Categoria: Bill Clegg

Recensione di Mai avuto una famiglia di Bill Clegg

Perché ha sempre imparato le lezioni più importanti solo alla velocità di un dolore enorme?

In una notte terribile, June perde tutto. Mentre tutto è pronto per le nozze della figlia, le fiamme di un incendio divorano la sua casa e tutti gli affetti più cari; le fiamme si portano via, insieme alle decorazioni per la festa nuziale, la sua esistenza lasciandola devastata da un dolore immane, troppo grande persino per parlarne.

E June parte, senza parole, senza valigie, senza meta, brancola nel buio del suo cuore, annaspa nei ricordi, rotola nella disperazione che acceca e annienta; parte per un viaggio senza meta e senza ragione, accompagnata solo dal rumore sordo della sofferenza.

Accanto a June, si stringono tante voci, tanti dolori diversi, tante perdite; tanti volti che raccontano la solitudine, la disperazione, il rancore, il dolore. È una comunità intera che si racconta tra le pagine del libro, ognuno con la sua verità, ognuno con il suo antidoto per sopravvivere.

Troviamo la voce di Lydia, una “Elisabeth Taylor di paese”, che si porta dietro il peso di scelte sbagliate, di amori troppo fragili per resistere agli urti della vita; ci sono Rebecca e Kelly, che hanno trovato un pezzettino di felicità e lo hanno nascosto nel loro motel; c'è Cissy, spalle larghe e cuore buono, e un termos di zuppa per curare il dolore.

Dietro le tante voci che animano Mai avuto famiglia c'è un dolore sordo, persistente e tenace, uno strazio denso come melassa che si appiccica addosso e annienta, che sfuma i contorni e lascia le mani vuote.

Il lettore conosce sin dalle prime pagine la storia, non si aspetta colpi di scena perché sa bene qual è il finale che lo attende; ma voce dopo voce, tassello dopo tassello, aiutato da una prosa lirica e limpida, impara a trasformare il dolore in ricordo, e il ricordo in nostalgia, ed infine la nostalgia nel perdono; impariamo, con June e Lydia, a riconoscere il dolore, a non ignorarlo, a masticarlo e spezzarlo e ridurlo in poltiglia, fino a che quasi non fa più male.

Mai avuto una famiglia è un romanzo corale e doloroso, senza riscatto, perché da un dolore così grande come la perdita della propria famiglia, non si torna più indietro; ma allo stesso tempo è il racconto del perdono, verso se stessi, per essere sopravvissuti alla tragedia, per non aver detto o fatto abbastanza, per esserci lasciati sfuggire la vita tra le mani in attesa di tempi migliori, ignari che questi non sarebbero mai arrivati.

È soprattutto un romanzo di speranza, perché è vero che al dolore si sopravvive, acciaccati e stravolti, si riprende comunque il cammino, a fare la nostra parte, e zoppicando andiamo avanti.

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Approfondimento

I tanti personaggi che compongono Mai avuto una famiglia ci raccontano, ognuno a modo suo, il dolore, e lo fanno in maniera schietta, senza tentare di addolcire o nascondere il dramma in cui tutti sono coinvolti. Ed è proprio il modo in cui ciascuno percepisce il dolore a caratterizzare i personaggi, dei quali non abbiamo quasi descrizioni fisiche, ma sono solo voci, emozioni, parole sussurrate.

E su tante parole, c'è un suono di speranza, c'è un'armonia di ripartenza, di nuovi inizi….ed il rumore delle onde, l'armonia dell'oceano che arriva sino a June e la riporta in vita.

E gente nuova verrà e scenderà alla spiaggia, al vasto oceano. Saranno innamorati, o saranno smarriti, e non avranno parole. E le onde suoneranno per loro com'è stato per noi la prima volta che le abbiamo sentite”

E per quanto sia forte il nostro dolore, June ci invita e ci spinge a sentire ancora la voce delle onde.

Romina Celani

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