Categoria: corbaccio

Il gioco bugiardo di Ruth Ware

 

Dall’11 gennaio in libreria

È atteso per la metà di gennaio l’arrivo in libreria de Il gioco bugiardo, il nuovo psicothriller di Ruth Ware edito da Corbaccio. Situazioni realistiche - e per questo tanto più inquietanti - tensione crescente, adrenalina, colpi di scena, personaggi credibili e in cui ognuno può riconoscersi, rendono Il gioco bugiardo il miglior thriller psicologico di Ruth Ware, ormai considerata una firma emergente nel panorama editoriale mondiale contemporaneo.

Crediamo di poter diventare persone diverse, di poter cambiare vita, ma liberarsi del passato non è così semplice...

Eravate in quattro. Avevate giurato di dirvi la verità. Solo adesso hai scoperto che tra voi c'è chi mente da sempre.

Il messaggio arriva in piena notte. Solo quattro parole: «Ho bisogno di voi». Isa saluta il marito, prende con sé la figlia di sei mesi e si precipita nella cittadina costiera di Salten, sulla Manica, dove aveva trascorso gli anni del liceo. A scuola Isa e le sue tre migliori amiche giocavano al gioco delle bugie: vinceva chi di loro avesse inventato la storia più assurda rendendola credibile agli occhi degli altri. Ora, dopo diciassette anni di segreti, sulla spiaggia viene scoperto qualcosa di agghiacciante. Qualcosa che costringe Isa a confrontarsi con il proprio passato e con le tre amiche che non vede da anni, ma che non ha mai dimenticato. Hanno preso strade diverse, non si riconoscono più nelle adolescenti di un tempo, ma è sufficiente tornare nella casa di Kate, il vecchio mulino vicino al collegio dove tutto è cominciato, perché ogni distanza venga annullata e perché le quattro donne di adesso tornino a essere le ragazze di allora. Ma la loro non è un’allegra e nostalgica riunione di ex compagne di classe: Salten non è un posto sicuro, non dopo quello che hanno fatto. E se avevano creduto che il tempo potesse cancellare ogni traccia, adesso capiscono che era solo l’ennesima menzogna: una menzogna che in questo caso avevano raccontato a loro stesse…

Ruth Ware vive nei dintorni di Brighton con la famiglia. Prima de Il gioco bugiardo, i suoi primi due romanzi L’invito e La donna della cabina numero 10, entrambi pubblicati in Italia da Corbaccio, sono diventati dei bestseller internazionali pubblicati in più di quaranta lingue, e sono entrati nelle classifiche dei libri più venduti di tutto il mondo, fra cui quelle del «Sunday Times» e del «New York Times». Di entrambi sono stati ceduti i diritti cinematografici.

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Recensione di Hotel delle Muse di Ann Kidd Taylor

Qualsiasi cosa che ti faccia sentire viva merita la tua attenzione. Se ti rende felice, allora vale la pena seguirla.

Maeve a 12 anni è stata morsa da uno squalo.

Vidi uno degli occhi dello squalo, una piccola, nera notte ininterrotta. In quel momento fui certa che lo squalo si fosse pentito di avermi azzannata.

E infatti va via risparmiandole la vita. Quello che è considerato da tutti un episodio traumatico, ha determinato invece in Maeve una grande passione per gli squali a cui ha deciso di dedicare i suoi studi e le sue ricerche.

Hotel delle Muse inizia con la trentenne Maeve che rientra all’hotel di sua nonna, in un’isola della Florida nel Golfo del Messico. Ha appena concluso uno dei suoi periodi di ricerca con il collega Nicholas nell’isola di Bimini, lei a studiare gli squali limone e lui le razze: due studiosi diversi che hanno collaborato a stretto contatto per 6 mesi.

Il rientro a casa di Maeve, però, è tutt’altro che tranquillo: viene subito informata di un contrabbando di pinne di squali.

Cominciai a sentire un forte senso di nausea salirmi lo stomaco…ci sono un centinaio di squali morti sul fondo del golfo, e sono solo quelli di cui sappiamo, alcuni di loro probabilmente fanno parte della ricerca che ho fatto per la Riserva.

Sente che deve intervenire in qualche modo, perché è sempre stata animata dall’amore per gli squali, il mare, gli animali e il loro habitat, e non solo….

Quando da ragazzina è stata morsa dallo squalo con Maeve c’era Daniel, che poco prima le aveva dato il suo primo bacio. È Daniel che Maeve ha amato da sempre, è con lui che aveva deciso di trascorrere il resto della sua vita! Ed è per il suo lavoro, per le sue passioni e per la sua ricerca che si sono allontanati creando delle spaccature difficili da risanare.

È la figlia di Daniel, la piccola Hazel, che Maeve incontra all’Hotel delle Muse il giorno stesso del suo arrivo, ed è con Daniel che si ritrova faccia a faccia dopo sei anni senza vedersi né sentirsi. Grazie all’interesse comune per gli squali Maeve si avvicina a Hazel, che ha perso da poco la mamma, e che a poco a poco la conquista. Ma affezionarsi ad Hazel implica il riaffezionarsi a Daniel…

Maeve si trova di fronte ad uno sliding doors, la vita sembra concederle una seconda possibilità: capire cosa sarebbe successo se… se lei lo avesse perdonato, se la figlia di lui fosse stata la sua, se le cose fossero andate diversamente, come lei aveva sognato dall’inizio.

Si può ripartire da dove si è lasciato? si possono superare conflitti che hanno generato delle ferite profonde? Meave dovrà trovare le sue risposte… “Quando le persone partono, non sempre ritornano”

Approfondimento

Hotel delle Muse è decisamente una storia d’amore nel senso più completo: amore per gli squali, inteso come lavoro, come passione di vita, e l’amore per un uomo, inteso come progetto di vita, di famiglia. È una storia sulla fatica di conciliare e di far sopravvivere in ognuno di noi le nostre infinite sfaccettature, che aiuta a capire che qualcosa va smussata e qualcosa invece è giusto che esploda con tutta la sua forza!

Amelia Sara Macca

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Recensione di La scelta decisiva di Charlotte Link

Il desiderio di Simon di trascorrere il Natale con i figli lontano da casa è destinato anche questa volta a non realizzarsi: succube dei capricci e progetti dell’ex moglie egli le fa disporre della sua vita a piacimento.

Simon è un giovane tedesco colto, di bell’aspetto, che sa muoversi e sentirsi a suo agio in società. ha un buon posto di lavoro come traduttore e una vita soddisfacente, eppure ha un carattere debole, accondiscendente, sempre pronto a evitare qualsiasi tipo di scontro. Fin dall’infanzia ha sofferto a causa del difficile rapporto con il padre che lo vede incapace di imporsi e di prendere decisioni ponderate.

Lui stesso, a forza di cercare di decidere quale fosse la strada giusta, alla fine non andava più da nessuna parte. Veniva semplicemente travolto dagli eventi.

Questo suo atteggiamento è causa di dissidi anche con Kristina, la nuova compagna: nessuno, nella cerchia di amici e parenti di Simon sa della sua esistenza, tenuta celata per evitare ulteriori contrasti con l’ex moglie.

A causa di queste scelte discutibili Simon si ritrova a trascorrere il Natale completamente solo nella casa vacanze del padre in un paesino della Bretagna, dove il clima piovoso rende i giorni ancora più tristi e nostalgici. Durante una delle sue solitarie passeggiate sulla spiaggia incontra Nathalie, una ragazza disperata, senza soldi e documenti che, in cerca di rifugio, si era introdotta in uno degli appartamenti della zona: scoperta dal guardiano che minaccia di denunciarla, è terrorizzata e sconvolta. Simon, dapprincipio titubante e sospettoso, non riesce a rimanere fuori da quell’insolita situazione; la ragazza è denutrita, esausta ed egli non se la sente di abbandonarla a se stessa. Trovato un accordo col guardiano decide di ospitarla e rifocillarla almeno per una notte, così, andando contro il suo stesso istinto, prenderà una decisione che cambierà radicalmente la sua vita.

Chi è Nathalie? Perché sta scappando? Perché è terrorizzata dalla polizia? Cosa sta nascondendo?

Charlotte Link ci svela a poco a poco la sua storia in una sorta di diario dove è la stessa Nathalie a raccontarci ogni cosa; la sua infanzia è stata un incubo: il padre ha abbandonato la famiglia, la madre è diventata un’alcolizzata e per evitare i servizi sociali la bambina non chiede aiuto a nessuno, risentendo però nel fisico il dolore dato dal senso di abbandono che la porta a non nutrirsi, al desiderio di scomparire. Diventa un’adolescente fragile, vulnerabile e affamata d’affetto che trova nella figura di Jerome, un giovane ambizioso di cui si innamora perdutamente. Insieme a lui si trasferisce a Parigi, lasciando la scuola poco prima del diploma e ogni contatto con la famiglia, pronta ad investire tutto in questa relazione da cui dipende totalmente. Intorno a loro la storia si intreccia, misteriosa ed avvincente, portandoci fino in Bulgaria dove incontriamo Selina, altra figura cardine della storia.

In un crescendo di tensione scopriamo la terribile realtà, comprendiamo cosa si cela dietro all’inarrestabile escalation di violenza che coinvolge i protagonisti, portando con sé tanto dolore, rimorsi e rimpianti.

Charlotte Link, con La scelta decisiva, ci regala anche questa volta un thriller dal ritmo incalzante, coinvolgente, che cattura il lettore da subito; nonostante la storia possa apparire dapprincipio confusa dati i vari personaggi, l’autrice riesce a dipanarla in maniera magistrale.

La narrazione è scorrevole e i colpi di scena catturano l’attenzione del lettore fino alla fine, trasportandolo dalla Parigi dei nostri giorni, sconvolta dagli attentati terroristici fino a Sòfia, dove nella povertà e disperazione troviamo esempi di coraggio fuori dal comune.

Ogni personaggio è tratteggiato in modo credibile, realistico: Simon non è l’eroe senza macchia ma un uomo comune, un uomo debole, sempre pronto a tirarsi indietro piuttosto che imporsi; la sua vita è stata determinata da decisioni non prese, scivolatagli via senza complicazioni.

Nathalie, d’altro canto, non è una vittima senza colpe e ci appare assolutamente realistica proprio a causa delle sue mancanze, delle sue debolezze; il suo essere così dipendente da quello che pensa sia amore la trascina in un turbinio di scelte sbagliate ma è, allo stesso tempo, irremovibile sulle sue posizioni, tanto da far provare invidia a Simon, così incerto e inconcludente.

La Link, grazie ai dettagli sul passato dei due, ci dà modo di comprendere le loro azioni, il loro modo di pensare e agire di conseguenza, senza risultare però prevedibile, così che assaporiamo un romanzo godibile e ricco di suspense.

Approfondimento

Con La scelta decisiva, Charlotte Link riesce a suscitare nel lettore sentimenti contrastanti: da una parte la curiosità per la sorte dei protagonisti dall’altra l’inquietudine, l’incredulità e la tristezza dovute al tema trattato: il destino di molte giovani donne spesso non molto lontane da noi, sfruttate, torturate, ci appare in tutto il suo orrore, ci turba e ci fa riflettere.

Ma accanto alla spietatezza umana c’è anche spazio per la compassione e il coraggio di chi, nonostante abbia tutto contro, non pensa nemmeno per un attimo di smettere di lottare, con ogni mezzo, con tutte le sue forze.

Una lettura consigliata a chi ama la suspense, i ritmi serrati ma anche l’analisi introspettiva dei personaggi che qui trova ampio spazio, per capire quali processi mentali spingano ad agire in un certo modo, anche contro se stessi, fino al monito del romanzo: ponderiamo bene le nostre scelte perché possono stravolgere il nostro futuro, in bene e in male.

Sabrina Bizzarra Rambelli

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Recensioni di Le cose che credevamo di sapere di Mahsuda Snaith

Ravine ha diciotto anni e vive con la madre in un condominio alla periferia di Leicester; da dieci anni, a causa della sua malattia, esce solo per recarsi in ospedale, non si veste neppure, passa le giornate a compilare cruciverba, a studiare svogliatamente e a litigare con la madre iperprotettiva. La sua vita scorre su binari sempre uguali, noiosi ma rassicuranti, finché un giorno Ravine si rende conto che i forti dolori muscolari sono diventati sopportabili e che potrebbe ricominciare ad alzarsi e a vivere, ma non riesce a confessarlo a nessuno: in realtà lei vuole continuare così, a vivere la sua non-vita passata a non affrontare persone e circostanze, e soprattutto a non pensare alla sua migliore amica scomparsa dieci anni prima.

Il letto è caldo. Il letto è sicuro. Quando sei a letto nessuno ti chiede che giorno è o come si risolve un algoritmo.

I ricordi però tornano prepotenti: Ravine e la sua vicina di casa coetanea Marianne avevano creato un rapporto speciale, a volte appoggiate, a volte osteggiate da Jonathan, il fratello maggiore di Marianne.

Per sfuggire alle loro difficili situazioni famigliari e alla loro povertà, i tre bambini si erano creati un mondo tutto loro, fatto di fughe sui sentieri del bosco vicino, gare di lumache allevate come animali domestici, partite a scacchi con regole inventate da loro, confidenze e solidarietà.

Insieme avevano affrontato la fuga della madre single di Marianne e la scoperta che gli adulti a volte deludono i bambini e non sempre riescono ad aggiustare le cose.

“Cantiamo e travestiamoci […] scriviamo delle storie e inventiamoci un modo per riparare il mondo.” “Mi brucia, quella risata, come brucia essere scelti per ultimi a ginnastica.”

Tutto ciò però era destinato a terminare il 30 dicembre 1999, quando i comportamenti degli adulti e dei bambini avrebbero innescato una serie di eventi che come tessere del domino, una volta messi in movimento avrebbero portato alla tragedia.

La Ravine diciottenne riesce lentamente ad affrontare il suo doloroso passato, in una catarsi che infine la porterà ad una nuova vita,  libera dai sensi di colpa e dai rancori  emersi dai ricordi.

Approfondimento

Le cose che credevamo di sapere è incentrato sul senso di colpa: i bambini pensano che sia sempre colpa loro, e presumono anche di sapere tutto e di conoscere i motivi e le cause di ogni avvenimento; in realtà non è affatto così, gli adulti cercano di proteggere i bambini e di evitare loro la sofferenza, ma non ci riescono, ed è proprio quando si capisce questo passaggio che si diventa adulti.

Ravine e Jonathan rappresentano perfettamente questa crescita dolorosa ed inevitabile, i loro personaggi sono delineati attraverso i dialoghi e il racconto degli episodi che li coinvolgono e sempre in rapporto con Marianne, la cui figura continua a risplendere nella sua assenza anche dopo dieci anni.

Gli avvenimenti raccontati nel passato si alternano a quelli del presente, ma si collegano gli uni agli altri come stelle di una costellazione, di cui si riesce a scoprire la forma solo da lontano, alla fine della lettura; i capitoli hanno inoltre dei bellissimi titoli di costellazioni inverosimili, tipico gioco che facevano i protagonisti da bambini, ad esempio la costellazione delle biglie o la costellazione dei soli che spariscono.

Le cose che credevamo di sapere è un romanzo forte e delicato, che mi ha emozionato e fatto fare un salto nei magici anni dell’infanzia, facendomi sentire molto vicina a questi tre bambini le cui vite per un breve periodo si sono allineate in una spettacolare amicizia. Ne consiglio la lettura a chi ama le storie di formazione e a chi vuole riassaporare gli anni spensierati di quando si era bambini.

Elena Naldi

abc

Il bivio di Kathleen Barber

 

Dal 14 settembre in libreria

Ancora pochi giorni d’attesa ci separano dall’arrivo in libreria de Il bivio, l’avvincente thriller di Kathleen Barber edito da Corbaccio. Una fortunata trasmissione podcast che si occupa di cold case fa riaprire un vecchio caso di omicidio da tempo archiviato, minacciando di infrangere la nuova vita accuratamente costruita e piena di segreti della figlia della vittima. Il bivio è un thriller psicologico originale e tortuoso, che si presenta nelle nostre librerie come la risposta americana a La ragazza della nebbia di Donato Carrisi.

Non la vedi da anni ma fa parte di te. E il passato che hai cancellato è venuto a cercarti.

Josie Buhrman ha trascorso gli ultimi dieci anni della sua vita cercando di cancellare il ricordo della sua famiglia d’origine. Dopo l’assassinio del padre, avvenuto tredici anni prima, la madre aveva avuto una terribile crisi depressiva e la sorella gemella Lanie, una volta migliore amica e unica confidente, l’aveva tradita nel peggiore dei modi. Adesso Josie ha finalmente trovato la serenità a New York, dove vive con il compagno Caleb, a cui ha però mentito sul proprio passato. E quando Poppy Parnell - giornalista senza scrupoli ideatrice di un fortunato podcast incentrato su dei cold case -, ottiene la riapertura delle indagini sull’omicidio del padre, Josie sente che la vita che si è costruita le sta franando addosso. Costretta a rientrare nella cittadina dell’Illinois dove è cresciuta, si trova irrimediabilmente invischiata nel passato da cui aveva voluto fuggire e il podcast esibisce impietosamente davanti a tutti. Josie dovrà misurarsi con i segreti inconfessabili che si nascondono dietro l’apparenza di una famiglia normale e cercare di comprendere il legame profondissimo ma irrisolto che la lega alla sorella. E intanto si fa strada l’idea devastante che per anni un innocente abbia pagato per un crimine mai commesso mentre un omicida, forse, è ancora a piede libero...

Kathleen Barber è cresciuta a Galesburg, Illinois. Si è laureata all’università dell’Illinois e alla Northwestern University School of Law, e si è a lungo occupata di diritto fallimentare in importanti società di Chicago e New York. Quando non scrive, ama viaggiare con il marito in tutto il mondo.

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Recensione di Il respiro del fuoco di Federico Inverni

Quando la profiler Anna Wayne e il detective Lucas arrivano sulla scena del crimine, quello che vedono è shockante. Una distesa di corpi tutti vestiti di bianco vittime di un rogo immenso che li ha sterminati dentro al tempio che gestiva il reverendo Tobias Manne.

Tutto dà da pensare che sia la classica setta suicida che, manipolata dal reverendo, ha deciso di darsi fuoco per passare a una vita migliore, ma qualcosa con convince la Wayne. Quello che a prima vista sembra un suicidio di massa sembra assomigliare sempre di più a uno sterminio causato da mano esterna, una strage atroce provocata da una mano che sapeva perfettamente cosa stava facendo e che ci provava anche gusto.

A dare man forte alle intuizioni della profiler saranno lo scoppio di altri roghi che coinvolgeranno tutta la città, obbligando Wayne e Lucas ad accelerare le loro indagini per trovare il Killer, e per farlo dovranno ricostruire una per una tutte le storie e le vite delle vittime. Questo però li porterà a dover riaffrontare alcune vicende del loro passato che metterà in crisi la fiducia che provano l’uno per l’altra.

“Ho le mani legate, bloccate dietro la schiena. Sento il pavimento levigato sotto di me, una parete dietro le mie spalle, ogni cosa è liscia e scivolosa. La nuca... La nuca mi fa male. Non sento nulla sopra gli occhi, non sono bendati, perciò sono le tenebre a renderli ciechi. La mia bocca non può aprirsi. Se potesse farlo, forse urlerei. O forse ingoierei questo buio per lasciare che poi sia questo buio a ingoiare me. Se questa è la morte, se questa è la mia morte, forse presto smetterà. Forse presto questa morte passerà.”

Già subito all'inizio l'autore vuole conquistare il lettore con una dose di adrenalina pura, lo vuole rendere dipendente dalla trama e dalla storia, portandolo così in uno stato di ansia e partecipazione tali da essere sicuro di averlo obbligato a rimanere incollato alle pagine fino alla fine della lettura, impedendogli di staccarsi, se non fisicamente, con la mente e con l'anima. Infatti il lettore si ritrova già catturato e inglobato nelle vicende, come se fosse intrappolato dentro a un vortice, e quando è costretto dagli impegni quotidiani a staccarsi dalle pagine, non potrà però non continuare a pensare alla storia in attesa di un'altra dose.

“Le vesti, la pelle di quei corpi. Tutto era bianco. Avevo quasi l’impressione di muovermi sott’acqua. Osservai i corpi distesi a terra, sopra i cuscini. Quel silenzio che rallentava il tempo era creato dalle cantilene salmodianti che quegli uomini non avrebbero più intonato. Dalle parole che quelle madri non avrebbero più rivolto ai loro figli. Dai sermoni ipnotici che il reverendo Tobias Manne non avrebbe più declamato. Eravamo impietriti dietro le nostre mascherine e gli occhiali protettivi, dentro le tute bianche e le cuffie e i copriscarpe e i guanti. Ammutolimmo, fermi a pochi passi oltre l’ingresso dell’enorme pagoda.”

Anche durante i momenti più macabri e le descrizioni più cruente, Inverni riesce sempre e comunque a mantenere un tono delicato e diplomatico, un tono che pur trasmettendo la scena al lettore nei minimi dettagli, gli permette, in caso di lettore con stomaco debole o troppo sensibile, di partecipare e vivere il momento senza stare male o rimanere shockato perdendolo per la strada, conquistandosi così un target maggiore di pubblico.

“«È questa, la radice dell’umana esistenza; ed è questo il suo senso: far sì che la visione di un uomo diventi il sogno di un altro.»”

Attraverso dialoghi e messaggi di propaganda, l'autore riesce a trasmettere al lettore i precetti che la Setta protagonista utilizza per tenere i seguaci legati a sé, come in questo caso la paura, senza doversi barcamenare tra lunghe descrizioni esterne alla trama che creerebbero il rischio che il lettore possa annoiarsi e abbandonare la lettura, perdendo quel legame che ha saputo costruire fin dall'inizio.

 

Approfondimento

Federico Inverni è lo pseudonimo di un autore italiano che, nonostante l’anonimato, comunica con tutti i suoi lettori tramite i social network.

Già autore del romanzo Il prigioniero della notte, in cui troviamo per la prima volta Anna Wayne e Lucas, questo è il suo secondo romanzo.

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L’ anno che è passato di Amanda Reynolds

 

Dal 31 agosto in libreria

Per fine agosto è fissata la data d’uscita in libreria de L'anno che è passato, l’eccezionale romanzo d’esordio di Amanda Reynolds edito da Corbaccio. Questa scrittrice inglese, già autrice di racconti di successo, mette la sua scrittura raffinata e incalzante al servizio di una protagonista costretta dagli eventi a svelare l’orrore che può nascondersi dietro la facciata di una vita «normale».

«Con maestria Amanda Reynolds svela la verità dei fatti tenendo il lettore inchiodato alla pagina. L’anno che è passato è un bellissimo romanzo d’esordio.» - Kathryn Hughes, autrice di La lettera

Quando Jo si risveglia in fondo alle scale di casa e vede suo marito chino su di lei, non ha memoria di quel che è successo. Per fortuna non si è fatta nulla di grave, ma la caduta le ha provocato un’amnesia che copre gli ultimi dodici mesi. Jo comincia con fatica a mettere insieme i tasselli della propria vita, ma i ricordi sono confusi e il marito e i figli non sono di aiuto. Tutti sembrano volerle nascondere qualcosa. E in effetti, a mano a mano che Jo si riappropria di brandelli del suo passato recente, quel che vede la sorprende, la inquieta, la disturba, perché non collima con l’immagine serena di una donna appagata dalla vita famigliare, con un marito affettuoso, due figli ormai grandi e responsabili, una bella villa in campagna. Cosa è successo durante l’ultimo anno? Perché dai recessi della sua memoria emergono volti sconosciuti, situazioni inconsuete, sensazioni di pericolo incombente? Perché si sente così sospettosa di tutti, degli amici, dei figli, del marito… persino di se stessa?

Amanda Reynolds vive nelle Cotswolds in Inghilterra, dove insegna scrittura creativa. Con i suoi racconti ha partecipato a numerosi festival letterari. L’anno che è passato è il suo primo romanzo.

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Hotel delle Muse di Ann Kidd Taylor

 

Dal 6 luglio in libreria

Da domani sarà in libreria Hotel delle Muse, il romanzo di debutto di Ann Kidd Taylor edito da Corbaccio: una storia incantevole sull'amore e sulla vita.

«Incantevole. Un romanzo delicato sugli amori che danno senso alla vita» - Kirkus Reviews

«Con spirito e garbo, Ann Kidd Taylor dipinge una protagonista che combatte per imparare a perdonare, a dimenticare l'amore del passato e a trovare la felicità alle sue condizioni» - Booklist

Un'isola sperduta. Un hotel pieno di atmosfera. E un ritorno carico di promesse

1988. In una giornata estiva nel Golfo del Messico alla dodicenne Maeve Donnelly succedono due cose straordinarie: viene baciata da Daniel, il ragazzino dei suoi sogni, e viene aggredita da uno squalo. Diciott’anni più tardi Maeve è una biologa marina molto apprezzata che si trova più a suo agio sott'acqua con gli squali che con le persone. E quando fa ritorno all'isoletta della Florida dove ha trascorso l'infanzia, nell'Hotel delle Muse dove la nonna l’ha cresciuta insieme a suo fratello gemello, ritrova Daniel e i ricordi riaffiorano impietosi. Ripensa a quando, da bambina, sognava di diventare un'affermata esperta di squali, ma anche di avere un marito, una famiglia, un figlio a cui insegnare a nuotare nelle acque del Golfo. Finora ha cercato in tutti i modi di sfuggire alla forza dei sentimenti del passato, ma adesso capisce che non può più continuare a tuffarsi nell'oceano per tenere lontana l'eco di quel che accade sulla terraferma; è giunto il momento di affrontare la sua paura più grande: quella di mettersi in gioco con tutta se stessa per raggiungere la felicità.

Ann Kidd Taylor ha studiato al Columbia College nella Carolina del Sud. Vive in Florida con suo marito e suo figlio. Hotel delle muse è il suo primo romanzo.

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La verità di Melanie Raabe

 

Dal 22 giugno in libreria

Considerata la risposta tedesca a La ragazza del treno, è appena arrivato in libreria La verità di Melanie Raabe, edito da Corbaccio. Psicothriller elegante e inquietante, La verità è un romanzo capace di tenere alta la tensione pagina dopo pagina, grazie alla capacità dell’autrice di insinuare il dubbio nel lettore. Un romanzo che conferma il grande talento di Melanie Raabe, una delle migliori autrici della nuova generazione.

Da ormai sette anni, Sarah vive sola con il suo bambino: dopo essere partito per un viaggio d’affari in Sud America, suo marito Philipp è scomparso, precipitando Sarah in un incubo. Fino a quando, improvvisamente, viene annunciato il ritorno di Philipp, lasciato libero dopo essere stato per sette anni nelle mani di una banda di rapitori. La notizia diventa un caso mediatico. Sarah è incredula e frastornata, e si prepara ad accogliere il marito. Ma quando il portello dell’aereo che dovrebbe restituire Philipp alla sua famiglia si apre, accade l’impensabile: a scendere la scaletta non è Philipp. È un uomo che Sarah non ha mai visto prima. Che cos’è successo? Chi è questo estraneo che si spaccia per Philipp? E, soprattutto, che intenzioni ha? Se dello sconosciuto Sarah non sa nulla, lui invece sembra sapere tutto di lei, e la minaccia. Se si azzarderà ad aprire bocca denunciandolo alla polizia, perderà ogni cosa: suo marito, suo figlio, la sua stessa vita.

Melanie Raabe è nata a Jena e cresce a Turingia; ha studiato Scienze della comunicazione e Letterature comparate a Bochum. Blogger, giornalista e autrice di racconti e testi teatrali, con Corbaccio ha pubblicato La trappola e La verità. Vive a Colonia.

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Recensione di Gli eredi di Wulf Dorn

Gli occhi si lasciano ingannare, l’istinto no.

Il ritrovamento del cadavere di una bambina nel bagaglio di un’auto pone una serie di interrogativi ai quali il criminologo Bennell tenta di fornire una risposta. Affiancato dall’esperienza e dalla professionalità dello psicologo Robert Winter, i due cercheranno di ricostruire la catena degli eventi. L’unica persona in grado di dipanare la matassa è la stessa donna alla guida dell’auto incriminata. Ancora sotto shock Laura, questo il nome della conducente, fornisce una spiegazione agghiacciante dell’accaduto. A rendere più complicata la vicenda concorre poi l’improvvisa scomparsa di un’intera cittadina. I due eventi sembrano essere collegati, ma trovarvi una logica nel delirio dell’unica testimone appare un’impresa titanica.

E poi si può essere certi che quello di Laura sia solo il delirio di una psicotica?

Gli eredi è un thriller con una trama sufficientemente accattivante. Il romanzo è, infatti, in grado di intrecciare differenti filoni narrativi capaci di creare una fitta rete di rimandi interni. Contribuisce allo scopo la tecnica dell’analessi, che ha il vantaggio di generare una forte tensione narrativa e solleticare l’insaziabile curiosità del lettore. Tuttavia, l’opera non è esente da difetti che ne tradiscono le potenzialità. Troppo blando il ritmo che non conosce colpi di scena degni di un thriller e a tratti poco incisiva la trama.

Approfondimento

Wulf Dorn trasferisce sulle pagine de Gli eredi le atmosfere cupe largamente abusate dagli scrittori del genere: abitazioni in luoghi più o meno sperduti, pioggia che cade copiosamente dal cielo e sparizioni improvvise quanto inspiegabili. Sarebbe sufficiente solo questo a relegare l’opera al ruolo di enciclopedia del thriller, una sorta di collettore di cliché da cui attingere topoi a man bassa. Eppure Gli eredi rasenta il limite del dejà-vu, per poi raggiungere le vette di una narrazione accattivante. Non sono estranei a tale esito la magistrale gestione dell’intreccio narrativo, a tratti agghiacciante e raggelante, e il riuscito desiderio di intessere la trama di tematiche cui la società moderna è sensibile. Temi quali lo sfruttamento connesso alla prostituzione minorile, l’arruolamento di bambini-soldato si affiancano al concetto di sviluppo di sostenibile evidente nelle parole pronunciate dal nonno di Laura e richiamate alla mente dalla stessa donna:

‘Sicuramente tutto quello che facciamo alla natura provoca una reazione’ disse. ‘Il fatto è che non sempre ce ne accorgiamo subito, perché si tratta di eventi di dimensioni diverse rispetto a quelli della nostra esperienza individuale. Il lago è molto più grande della tua ciotola di cereali. Naturalmente il suo livello sale, se ci butti i sassi, ma di pochissimo. Così poco che non te ne rendi nemmeno conto. Ma se tantissime persone lanciassero tantissimi sassi nel lago, e lo facessero per molto tempo, a un certo punto l’acqua supererebbe gli argini. E se non si smettesse, tutto questo bel paesaggio sarebbe inondato.

Una metafora volta a spiegare che lo sfruttamento selvaggio delle risorse e l’inquinamento sono destinati a distruggere il pianeta. Un pianeta che i figli di questo presente sono costretti ad ereditare. Essi sono, dunque, gli eredi che danno il titolo al romanzo, quei piccoli fanciullini di pascoliana memoria che guardano il mondo con sguardo virginale ed entusiasta. Ma Dorn non è Pascoli e i suoi fanciullini sono figli del nostro tempo. Disincantati e violenti sono l’aspetto più affascinante del romanzo.

Lo stile è prosaico, non tende al sublime e si vede. Nel complesso, però, l’autore crea un romanzo che si lascia leggere senza annoiare o instillare nel lettore il dubbio amletico di abbandonarlo.

Mariangela Librizzi

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