello scaffale della libreria. Ma una domanda fondamentale rimane ancora senza risposta.

Esiste davvero il colore dell’inganno? Il bianco o il rosso? Bianca la Fiat 500 ricercata dai carabinieri, come la macchina di Antonio, bianco il certificato che simboleggia la falsificazione per eccellenza, o l’attestazione del vero. Forse, la vera domanda del libro, che ha più di un’interpretazione, è: la verità ha un colore, o meglio una forma precisa? La verità è una soltanto?

Ricchi spunti di riferimento alla mancanza di una classe dirigente unita e ad una politica dai contenuti e dalla visione nebulosi, come critica indiretta della situazione attuale in cui riversa la politica italiana fatta di tanti slogan e poche iniziative concrete.

Dopo l’esordio con il legal thriller “Scacco al re” (…) nella New York degli anni ’50, ecco un nuovo, calibrato lavoro dello scrittore emergente Eraldo Guadagnoli, classe ’70, laureato in Scienze Politiche, Master in Editoria e Comunicazione, collabora con varie case editrici italiane.

Nelle ultime ore arriva poi la notizia della menzione di Merito allo scrittore assegnata dalla giuria del Premio letterario internazionale Pegasus della città di Cattolica. Da segnare una data importante per Il colore dell’inganno:  sabato 21 aprile alle ore 17.30 all’Aquila – presso la libreria Mondadori del Centro commerciale La Meridiana  si terra’ la presentazione del libro. Relatrice Alessandra Prospero, invece l’attore Pietro Becattini interpreterà alcuni brani del testo. In questa occasione verra’ anche presentata la copertina, di grande valore, realizzata con cura da Marco De Angelis.

abc

Recensione di Con la polvere dell’India dentro i sandali di Verdiana Maggiorelli

Delhi, Mumbai, Hyderabad.

Chapati, dhal, puri.

Osho, Yogananda, Gandhi.

Verdiana Maggiorelli s’infila i sandali, abbandona il pregiudizio e, con spirito di assoluta apertura, impara a conoscere e ad amare una terra in forte contrasto con le  proprie origini. Tra government bus e risciò, la scrittrice attraversa l’India da nord a sud, cercando di coglierne ogni sfumatura e di soffermarsi anche laddove un normale turista non oserebbe. Il viaggio si rivela, sin dalle prime tappe, una travolgente esperienza e la Maggiorelli impara a vivere quell’angolo di mondo piuttosto che limitarsi a percorrerlo.

L’India è colori: il kajal attorno agli occhi, i sari sapientemente lavorati, un punto rosso al centro della fronte. L’india è aromi: le spezie, l’incenso, gli infusi. L’India è suoni: le danze, i mercati affollati, i canti popolari. L’India è spiritualità: la meditazione, la reincarnazione, la non violenza. L’India è caos: la scarsa igiene, i bus stipati, gli hotel fatiscenti.

La Maggiorelli torna a casa con un bagaglio pesante, molto più di quello aggrappato alle proprie spalle. Profondamente toccata dall’esperienza, decide di condividere i suoi racconti, i suoi diari, le sue avventure. Afferra una penna, un quaderno e scrive, così da poter permettere anche ad altri di rivivere la stessa magia.

Si, l’India è la mia casa e la mia malattia. Spero guarirne, prima o poi, ma a dire il vero faccio di tutto perché non accada.

Approfondimento

Con la polvere dell’India dentro i sandali è il dettagliato resoconto di un viaggio attraverso l’India, scritto in prima persona e con carattere squisitamente giornalistico da Verdiana Maggiorelli. Dovendo scegliere come descrivere il libro in una sola parola, quella più adatta sarebbe sicuramente: completo. L’autrice racconta tutto e non tralascia neppure i particolari apparentemente meno interessanti, perché solo il puzzle di tutti i dettagli può permettere al lettore di vivere la stessa suggestione.

Leggendo il diario di viaggio si riesce proprio a vederla, Verdiana, mentre fa amicizia con le guide improvvisate che il destino le ha fatto incontrare, mentre lascia dormire un indiano sulla propria spalla nei trasporti pubblici, mentre si ferma a meditare o, ancora, mentre cerca un hotel nel cuore della notte. Il profondo amore per l’India si percepisce, in tutta la sua forza, quanto la Maggiorelli descrivere le brutture di questo paese. Brutture che la donna comprende ma non condivide. Non nasconde, nel suo racconto, il giorno in cui le viene rubato il portafogli, l’elemosina mendicate dai bambini, piuttosto che la terribile condizione delle vedove. L’India, con il suo fascino e la sua pericolosità, ha saputo conquistare totalmente l’autrice e nel lettore, una volta terminata anche l’ultima pagina, s’insinua il desiderio di vedere questa decantata terra.

Un libro che parla di storia, di spiritualità, di cultura.

Un dettagliato diario di viaggio.

La guida perfetta per chi ha voglia di partire.

abc

Recensione di Il dono di Halley di Antonio Giuga

Menton, 9 febbraio 1986.

Il dolore vive ormai da lunghi mesi in casa Fuerst. Le pareti stesse sembrano esserne pregne. Dopo la misteriosa morte della moglie, Aaron si lascia trascinare dalla routine, totalmente anestetizzato dalla sofferenza. Non riesce più a dare un senso alle cose, a sé stesso, alla vita; ma deve resistere. Lo deve a suo figlio Noah, un frugoletto di due anni, il segno più importante lasciato dalla moglie.

Quella fredda mattina di febbraio però, tutto è destinato a cambiare, ad essere bruscamente stravolto.

Mentre Aaron sistema la spesa, la sua attenzione viene attratta da uno strano bagliore proveniente dal baule in ripostiglio e, nell’aprirlo, l’uomo si ritrova tra le mani un vecchio libro e una piccola clessidra. Due oggetti misteriosi, eppure in qualche modo legati ai suoi ricordi. L’inspiegabile luce emanata dal tomo, convince Aaron a cercare risposte e a trovarle in nonno Sebastian, ricoverato da lungo tempo in un ospizio. Aaron apprende di far parte dei Talatoni, da talàton bilancia, un antico ordine a cui spetta la responsabilità di mantenere l’equilibrio tra il bene e il male nella terra. La cometa di Halley dona a tutti i bambini nati al momento del suo passaggio incredibili poteri, poteri capaci di grandi cose, tanto nel bene come nel male. Ai Talatoni spetta il dovere di trovare i possessori dei doni, per guidarli nell’ambizioso progetto di ripulire il mondo dalla malvagità.

Roma 9 febbraio 2004

Sono passati diciotto anni dall’ultimo passaggio di Halley. Sono passati diciotto anni da quando la vita di Aaron è cambiata per sempre. La sua missione sta per avere inizio e lui lo sa. È con la maggiore età, infatti, che i doni della cometa si manifestano ai propri possessori, pertanto per Aaron è arrivato il momento di cercarli e aiutarli. Nonostante lo scetticismo iniziale di Noah, padre e figlio intraprendono il loro compito di Talatoni e ben presto  convincono ad unirsi a loro i gemelli Giorgia e Francesco, lei capace di una forte empatia, lui con il dono del teletrasporto; Evelyn in grado di generare campi di forza e Sylvie con il potere della localizzazione.

Contemporaneamente però, i Figli dell’eclissi, ordine da sempre contrapposto ai Talatoni, capeggiati dal temibile Maestro Jatun, sono sulle tracce dei ragazzi dotati, con ambizioni di potere e di conquista.

Talatoni e Figli dell’eclissi si ritrovano così a giocare una pericolosa partita a scacchi, fatta di mosse d’effetto e strategie studiate.

Un brutale scontro è alle porte: riusciranno Aaron e Noah a guidare il gruppo e ad annientare le bramosie di conquista di Jatun?

Approfondimento

Il Dono di Halley – L’ultima generazione, non è semplicemente il romanzo d’esordio di Giuga, ma soprattutto il primo passo di un progetto più complesso. Nelle sue duecento pagine infatti, l’autore inserisce tutti gli elementi necessari a costruire un’avvincente saga all’insegna del fantasy, fatta di misteri, scontri e, perché no, un pizzico di romanticismo. La proverbiale lotta tra il bene e il male, ragazzi dotati di poteri sorprendenti, l’eredità di Halley: Antonio Giuga ha messo in campo tutte le pedine ed è ora pronto a muoverle secondo il suo disegno.

Lo stile narrativo scorrevole, la scelta di non appellarsi a vocaboli astrusi o a forme lessicali complesse, rendono Il Dono di Halley – L’ultima generazione un romanzo leggero, adatto soprattutto ai più giovani.

[amazon_link asins='8868681323,B071KQ5MGM,B01M6966I6' template='ProductCarousel' store='leggacolo-21' marketplace='IT' link_id='f87710e7-dc01-11e7-963c-41bdf0b8082e']abc

Recensione di Fratello agnello e sorella volpe di Pierluigi Plata

La cruna e il cammello.

Il canto del gallo.

Il sacrificio dell’agnello.

Molteplici figure del mondo animale popolano le pagine del Vangelo, oggetto di un simbolismo fondamentale per rendere la Parola accessibile a tutti. Il messaggio del Cristo, infatti, non vuole essere esclusivo, destinato solo agli eletti, ma un’ancora di salvezza a cui, tanto i primi quanto gli ultimi, possono saldamente affidarsi.

Don Pierluigi Plata, forte delle proprie conoscenze teologiche, si è focalizzato sugli animali citati negli scritti evangelici, per poi elaborare le sue riflessioni sotto forma di libro: Fratello agnello e sorella volpe. In questo testo ogni capitolo è dedicato a uno specifico animale, l’autore riporta fedelmente i versetti del Vangelo corrispondenti e quindi li spiega in un linguaggio semplice e colloquiale.

Particolarmente significativo è il simbolismo legato all’asino, che nulla ha a che vedere con la nascita di Gesù, come voluto invece dalla tradizione popolare. Il riferimento rimanda piuttosto all’ingresso del Messia a Gerusalemme: l’asino come mezzo di trasporto asserisce intrinsecamente a una venuta all’insegna dell’umiltà e della mansuetudine.

Ancora, Plata richiama i capitoli in cui Matteo parla degli avvoltoi:

Se dunque vi diranno: “Ecco, è nel deserto”, non andateci; “Ecco, è in casa”, non credeteci. Infatti, come la folgore viene da oriente e brilla fino a occidente, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Dovunque sia il cadavere, lì si raduneranno gli avvoltoi (Mt 24,26-28).

Le parole di Gesù, in questo contesto, sono un chiaro invito a non essere impulsivi nel compiere le proprie azioni, a prediligere la riflessività all’istinto.

Nel suo testo il sacerdote accarezza con la penna ben trenta animali, tra cui non solo i più noti, quali i pesci, i porci o le colombe, ma anche quelli più nascosti, capaci di sfuggire ai lettori più attenti, come ad esempio il moscerino.

Fratello agnello e sorella volpe è un testo osservante le Scritture e il linguaggio assolutamente candido dell’autore rende il libro adatto a tutti, a chi crede, a chi no, a chi è curioso o a chi vuole semplicemente ascoltare la Parola con occhi nuovi.

Approfondimento

Guidato dal cuore e da una profonda conoscenza della materia teologica, Pierluigi Plata ha voluto approfondire una particolare sfaccettatura del Vangelo: il legame tra uomo e animali come parte di un unico disegno. Considerazioni e riflessioni hanno poi permesso al sacerdote di vestire i panni dello scrittore e di realizzare il suo Fratello agnello e sorella volpe. Il testo si apre con un’interessante prefazione firmata Licia Colò, per poi dedicarsi, capitolo dopo capitolo, a tutti gli animali citati dagli evangelisti. Plata riporta puntualmente i versetti del Vangelo in cui un determinato animale viene menzionato e, successivamente, ne spiega il simbolismo.

Fratello agnello e sorella volpe è un libro molto chiaro, scritto con un linguaggio semplice e per questo adatto a tutti i lettori, persino ai bambini, tanto da poter tranquillamente supportare finalità didattiche. Tuttavia, le spiegazioni di Plata, seppur univoche e precise, appaiono in alcuni passaggi frettolose e per questo potrebbero lasciare insoddisfatti i palati più sopraffini.

Un testo impregnato del messaggio evangelico, ma non per questo dottrinale: l’autore, nelle sue pagine, non cerca di persuadere il lettore, non è insistente, mette piuttosto a disposizione le proprie conoscenze a tutti coloro che, credenti o meno, volessero capire meglio gli scritti evangelici.

[amazon_link asins='8821596834,B00CZ8PL2M,B00823U520' template='ProductCarousel' store='leggacolo-21' marketplace='IT' link_id='77b15f44-dda3-11e7-8d1b-0782751f91ea']abc

Recensione di Futuro trapassato di Luigi Grassi

I congiuntivi sono andati in pensione, i telegiornali sono varietà camuffati, i matrimoni possono o meno essere rinnovati alla scadenza e i calciatori sono gli eroi a cui dedicare piazze e monumenti. Questa è la Roma di un futuro indefinito, non troppo lontano. Questo è il palcoscenico progettato da Grassi, dove mettere in scena un giallo comico dai tratti surreali.

Bruno è una persona posata, tranquilla, per nulla pretenziosa. In forte contrasto con il contesto in cui è inserito, il protagonista di Grassi è l’antitesi dell’uomo qualunque, talmente antiquato da coniugare correttamente i verbi e da utilizzare ancora le buone maniere.

Una vita coniugale apparentemente equilibrata e una promettente carriera nel campo della sicurezza informatica, sono ricordi ormai sbiaditi: Bruno, tornato scapolo, si mantiene grazie alla locazione di alcuni immobili, assuefatto da una routine scialba e piatta. È l’inaspettata telefonata di Sirio, un ex collega arrivista, a scuotere Bruno dal suo torpore e a mettergli tra le mani un prezioso biglietto per tornare nel mondo della programmazione. Sirio, che per ambizione più che per capacità è finito a lavorare per il governo, si ritrova a dover sbrogliare un’intricata matassa: il Premier, leader del Partito Decide il Popolo, è ricattato da una misteriosa organizzazione. Per risalire a quest’ultima, Sirio decide di appellarsi alle capacità informatiche di Bruno, promettendo in cambio trentamila nordeuro.

Il programmatore si ritroverà ben presto a dirigere una delicata indagine dove, grazie ad arrugginite competenze, nonché al prezioso aiuto di Nora e Max, riuscirà a smascherare i mandanti del ricatto.

Approfondimento

Riduttivo sarebbe parlare di Futuro Trapassato in meri termini di libro d’esordio. Questo romanzo è infatti un vero e proprio esperimento narrativo. Luigi Grassi scommette sul rischioso connubio tra fantascienza, giallo e humor per dare vita al suo primo, stravagante racconto. L’autore attinge dalla tavolozza della fantascienza per dipingere una Roma avveniristica, ricorre agli attrezzi del poliziesco per costruire un’indagine e, ancora, bussa alla porta della commedia per raccontare la vicenda in toni canzonatori. La scelta stessa di tratteggiare un futuro sgrammaticato, basato sull’ignoranza e sul qualunquismo, diventa una sorta di sfida per Grassi, che riesce a non tradire questa registro di linguaggio sino alla fine:

Bruno, andiamo al dunque: ho bisogno che ti parlo di persona, ho un problema di lavoro e penso che tu mi puoi dare una mano. Ci possiamo vedere?

Decidere consapevolmente di dar voce ai propri personaggi uccidendo le regole fondamentali della grammatica italiana non è cosa facile, soprattutto per un autore perfettamente padrone della sintassi.

Unico punto traballante di questo romanzo, assolutamente ben scritto e originale, è il ritmo narrativo talvolta poco incalzante e coinvolgente. In altre parole non è un libro che si fa leggere d’un fiato.

Futuro trapassato è una lettura insolita, accompagnata da una sottile ironia capace di fare riflettere. Un romanzo per chi è stanco dei soliti libri preconfezionati e ha voglia di uscire dagli schemi.

[amazon_link asins='B075H4CYL7,B072LQ13KK,1973256495' template='ProductCarousel' store='leggacolo-21' marketplace='IT' link_id='53333c8f-cc61-11e7-a204-5fbe71714596']abc

Recensione di Mi saluti la sua signora di Angelo Martinelli

“Come quelli che sudano per apprezzare la doccia, Angeli cercava compagnia soprattutto per godersi la solitudine”. Forse perché, proprio come scrive Roberto Gervaso “La solitudine ci dà il piacere d'una grande compagnia: la nostra”.

Lo incontriamo così, stavolta, il giudice Angeli, già protagonista di storie investigative di delitti, di passioni due punto zero, di frodi geniali e furti particolarmente difficili da smascherare: paziente e indulgente come sempre ma, forse perché lontano dal palcoscenico romano di colleghi ossequiosi e di amicizie compiacenti, libero di essere se stesso. Di camminare incondizionatamente su un nuovo palco, non da protagonista.

Dev’essere la solitudine di cui parlò Schopenhauer quando disse che “Chi non ama la solitudine non ama neppure la libertà, perché si è liberi unicamente quando si è soli”. O gli somiglia molto. Libertà che potremmo anche chiamare realtà, come opposto della finzione, un posto dove ci si può muovere con la grandezza d’animo posseduta senza che risulti ingombrante, dove è possibile formulare ipotesi su qualunque aspetto si trovi di interesse, provare sentimenti senza lasciarne l’appiccicosa traccia, o persino sbagliare nel più comune dei modi, e del tutto, senza ottenere l’esposizione pubblica dei tentativi falliti.

In “Mi saluti la sua signora” Angeli sarà coinvolto in indagini che si avvicinano alla sua vita privata, era accaduto anche con Clélie in “Sempre sia lodato eppure, come scritto poco più su, qui non solo sarà diversa la storia rappresentata ma lo sarà soprattutto il palcoscenico. Angeli si muoverà infatti, in una camerata di ex compagni, un’allegra compagnia finta di persone cambiate. Un viaggio in corriera da Roma lo condurrà prima nella cittadina di Colico, a poche decine di chilometri dal confine svizzero, e poi alla meta, un piccolo comune Svizzero del Canton Grigioni dove l’ospite di una clinica psichiatrica, che nella comitiva tutti vogliono riabbracciare, non aspetta proprio nessuno.

Ad Angeli qualcosa non quadra da subito. Attraverso il solito discernimento e le analisi comportamentali della compagnia, un’attenzione al verbale e al para verbale, ai cliché che raccontano gli uomini e le donne per restare nella propria parte, e poi seguendo il percorso delle parole quando queste diventano sterile scambio lapidario, e facendo attenzione ai piccoli dettagli, Angeli capisce che lì, proprio nel loro stesso hotel soggiorna qualcuno che è lì per loro, o per qualcuno di loro. Questo non è del tutto chiaro. Ma certo è che il mistero si trova dietro una di quelle porte che si apre e richiude più volte durante la notte insonne di Angeli.

Inutile il chiacchierio futile, inutili le frasi allusive degli ex compagni e il quasi imposto senso di cameratismo, di nessuna rilevanza lo sfoggio dei propri percorsi professionali e delle abilità acquisite in qualche decennio di esercizio. Nessun fatto, solo finzione. Solo quando Angeli aprirà quella porta, da uomo spaventato e curioso qual è, e non da magistrato, potrà svelare la vicenda. Nel farlo, aprirà se stesso e il suo interlocutore: un prete, un criminale, un uomo di stato, o magari solo un uomo.

La vicenda si sposterà quindi dall’allegra commediola della gita studentesca al meno allegro confronto con la realtà. La realtà vince, sempre.

Lo so che fotografare la realtà è un’attività che non rende. Perché poi le tue foto non le vuole nessuno. I fotografati prendono le foto, le guardano e te le restituiscono. Ritengono di essere venuti male. Ma prima o poi smetterò di fotografare la realtà. Farò il moralista, rende di più.

Il ruolo della realtà sarà determinante, non solo a favore della trama imbastita da Martinelli; lo sarà perché permette al lettore, per la prima volta in assoluto, di integrare la personalità di Angeli con nuovi elementi inerenti alla natura umana, come pregi, difetti, inclinazioni, emozioni, valori e un cambio di registro che, di fatto, lo spogliano dal suo ruolo abituale. È innegabile che con il ruolo di “magistrato a sua insaputa” il lettore riesca a identificarsi proprio in quegli stessi pregi, difetti e valori del personaggio. Con la libertà che rappresentano. E che “La signoria vostra illustrissima” nega.

Dire la verità, che si estende con il concetto di vivere nella verità, o essere “saggiamente ipocrita”? Una valutazione non semplice, non lineare. “Mi saluti la sua signora” è un romanzo spaccato da questo dubbio, e per questo molto diverso dalle altre storie con il giudice Angeli come protagonista. Un dubbio come quello del vero falso e del falso vero (capitolo IV), rovescia e ribalta di nuovo ciò che siamo e come abbiamo deciso di vivere. E come tutti i dubbi deve fare male a chi li prende in considerazione.

“Ma tu sei sempre così?” “No. Solo che ogni tanto mi concedo di non essere ipocrita. Con te me lo posso permettere.”

Angelo Martinelli non sorvola il sacrificio della realtà a favore della parvenza, anzi lo specifica, con un’esattezza disarmante.

La differenza non è tra chi dice balle e chi non le dice. La differenza che conta va cercata nel quando, nel come, nel dove, e nel perché si raccontano. Sono i tempi, i modi e le ragioni delle bugie che vanno valutati.

Questo farà Angeli dopo essersi richiuso dietro le spalle quell’anonima porta d’hotel. Cercherà le differenze, cercherà le persone dietro alle maschere, cercherà di salvare una vita esile condannata a un’esistenza disumana. Angeli si dimostrerà più fragile di come lo conosciamo, per certi versi, con un cuore più a vista ma anche più sciatto, più tollerante al confronto con la mediocrità, più disposto ad essere accessibile. Questo modo di fare impresso dalla penna di Martinelli è azzeccato e raggiunge lo scopo, solo grazie a questi elementi il magistrato Angeli riesce, senza troppe difficoltà, ad avvicinarsi, da uomo, al tema esistenziale del vero. Senza tralasciarne i punti di vista.

Tra differenze, apparenze, ambiguità, formalità, forme e mancanza di forme, volontà sincere ma esagerate e semplici errori, paura, la memoria del dovere. Con “Mi saluti la sua signora” pernotterete qualche notte sul lago di Como, dove qualcosa di grande sta succedendo.

Non è un esercizio investigativo per giornate da ombrellone, non è un’esca per catturare la vostra ragione, non è un’imbeccata per imparare a formulare giudizi legittimi e non è diverse altre cose. Leggetelo, invece, per quello che è: un’azione forte, di parole su carta, che spiega la libertà.

[amazon_link asins='8894894347,8899376433,8899376212,8899376735' template='ProductCarousel' store='leggacolo-21' marketplace='IT' link_id='020630f2-c6e5-11e7-819d-e92e487ceff6']abc

Recensione di Racconto d’amore di Sonila Strakosha

Sonila Strakosha racchiude tra le pagine del suo racconto tutti gli ingredienti per una travolgente storia d’amore. Lei, Bora, una ragazza dolce, capace di trovare gioia anche nell’angolo più buio. Lui, Alban, con la rivoluzione nel sangue. L’altra, Emona, una vecchia storia pronta a mettersi d’intralcio. Le immancabili complicazioni: una società scossa dalle rivolte e una sparatoria di tabù radicati nella mentalità popolare.

Racconto d’amore descrive l’Albania del 1990. Un Paese imprigionato dalla dittatura del Partito-Governo, dove non esiste alcun tipo di differenza tra i cittadini, così come non è concessa nessuna forma di libera scelta. Le abitazioni, il posto di lavoro, il modo di vestire, persino le vacanze estive. Tutto è predefinito e assegnato dallo Stato.

Le cose, tuttavia, sono destinate a cambiare. La protesta è nell’aria, la volontà di cambiamento è sussurrata di orecchio in orecchio e i più giovani, gli studenti, sono ormai pronti ad accendere la miccia della rivolta.

In uno scenario turbolento, scosso da profondi cambiamenti e delicate contingenze politiche, Bora e Alban si lasceranno travolgere da un amore fatto di speranza e rimarranno saldamente mano nella mano nello scontro contro tutto e contro tutti.

Approfondimento

Racconto d’amore è un romanzo interessante sotto molteplici punti di vista. Primo fra tutti il focus su un momento storico di cui si conosce poco: la fine del regime comunista in Albania. Sonila Strakosha, nata a Tirana nel 1975, ha vissuto sulla propria pelle questo periodo di grande cambiamento e ha saputo raccontarlo ai lettori con la leggerezza delle storie d’amore. La relazione tra Bora e Alban cresce di pari passo con i moti di rivolta contro il partito: questo binomio rende la lettura travolgente e densa di patos.

La Strakosha descrive quegli anni difficili senza tuttavia calcare sulla sua personale ideologia politica. Infatti, se attraverso gli occhi di Alban l’autrice evidenzia le brutture del regime, con Bora sottolinea la sicurezza di un popolo a cui case, lavoro e cibo sono pur sempre assicurati.

Oltre al contesto storico-politico, Sonila Strakosha parla del modo di pensare radicato in Albania nei primi anni ’90, dove i tabù facevano da protagonisti e portavano a giudicare con severità anche il più bello tra i sentimenti: l’amore.

Il romanzo è assolutamente ben scritto e fin dalle prime pagine sa essere magnetico, tuttavia vi sono alcuni piccoli dettagli che lasciano l’amaro in bocca. L’autrice mette in scena un numero importante di personaggi di cui non sempre si coglie il ruolo nella narrazione. Si pensi ad esempio a Olti, un compagno di liceo con un debole per Bora, che non viene mai concretamente utilizzato per creare complicanze tra i due fidanzati. Altra piccola critica è relativa al fatto che, se il contesto storico fa da forte scenario per la vicenda, poco s’intreccia con la relazione tra Bora e Alban: questo avrebbe conferito quel pizzico di tensione in più.

Chi ama i romanzi rosa, più o meno consciamente, desidera trovare alcuni elementi, propri del genere narrativo: l’intreccio amoroso, la complicazione, il trionfo del sentimento. Sonila Strakosha non delude il lettore e condensa nelle pagine del suo Racconto d’amore quegli ingredienti speciali, capaci di rendere la lettura un momento appassionante e piacevole.

Per tutti i lettori che amano le storie d’amore contestualizzate in un determinato momento storico.

Un libro consigliato a chi ha voglia di emozionarsi, a chi ha voglia di sognare, a chi ha voglia di conoscere. Il libro è acquistabile attraverso le librerie online (all'inizio della recensione trovate alcuni link per farlo). Inoltre chi ha poca dimestichezza con i clic e ama comprare i libri attraverso le librerie tradizionali può ordinare direttamente la sua copia di Racconto d'amore nella libreria più vicina. Buona lettura!

[amazon_link asins='8893843943,8846100921,882043430X' template='ProductCarousel' store='leggacolo-21' marketplace='IT' link_id='15399c76-e308-11e7-8d04-33ed434db046']abc
INSTAGRAM
In lettura...
Un nuovo libro al giorno sui social: seguici!