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Macchie di inchiostro, ovvero racconti brevi

Tieniti

  • Fabio Pinna
    Fabio Pinna
  • 6 Aprile 2014
  • 6 Minuti

Come potresti cadermi dal cuore? A testa in giú, forse, non lo so, so solo il quando ed é ieri. Uno dei miei ieri seriali. Caderti fuori sul mondo duro, non ci sono lati morbidi per nessuno qua, perdere l´equilibrio su cui pure i trapezisti cantano mentre il pubblico sbatte le mani. Come potrei non prendermi questo oggi sfitto in faccia con tanto di cartelli e agente immobiliare rampante, senza il rewind, senza il contratto dei tuoi occhi che si firmano addosso incollandomi a me stesso, come potrei ignorare la storia e dirmi che é tutto sicuro, al suo posto, spuntato, senza spigoli e pronto. Come potrei caderti da te stessa, mi hai detto. Ma la voce era altrove a frantumi, i tuoi passi oltrepassavano i muri che dovevano farci da casa e guardo, lo sguardo obliquo, perdiamo come un rubinetto appena chiuso che lascia ultime confortevoli gocce che non siamo piú in grado di utilizzare.

Pezzi di battito, azzardi, oltranze, urti e paraurti, un volume troppo alto per pensare, una prima volta andata a male, carrelli di parole che abbiamo portato alle casse sempre piú vuoti, siamo. Ed é cosí sottile la linea tra ció che siamo sempre stati e quello che diciamo di essere, cosí lontana la linea degli orizzonti che guardando ci dedicavamo come la linea del rossetto, addosso. Cosí strano mettere l´etichetta del ricordo alle cose ancora fresche e scansare la gente come birilli. Ci devi passare, per il suo cuore, ci devi restare, per sapere come ci si sta e sentire cosa si lascia.

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I tuoi occhi poetici da non dover essere spiegati, in discesa mani a infinito, la saliva colla, le sveglie spente per restare, pianti che chiedono spiegazioni, vuoti che non misuri, baci che non aggrappi, i primi bottoni della camicetta, i baci sulle caviglie e il sospiro all´orecchio per spegnersi, quell´umido nelle mutandine, l´agitazione nel non ricevere risposte, tutti quei pensieri che qualcuno arriva e qualcuno no ma ci sono tutti. Cade. E noi con loro. Franiamo come dopo un colpo vibrante del bacino, franiamo friabili ognuno per sé fuori sul mondo ancora troppo duro. E quello che sentiamo dentro é cosí forte che per non spiegarlo chiamiamo niente. Il niente ci tornisce, ci cristallizza, ci rende non adatti alle norme europee del commercio di giocattoli. Ma é stato bello giocare pensando fosse tutto vero. Ci resta sbriciolarci, scrivere lettere e sms senza spedirli, ci resta attaccarci a quello che c´é sempre stato mentre cadiamo, tormentarci con ricordi e pezzi di noi che non son piú in onda. E il mio fiato basta per dirti “tieniti”. E vorrei…all´idea di me, intanto. Finché diventeró un puntino che non punge e non sconvolge piú il tuo cielo come una stella fulminata. Le cose piú belle durano talmente poco da mantenere la categoria sufficientemente ristretta e rara. Ma quando capitano ti accorgi, e non hai bisogno di altro, e puoi andare avanti altri dieci anni in apnea.

Cadiamo, non guardare giú. Ti amo e basta. Come potrei non sentire? Richiuditi. Cadiamo, che poi é un viaggio solo piú corto. Non ci saró piú, tieniti come sorridi.

Come potresti cadermi dal cuore? hai detto.

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Fabio Pinna

Leggo, racconto e scrivo libri anche fuori dal www. Con l'amore per le parole ho fondato Leggere a Colori. Sul mio sito ufficiale www.fabiopinna.me trovi i libri pubblicati, le mie brevi storie e il podcast.

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