Categoria: casa

Recensione di L’apparenza delle cose di Elizabeth Brundage

Cole si arrampicava sullo sgabello in cucina, sminuzzava la dura lastra di zucchero e ne ricavava tanti pezzetti colorati simili a quelli delle vetrate di una chiesa. La nonna ne prendeva uno e lo teneva davanti alla luce della finestra, proiettando così macchie di colore sulla parete. Abbiamo la chiesa in casa, diceva…

George e la sua famiglia si sono trasferiti da poco, dopo che a lui è stato offerto un posto da insegnante di storia dell’arte al college. Un giorno, di ritorno dal lavoro, l’uomo trova la moglie morta e la figlia di tre anni sola nella sua stanza. Da quel momento la vita di George viene stravolta e da marito amorevole diventa il sospettato numero uno dell’omicidio avvenuto in quella casa definita “stregata”, che sarà il fulcro di una serie di misteri, mentre lo sceriffo cerca in tutti i modi di inchiodarlo e la sua famiglia di scagionarlo.

Premetto che io non amo, di solito, il genere giallo/thriller, ma c’è da dire che L’apparenza delle cose, definito tale, in realtà è una sorta di mix di generi e ognuno di loro riesce perfettamente. L’omicidio, il mistero, le paure, la suspense sono la parte gialla che si mescola perfettamente al soprannaturale, alle folate misteriose di vento, alle apparizioni apparentemente inspiegabili.

Sono stata male in questo ultimo mese, influenze e ricadute e L’apparenza delle cose mi ha tenuto compagnia mentre relegata a letto cercavo un po’ di avventura. Questa storia me l’ha offerta. Mi capita raramente di non riuscire a staccare gli occhi da un libro, di voler continuare anche quando sarebbe ora di dormire e con questo romanzo mi è successo esattamente così. Bella sensazione visto che non mi capitava da tanto.

I personaggi principali, di primo acchito, potrebbero sembrare George Clare e la sua famiglia e i tre fratelli Hale, vecchi proprietari della fattoria in cui ora vive la famiglia Clare. In realtà, continuando a leggere si capisce fin troppo bene che la vera assoluta protagonista di questo romanzo (almeno per me è stato così) è la casa. La casa che è il centro nevralgico di tutti gli avvenimenti. La casa che nel presente è capace di ricondurre al passato, che è teatro di due storie raccapriccianti avvenute a distanza di anni.

Quello che colpisce tuttavia è il raro talento di Elizabeth Brundage di trovare spazio, in una storia fatta di indagini e voglia di verità, per l’interiorità dei personaggi che spicca magnificamente creando un quasi violento contrasto con l’atmosfera del contesto quasi rurale in cu si muove ogni cosa.

L’apparenza delle cose è scritto con uno stile molto efficace e quasi “ricercato” mi verrebbe da dire. Caratteristiche che però non tolgono assolutamente nulla alla fluidità del romanzo. L’autrice inoltre dimostra di comprendere fin troppo bene l’animo femminile scrivendo di donne forti e intese piene di una malinconia che solo le donne possiedono. Un plauso a Elizabeth Brundage che scrive di tanto in un singolo libro senza fare confusione e anzi creando aspettativa.

 

Approfondimento

Appuntamento con come ti trasformo questo libro in una serie tv o in un film? Non saprei cosa dire a essere onesta perché L’apparenza delle cose mi ha un po’ spiazzata. Non mi aspettavo che mi piacesse, e per qualche strano motivo penso alla Kidman se lo immagino film, e non so perché. Forse per Ritorno a Cold Mountain? Non saprei proprio dirlo, quindi spazio all’immaginazione di ognuno di noi.

abc

Poter dire “casa”

Alle volte vorrei non fare la fila per capire le cose. Sopratutto quando le cose non son cose ma persone. A volte vorrei non sbagliare i conti, sopratutto quando i conti son giá stati fatti. A volte sembriamo cosí piccoli che non ci bastiamo mai. Lui e lei dopo una giornata divisi dai rispettivi impegni, si ritrovano a casa. O quella che vorrebbero poter dire casa. La casa, il rifugio, il luogo dove, una volta chiusasi la porta alle spalle, tutto il resto del mondo con i suoi problemi e le sue brutture dovrebbe restar fuori. Ma non è così. Non sempre. Metti il soffritto, la reclame é l´atmosfera, e poi ci si finisce addosso. Ognuno come puó, come sa. Un travasare tutto il brutto, il doloroso, il fastidioso, il negativo che abbiamo subito fuori. Il lavoro, se c'è, o comunque il lavoro anche se non c'è. I figli, ognuno con la rispettiva lista di azioni negative. I vicini, sempre in negativo, i parenti, gli altri automobilisti tutti incapaci e maldestri.

E gli insegnanti dei figli, ovviamente incompetenti. Tutti quelli con cui si è avuto a che fare durante il tempo che la coppia è divisa hanno commesso azioni negative che non si vede l'ora di raccontarsi l'un l'altro. Magari non si fa sempre. Ma ci sono quei giorni che proprio non teniamo tutto dentro. Che quando ascolti non sai se scandalizzarti, se far finta di non capire, se portarsi insofferenti le tragedie quotidiane a letto. Siamo fatti a schiera, come le villette, in questo torniamo uguali, scontati, crudeli, pesanti, prevedibili. Qualcosa non quadra, però. A casa si dovrebbe tornare leggeri a godersi il meritato riposo e le gioie dei propri cari.  Non lo facciamo perché prima di rientrare dedichiamo un ritaglio del nostro tempoper star leggeri con degli estranei. Perché lui si è fermato al bar a farsi due risate con gli amici. Perché lei prima che il marito tornasse si è concessa un'allegra chiacchierata con l'amica del cuore. E poi, quando si ritrovano a tu per tu, hanno solo il negativo da raccontarsi.

Ma non é giusto condividere tutto con chi ami? E non é forse vero che abbiamo bisogno che qualcuno ascolti, che ci sopporti, ci incoraggi? L´argomento é controverso. Certo se invece provassimo, se riuscissimo davvero a lasciarlo tutto fuori il brutto?

Se ci sforzassimo di condividere tra le mura domestiche le piccole soddisfazioni? Le cose buffe che abbiamo visto? Le speranze che, inevitabilmente, da qualche parte,riponiamo in noi? Questo forse sarebbe u un modo un tantino meno pesante per vivere e la casa somiglierebbe un po' più ad un rifugio ed un po' meno ad un ring. Ma forse questo non sarebbe vero. Sarebbe la pubblicitá della Barilla. Ma casa non é dove c´é Barilla. Casa é anche soffrire insieme. Fino a un certo punto peró. Allora non nascondersi, darsi, ma sentirsi forti o deboli insieme, e come sempre avere equilibrio. Non tutti posso sopportare, capire, sorreggere tutto quindi tanto vale far morire certi dolori in sé. Non mettere sul piatto le frustrazioni davanti ai bambini forse. E poi cercare di rilassarsi, di distendersi stando insieme.

In fondo aspettare di riuscire, é la cosa migliore, Non tutti i nodi si sciolgono all´istante. Guardalo/a negli occhi e abbracciatevi con gli occhi. Avvicinarsi col cuore sará poter dire "casa".

(da un´idea di Giovanna Caico)

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