Categoria: Clara Sánchez

Recensione di La forza imprevedibile delle parole di Clara Sánchez

La forza imprevedibile delle parole, il primo romanzo di Clara Sánchez, l’unica scrittrice ad aver vinto con i suoi romanzi i tre più importanti premi letterari spagnoli (il premio Alfaguara, il premio Nadal e il premio Planet), scritto nel 1989, è stato di nuovo editato recentemente sia in Spagna che in Italia con successo.

In una città indefinita si incontrano e sono coinvolti in una strana macchinazione alcuni personaggi, tra cui Natalia, una bella casalinga di quarant'anni, che ha smesso da molto tempo di essere felice; suo marito Costantino, che lavora giorno e notte per diventare qualcuno; Matilde, una cara amica che invita Natalia a una festa a casa sua; Raul Montenegro, un ombroso avventuriero, trafficante di pietre preziose, che conosce Natalia alla festa e la conquista con i suoi racconti; Buendia, un poliziotto che ha in mano la fotocopia della lettera misteriosa intorno alla quale ruota la trama del breve romanzo; Leopoldo, un fumatore accanito, che si affaccia spesso dalla ringhiera e guarda il mare; Ludmilla, una giovane molto malata; Amando, un trentacinquenne che non lavora, studia lingue ed è innamorato di Raquelita, che incontra solo a scuola. Li accomuna un gioco pericoloso, intrigante che può essere vinto solo e soltanto dal più forte.

Natalia suo malgrado è imbrigliata in questo gioco di ricatti, segreti e falsità. Ed è lei la più forte. È lei che riesce a risolvere quel gioco perverso e a uscirne vincitrice da donna unica e coraggiosa quale è. Ad aiutarla la sua amica Matilde. Insieme, unite, le due donne scoprono che la verità spesso è al di là di quello che i nostri sensi ci comunicano e che bisogna imparare a comprendere la vita attraverso la forza che c'è in ognuno di noi.

La Sánchez in La forza imprevedibile delle parole, di fatto la sua opera prima, ci sorprende non tanto con la trama, che ripropone il suo genere preferito il thriller psicologico, ma con lo stile serrato e al contempo carezzevole, forse ancora non maturo, eppure molto intrigante.

Ancora una volta la Sánchez ci propone una storia di donne, donne coraggiose proprio come le eroine dei suoi famosi romanzi, Sandra, Veronica, Laura, Julia, Patricia, Emma, Tania e proprio come le donne che hanno avuto un significativo ruolo nella sua vita, la nonna e la mamma che hanno salvato il loro matrimonio, usando il letto non solo per fare l’amore ma anche e soprattutto per parlare con i propri uomini; la zia Clara che trascorreva la gran parte della giornata a leggere nel suo letto gli stessi romanzi che poi ha imprestato alla nipote e Helen Keller, la protagonista del romanzo Anna dei miracoli, che comunicava solo con il tatto e l’olfatto e le ha insegnato che il mondo entra nella nostra anima da dove può, da cinque finestre oppure soltanto da una, da una porta spalancata o da minime fessure.

Approfondimento

La forza imprevedibile delle parole di Clara Sánchez ruota intorno alle parole. Quelle che hanno un potere inaspettato, una forza imprevedibile. Le parole che illudono, spingono le persone a comportarsi irrazionalmente, le parole che possono capovolgerti e distruggerti la vita. Le parole dei tanti libri letti, le parole origliate che la zia sussurrava al fidanzato, le parole dei racconti della nonna e del nonno, le parole urlate da sua mamma a suo papà. Le parole che vengono emesse dalla voce ma la voce è il filtro del nostro spirito, dell’allegria o della tristezza.

Non c’è niente di più profondo di una madre che ti parla. Non c’è niente di più desiderato che qualcuno ti dica «ti amo». Si dice che un’immagine vale più di mille parole, ma non è vero. Le parole sono come missili che scoppiano nel cervello, le parole sono caricate dal diavolo. Una sola parola può ferirci e farci vacillare. L’insulto o la lusinga sono fatti di parole. L’amore è una parola come anche l’odio.

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La forza imprevedibile delle parole di Clara Sánchez

 

Dal 6 novembre in libreria

Sbarca oggi in tutte le librerie La forza imprevedibile delle parole, il primo romanzo scritto nel 1989 dell'autrice bestseller Clara Sánchez ed edito Garzanti. Dopo il successo internazionale di Stupore di una notte di luce, seguito di Profumo delle foglie di limone (per mesi nelle classifiche anche in Italia), la Sánchez porta per la prima volta in Italia il suo romanzo d'esordio, la storia di una donna alla ricerca di sé e una svolta nella propria vita, imbrigliata in una rete di falsità e segreti. Perché non è mai tutto oro quello che luccica intorno a noi. E bisogna sempre avere il coraggio di scavare a fondo per trovare la verità.

Pensi davvero che ogni incontro sia casuale? Pensi davvero che tutto sia nelle mani del destino? Non credere a nessuno. Non è oro tutto quello che luccica.

All’improvviso il silenzio della casa sembra avvolgere ogni cosa. Natalia ha appena accompagnato le figlie all’aeroporto e non le resta che aspettare il ritorno del marito dal lavoro. Non è questa la vita che aveva immaginato. Non era così che si vedeva dopo i quarant’anni. Per questo quando le arriva l’invito a un aperitivo nell’elegante casa di un’amica decide di accettare. Ma quello che doveva essere un tranquillo pomeriggio di chiacchiere diventa qualcosa di più. Perché quella sera Natalia incontra l’affascinante Raúl Montenegro. L’ombroso avventuriero la conquista con i suoi racconti e, accanto a lui, Natalia ritrova una voglia di vivere che credeva perduta. Perché a volte le parole hanno un potere inaspettato e la loro forza può essere imprevedibile. Dal giorno seguente, però, Natalia comincia a ricevere strani biglietti, che la riempiono di dubbi. Non riesce a spiegarsi questo comportamento di Raúl: nulla durante il loro primo incontro le aveva lasciato presagire di non potersi fidare di lui. Finché l’uomo le propone un incontro al quale poi non si presenta. Al suo posto c’è uno sconosciuto, che le rivela che Raúl è fuori città. Natalia non riesce a credergli: capisce che l’incontro di quella sera forse non è stato casuale; capisce che qualcosa le viene nascosto. Ma non può immaginare che quel qualcosa sia il centro di un fitto intrico di inganni e di bugie. E Natalia si scopre suo malgrado pedina di una partita che può vincere solo trovando dentro di sé tutta la forza di cui è capace.

Hanno detto dell’autrice:

«Clara Sanchez pesca nel profondo delle nostre coscienze.» - La Stampa

«Un’autrice che sa raccontare storie di donne alla scoperta di sé stesse riscuotendo un grande successo in tutto il mondo.» - Corriere della Sera

«Un'autrice bestseller» - IO Donna

«I suoi libri vendono milioni di copie. » - Lavinia Capritti, Oggi

Clara Sánchez è l’unica scrittrice ad aver vinto con i suoi romanzi i tre più importanti premi letterari spagnoli: il premio Alfaguara con La meraviglia degli anni imperfetti, il premio Nadal con Il profumo delle foglie di limone, bestseller che ha venduto un milione di copie, in cima alle classifiche di vendita per anni, e il premio Planeta con Le cose che sai di me. In Italia sono tutti pubblicati da Garzanti, come anche La voce invisibile del vento, Le mille luci del mattino, Entra nella mia vita, La forza imprevedibile delle parole e l’attesissimo seguito del Profumo, Lo stupore di una notte di luce.

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Recensione di Lo stupore di una notte di luce di Clara Sánchez

I coniugi Christensen, Dianium e la follia nazista, sono solo un terribile ricordo per Sandra. Da un anno e mezzo la giovane donna vive a Madrid con il suo piccolo Janìn e lavora con la sorella in un negozio di abbigliamento. Le giornate di Sandra sono avvolte da una quotidianità rassicurante, fatta di turni lavorativi, soste all’asilo nido e momenti trascorsi con Santi, il padre del bambino. Il passato però torna d’improvviso a bussare alla porta di Sandra, scalfendo quella serenità che aveva da poco ritrovato. Un pomeriggio, dopo essere passata a prendere Janìn all’asilo nido, la neo mamma trova nello zainetto del figlio un biglietto in cui, con una calligrafia infantile e al contempo famigliare, è impressa una domanda agghiacciante: “Dov’è Julián?”. In quel momento Sandra capisce di essere in pericolo: la Confraternita è stata ricostituita ed è determinata a trovare Julián, anche a costo di sacrificare un bambino.

Julián, troppo debole per affrontare il viaggio di ritorno a Buenos Aires, è rimasto in Costa Blanca dove alloggia ai Tre Ulivi, un residence per anziani. È proprio qui che il vecchio, ex deportato, si imbatte nella Confraternita, in particolare nel Macellaio di Mauthausen, scoprendo nuovi, sconvolgenti, scenari sulla banda di ex nazisti. Ancora una volta, lo stoico Julián e la determinata Sandra si troveranno fianco a fianco, pronti a fronteggiare un pericolo frutto della pazzia. Il rapimento di Janìn sconvolgerà brutalmente i due protagonisti, che dovranno lottare con astuzia e caparbia per liberarsi dalla morsa nazista.

Il profumo delle foglie di limone è un best seller che ha saputo conquistare migliaia di lettori e affermare Clara Sánchez come una delle autrici più lette e amate in Italia. La porta socchiusa sul finale di questo celebre romanzo, ha permesso alla scrittrice spagnola di continuare a tessere le intricate vicende di Sandra e Julián e di condensarle in un nuovo, imperdibile racconto: Lo stupore di una notte di luce.

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Approfondimento

Il profumo delle foglie di limone vanta cinquanta edizioni e un milione di copie vendute. Dopo aver fatto appassionare lettori di tutto il modo a Sandra e a Julián, Clara Sánchez non poteva che continuare a raccontare le loro vicende, confezionando un nuovo capitolo della saga: Lo stupore di una notte di luce.

La narrazione, proprio come nel romanzo d’esordio, prende forma attraverso l’io narrante ora di Sandra, ora di Julián, permettendo così all’autrice di far emergere la nota squisitamente personale dei propri protagonisti. Questo romanzo infatti, non si limita ad inscenare una serie di eventi, ma vuole al contempo dare spessore alle sensazioni che animano ciascun personaggio.

Tuttavia, inseguendo Sandra e Julián pagina dopo pagina, ci si imbatte in una sensazione di stasi. L’autrice insaporisce il romanzo con troppi dettagli, non sempre utili alla narrazione, talvolta con un ritmo poco incalzante, per poi sbrogliare l’intreccio in modo ordinario.

Lo stupore di una notte di luce non può mancare nello scaffale di chi ha amato Il profumo delle foglie di limone. Un’accoppiata di romanzi che affronta il nazismo da un nuovo, originale punto di vista. Non quello della seconda guerra mondiale, dei campi di concentramento, del Fuhrer, bensì quello che, purtroppo, si può respirare ancora oggi lungo le strade più famigliari.

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Lo stupore di una notte di luce di Clara Sánchez

Dal 12 settembre in libreria

In tanti lo attendevano. Ora quest’attesa sta per finire. Da domani sarà finalmente in libreria, in anteprima mondiale, Lo stupore di una notte di luce, il libro per anni agognato da tutti i lettori di Clara Sánchez. Il seguito di uno dei romanzi più venduti e amati degli ultimi anni, Il profumo delle foglie di limone, arriverà  in libreria il 12 settembre edito da Garzanti. Il secondo capitolo di un romanzo - se mai dovesse aver bisogno di presentazioni - da un milione di copie vendute solo in Italia e ancora in classifica a cinque anni dall'uscita. L'autrice spagnola, vincitrice dei più prestigiosi premi letterari, torna a raccontare di Sandra e Julian. Torna a raccontare di una verità sconvolgente che pochi conoscevano. Lo stupore di una notte di luce è una storia indimenticabile sulla forza delle scelte e il coraggio di non tradirle. Sulla impossibilità di dimenticare il male e sulle colpe che devono essere punite. Una storia di amore e speranza dove nessuno crede che possa essercene ancora.

Sei sicuro di proteggere chi ami? Sei sicuro che sia tutto finito? Il passato ritorna sempre e adesso è ora di affrontarlo”.

È una notte stranamente luminosa. Una notte in cui il buio non può più nascondere nulla. Lo sa bene Sandra mentre guarda suo figlio che dorme accanto a lei. Ha fatto il possibile per proteggerlo. Ma nessuno è mai davvero al sicuro. Soprattutto ora che ha trovato nella borsa dell'asilo un biglietto. All'interno poche parole che possono venire solo dal suo passato: “Dov' è Julian?”. All'improvviso il castello che ha costruito crolla pezzo dopo pezzo: il bambino è in pericolo. Sandra deve tornare dove tutto è iniziato. Dove ha scoperto che la verità può essere peggio di un incubo. Dove ha incontrato due vecchietti che l'hanno accolta come una figlia, ma che in realtà erano due nazisti con le mani sporche di sangue innocente che inseguivano ancora i loro ideali crudeli e spietati. È stato Julian ad aiutarla a capire chi erano veramente. Lui che, sopravvissuto a Mauthausen, ha cercato di scovare quei criminali ancora in libertà. Lui ora è l'unico che può conoscere chi ha scritto quel biglietto e perché. Julian sa che la sua lotta non è finita, che i nazisti non si sono mai arresi. Si nascondono dietro nuovi segreti e tradimenti. Dietro minacce sempre più pericolose. E quando il figlio di Sandra viene rapito, l'uomo sente che bisogna fare qualcosa e in fretta. Perché in gioco c'è la vita di un bambino. Ma non solo. C'è una sete di giustizia che non può essere messa a tacere ancora. Chi ha sbagliato deve essere punito. Nessun innocente deve più farlo al posto loro. Una storia indimenticabile sulla forza delle scelte e il coraggio di non tradirle. Sulla impossibilità di dimenticare il male e sulle colpe che devono essere punite. Una storia di amore e speranza dove nessuno crede che possa essercene ancora.

«Come le nuvole nel cielo di Madrid, i fortunati romanzi di Clara Sánchez volano per mesi o anni in vetta alle classifiche.» - Corriere della Sera

Clara Sánchez ha raggiunto la fama mondiale con il bestseller Il profumo delle foglie di limone, in cima alle classifiche di vendita per oltre due anni. Con Garzanti ha pubblicato anche La voce invisibile del ventoEntra nella mia vita La meraviglia degli anni imperfetti. È l'unica scrittrice ad aver vinto i tre più importanti premi letterari spagnoli: il premio Alfaguara nel 2000, il premio Nadal nel 2010 e il premio Planeta nel 2013 con Le cose che sai di me.

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Ti racconto una donna al Letterature Festival Internazionale di Roma

Letterature-Festival-1

Giunto ormai alla sua XV edizione, il Letterature Festival Internazionale di Roma per un intero mese celebra la letteratura e i suoi valori ponendo il testo e la parola al centro di diverse serate che vedranno protagonisti alcuni tra i più interessanti autori della scena letteraria italiana e internazionale.

Proprio all’interno di questa rassegna

Lunedì 4 luglio 2016, alle ore 21

avrà luogo l’evento

Ti racconto una donna

Caterina Bonvicini, Teresa Ciabatti, Valeria Parrella, Simona Vinci, Concita De Gregorio e Clara Sánchez leggono alcuni racconti della grande scrittrice americana Lucia Berlin (Bollati Boringhieri).

La donna che scriveva racconti

"Ho sempre creduto che tutti i migliori scrittori sarebbero arrivati – presto o tardi - là in cima, emergendo come panna sull'apice di una torta; diventando noti, amati, citati, insegnati, antologizzati, riconosciuti e trasposti dal cinema, dal teatro dalla musica in altre narrazioni". Non era ancora accaduto al lavoro di Lucia Berlin, che ora la critica accosta a Raymond Carver, Grace Paley, Alice Munro, William Carlos Williams e Don Delillo...  Questo augurio di Lydia Davis è diventato realtà grazie a La donna che scriveva racconti, questa raccolta di 43 racconti che ne celebra infine il talento, e che ripropone più della metà di tutta la sua produzione.

Lucia Berlin basò molti dei suoi racconti su fatti reali della sua vita. "Mia madre scrisse sempre storie vere, anche se non necessariamente autobiografiche", dichiarò uno dei suoi figli, alla sua morte. Interprete d'eccezione di un genere spesso definito "auto-fiction" o self-fiction", ha continuamente rimodellato e reinventato la sua storia personale e famigliare dentro il suo universo narrativo. Lei stessa definisce la sua narrativa "una trasformazione, non una distorsione della realtà". Una delle sue voci narranti afferma "Ingigantisco le cose, e mescolo realtà e finzione, ma non mento mai", frase che illumina la natura del suo racconto e può essere accolta come una dichiarazione implicita di poetica. La sua vita è stata ricca e piena di avvenimenti e il materiale che vi ha attinto per i suoi racconti estremamente variegato, potente, drammatico. Una donna molto bella che ha avuto una vita difficile e la racconta in tanti piccoli, o meno piccoli, «quadri». Una donna con quattro figli da allevare da sola, che scrive della quotidianità difficile dei lavori che deve fare per mantenerli: la donna delle pulizie, l'infermiera, l'impiegata in ospedale, l'insegnante precaria. Ha vissuto così tante esistenze Lucia Berlin nei suoi 68 anni di vita e ha attraversato così tante esperienze da incarnare una realtà umana familiare a tutti noi. Una vita più che difficile, tormentata dalla scoliosi e dalle sue conseguenze, da matrimoni sfortunati, dalla povertà, e dai lavori tipici degli americani senza radici: ma le esperienze di centralinista, domestica, insegnante precaria o infermiera, e di madre single, forniscono all'autrice un materiale prezioso e vastissimo, che usa per raccontare se stessa con eccentrico, personalissimo talento. E per raccontare il mondo del lavoro nel "sottobosco" degli impieghi umili, malpagati, socialmente invisibili, manifestando un'acuta sensibilità nei confronti della stratificazione sociale e delle sue discriminazioni. I suoi racconti sfiorano temi come quello della brutalità da parte di alcune forze di polizia, del razzismo, delle pastoie del sistema sanitario americano che ancora oggi attirano l'attenzione dell'informazione e dell'opinione pubblica. Ma la sua narrativa, mai "di denuncia" e scevra da ogni sentimentalismo, si dispiega nel registro sommesso di un intima confessione e la sua lingua è stilisticamente così "compressa" da poter essere definita "Flash Fiction".

lucia berlinProtagonista la narratrice onnisciente, e vari personaggi, secondari ma non poi tanto, diversissimi tra loro: un vecchio indiano americano incontrato in una lavanderia; una ragazza giovanissima che scappa da una clinica messicana di aborti per ricche americane; la suora di una scuola cattolica, mai dimenticata; un'insegnante che lascia un segno positivo nell'evoluzione di una ragazzina. Ma soprattutto, una domestica che tratteggia, lapidaria ma benevola, le «signore» (e anche qualche «signore») per cui lavora. Tanti personaggi di Berlin ricorrono in diversi racconti e vengono ritratti da diverse angolazioni e in diversi ruoli, dando alla raccolta un'evidente coerenza e unità tematica, tutti diversissimi, variegati per sesso, razza, colore e censo; scrive anche dell'America Latina dove ha vissuto e, sottotraccia, delle "interferenze" della politica americana in quella regione nella metà del '900. Ma di certo il tratto pittorico dell'autrice – reso in uno stile essenziale, minimalista - contribuisce a fissarli nella mente, insieme a una scrittura ingannevolmente semplice, chiara, essenziale, imprevedibile come la musica jazz e altrettanto ipnotica. Il setting ordinario delle sue storie (una lavanderia, uno studio dentistico, un ospedale...) le servono come scenario e "reagente" alla rivelazione della natura e del cuore umano e l'hanno fatta accostare a Raymond Carver, a Bobby Ann Mason e più in generale all'estetica del "Dirty Realism" degni anni '80.

Le pubblicazioni delle sue raccolte di racconti rimasero a lungo confinate nel mondo della piccola e media editoria (Turtle Island e Poltroon), anche se con il volume di racconti "Homesick" vinse l'American Book Award nel 1991 e il valore del suo lavoro venne riconosciuto e sostenuto da scrittori come Lydia Davis e Saul Bellow, che ospitò nella sua rivista The Noble Savage il suo racconto d'esordio. Nonostante questi importanti riconoscimenti non raggiunse mai in vita presso la critica e il grande pubblico la notorietà e il successo che avrebbe meritato. Fu Paul Metcalf a definire la scrittura della Berlin - in una recensione alla sua raccolta di racconti "Safe and Sound" - "il segreto meglio custodito d'America". Oggi viene considerata una protagonista indiscussa della narrativa americana del '900, non più un outsider ma una voce centrale nel panorama letterario, crocevia nel variegato mondo della più prestigiosa literary influence.

Lucia Berlin nacque in Alaska nel 1936. Il padre lavorava nel settore minerario, così Lucia trascorse i suoi primi anni di vita tra cittadine e insediamenti minerari in Idaho, Montana e Washington. Nel 1941 il padre andò in guerra, e la madre portò Lucia e la sorella minore a El Paso, dove il nonno era un dentista eminente ma alcolizzato. Poco dopo la guerra, il padre trasferì la famiglia a Santiago, in Cile, e Lucia inaugurò quelli che sarebbero stati venticinque anni di vita piuttosto fastosi. A Santiago partecipò a balli e serate di gala, si fece accendere la prima sigaretta dal principe Ali Khan, terminò la scuola, e vestì i panni della padrona di casa agli eventi mondani del padre. Quasi ogni sera, la madre si ritirava presto con una bottiglia. A dieci anni le fu diagnosticata la scoliosi, una dolorosa condizione della colonna vertebrale che l'avrebbe accompagnata per tutta la vita, rendendo spesso necessario un busto d'acciaio. Nel 1955 si iscrisse alla University of New Mexico. Parlando ormai correntemente lo spagnolo, studiò con il romanziere Ramón Sender. In breve tempo si sposò ed ebbe due fi gli maschi. Alla nascita del secondo, il marito scultore se n'era già andato. Lucia conseguì la laurea e, sempre ad Albuquerque, conobbe il poeta Edward Dorn, una figura chiave nella sua vita. Conobbe anche un docente di Dorn al Black Mountain College, lo scrittore Robert Creeley, e due suoi compagni di Harvard, i musicisti jazz Race Newton e Buddy Berlin. E cominciò a scrivere. Sposò Newton, un pianista, nel 1958. (I suoi primi racconti erano firmati Lucia Newton.) L'anno successivo si trasferirono insieme ai fi gli a New York, in una mansarda. Race lavorava sodo, e la coppia fece amicizia con i vicini, Denise Levertov e Mitchell Goodman, e con altri poeti e artisti tra cui John Altoon, Diane di Prima e Amiri Baraka (all'epoca LeRoi Jones). Nel 1960, Lucia e i fi gli lasciarono Newton e New York e raggiunsero il Messico insieme all'amico Buddy Berlin, che diventò il suo terzo marito. Buddy era carismatico e benestante, ma si rivelò anche un tossicomane. Tra il 1961 e il 1968 nacquero altri due figli. Nel 1968 i Berlin erano già divorziati e Lucia stava seguendo un corso di specializzazione alla University of New Mexico. Lavorava anche come supplente. Non si risposò mai. Trascorse il periodo tra il 1971 e il 1994 a Berkeley e Oakland, in California. Lavorò come insegnante di liceo, donna delle pulizie, centralinista, assistente di un medico e infermiera, al contempo scrivendo, crescendo i quattro figli, bevendo e sconfiggendo infine l'alcolismo. Passò gran parte del 1991 e del 1992 a Città del Messico, dove la sorella stava morendo di cancro. La madre era morta nel 1986, probabilmente suicida. Nel 1994 Edward Dorn la portò alla University of Colorado, e Lucia trascorse i sei anni successivi a Boulder come scrittrice ospite e poi come professoressa associata. Diventò un'insegnante decisamente popolare e amata, e già al secondo anno vinse il premio riservato ai migliori docenti dell'università. Lucia trascorse anni fiorenti a Boulder, in una comunità ristretta che comprendeva Dorn e la moglie Jennie, Anselm Hollo, e la vecchia amica Bobbie Louise Hawkins. Anche il poeta Kenward Elmslie e il prosatore Stephen Emerson diventarono suoi grandi amici. I problemi di salute (la scoliosi aveva causato la perforazione di un polmone, e a metà degli anni Novanta non poteva più stare senza una bombola di ossigeno) la costrinsero a ritirarsi nel 2000, e l'anno seguente si trasferì a Los Angeles su insistenza dei figli, molti dei quali vivevano lì. Combatté e sconfisse il cancro, ma morì nel 2004 a Marina del Rey.

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Recensione di La meraviglia degli anni imperfetti di Clara Sánchez

Siamo nei dintorni di Madrid, in una zona residenziale costituita da villette a schiera e avente come principali punti di riferimento l’Hiper, ovvero il supermercato, ed il centro commerciale. È qui che vive Fran, un ragazzo che frequenta il liceo locale e si reca a Madrid solo il venerdì ed il sabato sera come se il centro della città fosse il centro del mondo. Il padre è spesso lontano per lavoro, la madre fa la casalinga e si reca assiduamente nella palestra del quartiere, dove ha intrecciato una relazione con il suo personal trainer. Fran lo chiama Mister Gambe e, forse alla ricerca di un modello maschile da seguire, inizia ad allenarsi con lui nella corsa sviluppando una discreta corporatura.

Tra le poche persone che Fran frequenta c’è il suo migliore amico Eduardo che, ritenuto superdotato, riceve la sua istruzione in un istituto privato; la sua attenzione in realtà è tutta concentrata sulla sorella, Tania, di cui è segretamente innamorato da tempo e dalla quale non sa come farsi notare essendo lei più grande di qualche anno. Se per acquisire sicurezza sul lato fisico si rivolge a Mister Gambe, il suo riferimento spirituale è Alien, un signore del posto che trascorre il tempo nella pineta con il suo cane e al centro culturale a tenere conferenze sugli argomenti, come l’amore, che più gli stanno a cuore.

A Fran non interessa particolarmente lo studio e nemmeno sogna di intraprendere una carriera in particolare, vorrebbe soltanto conquistare Tania e fare soldi, in modo da poter vivere tranquillo. Le sue semplici aspettative vengono disattese quando la giovane si sposa con un ricco imprenditore messicano, di vent’anni più vecchio di lei, e Eduardo, alla ricerca della scorciatoia, si mette a lavorare per il cognato allontanandosi dal quartiere. Il padre di Fran intanto abbandona definitivamente lui e la madre, che deve cercarsi un lavoro per tirare avanti e che, per tirare avanti al lavoro, inizia a consumare alcool e droghe.

Fran, terminato il liceo, si limita a gestire una videoteca per conto del proprietario e rimane così guardiano del passato e spettatore del futuro degli altri. Nella sua vita non succede niente, ma deve continuamente occuparsi di quello che capita agli altri, a partire da Eduardo fino ad arrivare al vicino di casa.

Come tutto in questa città, sembra una prova generale della reale responsabilità. Come gli studi sembravano una prova generale di quelli veri e il lavoro alla videoteca un’approssimazione infantile di quello dei tizi in giacca e cravatta e accessori di marca. Come neanche le conferenze di Alien sono conferenze autentiche, rigorose e documentate. E forse è per questo che mi piacciono tanto, perché sono molto educato all'inautentico.

Solo leggendo La meraviglia degli anni imperfetti scopriremo se Fran riuscirà a combinare qualcosa, a costruirsi una vita, a diventare autentico. Personalmente il romanzo mi ha un po’ delusa, non l’ho trovato all’altezza di altri lavori di Clara Sanchez, anche se approfondisce in modo notevole il lato umano dell’esistenza.

 
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Approfondimento

Avendo già letto alcuni romanzi di Clara Sanchez mi sono creata una sorta di target, un insieme di elementi che mi aspetto ormai di trovare nei suoi libri. La meraviglia degli anni imperfetti è un po’ diverso: abbiamo innanzi tutto un personaggio maschile che, apparentemente insignificante, domina la scena. Fran simboleggia il passato, la stasi, ciò che resta fermo e vede tutto il resto muoversi; sembra che siano solo gli altri a fare cose, conoscere persone, guadagnare soldi, viaggiare. Ma timidamente riuscirà ad uscire dal guscio del quartiere? Un proverbio dice “la va minga a curr, la va a rivà a temp“, ossia “l’importante non è correre, ma arrivare in tempo“.

Un altro personaggio interessante è Alien, un po’ il filosofo e il pensatore della situazione; a tratti fa anche da angelo custode a Fran, comparendo nei momenti più opportuni e snocciolando qualche perla di saggezza. La vita è una questione di scelte e contano molto il momento in cui vengono compiute e le compensazioni che ci spingono a compierle; in altre condizioni e con altri obiettivi potremmo fare tutt’altro.

Non è necessario che tu ci creda, né che ti piaccia in modo particolare, semplicemente lo fai perché è ciò che fai al posto di tutto quello che potresti fare. Non devi pensare che se potessi non lo faresti: questo è la morte.

La trama è meno articolata rispetto agli altri libri, è un romanzo più descrittivo, contemplativo, quasi cupo. È anche meno emozionante e coinvolgente, pur raggiungendo un livello di profondità superiore nella descrizione dei personaggi e nell’analisi della vita con le motivazioni, i desideri e le paure che la muovono.

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La meraviglia degli anni imperfetti di Clara Sánchez

È atteso nelle librerie per il 25 febbraio 2016 il nuovo romanzo di Clara Sánchez, autrice spagnola da oltre un milione di copie vendute in Italia che, con il suo nuovo lavoro edito da Garzanti, pare preannunciare un altro successo editoriale. Si sta parlando dell’attesissimo titolo La meraviglia degli anni imperfetti, un romanzo sul coraggio e la forza di un ragazzo che scopre come tutto intorno a lui stia cambiando.

La luna illumina d’argento la stanza di Fran, una gabbia dalla quale vuole fuggire così come vuole fuggire da una madre che non si è mai occupata di lui. Nei sobborghi residenziali di Madrid in cui è cresciuto passa le sue giornate con l’amico Eduardo e sua sorella Tania, di cui è perdutamente innamorato. I due ragazzi non potrebbero essere più diversi da lui. Figli di una famiglia benestante frequentano le scuole e gli ambienti più esclusivi, oltre ad avere un cane che il ragazzo ha sempre desiderato avere. Eppure, Fran, sente che dietro quell’apparenza dorata si nasconde qualcosa. Sente che non sono mai stati del tutto sinceri. È però quando Tania a diciotto anni sposa all’improvviso un uomo dal passato oscuro che tutti i suoi dubbi si trasformano in certezze. Anche il fratello Eduardo comincia a lavorare per il cognato e da quel momento non è più lo stesso. Fran ha bisogno di sapere come stanno veramente le cose ed una risposta può arrivare solo dalle persone che ha sempre creduto vicine e ora gli sembrano lontane come non mai. Ma Eduardo, pochi giorni dopo aver chiesto aiuto a Fran affidando alla sua custodia una chiave misteriosa, scompare nel nulla. Da quel momento Fran ha un solo obiettivo: deve scoprire come stanno veramente le cose. Cosa è successo realmente? Cosa apre quella chiave che il suo amico glia ha affidato? Seguendo l’unico indizio che Edu gli ha lasciato Fran imbocca la strada della vita adulta, ma trovare le tracce dell’amico scomparso pare sempre più difficile. Ci sono segreti che devono rimanere celati e, a volte, il silenzio dice molto di più di tante parole.

La meraviglia degli anni imperfetti ci racconta come crescere significhi anche accettare che non esistono verità assolute e che la vita, il più delle volte, è fatta di imprevisti che ci mettono a dura prova. L’autrice del romanzo, Clara Sánchez, è l’unica scrittrice ad aver vinto i tre più importanti premi letterari spagnoli: Alfaguara nel 2000, Nadal nel 2010 e Planeta nel 2013 con Le cose che sai di me. Ha raggiunto la fama mondiale con il suo primo libro, Il profumo delle foglie di limone, bestseller per oltre due anni in cima alle classifiche di vendita internazionali e che, anche in Italia, rimane sempre tra i libri più venduti. I lettori e la stampa più prestigiosa la adorano. Con Garzanti ha pubblicato anche La voce invisibile del vento e Entra nella mia vita.

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Recensione di Le cose che sai di me di Clara Sánchez

Ho conosciuto la Sánchez con il suo primo libro, Il profumo delle foglie di limone, un romanzo con una copertina delicata – in stile Garzanti – che non può non catturare l'attenzione. Tuttavia mi ritrovo ancora adesso confusa in merito a questa autrice, che non riesco a delineare.

Con Le cose che sai di me la Sánchez ci porta di nuovo nel panorama spagnolo, ma in situazioni diametralmente opposte quali il mondo della moda e un certo tipo di corruzione e inaridimento sociale che gira intorno ad esso, nonché al mondo del denaro in generale.

Famiglia, amore, riflettori, droga, sesso, inganni, invidia, amicizia. Come vi anticipavo sopra, a mio parere la Sánchez è un'autrice difficile da delineare specialmente per un motivo: spero sempre di venir persuasa dai suoi romanzi, di perdermi completamente tra quelle pagine bianche e nere, ma non succede mai. Ciononostante, al tempo stesso mi piace il suo modo di scrivere quindi mi trovo di fronte a una diatriba. È proprio questo il punto d'impatto: questa autrice ha una grande capacità descrittiva, i personaggi sono psicologicamente definiti, si capisce bene il carattere, le emozioni, le situazioni che roteano intorno a loro, tuttavia manca sempre qualcosa nella trama. È come se ci si trovasse sempre al prologo e si aspettasse il clou della storia che deve arrivare, ma che non arriva mai. Per questo non mi emoziona, perché la trama manca di energia e vigore.

“Non bisogna dare tutto in amore, bisogna sempre proteggersi un po'”, frase meravigliosa che richiama i lati positivi che decantavo, ma si dissolve se la trama non carpisce.

Ci si trova a scoprire che alcuni “inganni” preannunciati al principio erano esattamente come ce li si aspettava, nessun colpo di scena. Un elettroencefalogramma piatto con solo alcuni picchi un po' più alti, ma mai alti. Detto questo, non mi sento Umberto Eco quindi probabilmente non ho il diritto di criticare, ma malgrado questo aspetto ancora il Grande Romanzo della Sánchez che, data l'abilità della sua penna, dovrà per forza arrivare. A concludere, voglio fare i complimenti anche alla traduttrice Enrica Budetta nonché agli editor: troppo spesso si dimentica che dietro a un libro straniero, c'è anche l'abilità del traduttore e dell'equipe editoriale. Anche grazie a loro le descrizioni che ci piacciono riescono a colpirci.

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Recensione di Il profumo delle foglie di limone di Clara Sànchez

Il profumo delle foglie di limone è quello che a fine settembre pervade le strade assolate e deserte della Costa Blanca, in Spagna. È qui che s’incontrano le vite di Sandra e Juliàn, le due voci narranti del romanzo, due personaggi lontani tra loro per età e ancor più per esperienze di vita. Sandra, trent’anni, un anello al naso e ciocche rosse tra i capelli, non ha un lavoro, ha litigato con i genitori ed è incinta di un uomo che non è sicura di amare: “ero arrivata lì con la valigia e la testa piena di confusione”, alla disperata ricerca di un po’ di serenità. Durante il soggiorno nella casa al mare della sorella, conosce Fredrik e Karin Christensen, una coppia di adorabili vecchietti norvegesi. La soccorrono mentre ha un malore in spiaggia e da quel momento diventano per lei i nonni che non ha mai avuto, offrendole una premurosa amicizia e accogliendola nella loro spaziosa e fiorita Villa Sol. Juliàn è un sopravvissuto del campo di concentramento di Mathausen, erede e testimone di “un passato che ormai non importava più a nessuno ma del quale non riuscivo a dimenticare neppure un giorno, un dettaglio, una faccia o un nome, anche se si trattava di un nome tedesco lungo e difficile”.

È arrivato da Buenos Aires dopo aver ricevuto una lettera dell’amico Salva, suo compagno durante quella prigionia in cui “i nostri scheletri fasciati dai cenci a righe” furono condannati a sopravvivere. Non hanno mai dimenticato la sofferenza e le umiliazioni subite. Eravamo vittime, e le vittime e i perdenti non piacciono a nessuno.” Perciò, quando furono liberati, si arruolarono nel Centro Memoria e Azione, con l’obiettivo di localizzare i nazisti e dar loro la caccia. Insieme alla lettera, Salva gli ha inviato un ritaglio di giornale con la foto di due membri della comunità norvegese della Costa Blanca. Sono invecchiati ma ancora perfettamente riconoscibili: sono i coniugi Christensen, ex criminali nazisti distintisi per la ferocia con cui hanno sterminato centinaia di ebrei, tanto da meritarsi la croce d’oro (alta onorificenza concessa dal Reich ai suoi migliori soldati). Apparenze incantevoli che nascondono una verità agghiacciante.

Juliàn sa bene che le persone non cambiano ed è intenzionato a fare finalmente giustizia: “l’ultima cosa che volevo era proprio che se ne andassero all’altro mondo, sfuggendo a me e al mio odio”. Lo aiuterà Sandra, improvvisandosi infiltrata. Il profumo delle foglie di limone affronta a posteriori un tema che continua a suscitare grande attenzione perché, come scriveva Primo Levi, “se comprendere è impossibile” – dal momento che, etimologicamente, implicherebbe l’identificazione con gli artefici di un abominio senza precedenti storici e sarebbe umanamente inaccettabile - “conoscere è necessario” affinché quanto è accaduto non ritorni. Tuttavia, quello della Sànchez non vuol essere un libro di memorie sulla Shoah ma piuttosto una fonte di spunti per eventuali approfondimenti successivi.

È un romanzo di riflessione sulla vita nel suo terreno svolgersi, dall'incertezza della nascita all’incombenza della morte; e al centro la paura, che impedisce di vivere liberamente e si dissolve solo grazie al calore delle persone che amiamo. Ma è anche un romanzo di denuncia, contro l’impunità dei potenti, contro una giustizia che troppo spesso non fa il suo corso, contro l’inganno del male che finge di fare il bene. La storia è originale, sebbene a tratti risulti vagamente surreale. La trama avvince, il ritmo incalza. La lettura scorre veloce. Molto comunicativi appaiono i ritratti psicologici di Sandra e Juliàn: l’ingenuità e l’incoscienza dell’una, la commovente incapacità di reale vendetta dell’altro, s’inseriscono in un contesto sociale attuale ma affatto banale perché abilmente curato nei dettagli. Un finale forse meno scoppiettante rispetto alle aspettative ma sicuramente più coerente e realistico.

P.S. Adorabile l’aforisma libridinoso contenuto nel romanzo:

«Lei legge tutta questa roba?» «Nessuno legge mai tutto, ma devo averla a portata di mano. Prima o poi potrebbe servirmi.»

Angela Saba

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