La colazione nel solito bar, il solito cappuccio e pasta molto zuccherata,le stesse piccole variazioninei titoli dei quotidiani. Queste sono le nostre sicurezze, quelle cose che sopravvivranno. Come portare le mutande e guidare a sinistra. Nessuno si sognerebbe di chiederti โรจ questo che voleviโ, di verificare se ricordi ancora o se ci hai mai davvero pensato. Queste sono le nostre sicurezze. Non spiegare. Attendere, che le prime cose tornino senza esserepiรน le stesse, piรน basse, smagrite, bruciate, con i segni dellโusura, raddoppiate.
Ti affacci al cielo e capisci che non รจ una giornata che conviene, che da qualche parte qualcuno ti sta arredando fin troppo bene il tuo limbo personalizzato. La vita non regge il passo con le pagine strappate di questi quaderni, che sono tutto quello che mi succede in un angolo. Chissร se basteranno i discorsi importanti, se basterร il vino, portare a termine il proprio lavoro, o scambiarsi un numero di telefono.
Sedici anni con le mani tagliate, i piedi legati, sedici anni con la rabbia dei sedicenni. La fine, quasi fine, le notti senza pause e le albe con qualche lacrima di stanchezza necessariamente assorbita dal movimento delle palpebre. Meriti inosservati e plateali ingenuitร vendicate. Stappare le bottiglie di birra in discotecae desiderare la signorina accompagnata, senza guardare oltre, stappare e tornare a svuotare frigoriferi.
Sedici anni e provare a perdersi, a fare il contrario, a sembrare un grande esperto e poi fermarsi sul ciglio di tutto quello che hai camminato per vomitare. Che non erano cose per te. Sedici anni e provarea fregare i tuoi, a uscire di nascosto fuori verso un mondo sempre aperto. Barricarsi, finire sopra una ragazza e realizzare che ha delle parti morbide di cui diventerai presto dipendente. Un magazzino pieno di bugie da dare a chi vuol sapere gli affari nostri. E poi guarda, cammini storto, non si puรฒ fare molto. Ma ti siamo vicini. La forma dellโoffrirele cose che ti servirebbero e non si hanno ha salvato decine di apparenze, oggi possono ancora farsi le vacanze. La forma รจ lรฌ, dietro, le persone. Tu sei nei primi venti anni, un posto molto profondo.
Tutta questa dolce frenesia dovuta, e sono qui, a doppiare quei sedici anni, a pensare che sono un altro. Che sorrido meno, che ho perso lโuso dei complimenti, che adesso non aspetto lโapprovazione, che cambio le vite degli altri senza rimorsi, che sbaglio e soffro di piรน perchรฉ gli errori li comprendo meglio, che gli appuntamenti li prendosolo conpochi perchรฉ incontrarsi รจ troppo importante, se non ti cambia non serve.
I miei secondi sedici anni, a cercare il pelo bianco, ad aspettare la stanchezza in anticipo, essere pronti piรน al peggio che al meglio. Tanto per evitare sorprese. Non cโรจ abbastanza tempo e allora io voglio andare solo nei posti che sono tutto. Sparare a salve, fare la guerra dalla parte sbagliata, come in tutte le guerre, alle cose che si pensa si debbano obbligatoriamente fare. A pensare quanto di quel cosa tornerร indietro. Sedici per due, amami o fai come ti pare. Non credo di aver bisogno di quel ciao, di quelle promesse per migliorare la mia fantasia. Giochiamo con le parole se fossero armi, e lโautorizzazione a farci male la troveremo: sรฌ che siamo anche ciechi al dolore.
I miei secondi sedici anni, qualche pezzo di ragazzino da trovare รจ rimasto, abbiamo una chiacchierata in sospeso, da ciechi. Da fare in braille con tutte le luci del palazzo spente, sulla pelle, in questa notte sbucciata. Troviamo il centro biodegradabile, ora, che domani non ci sarร piรน.
Due volte sedici anni e cercare ancora la rima baciata. Non farsi bastare la libertร e scolpire finestre nel granito. Farsi venire da piangere, ancora, davanti alle cose belle e grandi.
Hai sbagliato. Ti voglio bene. Sei uno stronzo. Hai un ego grande cosรฌ. Sei il solito. Poi ci sentiamo. Sei un grande. Grazie. Ti adoro. Migliaia di chiavette usb aperte nello stomaco, che ha registrato tutto, che รจ stato al passo con tutti voi e non ha cancellato.