Benvenuti a una nuova puntata del nostro corso di scrittura creativa online!La questione sulla scelta del punto di vista รจ una delle piรน annose dellโintero panorama letterario, ed รจ anche una delle piรน sottovalutate dai neofiti. Ogni epoca storica ha avuto delle precise tendenze in merito che spesso ci rivelano moltissimo non solo sul tipo di storia raccontata, quanto piuttosto sugli usi e credenze della societร che aveva prodotto quello scritto. In questโarticolo ci proponiamo di introdurre i principali punti di vista che vengono utilizzati nella scrittura creativa ma soprattutto di discutere le problematiche che si spalancano alla scelta del punto di vista, problematiche che, se sottovalutate, conducono inevitabilmente a una storia mal scritta e, quindi, di scarso successo.
ร necessario innanzitutto precisare che il punto di vista su una storia non coincide col punto di vista dellโautore di quella storia, almeno non necessariamente. Questa affermazione sembra una banalitร (e forse lo รจ per certi aspetti), ma troppe volte si fa confusione fra le due cose. Lo scrittore attento demarca in maniera netta quello che รจ il proprio punto di vista di autore da quello che รจ il punto di vista dei suoi personaggi. A maggior ragione se uno di questi personaggi รจ anche il narratore della storia. Quanto piรน รจ marcato questo solco, tanto piรน lโautore ha lโagio di poter prendere le distanze dalle vicende raccontate. Come esempio si pensi ai โPromessi Sposiโ di Alessandro Manzoni. Si tratta di un libro che tutti conosciamo per averlo diffusamente studiato a scuola, ed effettivamente si tratta di un romanzo classico ed esemplare sotto molteplici punti di vista, anche se qualche volta ci รจ venuto a noia proprio a causa del fatto che abbiamo dovuto studiarlo in unโetร in cui difficilmente avremmo potuto apprezzarlo. Spesso si dice che il romanzo manzoniano sia narrato con una โterza persona onniscienteโ (e vedremo, nel seguito, di dare una definizione di questo particolare punto di vista), tuttavia questa onniscenza รจ demarcata con molta precisione. Il Manzoni ricorre infatti allโartificio del manoscritto: il romanzo cioรจ non sarebbe unโinvenzione ma una cronaca. Una cronaca scritta in un linguaggio arcaico, rinvenuta accidentalmente dallโautore il quale ne diventa il curatore, il traduttore. Il vero autore del manoscritto manzoniano resta anonimo. Perchรฉ questa scelta? Il Manzoni, nellโintroduzione al libro, dopo aver citato quello che sarebbe lโincipit del manoscritto, afferma di avere avuto la tentazione di gettarlo via, se non che:
โNellโatto perรฒ di chiudere lo scartafaccio, per riporlo, mi sapeva male che una storia cosรฌ bella dovesse rimanersi tuttavia sconosciuta; perchรฉ, in quanto storia, puรฒ essere che al lettore ne paia altrimenti, ma a me era parsa bella, come dico; molto bella. Perchรฉ non si potrebbe, pensai, prender la serie deโ fatti da questo manoscritto, e rifarne la dicitura? Non essendosi presentato alcuna obiezion ragionevole, il partito fu subito abbracciato. Ed ecco lโorigine del presente libro, esposta con unโingenuitร pari allโimportanza del libro medesimo. โ
Manzoni gioca col lettore e, al contempo, ammicca, allude, insinua. Il manoscritto รจ ampolloso, afferma, scritto con stile scorretto, addirittura infarcito di โidiotismiโ, purtuttavia egli, mosso dalla bellezza dei concetti trattati, si offre di correggerlo, trasporlo in uno stile piรน posato e lineare, si pone in posizione subalterna rispetto allโautore anonimo seicentista. Ne โI Promessi Sposiโ abbiamo dunque due autori: il fittizio seicentista e quello reale che รจ il Manzoni stesso. Cosรฌ facendo lโautore reale ottiene una serie di effetti intriganti per il lettore: forisce un retroscena di autenticitร (seppur simulata) al romanzo storico che, in quanto tale, diviene piรน realistico, crea unโaspettativa nel lettore sul testo stesso e, contemporaneamente si tira fuori, fa il modesto, se opinioni sono espresse nel manoscritto, queste non sono giร dellโautore-Manzoni, ma dellโanonimo che รจ figlio del suo tempo. E tuttavia, attraverso le vicende del Seicento, Manzoni elabora il tema reale del libro: il potere che diventa sopraffazione e violenza, la dominazione dello straniero, il significato del pentimento e la presenza di una forza divina che regola i destini degli uomini. E cosรฌ via. Ecco che quella scelta comincia ad assumere un significato ben preciso: narrare la storia di un altro, il quale si pone a sua volta come occhio onnisciente sullโintera vicenda e di questa vicenda offre una lettura particolare che รจ unica, definita. La visione รจ onnisciente perchรฉ trapassa tutti i muri e tutti i pensieri dei protagonisti, nella misura in cui lโartificio del manoscritto glie ne detta i confini. La terza persona onnisciente del Manzoni per questo motivo รจ la piรน adatta a raccontare quel tipo di storia.
Facciamo un altro esempio considerando โIl nome della rosaโ di Umberto Eco. Similmente al Manzoni, anche Eco ricorre allโartificio del manoscritto ritrovato. Nella introduzione del libro infatti si legge:
โIl 16 agosto 1968 mi fu messo tra le mani un libro dovuto alla penna di tale abate Vallet, โLe manuscript de Dom Adson de Melk, traduit en franรงais dโaprรจs lโโรจdition de Dom J. Mabillonโ (Aux Presses de lโAbbaye de la Source, Paris, 1842). Il libro, corredato da indicazioni storiche invero assai povere, asseriva di riprodurre fedelmente un manoscritto del Quattordicesimo secolo, a sua volta trovato nel monastero di Melk dal grande erudito secentesco, a cui tanto si deve per la storia dellโordine benedettino.โ
Eco afferma che questo manoscritto gli fu โmesso tra le maniโ, il che sottintende una dose di casualitร , e continua tracciando una serie di riferimenti bibliografici (rivelatisi poi anche fallaci ed imprecisi) e citazioni di altri autori non suffragate da prove. E cosรฌ Eco, lโautore reale, non potendo suffragare con prove storiche lโautenticitร del manoscritto, afferma di averlo curato e tradotto per puro amore dei libri poichรฉ รจ questo di cui tratta il manoscritto stesso:
โE cosรฌ ora mi sento libero di raccontare, per semplice gusto fabulatorio, la storia di Adso da Melk, e provo conforto e consolazione nel ritrovarla cosรฌ incommensurabilmente lontana nel tempo (ora che la veglia della ragione ha fugato tutti i mostri che il suo sonno aveva generato), cosรฌ gloriosamente priva di rapporto coi tempi nostri, intemporalmente estranea alle nostre speranze e alle nostre sicurezze. Perchรฉโ essa รจ storia di libri, non di miserie quotidiane, e la sua lettura puรฒ inclinarci a recitare, col grande imitatore da Kempis: โIn omnibus requiem quaesivi, et nusquam inveni nisi in angulo cum libroโ (Ho cercato pace ovunque, senza trovarla mai tranne che in un angolo con un libro)โ
Ma cosa sta facendo Eco qui? Sta introducendo i veri temi del romanzo: afferma che trattasi di storia lontana nel tempo e dalla nostra sensibilitร . Ma ammicca affermando che lโuomo di oggi grazie alla ragione ha fugato tutti i mostri che il sonno della ragione stessa aveva generato ed รจ come se domandasse al lettore: โsicuri che รจ davvero cosรฌ?โ Infatti scopriremo che le vicende narrate da Adso da Melk, sebbene lontane nel tempo, parlano di problemi che attanagliano lโuomo da sempre e lo assedieranno finchรฉ esisterร . Non รจ una mera storia di libri (le cui fonti sono peraltro spesso contraddittorie quando non addirittura inventate, cosรฌ come ha affermato poco prima), ma una storia di amore per la conoscenza, รจ la lotta della ragione con la superstizione. Per di piรน Eco introduce una ulteriore figura intermedia, quella di certo abate Vallet, che avrebbe a sua volta trascritto (o falsificato?) la storia di Adso. Pechรฉ ciรฒ? Ma per poter raccontare โper semplice gusto fabulatorioโ la vicenda. Senza altre pretese che non siano lโintrattenimento. Non siamo piรน nellโOttocento, il Manzoni รจ lontano ormai. Il romanzo รจ narrato in prima persona distaccata. Lโio narrante รจ Adso da Melk, lโautore del manoscritto originario che si rivela un mistero. Lโio narrante in prima persona aiuta questo tipo di trama: avrร lโautore svelato il mistero? leggendo troveremo le risposte che cerchiamo? ร sopravvissuto il protagonista? Sรฌ perchรฉ Adso da Melk รจ lโio narrante, รจ colui che ci presta il punto di vista sulla storia, ma il protagonista รจ un altro. Si chiama Guglielmo da Baskerville e sono le sue vicende che andiamo a scoprire (su questo punto torneremo in seguito).
Forse ci siamo dilungati un poโ troppo con questi esempi, tuttavia servirร a far comprendere lโimportanza e la stretta relazione esistente fra elementi di una storia che abbiamo giร introdotto in articoli precedenti e cioรจ: tema, trama, personaggio e lโaltra relazione sussistente fra questi e la scelta del punto di vista. Deve esser chiaro che questa scelta introduce un vero e proprio contratto fra lโautore e il lettore, un contratto che non va mai disatteso, pena la perdita del lettore stesso. I termini del contratto sono quelli evidenziati negli esempi: che tipo di storia dovrร aspettarsi il lettore? Attraverso quali occhi glie la faremo vivere? Abbiamo ben chiaro in mente che tipo di storia stiamo raccontando? A chi appartiene? Quali regole dovremo rigorosamente rispettare come autori per non infrangere questo contratto? Vediamole nel dettaglio per ciascuna tipologia principale di punto di vista.
Prima persona.
I racconti scritti in prima persona sono narrati da un personaggio. Questi puรฒ essere il protagonista o meno, in ogni caso scegliendo la prima persona come punto di vista si affida interamente allโio narrante. Ciรฒ significa che non solo la coerenza della storia, ma anche lo stile e le idee dovranno essere conformi al protagonista scelto. Se scegliamo di far raccontare una storia pulp da un barbone, non possiamo utilizzare un linguaggio aulico bensรฌ dovremo usare uno slang da strada, a me no di non doverlo adeguatamente giustificare (il nostro barbone in passato era un nobile poi decaduto?). Se il narratore ha unโintelligenza media, non potremo pretendere da lui deduzioni degne di uno Sherlock Holmes. Perchรฉ cio? Perchรฉ altrimenti perdiamo la stima del lettore il quale cessa di sospendere la sua incredulitร rendendo vani i nostri sforzi di creare un climax ed una trama avvincente. La maggiore difficoltร di questo punto di vista รจ che lโautore rimane bloccato sullโio-narrante, fermo alla sua visione, alle sue convinzioni. Per questo motivo, in molti casi, il narratore preferisce affidarsi a forme alternative di prima persona. Cambiando ad esempio spesso lโio-narrante affindandosi ad artifici di varia natura. Il romanzo epistolare, ad esempio, รจ una forma di narrativa, che andava molto di moda nellโOttocento, in cui si introducono piรน io-narranti usando la forma di lettere. Questa forma si ritrova anche nella letteratura contemporanea.
Ad esempio, ne โIl Pendolo di Foucaultโ di Umberto Eco, si escogita lโartificio di intervallare il racconto di Casaubon, uno dei personaggi, con aneddoti e fatti vissuti dal protagonista che รจ Jacopo Belbo attraverso il ritrovamento da parte del primo di files nella memoria di un personal computer. Cosรฌ facendo si ha la possibilitร di introdurre viste con angolazioni diverse sulla vicenda, dettagli e considerazioni interpretative, che lโio-narrante principale non puรฒ conoscere. Un altro stratagemma spesso usato consiste nellโio-narrante distaccato o periferico. Si fa in modo cioรจ che non sia il protagonista a narrare, bensรฌ un altro personaggio minore. Perchรฉ si opera questa scelta? In genere lโautore si affida a questa modalitร di narrazione quando il protagonista non ha piena consapevolezza delle proprie azioni, ovvero quando il protagonista stesso รจ un โpersonaggio completoโ, cioรจ la sua epifania giร รจ avvenuta in un tempo antecedente rispetto alla narrazione, egli รจ giร cambiato e non cambierร piรน durante la vicenda. Tuttavia le sue azioni produrranno un cambiamento nel personaggio secondario scelto come io-narrante. Questo perchรฉ se lโio-narrante si trasforma ed evolve durante la narrazione, tale trasformazione offre interessantissimi spunti narrativi: nuove visioni della realtร si schiudono davant al lettore. Come esempio ricordiamo lโIsmaele del โMoby Dickโ di Melville che racconta le vicende che hanno come protagonista Achab il quale รจ giร un personaggio completo poichรฉ le vicende che lo hanno reso ciรฒ che รจ al tempo della narrazione sono giร avvenute in un un tempo antecedente a quello in cui Ismaele scrive la sua storia.
Questo artificio dร al narratore anche un altro agio: quello cioรจ di poter parlare del protagonista senza avera accesso ai suoi pensieri, il che conferisce un ulteriore elemento di mistero poichรฉ consente di sviluppare il lato in ombra del protagonista stesso. Un tipo di narrazione in prima persona che va molto di moda ai giorni nostri รจ quella in cui il narratore non รจ in sรฉ o non รจ coerente, รจ cioรจ inaffidabile. Lโio-narrante ha una visione distorta della storia che sta narrando, non conosce alcuni dettagli fondamentali e li immagina, o semplicemente mente. Nel romanzo โFight Clubโ dello scrittore statunitense Chuck Palahniuk il protagonista resta addirittura anonimo durante tutto lo svolgimento della storia ma il suo dualismo folle, il suo alter ego Tyler Durden, sono parte integrante della trama. Lo sdoppiamento schizofrenico del narratore รจ alla base dellโintreccio che non sarebbe altrettanto efficace se fosse raccontato da un narratore in sรฉ e coerente dallโinizio alla fine. Questo punto di vista รจ molto usato dagli autori contemporanei in quanto consente di mettere in luce un certo relativismo delle vicende narrate in cui non esiste unโunica realtร ed unโunica interpretazione, ma possono essercene molteplici e nessuna di queste รจ da privilegiare rispetto alle altre.
Terza persona.
Nel punto di vista in terza persona la voce narrante non รจ in genere un personaggio della storia, bensรฌ una voce creata ad arte dallโautore con il solo scopo di narrare la storia nella maniera piรน efficace. Nel caso piรน generico, la terza persona immersa, il punto di vista coincide con quello dellโio narrante in prima persona. Tuttavia il tempo verbale รจ in terza persona il che consente allโautore di poter utilizzare un linguaggio piรน completo anche se ha accesso ai soli pensieri del personaggio narrante. Inoltre questo tipo di narrazione offre ulteriori vantaggi: รจ impossibile infatti dedurre alcunchรฉ sullโesito della storia e sul destino del protagonista narrante, cosa difficilissima da attuare quando si narra in prima persona giacchรฉ โ in questo caso โ รจ implicito (nellโambito della sospensione dellโincredulitร , sโintende) che il personaggio narrante รจ sopravvissuto alle vicende per poterle raccontare. Con la terza persona questo non si puรฒ dire ed รจ un elemento di notevole vantaggio per creare storie dal finale imprevedibile in cui fino alla fine il lettore ignora la sorte del protagonista. Ne โIl Signore degli Anelliโ di J.R.R. Tolkien, la storia รจ raccontata attraverso la penna di Frodo Baggins che รจ anche il protagonista.
Tuttavia Frodo decide di scrivere il libro in terza persona e, sebbene sia chiaro che gli occhi del narratore siano i suoi, non รจ mai da escludere che egli sia effettivamente sopravvissuto fino alla fine per raccontare tutto giacchรฉ il libro potrebbe essere stato completato da unโaltra mano, sconosciuta al lettore (come pure accade nellโappendice sugli โAnnali di re e governatoriโ). Questo dettaglio รจ indispensabile per creare la sospensione dellโincredulitร senza la quale รจ difficilissimo se non impossibile mantenere la tensione fino alla fine. Questo tipo di terza persona non รจ lโunico possibile. Infatti, nella storia della letteratura, si รจ assistito ad altri tipi di terza persona come quella multipla e quella onnisciente. Nel primo caso (tipico dei lunghi romanzi in quanto richiede una caratterizzazione assai spinta dei personaggi), lโautore propone dei punti di vista alternati. In altri termini, la narrazione รจ sempre in terza persona tuttavia il punto di vista muta, saltando di personaggio in personaggio. Normalmente esiste sempre un punto di vista prevalente ma รจ sempre possibile cambiare allโoccorrenza il punto di vista per offrire una diversa vista su alcuni eventi particolari della narrazione. In questo caso si parla di terza persona multipla e, per lโautore, si tratta di un lavoro per niente semplice. I personaggi attraverso cui si narra la storia, infatti, devono possedere visioni marcatamente diverse non solo della storia, ma anche dei valori, delle credenze e della vita in genere. Per di piรน allโautore รจ richiesto uno sforzo extra per tenere viva lโattenzione sul personaggio principale giacchรฉ un abuso dei punti di vista multipli puรฒ facilmante sviare lโattenzione del lettore.
Questo, come si รจ visto nellโarticolo precedente sui personaggi, รจ deleterio per molti motivi ai fini della buona riuscita del testo. Unโaltra forma (peraltro assai nota) di terza persona รจ quella onnisciente. In questo caso, il narratore ha uno sguardo illimitato sulla narrazione, uno sguardo โdivinoโ che travalica lo spazio e il tempo. Il narratore puรฒ accedere ai pensieri di tutti i personaggi, conosce passato e futuro e pertanto decide di rivelare i dettagli al lettore nellโordine che ritiene piรน opportuno. Si comprende che questo punto di vista gode di innumerevoli vantaggi poichรฉ unisce i vantaggi della prima persona a quelli della terza. La narrazione non รจ in alcun modo limitata dai personaggi il che si traduce nella rimozione di tutti i vincoli fra autore, narratore e storia. Il punto di vista in terza persona onnisciente รจ molto antico: รจ il punto di vista delle grandi storie dellโantichitร , dei poemi omerici, della mitologia. Il narratore onnisciente, ad esempio, puรฒ creare la tensione nel lettore rivelando particolari che sono sconosciuti ai personaggi, oppure giustificare un comportamento apparentemente bizzarro di uno di essi, giacchรฉ ha accesso ai pensieri di tutti. Tuttavia lโutilizzo della terza persona onnisciente, รจ inevitabile, rivela la presenza di un narratore onnipresente. Questo รจ deleterio nellโottica della sospensione dellโincredulitร e, inoltre, โspersonalizzaโ la storia, distaccandola un poโ troppo dai personaggi. I lettori che amano le storie dei personaggi e con i personaggi finiscono col non amare troppo la terza persona onnisciente. Tuttavia, se perรฒ pensiamo a โI promessi sposiโ di Alessandro Manzoni, ci accorgiamo che la terza persona onnisciente non impedisce affatto la creazione e la caratterizzazione di personaggi memorabili. Spesso si tratta di gusti e di epoche: i lettori odierni infatti sembrano preferire le storie dei personaggi ma generalizzare รจ sempre sbagliato. Come sempre, la scelta del punto di vista piรน adatto non puรฒ prescindere dal tipo di storia che si intende raccontare. Questo, cari aspiranti scrittori, nessuno puรฒ insegnarvelo eccetto lโesperienza. Per oggi รจ tuttoโฆ Alla prossima puntata del nostro corso di scrittura creativa!