Recensione di A bocca chiusa di Stefano Bonazzi

Recensione di A bocca chiusa di Stefano BonazziTitolo: A bocca chiusa
Autore: Stefano Bonazzi
Pubblicato da Newton Compton - 2014
Pagine: 287 - Genere: Thriller
Formato disponibile: Copertina Rigida
Collana: Nuova narrativa Newton


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✪ Le recensioni dei lettori su Goodreads

Un bambino e suo nonno, una famiglia che dovrebbe proteggerti. Invece ottieni solo odio, emarginazione. Si apre una parentesi dolorosa che non si chiuderà più.

Valutazione del recensore
four-stars
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La mente è fatta di meandri in cui puoi perderti. Mondi paralleli fittizi, a volte pericolosi. A bocca chiusa è un thriller psicologico di Stefano Bonazzi che lascia traccia. La scritta sulla copertina “Dimenticare sarà impossibile” è più di una scelta commerciale, piuttosto sintetizza il maggior pregio di questo libro capace di offrire una storia che senti nella pancia, che intimidisce prima e sconvolge poi. Non si può restare impassibili. Il lettore si aspetta che accada qualcosa, il lettore è confuso, spera che non sia come sembra. E non lo sarà. Forse sarà peggio.

Tutti i nipoti vorrebbero avere un nonno che racconta le storie, gioca, ti prende in braccio. Il nonno di questa storia invece è una persona che odia tutti, evita tutti, sempre pronto a esplodere, con le urla o con le mani, inferocito da una malattia che lo costringe a letto. Il protagonista e io narrante è il nipote di dieci anni che sarà suo malgrado costretto a trascorrere le vacanze estive da solo col nonno mentre la madre e la nonna lavorano. Questa sorta di rapporto di dipendenza della figlia e di sudditanza della moglie consegna di fatto piena libertà all´uomo, che terrorizza il nipote, parla solo per minacciare o sfogare una rabbia infinita. Le donne sanno e ignorano.

A volte è molto meglio limitarsi a comprendere la parte più semplice delle cose, continuare a tenere gli occhi fissi sulla strada e le mani sul volante, per evitare di sbandare e complicare tutto quanto: c´è il rischio di farsi veramente male.

IMG_4188lightCosì un tappeto rosso diventa l´isola infelice di questo bambino, che costruisce con i lego tutto il giorno pezzi di fantasia, attento a non sconfinare, a farsi trovare in un territorio non suo e attirare le attenzioni del nonno, sdraiato col suo male. Il bambino crescerà con il pensiero che “se quello che ti fa serve a meritare il tuo odio, allora è giusto che lo odi”. Più si prosegue nella lettura maggiore diventa la pressione psicologica per il ragazzo, sempre più opprimente, e spietata la realtà. Una sfida contro l´inevitabile. C´è da sfondare la parete del reale e questo Bonazzi lo fa bene aggiungendo la variante del forte squilibrio mentale che spiazza il lettore. Una fiaba che lega un uomo a un bambino, trenta gocce regolari di Xanax, qualcosa che non perdonerai mai al tuo amico, un assassino. Tutto quello che sembra dissolto da una back-story finale sorprendente.

Approfondimento

Questo romanzo d´esordio di Stefano Bonazzi coinvolgente, incalzante, a tratti crudo. Non è una storia da dare per scontata. Personalmente ho trovato la prima parte un po´ ripetitiva, non nelle parole ma nella descrizione della trama, e quindi lenta. Probabilmente questo sbilanciamento nei tempi e nel ritmo delle prime centocinquanta pagine rispetto al resto è voluto. Dalla seconda parte in avanti, tutto subirà una brusca accelerata, in qualche modo noi non saremo più “padroni” degli eventi che abbiamo da sempre immaginato.

C´è qualcosa di incontrollabile in questo libro, una vera e propria forza motrice, prepotente da un lato, disperata e folle da un altro. Si chiama odio, qualcuno ci nasce dentro e non si tira più indietro per tutta la vita. Leggi e ricordi che esistono storie reali che iniziano in quello stesso modo o forse solo un poco gli assomigliano, finiscono nei Tg, e non saprai mai la verità. Un libro non è mai solo un libro. È anche, come A bocca chiusa, una radice nel pensiero e un peso nello stomaco che non puoi ignorare.

Alcune note su Stefano Bonazzi

Nato nel 1983 a Ferrara, web master di professione e grafico. Come autore, ha esordito nel 2011 con il racconto Stazioni di posta, scelto da Gianluca Morozzi per l’antologia Auto Grill, cui sono seguiti Morsi, contenuto nel volume Il voltatore di pagine, e Primo amore, in Bologna violenta.

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