Titolo: Achille e la tartaruga. Il paradosso del moto da Zenone ad EinsteinAutore: Joseph Mazur
Pubblicato da Il Saggiatore - 2009
Pagine: 266 - Genere: Saggi
Formato disponibile: Brossura
Collana: La cultura
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I paradossi di Zenone hanno da sempre costituito un rompicapo per chiunque cercasse di comprendere a fondo lโidea di movimento. Il libro di Mazur affronta la questione storica della loro difficile soluzione e mostra come a tuttโoggi, nonostante i progressi scientifici, essi rappresentino ancora un problema irrisolto.

Zenone di Elea รจ uno dei piรน conosciuti filosofi della Grecia antica. Era allievo di Parmenide e seguace della sua ben strana filosofia: dato che รจ impossibile che il non-essere sia, ne consegue che lโessere รจ unico, indivisibile, eterno ed immobile. Per argomentare a favore delle idee del suo maestro, Zenone ha escogitato una miriade di paradossi (di cui ce ne sono pervenuti per vie traverse solo una minima parte), volti a dimostrare per assurdo lโinaccettabilitร dellโidea di movimento. Nel corso della storia, i problemi posti da Parmenide sono stati notoriamente risolti da Platone che, con il suoparricidio, ha dimostrato che il non-essere in qualche modo รจ: si tratta semplicemente dellโesserediverso. Ben altra sorte รจ toccata agli argomenti di Zenone, i quali hanno mantenuto la loro problematicitร almeno fino allโOttocento. Questo, perรฒ, non significa che essi abbiano costituito un ostacolo insormontabile per il progresso filosofico e scientifico dato che, a causa della loro profonda paradossalitร , hanno ricevuto poca considerazione e sono stati spesso โconfutatiโ in modo triviale. A prima vista, infatti, il modo piรบ immediato per rispondere a chi afferma lโimpossibilitร del movimento sembra essere quello di alzarsi e camminare. Come ci si puรฒ ben aspettare, le cose non sono cosรฌ semplici e il libro di Joseph Mazur, professore di matematica presso il Marlboro College, promette di mostrare la profonditร e, soprattutto, lโattualitร delle tesi di Zenone.
Immaginiamo di organizzare una corsa tra Achille piรจ veloce e una lenta tartaruga, lasciando generosamente a questโultima un lieve vantaggio. Bene, se le condizioni di partenza sono queste, possiamo argomentare che Achille non riuscirร mai a superare la tartaruga perchรฉ prima di raggiungerla dovrร arrivare al punto da cui lei era inizialmente partita, lasciando cosรฌ tempo allโanimale di avanzare ancora un poโ. A questo punto, si innesca un circolo vizioso dove Achille รจ costretto per lโeternitร a cercare di raggiungere la tartaruga che, anche se di una distanza sempre piรน piccola, starร sempre avanti a lui. Lโapparente semplicitร della formulazione di questa storiella fa il paio con lโestrema inaccettabilitร delle sue conclusioni ed รจ per questo che la questione dei due corridori ha affascinato e ossessionato lโumanitร fino al giorno dโoggi. Questa semplicitร , perรฒ, รจ davvero solo apparente. Senza accorgerci, infatti, abbiamo chiamato in causa concetti che sono tutto fuorchรฉ immediati e che stanno da sempre alla base della riflessione scientifica e della visione metafisica del cosmo: le concezioni di spazio e tempo e, piรน in profonditร , le nozioni di finito-infinito e continuo-discreto. Eโ evidente, infatti, che la domanda da porsi รจ la seguente: come fa una serie infinita di somme (i segmenti di spazio via via piรน piccoli che Achille deve percorrere) a dare un risultato finito? La risposta della matematica, arrivata solo molti secoli dopo Zenone grazie al calcolo infinitesimale, รจ che il valore al quale tende una serie infinitaรจil valore della serie. Ma, di nuovo, il problema sembra ripresentarsi in altra forma. Siamo sicuri che la matematica rispecchi effettivamente il modo in cui รจ fatta la natura? In altre parole: il continuo dei valori matematici ha una controparte effettiva nel mondo? O รจ solo unโidealizzazione utile per spiegare i fenomeni? Stando ai risultati della fisica del Novecento, infatti, sembra che il mondo abbia una composizione granulare e che, in effetti, ciรฒ che avviene, avviene mediantesaltiquantistici. A differenza di quanto ci dice la nostra piรน fedele intuizione, dunque,natura facit saltus!
Comprendere e padroneggiare il significato profondo dei paradossi di Zenone, come abbiamo visto, รจ impresa tuttโaltro che semplice. Il libro di Mazur ci guida alla loro scoperta e ci conduce ad esaminare le risposte che ad essi sono state date nel corso dei secoli fornendoci, al contempo, una panoramica dello sviluppo scientifico, da sempre considerato lโunica strategia per indagare i concetti fondamentali relativi allโidea di movimento: quelli di spazio e tempo. Dalla fisica di Aristotele a quella di Galileo, fino alle rivoluzioni cosmologiche di Newton e Einstein, la narrazione รจ ricca di spunti storico-biografici interessanti, senza tuttavia tralasciare un certo tecnicismo, necessario per comprendere a pieno illinguaggio i cui รจ scritto il libro del mondo. Con la scusa di dare al lettore il background teorico essenziale, perรฒ, il libro di Mazur sembra seguire un percorso davvero troppo ampio e molte nozioni introdotte non hanno unโattinenza diretta con lโargomento del saggio. Un esempio evidente sono gli interi capitoli dedicati allโevoluzione della cosmologia da Copernico ad Einstein (dove la parola โZenoneโ, a volte, non compare nemmeno) che risultano davvero nozionismo gratuito. Ciรฒ che perรฒ lascia perplessi รจ il poco spazio dedicato a quello che dovrebbe essere, in fondo, lo scopo del libro: la valutazione delle differenti risposte che i variparadigmiscientifici hanno dato ai paradossi del movimento. Dopo unโaccurata lettura, infatti, risulta difficile arrivare a comprendere (in modo approfondito, non solamente โa paroleโ) in che modo le tesi di Zenone si collochino allโinterno delle varie concezioni storico-scientifiche. Di piรน, manca anche unโarticolata descrizione dei paradossi stessi. In effetti, lโautore insiste spesso sul fatto che i quattro paradossi considerati nel libro (la dicotomia, lโAchille, la freccia e lo stadio) siano basati su assunzioni metafisiche differenti, senza perรฒ che tale diversitร sia stata messa in luce in modo approfondito.
Al di lร di questi difetti, tuttavia,Achille e la tartarugarisulta scorrevole e, seppur a tratti un poโ poco preciso, abbastanza ben strutturato. Certo, si parla molto di scienza e di scienziati e si analizzano relativamente poco i paradossi di Zenone, i quali si rivelano essere un semplice leit-motiv che fa da sfondo alla piacevole discussione sullโevoluzione storica della fisica e della matematica. Tutto, in fin dei conti, dipende da quello che ci si aspetta da un testo del genere anche se, in effetti, di libri divulgativi sulla storia della scienza ce ne sono a bizzeffe.
Carlo Monti