Categoria: Carlotta Jesi

Recensione di I miei bambini hanno i superpoteri di Carlotta Jesi

No, in realtà non fingi: soffri e basta.

Questa è la condizione di chi è costretto a fare i conti con una malattia che, sfortunatamente, in apparenza non sembra essere visibile, ma che internamente uccide, annienta. Dover convivere con la consapevolezza e la paura di non riuscire, nemmeno questa volta, a compiere un'azione banale, come allacciarsi le scarpe, che tutti fanno senza fatica, ma che per te equivale a scalare una intera parete di una montagna. Così, a causa di un malessere che non intende dare segni di cedimento, il DISlessico esplode in arroganti e strazianti gridi di rabbia contro coloro che intendono essere di aiuto e che stanno tentando il tutto e per tutto per preparare il proprio bambino ad affrontare un mondo che gli sarà sempre ostile ma che potrebbe essere almeno molto meno violento e scostante.

Accettare di vivere quotidianamente in una simile situazione e operare in favore di un lento e progressivo miglioramento, è un'impresa davvero dura e difficile, ma la madre che attraverso lo scritto parla al suo bambino decide di tentare l'impresa sacrificando quasi totalmente la propria esistenza – salvo quel salutare e necessario appuntamento con il jogging pensato proprio per avere la possibilità di caricare le batterie – per modellarla su quella dei suoi bambini. I suoi supereroi che passo dopo passo, e con un'immensa fatica, tentano di guadagnarsi il proprio posto nel mondo.

I miei bambini hanno i superpoteri di Carlotta Jesi è un testo diaristico e didattico allo stesso tempo. Attraverso una prosa ben controllata il lettore impara a conoscere la condizione di coloro che sono costretti a fare i conti con un “malfunzionamento” considerato, troppo spesso, come una mancanza, una DISfunzione rispetto alla normalità.

L'interessante scelta adoperata da Carlotta Jesi di lasciare che fosse la madre, che si rivolge ai propri figli, la voce narrante ha permesso di caricare di una forte valenza emotiva tutta la vicenda, specialmente nei momenti in cui, la narratrice, riporta, come se appuntasse su un diario, la propria lotta interiore per tentare di mantenere un equilibrio mentale tentando di comprendere a fondo le reazioni, a volte arroganti e a volte ancora più arroganti, reazioni del figlio.

Approfondimento

Le immagini: ecco il segreto per poter trasformare una disabilità in un valore aggiunto alla propria persona. E proprio attraverso la dura ricerca della madre, anche il lettore impara a conoscere che cosa sia realmente il disturbo della DISlessia e come esso agisca ridando tuttavia l'immagine di veri e propri supereroi.

Papà e io ci siamo informati: i dislessici pensano per immagini invece che per suoni delle parole, alla velocità di trentadue immagini concettualizzate al secondo contro le due o cinque parole concettualizzate al secondo da un non dislessico. Un modo di pensare che si stima sia da quattrocento a duemila volte più veloce dle ragionamento verbale, e molto diverso. Mentre un non dislessico pensa in modo lineare, costruendo le frasi una parola per volta, un dislessico lo fa in modo evolutivo: l'immagine che ha in testa cresce man mano che il processo mentale aggiunge altri concetti a quello principale.

I dislessici sono perciò persone speciali che nulla hanno di inferiore rispetto a un normale essere umano; essi si portano dentro un qualcosa che li rende diversi e unici, proprio quasi fossero dotati di superpoteri.

Noemi Veneziani

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