Categoria: campi di carta

Recensione di L’avversario senza nome di Isabella Rampini

Un’altra storia di sportivi, ancora il football, di nuovo il Canada. Isabella Rampini ha trovato la formula giusta per i suoi romanzi, l’ambientazione e lo sfondo adatto per farci affezionare a persone sconosciute. Questa volta, ne L’avversario senza nome, il protagonista è Dylan Forester, un giovane giocatore dei Los Angelese Stars, che ha realizzato il suo sogno di giocare da professionista nella NFL, il campionato americano di football.

Nessuno, però, può dimenticare quel cognome. Dylan infatti è figlio d’arte: Bob Forester è stato il più grande ricevitore degli anni ’80, un campione senza precedenti e, a suo parere, senza eredi. Esatto, perché secondo Bob nemmeno il figlio potrà mai eguagliarlo, perché non ha la stoffa, la cattiveria o il coraggio sufficienti per raggiungere i suoi stessi risultati. O almeno questo è quello che sostiene quando è in preda ai fumi dell’alcol e alla droga, il suo passatempo preferito da quando si è ritirato dal professionismo sportivo.

Dylan, che nel frattempo subisce in silenzio le parole e le botte del padre, cresce sempre più coriaceo e con un carattere difficile, ma ce la fa, entra nel professionismo del football e diventa un linebacker eccezionale, ma scorretto. Per lui vincere vuol dire picchiare più duro, senza farsi scoprire. Così in campo compie scorrettezze: con gesti precisi rompe gambe, caviglie, braccia. Sa dove colpire e lo fa senza pietà, il tutto senza che nessuno lo noti, o per lo meno nessuno che non conosca già la sua idea di gioco.

Fino a quando però una scelta del passato, ancora una volta del padre, non lo punisce: diventando troppo leggero e mingherlino (per quanto può esserlo un giocatore di football) per giocare nel suo ruolo,  i Los Angeles Stars non ci pensano troppo a liquidarlo senza tanti complimenti. Dylan deve quindi trovarsi un altro ingaggio, e lo aiuterà il suo agente, Ryan Barbetta, che era già intervenuto per Steve Martson in Una stagione in provincia, di nuovo con un posto a Redfall, una cittadina canadese, e i Wolves, una squadra locale che ha avuto poca fortuna nel campionato canadese, nonostante si sia risollevata negli ultimi anni. Dylan dovrà quindi abituarsi a un nuovo campo di gioco, a nuove regole e a nuovi compagni, più umani e amichevoli di quello che potrebbe sembrare a prima vista. Il Canada cambierà Dylan, e non solo. Più di una persona lotterà con il proprio demone interiore, affronterà quell’avversario senza nome per rinascere.

L’avversario senza nome non è una scontata storia di formazione. Ancora una volta il football raccontato da Isabella Rampini appassiona, i suoi personaggi vivono in una natura selvaggia, che devono imparare a rispettare se non vogliono esserne sopraffatti, e che gli insegnerà a essere persone vere, o perlomeno migliori. Lo sport non sarà tutto, l’umanità dovrà farsi strada negli animi dei più duri.

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Approfondimento

Come avevo apprezzato il primo libro della Rampini, anche L’avversario senza nome è stata una piacevole lettura, anche se con qualche punto debole in più rispetto alla precedente. Uno è stato l’ostacolo maggiore: il registro linguistico. I personaggi spesso parlano con un linguaggio artefatto, palesemente costruito ad hoc dall’autrice e messogli in bocca a forza. Si sentiva che quelle non erano le parole che avrebbero voluto dire. In un momento di rabbia, invaso dai fumi dell’alcol, Bob Forester (e nessun’altra persona “normale”) non può mantenere una lingua da accademico: deve bestemmiare, biascicare le parole, confondersi e mostrare rabbia. Tutto questo è mancato, e purtroppo ha reso finti dei personaggi ben costruiti che avrebbero facilmente conquistato i lettori.

Ma L’avversario senza nome è solo il secondo libro dell’autrice, che promette bene. Non sarà certo questo piccolo cedimento dal fermarmi da leggere le prossime sue uscite!

abc

Recensione di Una stagione in provincia di Isabella Rampini

Una stagione in provincia è la storia di un giocatore, delle sue speranze di carriera che vede svanire come neve al sole, e del modo che ha scelto per riprendersi quello che era già suo. Una lotta contro il destino.

Steve Martson ha tutto dalla vita: è giovane, vive a New York, ha una ragazza bellissima, è appena diventato quarterback titolare dei Mohicans e ha già raggiunto fama e ricchezza. Quello che Steve non ha previsto però è un infortunio. Durante una partita di campionato viene colpito pesantemente da un avversario, un impatto che, si scoprirà in ospedale, gli costerà la cuffia dei rotatori della spalla. Con una menomazione del genere la carriera di Steve è da considerarsi conclusa, nonostante sia ancora agli esordi della sua carriera. L’unica soluzione praticabile per lo staff medico è un’operazione di tipo sperimentale che potrebbe permettergli di condurre una vita normale, certo non di giocare a football ad alti livelli. Nonostante il rischio, Steve accetta.

A fine operazione può ritenersi soddisfatto: sembra che tutto sia andato per il meglio e che dopo un lungo periodo di riabilitazione potrà tornare a vivere una vita normale, anche senza il football. Steve però non vuole arrendersi: fa di tutto per riprendere le forze e la mobilità perdute, si impegna al massimo e, nonostante il dolore si faccia spesso sentire, decide di ricominciare a giocare. Non ha però considerato che le voci nell’ambiente circolano in fretta. Nessuna squadra del campionato americano lo vuole più assumere perché sono a conoscenza delle sue vere condizioni fisiche. Si vede così costretto a puntare più in basso. L’unico posto in squadra che il suo agente riesce a trovargli è in una giovane squadra canadese, i Wolves. Gli ultimi del campionato, con zero vittorie nel loro storico partite. Sconfortato, Steve decide di provare comunque: è costretto a trasferirsi a Redfall, un paese che per 9 mesi l’anno è coperto di neve e nei restanti 3 piove, senza nessuna attrazione se non un pub e un campo di football. Tutto così lontano dal suo Texas, Stato di cui è originario, e New York.

In questa nuova squadra Steve dovrà riuscire a smussare lati di un carattere che non si era nemmeno reso conto di avere, dovrà per una volta adattare se stesso a ciò che lo circonda e non il contrario, perché in quel posto lui è una celebrità per pochi, ma soprattutto perché i soldi, a Redfall, non fanno la felicità. Piuttosto lì, la felicità, bisogna crearsela. E in questo la natura lo aiuterà, e con lei una sorta di musa, una donna che gli aprirà gli occhi.

Una stagione in provincia è molto di più del racconto della vita di un atleta. Comincia così, ma finisce col diventare un viaggio, sia per lui che per il lettore. Non lascia spazio ai commenti, incalza una pagina dopo l’altra, mantiene il ritmo fino alla fine, senza annoiare mai. Non è solo merito della scrittura di Isabella Rampini, ma anche dei personaggi. Steve è colui che dà energia e fiducia alla squadra. Ma saprà fare lo stesso quando nemmeno lui crede di riuscire a sopravvivere al suo dolore? È quello che il lettore vuole scoprire, è per questo motivo che quando si comincia a leggere Una stagione in provincia non si vuole più chiudere il libro. Perché anche noi, come Steve, vogliamo crederci.

Approfondimento

Leggendo Una stagione in provincia ho avuto la possibilità di scoprire nuove cose, compito che secondo me i libri dovrebbero sempre adempiere. Prima di tutto ho molte più conoscenze ora di football di quanto non abbia mai avuto prima. Magari non mi serviranno mai, ma a chi importa! Poi mi ha mostrato il Canada, o almeno in parte. È una Paese meraviglioso, fatto di natura nella sua anima più profonda e vi si può entrare in contatto come in pochi altri posti.

Una cosa di cui personalmente avevo un po’ paura era la presenza massiccia del football in tutto il libro: sapendo poco o nulla di questo sport, pensavo che avrei trovato il libro pesante perché incomprensibile in molte parti. Mi sono dovuta completamente ricredere: Isabella Rampini è riuscita a creare una storia con dell’azione (sportiva) e con dei sentimenti, senza che una prendesse il sopravvento sull'altra. Il tutto si mescola e si unisce a formare un’unica scia, che al lettore viene naturale seguire pagina dopo pagina. In Una stagione in provincia troverete azione, desiderio di rivincita, passione, amore per ciò che si fa, scoperta sia di se stessi che di sentimenti nuovi.

Soprattutto vedrete come può nascere una vera amicizia in un campo di gioco, vedrete i miracoli che la nostra volontà ci permette di compiere se la facciamo crescere, e come tutto diventa possibile se solo lo si persegue più di ogni altra cosa.

 

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