Categoria: Controra

Recensione di Controra di Arcangelo Amodio

Controra comincia proprio descrivendo quel fatidico lasso di tempo che segna tutti e quattro i racconti di questo buon libro scritto da Arcangelo Amodio. È sorprendente la semplicità e l’accurata disposizione delle immagini descritte, gli odori, i rumori, gli scenari estivi che prendono il sopravvento in questa storia, alcuni dei migliori episodi sembrano riflettere tutte le qualità di un grande film di Gabriele Salvatores.

…il lasso di tempo tra il dopo pranzo e le cinque del pomeriggio, da Giugno a fine Agosto aveva un nome, un nome che fin da bambini era associato a un mondo senza Dio, di disgraziati e diseredati, di delinquenti e fantasmi, di mangiatori di fuoco e mangiatori di bambini, di cani rabbiosi e di pazzi furiosi. Era l’ora che anche gli adulti dovevano temere, perché c’era il rischio di impazzire o essere attaccati da occhi ubriachi, a piedi o alla guida di macchine arroventate. L’ora dei serpenti e delle piante carnivore, l’ora in cui l’ombra non protegge e nelle fontane si concentrano le api, l’ora delle cavallette, dei campi di grano in fiamme e delle allucinazioni, inferno e paradiso che fanno l’amore, mondo che brucia. Era la controra…

Per questi tre ragazzi la controra ha sempre rappresentato l’ultimo segno di attività prima che il mondo piombasse in un silenzio di resa, e per chi ha vissuto la gioventù nel Sud, sa di cosa stiamo parlando; dei rumori di piatti e tovaglie scrollate all’aperto, della tv lasciata accesa nella sala da pranzo, della pennichella pomeridiana di fine settimana. Ma questi protagonisti nonostante il fascino, non temono nulla, anzi approfittano di questa “pausa” surreale, per osservare nel particolare la città che gli circonda, e tutti i suoi abitanti.

C’era Enzino, un anziano contadino che passava verso le tre sudato fradicio e puzzolente, a piedi, vestito con roba trovata chissà dove, giacche di lana, maglioni di lana, guanti di lana sbrindellati e senza le dita, e scarponi bucati. Poteva sembrare a prima vista un fantasma, uno spaventa passeri animato da spiriti dannati, o un violento avanzo di galera, ma Enzino era un povero disgraziato dall’animo mite…

Sono molte le qualità descrittive di Arcangelo Amodio in questi quattro racconti, che descrivono la personalità di una parte d’Italia che tutt’oggi vediamo e viviamo, come la vita di mare ai margini del porto d’Otranto dove ogni giorno turisti biondi camminano scalzi,e dormono per terra nell’attesa di un traghetto per la Grecia. Un bel giorno uno dei ragazzi scopre che il nonno di Luigi, quello di Cilinu, era un pescatore e possedeva una barca, una paranza ora lasciata incustodita, che diviene il mezzo indispensabile per sfuggire altrove, e realizzare il sogno di cambiare paese, di sfuggire alla monotonia, verso quella terra che appare come una terra promessa, la Grecia.

I tre dopo vari episodi, tra problemi con le forze dell’ordine e piccole rogne da riparare sulla barca, si ritrovano a Campo di mare pronti a partire, pronti a mollare gli ormeggi e a salpare, nel caldo asfissiante. In piena controra!

Sono ancora tanti gli episodi interessanti, le macchiette che affronteranno i tre impavidi, i rocamboleschi eventi che li vedranno figure di spicco inarrestabili, ma non vi resta che acquistare il libro e immergervi in questa calda atmosfera, per continuare a scoprire come andrà a finire quest’avventura estiva.

La tematica di questo libro mi ha ricordato molto qualche autore celebre del panorama italiano; è facile quindi l’accostamento a Niccolò Ammaniti, che apprezzo molto nella narrativa contemporanea, con libri come Branchie o Non ho sonno, dove brilla un atmosfera simile a quella appena citata.

Da apprezzare anche il filo leggero, l’humour impertinente che aleggia tra i compagni di viaggio, con episodi che s’intrecciano al mistero, e sono in grado di ravvivare la lettura e renderla fresca e appassionante.

Per essere l’opera prima di Arcangelo Amodio, devo dire che ho molto apprezzato la metodica della narrativa, per nulla ridondante e legata, anzi scorre molto in maniera piacevole, e l’autore non sembra per nulla nuovo a questa realtà editoriale.

Promuovo a pieni voti questo esordio, anche se devo dire che alcuni passaggi dell’editing non mi hanno soddisfatto a pieno, ma questi sono piccoli elementi secondari, solo per veri appassionati di particolari, buona lettura!

Approfondimento

Le uniche pecche tecniche che ho trovato tra le pagine della versione elettronica di Controra sono dei piccoli refusi, come alcuni punti saltati o qualche maiuscolo, ma devo dire che valutando l’opera nel complesso è un libro ben riuscito.

Sono certo che in una prossima ristesura, eliminando anche i pochi refusi rimasti, l’opera avrà come valore cinque stelle piene! Auguroni all’autore.

abc
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