Categoria: Julien Noirel.graphic novel

Recensione di Nyarlathotep (adattamento di Rotomago e illustrazioni di J.Nuriel)

Folle, folle, folle. Sto parlando di Howard Phillips Lovecraft, di una follia geniale. E chi l'ha letto sa quanto questa affermazione possa essere banale. Lo scrittore americano che ci ha lasciati neanche 80 anni fa è stato un autore poliedrico e completo, certo, ma soprattutto un monumento della letteratura horror. Riconosciuto e ripreso dai più grandi autori contemporanei del genere. Le sue ambientazioni, il suo stile ha praticamente invaso gran parte della cultura popolare americana: musica, cinema, letteratura, il mondo videoludico. L'universo lovecraftiano è come quello astrale: in continua espansione.

Grazie a Nicola Pesce Editore che mi ha inviato una copia gratuita ho avuto il piacere di leggere Nyarlathotep in un adattamento del testo originale del 1920 di Rotomago illustrato da Julien Noirel. Il volume è un cartonato 210x300 mm a colori. Grande spazio alle tavole poco alla sceneggiatura, la quale si presenta al lettore con il punto di vista del narratore esterno (l'opera originale è infatti un racconto in forma di poema in prosa). Questo esalta le qualità della mano di Noirel e accentua il clima surreale e la dimensione onirica propri dell'opera originale.

Nyarlathotep è un Dio dalle sembianze umane. Attorno alla sua figura si crea curiosità, si costruiscono addirittura leggende. Gira le città e compie strani prodigi che cambiano le persone. Trucchi, esperimenti, magia? Quello che è certo è che il suo magnetismo diventa una sorta di proselitismo verso l'oscuro. Molto oscuro. Vicino alla morte. Scorre l'inevitabile in questa versione di Nyarlathotep. È chiaro che nulla è sotto controllo per gli abitanti di quelle città che vagano verso la pazzia credendo di avere tutto sotto controllo. L'inevitabile si mischia, si confonde, con la paura e l'incredulità. I visi, soggetto frequente di queste tavole, sono altamente espressivi. Carichi di un ventaglio di emozioni capaci di toccare il lettore. L'ambientazione metropolitana dark ricorda l'urban fantasy moderno anche se dovrei dire esattamente il contrario. Perché a Lovecraft dobbiamo l'associazione di queste caratteristiche riprese in tempi moderni.

Un aspetto che ho apprezzato è la scelta minimalista, che accennavo prima, nella scelta dell'adattamento del testo. La sceneggiatura occupa giusto lo spazio indispensabile, e non parlo di spazio fisico dato che di quello ve n'è in abbondanza. Permette al silenzio, in molti casi, di dominare. Per spiegarmi meglio vi mostro una delle prime pagine del volume:

[caption id="attachment_58099" align="aligncenter" width="800"]FullSizeRender Il silenzio osservato da più angolazioni, lo stesso silenzio dice cose diverse.[/caption] [caption id="attachment_58110" align="aligncenter" width="800"]interni Dal punto di vista grafico le scene sono un misto di dinamicità e staticità. Dallo Skyline a ai tagli con angolature radicali che comunicano il movimento.[/caption]

I colori sono azzeccati, a mio avviso, e vi spiego il motivo. Che si debbano usare colori scuri in un'opera horror è scontato, ciò che invece lo è meno è l'utilizzo di colori scuri in gradazione calda. Alcuni colori devono necessariamente rispecchiare il freddo, le stagioni, la follia, gli incubi e gli altri elementi originali del testo, la scelta gradevole degli autori di questa versione rielaborata dell'opera è stata quella di farlo in chiave moderna, proponendo sfumature di colore spiazzanti per un'opera del genere.

Il volume è davvero un gioiello, curato tipograficamente (carta e colori di prima scelta) e a questo si aggiunge un'interpretazione creativa e visionaria, un tassello in più nella mitologia lovecraftiana amata da un grande pubblico. Mi auguro di poter leggere presto altri volumi illustrati di Nicola Pesce Editore, l'impatto è stato positivo.

Folle, folle, folle. Se state cercando qualcosa da leggere capace di farvi ripetere la parola "folle" tre volte dopo aver chiuso il libro: il libro è questo.

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