Categoria: kupfer

Recensione di The new order di Chris Weitz

«Ti dirò cosa faranno con voi. Vi terranno come rari esemplari. Siete i primi ragazzi a uscire vivi dalla zona dell’epidemia, con un antidoto fatto in casa preparato alla bell’e meglio dal tuo amico e da quel matto giù a Plum Island.»

Due anni dopo gli eventi narrati nel primo capitolo della trilogia di Young World, Jefferson, Donna e pochi altri sopravvissuti alla Malattia che ha sterminato la popolazione di un intero continente si ritrovano a bordo di una nave della Marina Americana, che cerca di carpire loro informazioni sulla loro sopravvivenza. È a bordo che i ragazzi fanno la conoscenza di Chapel, un membro della Resistenza, che li convince a fuggire e a unirsi alla sua lotta contro il sistema. Durante l’improvvisata fuga, Donna rimane indietro e si fa catturare per permettere agli altri di andarsene; è così che le loro strade si separano. Da qui in poi, la narrazione si divide in due filoni principali: da una parte la storia di Jefferson, Theo, Chapel, Cervellone e gli altri, che tornano in America speranzosi di riunire tutte le Tribù, riappacificarle, distribuire loro la cura e rendere l’America grande di nuovo, come avrebbe detto un simpatico signore di colore arancione presidente degli States, dall’altra quella di Donna, che viene requisita dal governo Inglese e ospitata a Cambridge da un membro del Ministero degli Esteri di Sua Maestà la Regina, come egli stesso declama con voce altisonante. E in tutti e due i casi, la storia prosegue tra colpi di scena, tradimenti a più riprese, relazioni improvvise, guerre da evitare, ritorni improvvisi di personaggi creduti morti e una suspense così fitta da poterla tagliare con il coltello. Provare per credere.

«Questa è una mia idea», dico. «E l’avrei esposta con chiarezza già prima se tu non avessi minacciato di spargere il mio cervello sul pavimento. La tua gente ha già pagato molto. Hanno dato la loro vita. E per questo voi avrete la Cura per primi. Ma non sono qui per dare il via a un massacro.»

Approfondimento

The new order è palesemente ispirato a Il signore delle mosche di Golding, forse anche troppo, tanto da essere citato più volte da vari personaggi nel corso della narrazione. Tuttavia, rispetto a quest’ultimo, The new order è molto più ironico e, a tratti, decisamente meno crudo. E rispetto allo scenario post-apocalittico simil-prigione-di-Stanford narrato in The young world, il capitolo precedente, e ne Il signore delle mosche, per la prima volta qui appaiono tracce di civiltà e addirittura un’Inghilterra, Cambridge per la precisione, quasi incontaminata.

Ciò, ovviamente, non si applica per gli Stati Uniti, New York in primis. Eh già, non so per quale motivo, ma è ormai da lunga tradizione che qualsiasi super cattivo, astronave carica di alieni, minaccia planetaria, epidemia, invasione zombie eccetera che la letteratura moderna e il cinema scatenano sul nostro pianeta parte sempre da New York. E in attesa della prossima catastrofe, cosa potrebbe esserci di meglio da fare, se non leggere un buon libro?

«Io dico… vi chiedo… di dare a tutti noi un’altra possibilità. Possiamo fare qualcosa di meglio delle tribù e della guerra. Possiamo fare la vita.» Non mi acclamano; non fanno niente di niente. Un mormorio basso come un battito di cuore, mi sembra. O forse è solo il mio, di cuore. Solone annuisce. Guarda la folla. «Va bene», dice. «Cosa sarà allora? Guerra?» Qualche mano si solleva… altre le seguono. «Pace?» chiede. In silenzio si alzano. Centinaia, un migliaio. Le lacrime arrivano.

Andrea Margutti

abc

Recensione di Sani da morire di Paola Rinaldi

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La clientela. Prima non era così, ma adesso è composta esclusivamente da vecchi. La sensazione è che se non sto attenta lo diventerò anch'io prima del tempo. Temo talmente la vecchiaia da non avere più alcuna paura della morte. Al contrario, ho paura di non morire!

Chianciano è una piccola cittadina famosa per le sue terme che, in estate, si trasforma in una specie di ricovero per anziani. Uomini e donne in età avanzata vengono spediti in villeggiatura da figli e parenti pronti a partire per le vacanze. Quest'anno, però, la morte dell'ottantenne Benito arriva a portare scompiglio e, soprattutto, ad accendere i riflettori sulla cittadina. Sì, perché quella di Benito, non sembra una morte naturale ma un vero e proprio caso di presunto omicidio.

A indagare sul posto viene chiamato il commissario Angiolino: un ex detective caduto in disgrazia a seguito di un conflitto a fuoco con un contrabbandiere e, per questo, relegato alla gestione dello smaltimento rifiuti per la quale ha sviluppato una vera ossessione. Il buon Angiolino si troverà a dover assecondare la vecchia signora Mercedes improvvisatasi detective per l'occasione; affronterà un interrogatorio con la centenaria Cisalpina in quanto unica testimone oculare dei fatti e dovrà sfuggire alle avance della diciassettenne Carolina, figlia del proprietario di uno degli alberghi del luogo, cresciuta tra i vecchi ed amante dei travestimenti. Durante le indagini verranno a galla vecchi rancori e inconfessabili segreti che porteranno all'inaspettato epilogo.

Sani da morire è un romanzo sincero, a tratti irriverente, che vi strapperà più di un sorriso. Un poliziesco diverso dai soliti che siamo abituati a leggere. Paola Rinaldi tratta l'argomento vecchiaia con ironia e dolcezza facendoci provare simpatia per quei cari vecchietti anche quando, tanto cari, in realtà non lo sono.

Approfondimento

Aveva bisogno di sentirsi viva. Tanto più ora che aveva vissuto tutto e che tutti la vedevano come una vecchia, sottovalutando le possibilità del suo acume, dell'esperienza e sopratutto del furore che l'assaliva al cospetto di chiunque avesse ancora tanto da vivere.

I personaggi di Sani da morire hanno tutti almeno uno degli ingredienti che ricerchiamo in un romanzo del genere ma, ciò che li rende indimenticabili, è quella vena di comicità che Paola Rinaldi aggiunge al loro comportamento che, se da una parte crea un alone di irrealtà in tutto il romanzo, dall'altra ce li rende familiari.

Il tema della vecchiaia, affrontato con tenera simpatia, ci ricorda che, con l'avanzare dell'età, non è detto che si perdano la voglia di vivere e tutte quelle pulsioni che ci rendono umani; anche e soprattutto le pulsioni sessuali.

Singhiozzando aggiungeva che non desiderava più baciare le ragazze, aspirava piuttosto a morire in una qualunque di loro, dentro un ventre come quello da cui era nato.

Sani da morire non è sicuramente un romanzo troppo impegnativo ma, al contrario, una lettura scorrevole ed adatta sia agli amanti del genere che a coloro che i gialli non li masticano tanto.

Tutto sommato un buon esordio per Paola Rinaldi. Sono curiosa di vedere cosa combinerà in futuro.

Sara Pessione

abc

Recensione di After di Anna Todd

L’atmosfera è cambiata, lui è distaccato e io vorrei essere il più lontano possibile.

Il più lontano possibile è dove vorrei essere io dopo aver letto After… Ma andiamo per ordine.

Tessa è la classica ragazza della porta accanto: niente vestiti troppo stretti o troppo corti, niente pazzie e una vita organizzata nei minimi dettagli. Quando si trasferisce al college il caso vuole che come compagna di stanza le capiti una ragazza completamente diversa da lei: Steph, che la inizia a una serie di divertimenti fatti di feste di confraternite dopo le quali si crolla ubriachi su letti di camere in fondo al corridoio di case che si conoscono appena.

Steph le presenta anche qualche amico e tra questi amici Tessa rimane colpita da Hardin. All’inizio in modo totalmente negativo, poi il sentimento muta e anche se non si trasforma in un sentimento positivo a tutto tondo, è sufficiente per fare andare Tessa fuori di testa. Diventa confusa, insicura e terribilmente emotiva. Tutte emozioni per cui incolpa Hardin e il suo carattere scostante. Talmente scostante che ormai ne è sicura: quel tizio tatuato deve per forza essere bipolare, altrimenti non si spiegano i suoi continui e repentini cambi di umore.

Questa convinzione comunque non le impedisce di avvicinarsi sempre di più a lui, di condividere con lui che conosce appena, momenti di grande intimità che nemmeno col suo storico fidanzato ha mai vissuto, e ad un certo punto io ho iniziato a chiedermi se tra i due la bipolare non fosse lei…

Un libro deludente sotto ogni punto di vista. Una storia banale, pensata male e senza nessun briciolo di originalità, che viene definita, immeritatamente se lo chiedete a me, romanzo. A milioni di lettori è piaciuto, è vero, ma credo che non sia merito della qualità del prodotto, bensì del livello di popolarità raggiunto. E anche se a volte popolarità e qualità vanno a braccetto, qui non succede e popolarità batte qualità 10 a 1. E non è un complimento.

After nasce come fanfiction su Harry Styles (il componente dai capelli ribelli della boy band One Direction) e fanfiction rimane fino all’ultimo. Per essere chiari, io non ho niente contro questo genere, anzi ne scrivo in grande quantità sui miei telefilm preferiti, ma credo che una fanfiction sia una cosa e un romanzo un’altra. E se proprio devo definire After un romanzo… beh è un romanzo che non consiglierei a nessuno.

In sostanza è la versione per teenagers della fin troppo strumentalizzata teoria secondo la quale alle brave ragazze piacciono i cattivi ragazzi. Un cliché già di per sé poco interessante, qui reso terribile da uno stile fin troppo semplice, da personaggi per nulla accattivanti e da un susseguirsi di avvenimenti che non sono altro che una serie infinita e noiosa di litigi, rappacificazioni, scene d’amore che di sensuale non hanno proprio niente e luoghi comuni come se piovesse. E dulcis in fundo, un finale che non ha assolutamente nulla di inaspettato.

Per me bocciato in tutto e per tutto.

Approfondimento

A quanto pare After diventerà un film (già prevedo orde di ragazzine impazzite) e visto che mi piace il connubio tra libri e serie TV, vi dirò che Hardin mi ricorda molto Roman Godfrey, il ricco e cupo bad boy, personaggio della serie televisiva Hemlock Grove. Anche il suo sguardo a volte si illumina di dolcezza, come succede spesso ad Hardin nel corso della storia.

Nella serie tv, il personaggio è interpretato dal bravo Bill Skarsgård e a questo punto speriamo almeno che prendano lui per interpretare Hardin… quanto meno sarebbe già nel personaggio.

In ogni caso, buona lettura!

abc

Recensione di L’intestino felice di Giulia Enders

Il saggio L’intestino felice di Giulia Enders, neodottoranda in biologia medica all'Istituto di Microbiologia dell'Università Goethe di Francoforte e futura gastroenterologa, ci aiuta a comprendere e conoscere il nostro intestino che non si limita a "poltrire nella pancia o, di tanto in tanto, a scoreggiare".

Dopo aver letto questo libro e parlandone con amici e parenti, mi sono resa conto di quante cose diamo per scontate e di quanto poco si conosca del nostro organismo e dell'intestino in particolare. Infatti leggendo L’intestino felice ho imparato come funziona la "cacca" e come la nostra posizione sia scorretta per una buona defecazione e la soluzione che l'autrice ci dà è tornare alla vecchia pratica di farla accovacciati o sulla tazza, ma con i piedi appoggiati su uno sgabello e , infine, un’occhiatina è sempre meglio buttarla.

Non solo, Giulia Enders spiega che l'intestino allena il nostro sistema immunitario grazie alla ricca flora intestinale, assorbe per noi le sostanze nutritive dal cibo che mangiamo e ci aiuta, insieme al fegato, a espellere tossine e alcuni parassiti.

L'intestino è il nostro secondo cervello, infatti la Enders scrive: “Se l’intestino servisse solo a trasportare sostanze nutritive e a farci ruttare di tanto in tanto, la presenza di un sistema nervoso così complesso rappresenterebbe un insensato spreco energetico: nessun corpo costruirebbe simili reti nervose per un semplice canale per scoreggie. Deve per forza esserci sotto qualcosa.”

Approfondimento

L'intestino felice è un libro alla portata di tutti e che tutti dovrebbero leggere per capire in modo semplice, preciso e ironico come funziona un organo così importante e, come lo definisce la scrittrice, un organo prezioso e raffinato: "Può essere che un rutto o una scoreggia facciano rumori un po’ ridicoli, ma il movimento che li accompagna è raffinato come quello di una ballerina di danza classica" .

Ammetto che anch'io avevo sottovalutato questo organo fino ad ora!

Tutto il libro è corredato da illustrazioni di Jill Enders, sorella dell'autrice e designer della comunicazione, molto esplicative e spassose, ma anche da consigli pratici per ogni problema, così da ristabilire il nostro benessere. L'ho letto tutto d'un fiato e mi ha divertito in tutte le sue parti:

Scoreggiare come dei dannati non è gradevole: la presenza di molto gas gonfia l'intestino. Fare un pò di aria invece è sano e doveroso. Siamo essere viventi, nella nostra pancia vive un piccolo mondo, che lavora sodo e produce tante cose.

È notevole il fatto che è stato scritto da una ragazza di 25 anni, la quale è riuscita a spiegare, senza cadere in rigidi schemi scientifici, un argomento così complesso come l'intestino, scrivendo con la stessa spiritosa serietà di cacca e scoregge così come di peristalsi e linfonodi.

L'intestino felice è un libro da leggere anche solo per i consigli pratici che vengono dati per ogni problema che si potrebbe presentare, perché leggendolo ho capito che questa parte del nostro organismo influenza molti più aspetti della nostra vita di quanto possiamo credere e stiamo parlando del bene più prezioso che abbiamo: la nostra salute.

Rosanna Cirma

abc

Recensione di Quello che sogno con te di Beth Kery

Quello che sogno con te (in originale Since I Saw You) è il quarto capitolo della fortunata saga Because you’re mine, della giornalista americana Beth Kery.

Nei precedenti volumi, l’autrice ha raccontato le appassionate vicende dei due fratellastri miliardari Ian e Lucien e delle loro bellissime e talentuose consorti. Ora è la volta di Kam, il fratello selvaggio, recentemente ritrovato in Francia, in uno stato di isolamento selvaggio che lascia intuire le privazioni e le sofferenze della sua tormentata esistenza.

Ian e Lucien, lo accolgono a braccia aperte e, determinati ad aiutarlo, decidono di portarlo con loro negli Stati Uniti, di renderlo presentabile e socievole, e soprattutto di ampliare il patrimonio di famiglia sfruttando la sua prodigiosa invenzione. Oltre a essere bello e selvaggio, infatti, Kam è dotato anche di una sensibilità fuori dal comune per la natura e il benessere delle sue creature, che l’ha spinto a realizzare un rivoluzionario congegno: una sorta di orologio che misura e interpreta i parametri vitali di chi lo indossa.

L’arduo compito di “addomesticare” Kam è affidato a Lin, efficientissima assistente di Ian Noble. Chi meglio di lei, regina del gusto e dell’eleganza, lavoratrice indefessa e maniaca del controllo, oltre che – c’era forse bisogno di dirlo? – donna dalla bellezza più unica che rara, potrà aiutare Kam a fiorire? Il rapporto tra i due, però, sarà ben più che professionale.

Quarto capitolo della serie "Because you're mine" della giornalista americana. In Italia con @sperlingkupfer. La recensione presto sul nostro sito.

Una foto pubblicata da Leggere a Colori (@leggereacolori) in data:

Quello che sogno con te racconta la storia della loro focosa relazione. Fin dal loro primo, bollente, incontro, Lin e Kam si ritrovano a fare i conti con sentimenti incontrollabili, che si riflettono in pratiche sempre più estreme in camera da letto (e non solo!). Entrambi dovranno affrontare i loro fantasmi, risvegliati dalla potenza della passione che li agita. Anche dietro la corazza di donna perfetta di Lin, infatti, si nascondono delle grosse ferite, che forse solo l’amore vero potrà sanare…

Approfondimento

Confesso che Quello che sogno con te era il mio primo romanzo erotico, e che non ne sono rimasta soddisfatta. Nonostante la discreta leggibilità dell’opera, la trama è pretestuosa e banale. C’è perfino la scena di ricongiungimento all’aeroporto, che era già noiosa ai tempi di Cruel Intentions (e da allora sono passati quasi quindici anni)! Perché i protagonisti sono tutti belli, ricchi, felici e intelligenti? Perché lo sguardo di Kam deve sempre “trafiggere” Lin? (curiosamente, anche l’eccitazione “trafigge” continuamente i personaggi, ma questo è un altro problema) Non si poteva usare qualche altro verbo, ogni tanto?

I personaggi sono un condensato di luoghi comuni: da una parte abbiamo la donna di ghiaccio che nasconde tremende delusioni infantili, e si rifugia nel lavoro per non doversi aprire a una relazione, ma che miracolosamente crolla come una pera cotta alla prima moina di un bel tenebroso. Dall’altra il bel tenebroso, che però è tanto sensibile e infatti ama gli animali; al primo sguardo capisce le di lei ferite e non la abbandona dopo la prima notte, ma al contrario, la cerca ossessivamente, portandola con delicata e virile insistenza a scoprire i più proibiti orizzonti del piacere. Tra loro, una frotta di pupazzi buoni e perfetti, che recitano ridicole battute senza sostanza e non sono in grado di creare un ostacolo che sia uno al trionfare di questo amore di plastica.

Insomma, tutte queste scene di sesso piene di particolari e sfumature – di cui peraltro non si discute l’efficacia – sarebbero forse state più soddisfacenti se calate in un contesto appena un po’ più credibile. Così, il crescendo di trasgressione, che l’autrice vuole presentare come specchio della progressiva apertura dei protagonisti alla vita, risulta completamente fine a se stesso. Fa nascere il sospetto che per stuzzicare la fantasia bastassero molto meno di 350 pagine e quasi 17 euro.

Giulia Mandrioli

abc

Recensione di Raccontami ancora di noi di Giulia Besa

Ciao, Lettori! Abbiamo letto e recensito per voi Raccontami ancora di noi, l’ultimo libro di Giulia Besa, edito dalla casa editrice Sperling & Kupfer.

Caterina è una ragazza che svolge un lavoro poco appagante, e la sua unica fonte di piacere è la lettura. Lei si rifugia in ogni libro, come se fosse una barriera che la protegge dopo molte delusioni. Non si aspetta nulla dalla vita, nessun colpo di scena, ma un giorno, durante la presentazione dell’ultimo libro del suo scrittore preferito, gli eventi ribalteranno la sua vita. La sua emozione è come una pentola che bolle sul fuoco, ma spesso i sogni fanno paura quando diventano realtà e si finisce per spegnere tutto.

Caterina rappresenta un po’ tutte le lettrici e i lettori che hanno uno scrittore particolare nel cuore, che ne fanno oggetto di adorazione nei propri sogni e desideri più intimi. A tutti capita. Fin qui Caterina è una persona normale. Ma se lo scrittore che preferisci in assoluto ti nota alla sua presentazione, qui non può fare altro che scattare la favola romantica che vi terrà sospesi pagina dopo pagina, fino alla fine. Anche se non tutto sembra essere sempre come appare, e due vite totalmente differenti spesso non riescono a combaciare: è a questo punto che arrivano i guai. Caterina dovrà fronteggiare le sue paure e superarle un po’ alla volta, e Robert capirà che nella vita c’è ancora chi lo può spingere a scrivere, e ritroverà la passione che da tempo aveva trasformato solamente in lavoro. Due vite, due storie diverse, due realtà dure e confuse.

Anche le riflessioni della protagonista saranno in grado di trasportarvi nel suo mondo, fino a quando sembreranno diventare vostre. Un misto di contradizioni e incoerenza che vi farà sorridere ed emozionare.

Quello che mi ha entusiasmato di meno sono state le troppe tattiche che la protagonista mette in atto a ogni azione, che a lungo andare cominciano a dare qualche fastidio.

Approfondimento

Giulia Besa ha uno stile fresco, giovane e tentatore. La storia in Raccontami ancora di noi è leggera, senza troppe pretese e si legge in poco tempo, ma resta nel cuore. Il finale è prevedibile fin da subito, però non sono prevedibili gli eventi e i comportamenti che i due metteranno in scena nelle pagine in mezzo.

Questa storia è un sogno su carta che ogni lettrice o lettore vorrebbe vivere. E soprattutto diventare il/ la protagonista del prossimo romanzo dello proprio scrittore preferito, supererebbe qualsiasi sogno. Non vi pare?

Un libro romantico da leggere raggomitolati su una poltrona con un tazza fumante di tè ai frutti rossi.

Maria Capasso

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Recensione di La vigna di Angelica di Sveva Casati Modignani

A soli 35 anni Angelica è l'erede della tradizione vignaiola della famiglia Brugliani, da oltre due secoli proprietari delle vigne e dell'antico monastero di Borgofranco. La sua vita sembra perfetta, madre, moglie e imprenditrice di successo, ma non è tutto oro quello che luccica. La sua esistenza è piena di bugie, soprattutto per colpa del marito fedigrafo. Ma si sa, il destino ama mettere lo zampino in certe situazioni, e così tutto sembra cambiare e, per certi versi precipitare, quando Angelica, quasi senza rendersene conto, tampona in macchina il noto chef Tancredi D'Azaro. Uno scontro che ha quasi il sapore di un nuovo inizio, dato che le loro strade si incroceranno più volte e l'attrazione reciproca li spingerà sempre più vicini. Ma per cominciare una nuova vita, magari con questo nuovo uomo, bisogna prima chiudere i conti con il passato. Se un nuovo incontro può cambiare la vita è anche vero che la passione di sempre può riportare sulla strada di casa.

Leggendo La vigna di Angelica è facile immedesimarsi in uno, e più, dei protagonisti: Angelica, che appare inizialmente fragile, visto anche il suo passato soprattutto sentimentale, diventa poi una donna determinata a non farsi abbattere, legata alle proprie radici, alla sua terra e alla sua famiglia; Raffaello, un uomo normalissimo e con un grande desiderio di emergere, non riesce a sentirsi accettato fino in fondo dalla grande e solidale famiglia Brugliani, e si ritrova così alla perenne ricerca di conferme rischiando di perdere ciò che gli è più caro; Tancredi è un uomo pieno di mistero, e solo grazie all'attrazione e al sentimento che sente nascere per Angelica riuscirà a svelare se stesso e la sua storia, fatta di sofferenza e sacrifici fin dalla più tenera età, e l'uomo che lo accolse in casa educandolo, il quale da subito lo sente come il figlio maschio che avrebbe sempre desiderato avere.

Quelli di La vigna di Angelica sono personaggi da cui non si può in alcun modo rimanere distaccati, li si sente dentro, sembra di conoscerli da sempre, e in qualche modo sono già parte di te. Non puoi fare a meno di amarli.

Approfondimento

La vigna di Angelica è solo il secondo romanzo che leggo di Sveva Casati Modignani, e devo dire che anche se il mio istinto di “divoratrice” di libri non mi ha mai particolarmente guidata verso i suoi libri, trovo che abbia uno stile di scrittura piuttosto accattivante ed estremamente scorrevole. Mi sono ritrovata con grandissima facilità a sfogliare pagine su pagine senza mai stancarmi di leggere, con il desiderio di scoprire cosa nascondessero le vite dei protagonisti, e come si concludessero le loro vicende: Angelica ferita che vorrebbe divorziare dal marito traditore; Raffaello che comprende il proprio errore solo quando sta per perdere tutto; Tancredi, così bello e irraggiungibile che sembra riuscire a lasciarsi andare e a superare i dolori del passato solo accanto ad Angelica. Così pagina dopo pagina ti ritrovi a voler scoprire cosa succederà, chi sceglieranno.

Confesso che ho sempre avuto una certa propensione ai romanzi rosa e spesso mi sono ritrovata nei pensieri e nelle emozioni di Angelica, o nelle passioni di Tancredi, per non parlare dei tormenti di Raffaello. Sveva Casati Modignani ha la grande abilità di tratteggiare nei suoi libri dei personaggi assolutamente reali, e che potremmo ritrovarci accanto in qualsiasi momento, riuscendo a creare anche il giusto finale che non immagineresti e che in qualche modo non ti delude affatto.

WonderLibraiaLettrice

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Recensione di Le stanze dello scirocco di Cristina Cassar Scalia

Quando si apre la prima pagina de Le stanze dello scirocco si sente subito un profumo di Sicilia che pervade la stanza in cui ci si trova. La prima scena è su un traghetto che sta attraversando lo stretto di Messina. Il padre di Vicki sta indicando con entusiasmo per l’ennesima volta la sua terra alla figlia e quest’ultima lo ascolta, felice di vederlo felice. Vittoria Saglimbeni, detta Vicki, è nata in Sicilia per volontà del padre, ma è cresciuta a Roma. Nelle vene ha sangue siculo e torinese, ma è di certo il primo che lei sente più prominente, anche grazie al padre, il quale le ripete spesso, con il suo inconfondibile accento, “Siciliana sei”. Nel 1968 il padre decide di tornare al paese con la famiglia e di restarci per sempre.

Per quanto A Vicki sia dispiaciuto abbandonare la sua Roma, non sembra particolarmente disperata come potrebbe esserlo un’altra ragazza della stessa età. Sa che dovrà rimboccarsi un po’ le maniche per rimettere in sesto la sua vita, ma è anche consapevole di non essere sola in questo nuovo viaggio: oltre alla famiglia infatti, potrà contare anche su tutti quegli amici con cui ha condiviso molte estati da piccola, tutti i giorni in giro in bici tra le strade di campagna o al mare insieme alle rispettive famiglie. Quello che però non aveva messo in conto era la differenza di prospettiva che c’è nella grande città del continente rispetto al piccolo paese dell’isola: in paese bisogna mantenere le apparenze, nessuno può permettersi di non seguire le regole.

Le donne non possono essere indipendenti e rovinarsi la reputazione è questione di attimi: anche solo farsi vedere da sole con un uomo che non sia il proprio padre o lo zito può condannare una donna per la vita.

 

 

Ma Vicki può permettersi qualche libertà in più, perché lei è ‘u continentale: arriva in paese con una MG rossa fiammante, guida fino a Palermo (già disdicevole solo questo) per andare all’università nonostante sia pieno periodo di occupazione e rivoluzioni (anche peggio), vuole fare la fotografa e guadagnarsi da vivere per diventare indipendente, mette le minigonne per uscire, e chi più ne ha più ne metta. Ammirata in segreto per il suo coraggio da molte delle ragazze di Montuoro, viene però additata da tutti gli altri, che in lei non vedono nulla di buono, solo una minaccia per la loro tranquillità. E infatti continuerà a stravolgere le quiete vie del paese, creando con le sue azioni una scia di pettegolezzi continua, riguardanti soprattutto le sue presunte storie d’amore con i figli della stimata famiglia Ranieri. E proprio una di queste due storie diventerà il fulcro della sua nuova vita siciliana, che la porterà a conoscere nuovi sentimenti mai provati prima.

 

Approfondimento

Leggere Le stanze dello scirocco è un tuffo in un passato che poi tanto passato non è. Mi ha fatto vivere il 1968 dalla parte di una donna con un carattere forte e indipendente, che al giorno d’oggi sarebbe una delle tante, ma che allora doveva essere la pecora nera in una società estremamente benpensante. Ho apprezzato come il racconto si sia preso il tempo per evolversi, come non abbia accelerato il ritmo. È stato infatti proprio quella calma a farmi percepire la Sicilia in tutte le sue sfumature, dal ricorrente profumo della zagata in fiore fino all’accento inconfondibile della parlata.

Ogni riga, ogni parola, tutto tende a quell’intonazione particolare che diventerà parte di chi legge: più si legge e più i dialoghi andranno a prendere quella particolare cadenza. L’equilibrio che Cristina Cassar Scalia ha creato tra le parole siciliane che pervadono le pagine del libro e tutto il resto è ammirevole.

Pochi altri sono stati i libri che ho letto e mi hanno fatto sentire parte di una cultura come Le stanze dello scirocco. Aprire gli occhi su un mondo che diamo troppo spesso per scontato dovrebbe essere il compito di chi crea cultura, e qui ne abbiamo avuto sicuramente un esempio.

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