Categoria: Camera n 15

Recensione di Camera n 15 di Giustina Gnasso

Marta non vive.

Marta si trascina.

Le sue giornate sono fotocopie fedeli di quelle appena terminate, in un grigio ripetersi di momenti sul divano e di piatti turni all’hotel La Residenza. L’appartamento di Marta puzza di sacchetto dell’umido dimenticato, l’arredamento è un’accozzaglia di mobili, forme e colori intenti a bisticciare tra loro e la mosca Lorella Cuccarini ha spostato il proprio domicilio nella cucina, senza nemmeno chiedere il permesso.

Caffè, sigaretta, tavoletta del cesso, sbirciatina fuori dalla finestra. Dopo il consolidato rituale, Marta è pronta a coprire i rumori di Milano con il suo mp3 e, quindi, a recarsi all’albergo per il suo turno alla reception. L’hotel che le permette di vivacchiare è il fantasma di una gloria passata, morta. Proprio come Marta. Un tempo le camere de La Residenza erano costantemente occupate, soprattutto da star celebri come quelle del palcoscenico di San Remo. Oggi due piani sono stati chiusi, il personale dimezzato e la clientela ridotta a poche, anonime, insignificanti persone.

L’angosciante calma piatta che ricopre ogni singola parete dell’hotel è tuttavia destinata a finire. In una delle giornata fotocopia, Marta accoglie alla reception Akira Watanabe e gli consegna le chiavi della camera n° 15. L’indomani l’ospite viene trovato esanime, in una pozza di sangue, nel bagno della stanza da letto: suicidio. Questo agghiacciante avvenimento è solo l’inizio di una rapido, famelico susseguirsi di morti che azzanna e fagocita ciascun dipendente dell’albergo.

Marta s’imbatte giorno dopo giorno nel suicidio di un collega e inizia ben presto a credere che una presenza oscura si sia posata su La Residenza. La donna si risveglia bruscamente dalla patina di apatia e indifferenze di cui per anni si è vestita e torna a provare dei sentimenti: angoscia e paura. Una fottuta paura. Marta, assieme al collega Marco e ad Angela, ultima ospite dell’hotel, decide di far luce su quella terribile ombra per mettere un punto alla sanguinosa staffetta di suicidi.

Approfondimento

Camera n° 15 è decisamente un horror sui generis. A differenziare questo romanzo dagli altri nello scaffale è lo stile narrativo di Giustina Gnasso: linguaggio grezzo, spesso volgare, situazioni pittoresche e toni che sfiorano la comicità.

I capitoli del libro sono cinque, proprio come i giorni in cui si consuma la vicenda. Ciascuna giornata poi è scandita da fasce orarie che la Gnasso racconta primariamente dal punto di vista di Marta, ma che talvolta decide di affidare agli altri protagonisti. La tabella temporale viene spesso interrotta da dei Rewind, dei flashback dal passato che si mescolano con il presente e che permettono di empatizzare con i personaggi.

L’autrice riserva largo spazio, tra le pagine del romanzo, anche alla psicologia dei suoi protagonisti, permettendo che i loro turbamenti e i loro fantasmi lascino un segno di biro capitolo dopo capitolo. Per il lettore diventa semplice e immediato calarsi nei panni di Marta, provare la sua indifferenza, vedere la sua stessa oscurità, farsi del medesimo anestetico.

Altra abilità della Gnasso è sicuramente quella di sintetizzare numerose situazioni quotidiane, trascrivendo nero su bianco le abitudini – anche quelle più imbarazzanti – che sicuramente accomunano la maggior parte dei lettori.

Nota sporca di Camera n°15 è la trama, a dir poco scontata nel panorama horror, e la rapidità con cui viene raccontata: la Gnasso ne sembra perfettamente consapevole e, al contempo, non appare preoccuparsene.

Questo romanzo più che essere adatto agli amanti del thriller è indirizzato a chi vuole rischiare di affacciarsi nei pensieri più oscuri e nei tormenti, che possono insinuarsi in ciascuno di noi.

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