
Questo mese nelle librerieCosì era il Vietnam di Nick Turse, la vero storia della “sporca guerra”. Per Piemme Edizioni.
A quarant’anni di distanza dalla caduta di Saigon, la posizione dell’esercito americano sui presunti abusi compiuti dai militari è di negazione. Episodi come quello di My Lai, dove in poche ore vennero uccisi 500 civili, sono considerati casi isolati. Peccato che le cose non stiano così, e Così era il Vietnam ci mostra i retroscena di questa “sporca guerra”: si trattava di un sistema calato dall’alto, basato sul bodycount. I premi dei soldati dipendevano dal numero di cadaveri, come in un videogioco. Spara a tutto ciò che si muove: questo era l’ordine prima di un’operazione. Con un’indagine scrupolosa, Turse denuncia la sistematicità della violenza in Vietnam, autorizzata dagli alti ufficiali. I civili vietnamiti non avevano scampo contro le mitragliatrici degli elicotteri, gli stupri, il napalm. Turse ne ha trovati a decine di colpevoli. Quasi tutti l’hanno fatta franca. È così che quei fantasmi sono ricomparsi in tutte le guerre che l’America ha intrapreso. E quando qualcuno grida alla barbarie dei terroristi, deve gridare più forte delle voci delle vittime innocenti del Vietnam.
«Tiri su il suo body count o ha chiuso». Il generale Ewell incalzava senza pietà i suoi sottoposti in Vietnam con la conta dei morti. Era ossessionato. Nessuno doveva permettersi di abbassare il livello della sua divisione. 6.000 morti al mese come minimo, era l’obiettivo. Ne andava della sua reputazione di “macellaio” del Delta del Mekong.Tutto in Vietnam ruotava intorno al body count. Sulle pareti della mensa campeggiavano i punteggi settimanali di ogni soldato, in modo che tutti vedessero. E si regolassero di conseguenza. Se eri tra i primi avevi premi, licenze, casse di birra e altre piacevolezze. In caso contrario, stavi molto molto scomodo. Il sergente Roy Bumgarner pare ne abbia uccisi 1.500 da solo. E come lui, ce n’erano decine. «Uccidi, uccidi, uccidi», urlavano le reclute per tutto l’addestramento. «Spara a tutto ciò che si muove» era l’ordine dall’alto per le missioni. Disobbedire nonera contemplato. La retorica della guerra in Vietnam ha riconosciuto My Lai come l’unico crimine di guerra commesso dai soldati americani. La strage di 500 donne, anziani e bambini, tutto un villaggio, compiuta nel 1968 è definita un caso isolato, opera di mele marce. Non è così.Basandosi su documenti riservati e sulle voci di testimoni oculari americani e vietnamiti, Turse costruisce un racconto mozzafiato e definitivo della “sporca guerra”.
Nick Turse, giornalista, storico e saggista, vincitore dinumerosipremi e riconoscimenti, in particolare per isuoi articoli e libri sugli aspetti ancora oscuri dellaguerra in Vietnam. Collabora e ha collaborato connumerose testate, tra cui Los Angeles Times, SanFrancisco Chronicle, The Nation. Così era il Vietnamè stato bestseller del New York Times.
