Titolo: La distrazione di DioAutore: Alessio Cuffaro
- Marzo 2016
Pagine: 256 - Genere: Narrativa Contemporanea
Formato disponibile: Brossura
Collana: I nasi lunghi
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Muori e torni a vivere, vivi e ricominci a conoscere, soffrire, amare. Sei qui mentre tutti pian piano scompaiono. Non sai perché e non sai ancora quanto male farà essere se stessi interpretando ogni giorno altri.

“È Dio che si dimentica di fare tutto il suo lavoro” diCristiano De André (Il cielo è vuoto), e “La distrazione di Dio” di Alessio Cuffaroesprimonoe condividono un concetto che descriveconseguenze, coincidenze e impossibilità che cadono addosso agli uomini durantei “giorni festivi” di Dio. La distrazione di Dio èuna storia che si ripete, sempre diversa e sempre uguale. Una follia, un romanzo affascinante capace di trasformare il suo protagonistaFrancesco Cassini in altrettanti diversi protagonisti: Jacques Combe, Josef Martin, Zoe Gartrige. A ogni morte accidentale, per malattia o per vecchiaia Cassiniperde il suo corpo (e irrimediabilmente tutto ciò che la sua vita era) e si ritrova in un corpo sconosciuto di qualcuno appena deceduto. Ma conservando intatta la psiche, i ricordi, il carattere, l’anima.
Francesco Cassini, come tutti, lotterà per una vita e una famiglia, non avrà il tempo di chiudere il cerchio della sua esistenza, né intimamentené rispetto agli altri. Si dice spesso che una vita non basta. Saràvero? La prima volta si risveglierà con le sembianze di un ragazzo francese deceduto in un letto d’ospedale, inuna famiglia che non gli appartiene eche gioiosamente lo crede sopravvissuto. Numerose sfide di adattamento a ogni “rinascita”, imparare una nuova lingua, fare propri usi nuovi, conoscere i tratti del defuntoper impersonarlo al meglio. E poi? E poi vivere, da zero a chissà, ricominciare qualcosa che abbia un senso.
Personalmente sono convinto che il fascino, nelle cose come anche nelle storie, si possa spiegare solo in due maniere: attraverso unageniale semplicitào attraverso unaestrema e fitta complessità. Ho definito questo romanzo affascinante non a motivo della trama ricca di sfaccettature, certamente godibile, piuttosto a motivo della sua elegante semplicità. Tutte le storie, le vite, gli accadimenti, le persone, tutto è di passaggio. Il passaggio è la chiave che non apre nessuna porta, è una dannazione non una soluzione. Sopravvivere e ricordare senza poter in alcun modo aggiustare, senza cancellare il dolore, senza poter colmare i vuoti seriali che si sommanoadogni vita è una condanna. L’uomo non è pronto aquesto.
Vivere significa mettere in ombra qualcuno per poter prendere più luce. Capita anche se stai attento che non capiti. Il punto non è riuscire ad essere immune da questo, nessuno ci riesce. Il punto è accettarlo e imparare a stare dalla propria parte, anche se si crede di non meritarlo. (La distrazione di Dio, pag. -7)
Questo processo di consapevolezza ridimensiona il valore singolo della propria esistenza. Questa esperienza di reincarnazionecondiziona radicalmente la scala di valori di Francesco Cassini. Se costruisci una vita per apparire, se ne vivi un’altra per stupire, se in una successiva esistenza dedichi tutte le energie per cambiare il mondo eppure resti in sostanza ininfluente, capisci che non basta.
L’unica cosa che so della felicità è che non te la possono misurare gli altri come si fa con la febbre. (Pag. -89)
C’è qualcosa di più. Da afferrare.
– Non ti piacciono i fiori? – Mi piacciono. A chi non piacciono? Ma è questo che mi infastidisce. Non ci vuole niente ad amare i fiori. Amare il resto è la vera sfida. Almeno credo.
Matrimoni, figli, mestieri, malattie, alcol, guerre, musica, talenti, conoscenze, fame di bellezza e del suo successo. Dio si distrae e ti fa fare un giro sempre più lungo e sempre più inconcludente. Non deve essere facile essere se stessi e fare gli altri, accettare le ripetizioni nelle sue varianti e non poter conservare un destino proprio, un solo unico futuro.Quello dove puoi giocartitutto fino alla fine, vinci se ti senti pieno di piccole cose che adesso sono te,perdi se assorbi tutto il valore del vuoto che ti circonda.
Un uomo che cerca la sua fine, da strappare a Dio in persona. Perché dopo che hai capito chi sei, e dopo che hai capito che non c’è una risposta vera su chi sei l’unica cosa che resta da fare è giocarsi tutto alla fine.
Ad una vera fine.
