Categoria: bianco

Pensiero

Proteggi ciò che ami. Sono all’angolo. Non c’è preghiera che tenga. La gente che guarda la novità. Qualche flash. Poi le corde. I bisbigli. Li sento. L’arbitro pantaloni neri e polo a strisce verticali bianco nere. Sono all’angolo. Spaccato di nuovo. E me lo dicevo. Non siamo qui forse per farci del male? Qualche passo più in la la paura. Lo spazio. Quello che ci è stato dato. Come alzi bene i guantoni, le punte dei piedi. Balli come un dio ballerino sceso a terra a confondere me, tranne il pubblico. Sono all’angolo. E se so che mi ammazzi sono già morto. Per questo ho sempre sperato, pensato bene. Guardo la luce. La luce della mia vita. Proteggi ciò che ami. Ripeti: proteggi ciò che ami. Se ami almeno te stesso. Si inizia.

Da vicino sembri meno Dio. Ma fai un male cane. E’ solo sport. Sono opportunità, di essere qualcuno o di essere nessuno. Ti sei allenata abbastanza. Si sente. Ognuno deve proteggere se stesso. Vengono giù belli duri questi colpi. Che anche quando hai smesso li sento ancora. E ti rendo quello che posso. Lo stomaco si rivolta come una calza. Le parole non escono. Non siamo grandi, non siamo piccoli, non siamo supereroi, non siamo per sempre. Viene da stringere forte i denti e i pugni nei guantoni. Allora mi dico: porta via questa carcassa intera finché puoi. Se non hai la forza, che lo spazio sia la tua forza. Usalo a tuo favore. Tutti i giorni incrociamo cose-persone, non sempre ci fermiamo. Perché questa volta deve essere diverso? Così, penso, anche questa volta incrociamoci e prolunghiamo lo spettacolo, ma non fermiamoci. Neanche un istante. Altrimenti pensiamo. A dove stare. A come stare. A evitare. E in quel preciso in cui credi di riuscire stai sicuro devi incassare un nuovo colpo. Lo spazio è la sola mia nuova conquista. Quello che ti nego. Quello che vi nego. Che siete pronti a invadere. Quello che si è sempre pronti a mettere in discussione. Quello spazio dove se non fai niente sei amico di tutti. A portata di clic. Quello spazio che basta una foto a rinchiudere persone che si ignorerebbero facilmente. Quello spazio che sono sorrisi alla stampa. Che sono viaggi, cene, uscite organizzate non si sa bene per chi e sopratutto perchè. Forse per uno status. Ed è assolutamente più semplice dire di sì senza motivo o trasporto alcuno. Lo spazio di tutti e quindi di nessuno, se non dei vostri ricordi. Sulla mia faccia c’è scritto che ho lo status di uno che anche da solo sulla terra vivrebbe molto piacevolmente. Non per questo ho bisogno di sperimentarlo. Ma quando ne hai prese da tutte le parti incominci a fregartene se la tua postura non è da manuale, o se continui a venir bene davanti alle telecamere. O se quello in prima fila tifa ancora per te come diceva prima dell’incontro. Difendi il tuo spazio. Difendi ciò che ami. Nessuno lo fa per te. Almenochè non ami. E se ami, o dici di aver amato dovresti sapere cosa vuol dire. Ma non credo. No, forse non l’hai mai fatto. Vince il più forte.

Mi disgusta ma è la vita. Nessuno lotta per la propria coerenza. C’è chi si lagna sempre delle stesse cose, chi vorrebbe più attenzioni, chi vive costantemente disilluso, chi non ha coraggio delle proprie azioni e dice di sbagliare continuamente, chi chiede troppo scusa. C’è chi cerca troppo e a forza di cercare si perde. Chi si vuole far cercare ed è perso lo stesso. Non sono così e non faccio parte di chi è così. Le gomme che cancellano le persone non le inventeranno mai. Altrimenti toglierei inutili virgole che rallentano le frasi della vita, e nulla di più. Come non inventeranno mai persone che fanno sempre quello che promettono. Ma ci sono le matite per non scrivere gli scarabocchi che sarebero potuti venire.

Sono all’angolo. Ecco perchè sono cattivo. Costretto. Cioè sì non è una scelta come pensi. E’una scelta obbligata. Non posso sentire male all’infinito dalle tue mani. E da 24 mesi a questa parte è sicuramente il momento in cui avrei avuto più bisogno di calma. Di una carezza che mi tranquillizzi. Invece ci vuole odio. Qui. A chili. Per passare sopra al tuo profumo, ai tuoi sorrisi, agli angoli degli occhi che si cercano. Ma non so odiare. Vorrei saperlo fare. Sarei meno vulnerabile. Non ti avrei raccontato di me. Non ti avrei spiegato che…non avrei aspettato che…E sai qual’è la cosa strana? Che se fossimo fuori da questo show toglierei i guantoni e verrei a proteggerti. Proteggerti da me? No, ma impossibile. Devi metterci l’impegno che sai. Mi spiace. Flash. E me lo dicevo. Che passavi. Come una furia. E che passavo, come mio solito. Intanto che passa. Passa, la cosa più preziosa che ho. Che posso guadagnarmi facilmente. Lo spazio. Il mio. Dove passare dimenticato e indisturbato. Dove non tentare di capire chi è con me e chi è contro di me. Dove non chiedersi cosa gli altri possano, vogliano pensare. Nessun vittimismo. Sono qui come te perchè l’ho voluto. E perchè lo rifarei. Eri preoccupata di uscire bene. Tu esci sempre bene. Sono preoccupato di quello che mi resta da dare. Della forza che mi resta da dare fuori da questo maledettissimo angolo. Da vicino sembri meno tu. Ma quasi non lo so più. Vince il più forte. Quindi vinci tu. Flash. Sorrisi. La prossima volta proteggi ciò che ami quando è ancora dalla tua parte. Flash. Sorrisi.

abc

Metri su metri

Una notte che sa di termosifone, di luce che passa dagli spifferi, e di porte semi aperte. Per pensare. Uguale e diversa a centomila altre notti. Come ci spendiamo, come ci affanniamo, come ci consumiamo, come ci buttiamo su questa vita…e poi quello che riceviamo è il risultato di questo..correre..ricercare…senza aver fatto prima il punto della situazione. Punti, li puoi unire sul bianco, e farti la figura di come la vedi, questa vita. Prendi lo spettacolo. Hai presente quell’agglomerato di cose che ti propongono come divertenti, utili, necessarie, da diventare, da comprare? A tutti i costi. Ti farai un mazzo per avere un sedicesimo di quelle cose, e non avrai ancora niente, e non sarai contento perché mentre le avrai saranno già vecchie. Prendi la religione. Hai preso la cosa più sporca di sangue del mondo. Che toglie più libertà di qualsiasi altra cosa. La casa di chi nasconde cose indicibili. Che non si sarebbero mai dovuto permettere.

Prendi la politica. La vedi la colla sottile che tiene attaccata la gente ad altra gente, colla sottile di accordi, per soldi, favori, potere prestato, reso, dovuto? L’uomo che vuole dire ad un altro uomo cosa deve fare senza sapere cosa sia perfino migliore per lui. Catastrofico. Disarmante. E  c’è chi davvero crede..davvero spera…come se i secoli non siano serviti. Come se il tempo non conti. Prendi il commercio. Conta quanto cibo viene smaltito piuttosto che smistato agli indigenti per puri meccanismi economici. Le strette di mani bugiarde. Ci hanno insegnato a fare le cose solo quando ci convengono. Prendi l’amore. Non si capisce più come deve essere vissuto. Il sano rispetto per l’amore, esiste? Poi arrivo alla lontananza. I metri su metri che separano vite da altre. E non vogliamo. E resistiamo. Fra lo stupore di ritrovarci insieme una volta di più, a braccetto, a camminare per delle città indiavolate.

Eppure non tutte le distanze sono di metri. C’è chi senti vicino, dietro l’angolo del cuore. Quello che immagini ridere coi colleghi. Quando senti ancora il suo profumo sulla giacca nelle giornate di primavera fatte di sole. Quello che immagini mentre si lascia andare sul divano dopo una giornata stanca. Un cappotto rosso e un cappello perso a Bologna in un treno, rosso che dava vita alle foto. C’è che ogni giorno dobbiamo andare e rendere conto a qualcuno e a volte a noi stessi. Ma non sempre lo facciamo. E ci separano millimetri dalle persone più belle e non le vediamo, dobbiamo andare a cercarci i chilometri, per dare un senso ai rapporti. Per sentirci bene le poche volte che riusciamo a vedere le persone care. Siamo su uno spettacolo. E facciamo tutti alla stessa maniera, perché così abbiam visto fare. Nel bene e nel male. A cercare “la dolcezza che alla fine ti salva” da tenere un po' più vicina del resto. Allora dalle porte scorrevoli del cuore facciamo passare un po' di persone, tutte sperando siano quelle giuste. Quelle che ci salvino. E puntualmente non ci salviamo. Condividiamo gli stessi dolori e le stesse gioie per un po’.

Poi sentiamo l’apatia degli altri, sentiamo che quel che c’era non c’è più, e forse non era così importante come si era detto. Una frenata. Una sbandata. La notte. Forse non ci parliamo più. O ci parliamo con cattiveria. Ci evitiamo. Siamo soli, di nuovo, per quanto? Non è così importante conoscere la risposta forse. Se ci si sta ancora chiedendo cosa sia davvero l’amore. Metri su metri. E manca un sorriso, un cuore appeso al collo, una copertina nel bel mezzo di una grande città. Quella fiducia di sapere che ovunque sarai, sarai pensato. Sarai preso per ciò che sei. Sarai voluto bene nelle piccole cose. Quei grandi interrogativi su che faccia farei, cosa direi, su che scarpe metterei. Per lui, per lei. Mentre siamo qui. A viverci. Prendi lo spettacolo, la nostra vita è una tragicommedia. Prendi la religione la politica e il commercio, è felice di prenderli in mano solo chi ci guadagna e ha già le mani sporche. Prendi l’amore. O quel che resta. Forse è a metri su metri. E forse per un po’ sogni.

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