Categoria: camera

Camera con svista

Un prestito piccolo piccolo senza garanzie. Ho fatto la fila con l' imbarazzo delle occasioni. Ho risolto l' equazione in sala d' attesa, ho provato il sorriso nello specchio mi son pesato e mi son sembrato un po' bambino. Dove vuoi andare? Oltre. E oltre ti ho trovata, progettata da Dio in persona, persa da un mondo di cartone sotto la pioggia.

Non deve essere già bruciato, andato, un amore per essere respinto. Non deve essere un  amore, un qualcosa di spietato, spiegato, di capito, di preso e paragonato. Anche se non lo hai raccontato, fotografato, ti è rimbalzato. In due mezza storia. Definisci storia. Strada a senso unico. Parcheggio per i disabili occupato ingiustamente. L' ultimo due barrato che passava alle 22,30 per tornare a casa. Una coscienza fritta. Apnee controllate di baci obliqui che affondano, che evaporano. L' unica dieta che funziona, l' unico squillo del telefono collegato alla frequenza cardiaca, l' unico vicolo cieco che ci vede benissimo. I mal di testa inventati e gli scivoli sulla pelle.

Finiti per  caso in questa camera con svista con degli sguardi da sostenere neanche fossimo culturisti allenati, sguardi da decifrare neanche fossimo crittologi navigati, parole da far atterrare neanche fossimo piloti di 747. Ma io lo so come va a finire.

Vado, m' innamoro, m' ammazzo e torno.

abc

Importerà. Sempre.

 A nessuno importerà. E forse neanche a me, un giorno. Ma sono la mia stanza ora. Si può essere una canzone, come un posto, come un quadro, come un attimo. Io sono questa stanza. Ed è difficile per me raccontare… ma in fondo scrivere serve anche a questo. A fotografare momenti, a sottolinearli con la penna rossa, a ricordarseli e buttarli sulle spalle come una sciarpa e sentire quel peso leggero  e soffice che ti scalda.

In un angolo ci sono le mie chitarre impolverate su cui ho lasciato tanti sorrisi e tante stonature. Mi guardano appena di lato al letto. Le guardo e mi sembrano di qualcun altro. Ma sono mie. Sono tutte le cose che ho lasciato in sospeso. Che prendono polvere solo per colpa mia. Sono tutte quelle cose che se mi applicassi su di loro proverei gioia. Ed io che fermo, non mi decido mai. Qualcosa so che riprenderò.

Ci sono libri che ricordo solo per la copertina e libri che mi hanno fatto sognare. Che conservo con cura per ricordarmi chi ero. C’è una lettera sul tavolo, una lettera di una ragazza che non amerò mai. Passato e futuro. No grazie. Ora c’è quel che voglio io.

C’è una camicia profumata sulla sedia che sa ancora di domenica e di donna con la D maiuscola e di vento fresco. E brillantini sul pavimento. C’è una lucina piccola piccola. E ci sono carte ancora da presentare ad uffici, soldi da spendere per dovere e non per piacere. E ci sono foto che mi ritraggono come dovrei essere, con un sorriso in equilibrio sulla vita con paesaggi per sfondo. Ci sono i segni della mia pazzia e fogli sparsi che provano a riempire il suo vuoto.

C’è il mio pugno chiuso con la rabbia di cose che non posso cambiare e che cambierò. Presto. E a nessuno importerà, tranne a quello che sono qui in fondo, qui dentro. E resterò solo un giorno, forse, soddisfatto di non aver rinunciato a lottare per ciò che mi illumina, per ciò che mi anima.

abc
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